martedì 9 maggio 2017

Medie letterarie (Biblioteca di Babele V).

Media e normalità come definizioni di un uso delle parole nei testi romanzeschi in prosa. Perché la "analisi" letta non molto tempo fa della frequenza d'uso di una parola da parte di un autore infine costruisce una legge dell'anomalia su di una ventina di scrittori di libri in lingua inglese nel torno d'un periodo temporale poco superiore ai due secoli. Non molto più di due decine di riconosciuti scrittori di peso, e fondandosi ultimamente sulla catalogazione condotta in un dizionario già compilato, non su di una lettura in proprio. Sapete voi quanti autori se non indispensabili almeno "influenti" sono stati conservati a questo mondo, e quanti sono ora? Ben più di settanta volte venti. Dunque definire l'uso di una parola "triplo rispetto alla media", senza aggiungere "del nostro assai limitato campione" è un non - senso. La disponibilità di parole per l'uso di un autore è limitata da tutta una serie di fattori nient'affatto trascurabili, come cercai di spiegare in La biblioteca di Babele. Per esempio radicandosi nel fatto che quella parola, in un certo luogo e tempo, ancora non esisteva, non era conosciuta non solamente da quel singolo scrittore, cui comunque certi termini poterono pur essere ignoti.

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