domenica 21 maggio 2017

Conformazione.

Meglio, obbedienza. Alle leggi dello stato ospite, che comunque in parte regolano anche i comportamenti privati. Rispettare le leggi significa rispettare consuetudini, non valori. Quantomeno, non Valori. La proibizione di portare un'arma in pubblico (anche qualcosa che abbia l'aspetto di arma senza condividerne la pericolosità volontaria, come autopticamente constatai tempo addietro) è infatti norma scritta di diritto. Conformarsi ai Valori potrebbe giungere all'estremo per cui ogni essere umano residente entro i confini della Repubblica Italiana sarebbe costretto a convertirsi al cattolicesimo romano, cosa diversa dal vietare per esempio che qualcuno si senta in diritto di convertire a forza un cattolico ad un'altra religione. Infatti la nostra democrazia prevede ancora libertà di culto non violento. Conformarsi dunque alla dura legge, e non ad altro. Anche perché le leggi di uno stato democratico sano perfino sono uno strumento che si adegua (abbastanza lentamente: la contemporaneità è impossibile) ai tempi: e devono restare tali, di certo non (ri)trasformarsi nella Parola Divina di una società che fortunatamente ha rinunciato ad identificare un unico Dio necessario che renderebbe innecessari e folli tutti gli altri, in luogo della religione. Affermava Aristotele nell'Etica nicomachea che virtù fosse medietà, pure per la giustizia.

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