mercoledì 31 maggio 2017

De problema amicitiae.

Chi organizza un agguato per uccidere una persona, e tanto più chi raggiunge lo scopo, non pare possa essere definito "amico" della propria vittima, né secondo la dottrina di Aristotele, né calcando le orme di Cicerone, né seguendo le spirituali indicazioni di Aelredo di Rielvaux, limitandosi a tre nomi. Alcuni discuterebbero di ciò ch'è circoscritto dal termine nel caso in cui l'omicidio avesse l'intento di sottrarre l'amico ad un altrimenti inevitabile troppo lungo futuro di torture ed altro da parte di un nemico.

martedì 30 maggio 2017

E' proprio...

...perché il tutto precede la parte (Politica I 1253a, 20, per esempio), se vogliamo concederlo, che l'essere è giustamente considerato quando si valuta il complesso includendovi gli attributi.

domenica 28 maggio 2017

Il disperato.

L'ossessivo bisogno umano del limite. Probabilmente sarebbe questo l'ultimo problema dell'uomo, quello rimanente sul fondo del vaso della vita, se ottenesse il dono ricevuto da Titone senza la dimenticanza che afflisse lui e la sua sposa: in un tempo sempre progrediente, qualcosa sfuggirebbe al suo bisogno di certezza, di dominio, costantemente. Anche dietro di lui.

sabato 27 maggio 2017

Riconoscimento (Politica della cultura VI).

Che un paese abbia il maggiore numero di beni culturali riconosciuti dall'Unesco non vuol dire che la sua preminenza nella cultura umana sia effettiva, bensì che quel paese ha saputo negli ultimi decenni fare diplomazia culturale; meno, variamente trarne profitto (non necessariamente economico, ma ci troviamo di fronte alla "misura di tutte le cose"). Consola in certo qual modo sapere che per ogni anfratto del pianeta le comitive organizzate onde percorrere tratturi fra monumenti sono reputate la panacea di qualsiasi malattia affligga un bilancio statale.

Il tempo.

E si parla di futuri alternativi. Leggo di sorrisi elargiti sullo sdegno di Rutilio Namaziano per la decadenza irreversibile dell'Impero Romano d'Occidente ormai cristianizzato - ufficialmente, per legge: nella pratica... - e fortemente infiltrato dai Germani, osservando colui il quale dispensa "comprensione" al povero romano cieco di fronte ad una trasformazione che si sarebbe rivelata positiva che da quella decadenza è venuto a noi il medioevo cristiano etc. fino alla contemporaneità occidentale. Ben speculato che, se assumiamo Occidente in senso vulgato, oggi ci ritroviamo in un orizzonte ristretto - come da parola greca - rispetto ad un fenomeno culturale relativamente più uniforme diffuso su tre continenti, continueremo dicendo come, posta l'ipotesi che un miracolo della storia avesse fatto sì che quel corpo continuasse a respirare faticosamente ma pur respirare giungendo ad oggi, sarebbe comunque stato e sarebbe altra cosa esso ed il (continente?) ospitantelo da quello in cui ha avuto luogo l'imperium facente capo al popolo romano del 670 a. C., del 508 a. C., del 32 a. C. (che era già mutata cosa rispetto a quello che si sarebbe ritrovato ad essere nel 15 d. C.). Sarebbe stato diverso da un regno repubblicano - precedente alla Francia attuale e che non aveva a che fare con un re come oggi inteso, non essendo di quel tipo il rex sacrificulus - che attraversò varie guerre intestine, i cui comandanti militari si fecero più volte dominatori civili; da quel potere che cambiò violentemente fra Nerone, Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano non pochi imperatori in tempo breve. Differente da quello che ricompose Aureliano e che Teodosio divise definitivamente con un confine dopo che Diocleziano ne aveva diviso il potere in un sistema conservandone però la periferia territoriale, illudendosi il sottoposto del vescovo Ambrogio sulla possibilità secondo cui le due parti avrebbero potuto sopravvivere separate sotto due guide aiutando l'una l'altra nel risolvere le difficoltà alterne del tempo. Altra cosa dal bicefalo cui Giustiniano cercò di restaurare quel secondo capo che i re goti si provarono a far credere con cerimonie - alla maniera e coi medesimi intenti del tardo impero "reale" - ancora vivo allo stesso posto di prima, spettacolo il quale i loro sudditi fecero finta non fosse tale (Ravenna capitale d'Odoacre successore di Romolo Augustolo, e di Teodorico, persino "capitale" dell'Italia liberata da Costantinopoli rimpianta da Giangiorgio Trissino nel suo poema, capitale dell'Esarcato). Qualcuno potrebbe ricavare dimostrazione aggiuntiva per la tesi che l'impero germanico non era di certo in Italia romano, ma barbaro, dal fatto che la capitale del Regno d'Italia fosse Pavia, e non Roma o Ravenna: Pavia, Ticinum, l'aula della monarchia (teorica?) longobarda. Un'Europa variante da quella in cui la parte sola sopravvissuta di un dominio fondato ed espanso dai latini si espresse fin oltre il medioevo (1461, caduta di Trebisonda oggetto di narrazioni in versi di qua dall'Adriatico) ufficialmente in greco. Un altro futuro ed un altro presente; tuttavia non, come potrebbe sembrare da certe considerazioni e sorrisi su di uno scrittore del tramonto, nessun futuro e nessun presente, pur se questo abbiamo e non quello.

