venerdì 19 maggio 2017

L'istruzione.

In Italia ed altrove è un dovere del bambino e prima ancora dei suoi genitori, seguendo una linea ideale fissata in legge, perché la società liberale afferma che l'uguaglianza minima indispensabile fra gli uomini è l'uguaglianza di opportunità; pertanto, ad un dovere del bambino e della sua famiglia di darsi (in quanto si parla oggi di "formazione continua", dunque non si esclude l'adulto, sebbene non nella stessa forma del fanciullo) e dare almeno una istruzione di base, dovere che è la difesa utile all'universalità di un diritto d'uguaglianza, corrisponde il dovere dello Stato di creare le condizioni perché questo diritto - dovere liberale - non solamente possa essere esercitato, ma lo sia. Per questo alcune norme sono obblighi. L'idea di base che stimola le proposte per l'estensione temporale dell'obbligo scolastico potrebbe (o dovrebbe?) quindi fondarsi come estensione di un diritto: diritto ad una istruzione più profonda. Qui poi nascerebbe la questione se il "pubblico" si possa privatamente gestire, e conservando gli obiettivi tipici del privato, se ci sia differenza fra primo e secondo termine: da Plauto ed altri, parrebbe di no, che "pubblico" e "statale" semanticamente ricoprano lo stesso campo.

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