lunedì 8 maggio 2017

Tre punti II.

Si legga Giacomo Devoto,Storia della lingua di Roma, pag. 180, mentre descrive la lingua di Lucrezio discutendo H. Diels, Lukrezienstudien V: "L'impiego di un avverbio come 'de subito', ampliato per mezzo di de"; e, ancora maggiormente importante, più sotto nella pagina: "Si passa così alle tipiche parole lucreziane che, come primordia, exordia, corpora prima [il quale è invero un sintagma ndr.], simulacra, animus / anima, racchiudono la sua dottrina senza ricorrere a elementi stranieri o senza creare termini nuovi e strani. Quando si pensi che Cicerone usa normalmente atomus e che Lucrezio rimane fermo nel dire invece "corpus", si misura come l'attenzione di Lucrezio si concentrasse tutta nel distinguere questa parte sostanziale da quella che considerava soltanto accessoria [...] la tonalità letteraria voluta, le parole attenuate e indigene, le reminiscenze del vecchio Ennio". Il tentativo strenuo di sopperire alla povertà del lessico della propria lingua senza sostituire le parole natie con quelle straniere, che qui Devoto stilista sottolinea, conferma quanto scrissi (e non dissi) nell'intervento cui il titolo di questo si richiama.

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