venerdì 26 maggio 2017

"La felicità...

...è di tutti o di nessuno". Dunque, è di nessuno, poiché non si è mai avuta, non si ha, né mai si avrà la felicità generale, cioè di ogni membro del genere umano. Altra cosa è la felicità di un gruppo e, più ancora e con maggiore diversità rispetto alla nozione vulgata, "pubblica". Qualcuno ha recentemente affermato che in Italia ci sarebbero cinquemila metri quadrati di territorio a disposizione di ogni residente. A parte il fatto che una cosa è "poter disporre" di una cosa, ed un'altra esserne proprietario, e di lì discenderebbero tutta una serie di questioni di circostanza, si tratta di un assunto più o meno esatto. Continuando il ragionamento e contemporaneamente trattando "disponibilità" e "proprietà" quali sinonimi assoluti, arriveremmo a dire che ci sarebbero circa 21000 metri quadri di terre per ogni essere umano, ad oggi. Di fatto però: 1) non è così; 2) dal punto di vista della produttività agricola o da allevamento - cui tra l'altro non si potrebbe comunque dedicare tutta la proprietà - i terreni non sono tutti uguali. Anche con altri criteri di giudizio, non tutte le estensioni equivalenti matematicamente, geometricamente, hanno assegnato il medesimo valore, quindi possesso di estensioni uguali non significherebbe apporto nutrizionale identico per il padrone, né stessa ricchezza potenziale. Ammesso che si riuscisse ad eliminare le differenze di cui sopra, provocate anche dalla diversa quantità e qualità di sapere, le quali sono forte elemento di concreta infelicità (poiché l'eguaglianza, quando assente, sembrerebbe la condizione da raggiungere onde risolvere il problema sopra posto), invero rimarrebbero altre difficoltà, come gli abusi sui beni dei minori, che creerebbero nuove discrepanze. Come ultimo punto, un paradosso, che forse è una esigenza più diffusa di quel che si creda: l'infelicità almeno di certuni se non, sotto qualche forma, di tutti, è esattamente essere uguali a tutti gli altri, come un leone che nell'oscurità più profonda non solo è uguale a tutti gli altri leoni, ma è completamente nero come ciascuna gazzella e ciascuna più minuscola formica.

giovedì 25 maggio 2017

C'è uguaglianza ed uguaglianza.

Analizzare le contraddizioni degli Stati Uniti d'America? Uno stato che voglia potersi dire al meglio "libero" non può essere altro che pieno di contraddizioni, una porzione di terre emerse in cui le persone possono confutarsi a vicenda apertamente. Uno stato che non fosse così, senza che il confronto trascendesse nella violenza, sarebbe democratico solo nella sua forma esteriore.

mercoledì 24 maggio 2017

"...ovvero

...l'impossibile fatto possibile". A leggere la dichiarazione di una "persona importante", mi viene in mente un autore barocco italiano. Qualcosa di apprezzabile, per una volta, al contrario di qualcuno che pensa il barocco sia stato inventato in Italia. La parola vien dopo il fenomeno, come sempre, si oserebbe dire.

martedì 23 maggio 2017

La riduzione...

