giovedì 11 maggio 2017

In pratica (Provincialismo VI)...

...per qualcuno la grandezza di Dante non sta nella "materia" del Poema (perché l'Alighieri vien "ridotto" nella quasi totalità dei casi alla sola incommensurabile Commedia: niente Vita Nuova e Rime; ancor meno opere "aride" come Convivio, De vulgari eloquentia, De monarchia, Eglogae, Quaestio de aqua et terra); non origina dalla sua capacità di includere "pienamente" tale materia nella varietà non solo accentuativa del verso; non è nel dominio dei differenti suoni che compongono le varie parole ordinandole, comandandole all'interno del -sillabo od -ario e delle strutture ancora superiori con una maestria estrema che è anche altro, e nell'uso cosciente delle figure retoriche per esprimere quel particolare pensiero etc. etc. etc. No. La grandezza di Dante per costui è solo essere stato esule ed aver con franchezza censurato il mondo. Shakespeare e Cervantes gli sono stati inferiori non sulla base di una minore argomentata qualità degli elementi elencati e del complesso che ne risulta - poi a voler guardare mai pienamente confrontabili -, ma perché soddisfatti. Romanticismo di bassa lega: anzi, non lega nemmeno. E' come dire che il secondo scrittore mondiale è Pietro Celestino Giannone, poiché scrisse L'esule. Ancor più: essendo l'esilio nel titolo, forse Giannone è pure il primo poeta per qualità che sia vissuto su questa palla di fango, dato il metro di giudizio. Il tabarro greculo della melancolia ammanta un sentimento da romanzo d'appendice fin de siècle. L'arte, miei cari, paremi elaborazione altamente cosciente, seppur controvoglia non in tutte le sue parti tale, dell'invenzione, non solo quest'ultima. Elaborazione sempre prossima alla regola che ha preceduto l'artista, con infrazione perlopiù difficilmente percepibile ma che conserva la propria forza oppure da questo suo stare e qua e là ricava una potenza maggiore. Ahinoi, tutti san piangere e maledire; ma, diceva Aristotele, non è questione di potere, sapere fare una cosa, bensì di come la si fa.

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