...della rilevanza generale di quello che in teoria dovrebbe essere un fenomeno complesso di cultura (forse che ogni fenomeno è interpretativamente complesso) ad una rilevanza economica è uscita dalle penne di coloro che hanno esteso le note di confronto fra i Saloni di Milano e Torino: 165746 visitatori, cifra di molta acribia; percentuali d'incremento vendite (ricavi e non solo esposizione, dunque) suddivise per editore; numero di volumi smerciati in una localizzazione particolare.

lunedì 22 maggio 2017

Insistenza (Arabi II).

Insistenza nell'errore. Eppure c'è in giro tanto affetto per la "precisione". Un importante gruppo di comunicazione ha ripresentato l'idea che paesi di lingua araba ed Islam siano identici. Naturalmente, "bersaglio" dell'equivoco è ancora l'Iran. E no, a fare l'errore non è stato lo stesso dell'altra volta. Comunque, di nuovo: i turchi sono in maggioranza islamici; gli iraniani sono quasi tutti islamici; molti senegalesi ed africani di color nero sono islamici (no, non tutti gli afri sono islamici); moltissimi pachistani sono islamici, come un numero non indifferente di indiani e cinesi; l'Indonesia è "il più popoloso stato mussulmano del mondo", per usare l'espressione di certuni: ovviamente, pressoché nessuno degli abitanti di quest'ultimo insieme di isole è arabo di origine, benché riconosca quale propria religione quella fondata da Maometto; alcuni italiani "caucasici" sono islamici, nonostante non sia del gruppo l'estensore di queste righe. Tutti costoro non sono arabi, abbenché islamici siano. Facendo la tara alla fretta redazionale, qualcuno dirà: "Semplificate mi raccomando, semplificate, aiuterà molto la 'reciproca comprensione' fare proverbialmente di tutta l'erba un fascio".

domenica 21 maggio 2017

Conformazione.

Meglio, obbedienza. Alle leggi dello stato ospite, che comunque in parte regolano anche i comportamenti privati. Rispettare le leggi significa rispettare consuetudini, non valori. Quantomeno, non Valori. La proibizione di portare un'arma in pubblico (anche qualcosa che abbia l'aspetto di arma senza condividerne la pericolosità volontaria, come autopticamente constatai tempo addietro) è infatti norma scritta di diritto. Conformarsi ai Valori potrebbe giungere all'estremo per cui ogni essere umano residente entro i confini della Repubblica Italiana sarebbe costretto a convertirsi al cattolicesimo romano, cosa diversa dal vietare per esempio che qualcuno si senta in diritto di convertire a forza un cattolico ad un'altra religione. Infatti la nostra democrazia prevede ancora libertà di culto non violento. Conformarsi dunque alla dura legge, e non ad altro. Anche perché le leggi di uno stato democratico sano perfino sono uno strumento che si adegua (abbastanza lentamente: la contemporaneità è impossibile) ai tempi: e devono restare tali, di certo non (ri)trasformarsi nella Parola Divina di una società che fortunatamente ha rinunciato ad identificare un unico Dio necessario che renderebbe innecessari e folli tutti gli altri, in luogo della religione. Affermava Aristotele nell'Etica nicomachea che virtù fosse medietà, pure per la giustizia.

sabato 20 maggio 2017

Pianificazione.

Anche una società capitalista democratica tende a diventare una società pianificata. Società pianificata e non economia pianificata, esattamente perché, essendo l'economia nel senso ristretto attuale del termine ciò attorno cui ruota il capitalismo "teoricamente", l'adattamento flessibile degli umani alle esigenze del ritorno massimizzato dell'utile dalla produzione è il principio vagheggiato dell'organizzazione dell'istruzione e delle professioni, perciò della società stessa.

venerdì 19 maggio 2017

L'istruzione.

In Italia ed altrove è un dovere del bambino e prima ancora dei suoi genitori, seguendo una linea ideale fissata in legge, perché la società liberale afferma che l'uguaglianza minima indispensabile fra gli uomini è l'uguaglianza di opportunità; pertanto, ad un dovere del bambino e della sua famiglia di darsi (in quanto si parla oggi di "formazione continua", dunque non si esclude l'adulto, sebbene non nella stessa forma del fanciullo) e dare almeno una istruzione di base, dovere che è la difesa utile all'universalità di un diritto d'uguaglianza, corrisponde il dovere dello Stato di creare le condizioni perché questo diritto - dovere liberale - non solamente possa essere esercitato, ma lo sia. Per questo alcune norme sono obblighi. L'idea di base che stimola le proposte per l'estensione temporale dell'obbligo scolastico potrebbe (o dovrebbe?) quindi fondarsi come estensione di un diritto: diritto ad una istruzione più profonda. Qui poi nascerebbe la questione se il "pubblico" si possa privatamente gestire, e conservando gli obiettivi tipici del privato, se ci sia differenza fra primo e secondo termine: da Plauto ed altri, parrebbe di no, che "pubblico" e "statale" semanticamente ricoprano lo stesso campo.

giovedì 18 maggio 2017

Dopo.

Qualcuno ha sostenuto che un eroe della Comune di Parigi morì a 33 anni - età che è anch'essa "figura", poiché si discute qui sotto di una specie d'agiografia - ed anni dopo diede il suo nome ad una unità militare. Tralasciamo momentaneamente la significatività del fatto che "diede il suo nome a..." mette in rilievo un elemento diverso da "venne dato il suo nome a...": poche righe ancora. Qualcun altro per errore ha letto che "morì anni dopo il suo nome", nel senso che il nome sopravvisse alla morte fisica della persona. E' questo il fascino immortale che esercita la gloria sui vivi. La teoria della produttività di un errore ne viene corroborata.

mercoledì 17 maggio 2017

Importazione (Politica della cultura V).

Introduzione entro i confini di uno stato di detenenti valuta piuttosto che valuta soltanto; esportazione di uomini e competenze in luogo di queste ultime in modo esclusivo: in una "società" - delle nazioni: data la loro inesistenza...- vantantesi come quella odierna della circolazione di cultura dematerializzata, il paese con il maggior numero di beni culturali dell'umanità riconosciuti dall'Unesco punta solo a spostare corpi.

lunedì 15 maggio 2017

Alcune volte.

Può sembrare che gli àmbiti dei termini "abituale" e "logico" vengano impropriamente fatti coincidere. E poiché si tende a sovrapporre integralmente "logico" e "necessario", ecco che si passa all'obbligatorietà delle minime consuetudini, addirittura in forza della "unica" ragione, talmente coattiva che giunge a racchiudere entro sé pure l'agire delle bestie.

domenica 14 maggio 2017

Chi...

...molto è adorato, disprezza chi lo vènera, in genere. Questo perché chi innalza un altro si presenta da sé come inferiore a chi è magnificato, e dunque non meritevole di uguale considerazione. Di considerazione tout court, presso molti.

sabato 13 maggio 2017

Circa un aspetto...

...se si è assai ortodossi, Stigliani aveva ragione sulla lingua dell'Adone di Marino. Essa non è affatto: "si pure, si Thoscane", come voleva Chapelain. A suo modo era volutamente, invece: "si choisie, et si pregnante".

venerdì 12 maggio 2017

Dispiace più a me...

...dirvelo: tuttavia, i capolavori non sono senza tempo; non solo in quanto bisognosi di interventi di conservazione periodici volti ad evitarne la materiale scomparsa (diverso discorso è quello della memoria, persino inconscia, come già scrissi), ma anche nella misura in cui i gusti cambiano secondo i tempi e persino al differenziarsi dei luoghi.

giovedì 11 maggio 2017

In pratica (Provincialismo VI)...

...per qualcuno la grandezza di Dante non sta nella "materia" del Poema (perché l'Alighieri vien "ridotto" nella quasi totalità dei casi alla sola incommensurabile Commedia: niente Vita Nuova e Rime; ancor meno opere "aride" come Convivio, De vulgari eloquentia, De monarchia, Eglogae, Quaestio de aqua et terra); non origina dalla sua capacità di includere "pienamente" tale materia nella varietà non solo accentuativa del verso; non è nel dominio dei differenti suoni che compongono le varie parole ordinandole, comandandole all'interno del -sillabo od -ario e delle strutture ancora superiori con una maestria estrema che è anche altro, e nell'uso cosciente delle figure retoriche per esprimere quel particolare pensiero etc. etc. etc. No. La grandezza di Dante per costui è solo essere stato esule ed aver con franchezza censurato il mondo. Shakespeare e Cervantes gli sono stati inferiori non sulla base di una minore argomentata qualità degli elementi elencati e del complesso che ne risulta - poi a voler guardare mai pienamente confrontabili -, ma perché soddisfatti. Romanticismo di bassa lega: anzi, non lega nemmeno. E' come dire che il secondo scrittore mondiale è Pietro Celestino Giannone, poiché scrisse L'esule. Ancor più: essendo l'esilio nel titolo, forse Giannone è pure il primo poeta per qualità che sia vissuto su questa palla di fango, dato il metro di giudizio. Il tabarro greculo della melancolia ammanta un sentimento da romanzo d'appendice fin de siècle. L'arte, miei cari, paremi elaborazione altamente cosciente, seppur controvoglia non in tutte le sue parti tale, dell'invenzione, non solo quest'ultima. Elaborazione sempre prossima alla regola che ha preceduto l'artista, con infrazione perlopiù difficilmente percepibile ma che conserva la propria forza oppure da questo suo stare e qua e là ricava una potenza maggiore. Ahinoi, tutti san piangere e maledire; ma, diceva Aristotele, non è questione di potere, sapere fare una cosa, bensì di come la si fa.

mercoledì 10 maggio 2017

Il...

...nostro contemporaneo pare compiaciuto neopaganesimo occidentale non riesce a liberarsi di alcuni elementi del cristianesimo, come d'altronde neppure la Chiesa Trionfante sotto la volta dell'etere riuscì ad eradicare del tutto dal proprio florido campo di menti (anime, per essa) la "mala pianta" della prestigiosa cultura greco - latina pagana, poco volendo comunque riuscir nell'impresa; perciò la "fece serva" di Fede, Ragione, Arte, ulteriore trinità cardinale. Attinse parzialmente l'intento: renderla pia a suo modo, financo colla foglia di fico dell'avviso al lettor candido premesso ai testi negli esterni impudichi per i nomi e le immagini false ovvero bugiarde.

martedì 9 maggio 2017

Medie letterarie (Biblioteca di Babele V).

Media e normalità come definizioni di un uso delle parole nei testi romanzeschi in prosa. Perché la "analisi" letta non molto tempo fa della frequenza d'uso di una parola da parte di un autore infine costruisce una legge dell'anomalia su di una ventina di scrittori di libri in lingua inglese nel torno d'un periodo temporale poco superiore ai due secoli. Non molto più di due decine di riconosciuti scrittori di peso, e fondandosi ultimamente sulla catalogazione condotta in un dizionario già compilato, non su di una lettura in proprio. Sapete voi quanti autori se non indispensabili almeno "influenti" sono stati conservati a questo mondo, e quanti sono ora? Ben più di settanta volte venti. Dunque definire l'uso di una parola "triplo rispetto alla media", senza aggiungere "del nostro assai limitato campione" è un non - senso. La disponibilità di parole per l'uso di un autore è limitata da tutta una serie di fattori nient'affatto trascurabili, come cercai di spiegare in La biblioteca di Babele. Per esempio radicandosi nel fatto che quella parola, in un certo luogo e tempo, ancora non esisteva, non era conosciuta non solamente da quel singolo scrittore, cui comunque certi termini poterono pur essere ignoti.

lunedì 8 maggio 2017

Tre punti II.

Si legga Giacomo Devoto,Storia della lingua di Roma, pag. 180, mentre descrive la lingua di Lucrezio discutendo H. Diels, Lukrezienstudien V: "L'impiego di un avverbio come 'de subito', ampliato per mezzo di de"; e, ancora maggiormente importante, più sotto nella pagina: "Si passa così alle tipiche parole lucreziane che, come primordia, exordia, corpora prima [il quale è invero un sintagma ndr.], simulacra, animus / anima, racchiudono la sua dottrina senza ricorrere a elementi stranieri o senza creare termini nuovi e strani. Quando si pensi che Cicerone usa normalmente atomus e che Lucrezio rimane fermo nel dire invece "corpus", si misura come l'attenzione di Lucrezio si concentrasse tutta nel distinguere questa parte sostanziale da quella che considerava soltanto accessoria [...] la tonalità letteraria voluta, le parole attenuate e indigene, le reminiscenze del vecchio Ennio". Il tentativo strenuo di sopperire alla povertà del lessico della propria lingua senza sostituire le parole natie con quelle straniere, che qui Devoto stilista sottolinea, conferma quanto scrissi (e non dissi) nell'intervento cui il titolo di questo si richiama.

domenica 7 maggio 2017

Fare gli italiani...

...non è facile come ancora mostra di credere certa gente, la quale d'altronde vive in alcuni ben ovattati palazzi non solamente a Roma. E, non essendo in tutto questione di ius sanguinis od altrimenti di ius soli inscritto nelle leggi, utilizzare l'uno o l'altro mero principio normativo e giurisprudenziale per definire il discrimine della questione non la risolverà definitivamente. Nell'Europa dei finti Stati - nazione (ma ciò non significa che sia dunque facile creare una identità europea), non solo i romagnoli, quando vogliono provocare, sottolineano le differenze sottili che li distinguono, romani grecamente civili, dagli emiliani incivili latino - barbari, od i bavaresi cavillano sulle differenze che li separano dai Sassoni ed ancor più dai Prussiani, per non parlare della belga dicotomia Fiamminghi e Valloni; ma Provenzali Bretoni e Borgognoni ogni tanto fanno lo stesso nei confronti dei Franchi là, per entro i confini della comunicativamente monolitica douce, evitando il più possibile di affrontare il tema di Baschi e Corsi, poi. La Spagna entità politica vive la contrapposizione, quella evidente, castigliano / catalano, ma ricordo sui newsgroup alcune rivoluzioni terrestri fa le tensioni Barcellona - Valencia etc.: e negli ultimi due casi parliamo di Stati teoricamente uniti, con alcune fluttuazioni della linea di confine, da circa seicento anni. L'antichità usò politicamente differenze sancite nel diritto per compattare un nucleo permeabilmente forte che garantisse in modo relativo la presa del centro sul territorio: l'inclusione in esso, raggiungibile per gradi, manteneva nello stato una od una serie di minoranze (penso semplicemente ai gradi socius, civis latinus, civis romanus nel caso degli abitanti del territorio romano), essendo comunque ogni insieme maggiore aggregato di parti minori, e ciò avveniva a fronte di provati meriti nell'assicurare la stabilità dello Stato, ossia posto lo sviluppo nell'ottica del premio. Ed anche così, se guardiamo per esempio a Roma antica, vedremo che Hispani (allora gli abitanti della penisola iberica) ed Afri giunsero tardi alla guida dell'Impero. L'unico mezzo di integrazione pressoché (non è detto poi del tutto) certo è il tempo, il quale, come il Gassendi di certe letture del suo pensiero conservato, smussa le asperezze delle varie posizioni, processo cui l'attività legislativa può solo collaborare, eventualmente da ciò ottenendo una qualche accelerazione, non mai attingere istantaneamente un risultato che sarà comunque temporaneo.

sabato 6 maggio 2017

Per un lungo periodo...

...nell'Europa cristiana, e nel "Mediterraneo allargato" dei tre monoteismi, filosofia e Rivelazione sono state idealmente la stessa cosa. "Ancilla theologiae" perché ogni strumento della filosofia greca almeno ufficialmente doveva essere, era esteriormente utilizzato per dare fondamento razionale alla Rivelazione che però, a rigore, era sufficiente a giustificare tutto. Dove eventualmente (ma necessariamente) non fosse arrivato il testo dialettico, sarebbe arrivato - arrivava - il Testo Sacro, in quanto Sacro e quindi possidente (si pensi all'oggi più frequente significato che assegna a "possidente" la lingua quotidiana) le vere risposte, tutte le risposte giuste. Difatti i tre monoteismi hanno tutti trovato nelle proprie teologie - e quindi filosofie - confermata la Rivelazione dei propri testi sacri, in tutte le sue varianti: com'era necessario.

venerdì 5 maggio 2017

Da dire.

La cultura europea, con una prima forma pagana e politeista, non è autoctona. Ci sono indizi di una rielaborazione di elementi perlopiù asiatici - intesi anche in senso antico, quando pure l'Egitto da alcuni era considerato Asia, in quanto ad est della Grecia -. Tocca ripetere che l'Aristotele "nuovo" medievale europeo è un Aristotele in maggior parte di provenienza islamica ben conosciuta a chi ne discuteva. Anche nei codici. Ed ancor più ampiamente, nei commenti: allo stessa foggia del fortunato Alessandro di Afrodisia. Una parte non di numero insignificantemente ridotto dei testimoni della cultura classica è giunta in Europa occidentale dallo "eretico" Ponente bizantino, Romano, insieme con più dotti come Crisolora Emanuele, Giorgio da Trebisonda etc. Persino una casa Imperiale in Piemonte (Paleologhi di Monferrato). Dunque l'Europa (dell'Ouest cattolico fino alla Riforma) non è "l'originario ceppo dell'Occidente": tutt'al più l'insieme di un gruppo, di una serie importante di rami di un albero che al massimo della sua espansione politico - culturale antica è giunto alle rive dell'Indo filtrando in forme sincretistiche anche al di là, questo sì, mentre assumeva e faceva circolare al di qua elementi di ciò che "stava" oltre il confine (?). Inoltre si continua ad equivocare, od addirittura a confondere, una parziale (da moltissimi angoli) organizzazione economico (- politica) con il concetto, che è esclusivamente culturale, di continente europeo, all'incirca unito da un sostrato letterario - figurativ - filosofico greco. La cosiddetta Brexit non ha avviato affatto la disgregazione dell'Europa: in primo luogo perché l'Unione Europea non è l'Europa come gli Stati Uniti d'America non sono l'America; in secondo, perché l'UE è ancora praticamente una unione economico / doganale e come stato, persino futuro, è niente più che un "omo de strazzi" da esporre agli occhi dei suoi "cittadini". Storicamente, e quindi con tracotanza potremmo dire nei fatti, lo stato di Gran Bretagna non si di colpo trasformò nella bella Europa o sua parte allorché aderì alla CEE, dovendosi considerare elemento di tale insieme già da secoli; ed allo stesso modo non si è sfigurata in mostro orrendo ed informe od è addivenuta ad aver membra tronche e sanguinanti in eterno immedicabilmente in quanto Non - Europa nel momento in cui i suoi cittadini hanno votato una uscita dalla succitata organizzazione economica la quale non è ancora portata a termine. Inoltre: il mondo è già stato multicentrico, e quattro imperi che dominavano buona parte del Vecchio Mondo contemporaneamente potevano dirsi il centro del mondo contemporaneamente, mentre un estremo quasi del tutto ignorava l'esistenza dell'altro, e comunque lo considerava elemento politico ininfluente per sé.

mercoledì 3 maggio 2017

Una struttura...

...di varie tonnellate sospesa ad incombere su resti archeologici di importanza ben più che scarsa per una rappresentazione drammatica moderna; poiché non si può escludere al centosettantacinque per cento un crollo d'essa, alcuni troverebbero opportuno evitare una simile operazione. La discussione invece ruota intorno al deturpamento temporaneo del contesto visivo, fatto che importa per questo caso assai meno, momentaneamente escludendo l'impatto di non si sa quanti watt di potenza sonora sulla struttura invisibile dei reperti.

martedì 2 maggio 2017

Violenza.

Disseminare il proprio passato là dove non era e dove il luogo - financo "disanimato" - non lo voleva. Cercare il posto per la crescita del proprio futuro contro lo spazio privo di respiro disposto frontalmente in ordine a combattere pur se agognato favente.

lunedì 1 maggio 2017

Uno dei sentimenti...

...cui l'essere umano più facilmente inclina viene chiamato noia: e non quella leopardiana. Figurarsi dunque che ciò il quale fu un evento prodigioso qualche secolo fa sia oggi un ingombro sopportato a fatica dai più, non è affatto difficile.