venerdì 30 giugno 2017

La cultura...

...non è un sistema di idee - e cioè "immagini" -. Qualcuno oltre a ciò afferma, o meglio opina (ma intendendo proporre l'opinione come affermazione) che il sostantivo del titolo, calato nella fenomenica storia / cronaca dell'agire quotidiano, fornisca all'uomo singolo ed a quello collettivo, inteso che per la sua cultura, sostiene, l'uomo è unicamente collettivo non solo in rapporto agli altri umani (che vi sia un lato necessariamente collettivo del primate umano non si nega, ma bisogna vedere come viene usato tale collettivismo nel condizionare il singolo), la rete - la griglia, per rimaner pesce, ovvero lo schema - dei doveri suoi e degli obblighi da esplicare in società, (piuttosto che, riduttivamente intesi, verso la famiglia), al variare dei luoghi e dei tempi. Non è esatto, dall'angolo visuale elideistico, in primo luogo dire che la cultura forma e guida quanto sopra: la cultura è l'insieme di comportamenti, di tradizioni, di divieti e della pluralità per quanto ridotta di libertà, e tutto quanto si possa pensare. Tra l'altro, come sempre, la cultura indù - e poi bisognerebbe vedere quale cultura indù - e quella indiana non sono affatto la medesima cosa.

giovedì 29 giugno 2017

In primissimo luogo...

...quando tentiamo di spiegarci perché, nonostante il manifesto fallimento del capitalismo - espressione riportata, ma visto quanto sotto... - nell'attingere l'obbiettivo propagandato del suo successo (uno stile di vita universalmente superiore alla mera sussistenza), non sia ancora morto, dobbiamo accennare alla forte ipotesi che quello alla proprietà sia uno degli istinti più forti dell'essere umano, nella misura in cui non è altro che una forma del bestiale impulso dell'individuo alla creazione e difesa di un proprio territorio esclusivo. Come corollari, possiamo enumerare due elementi: a) la povertà diviene realmente problema per un singolo od una famiglia quando è la propria; b) l'ingranaggio del liberismo economico ha i propri incastri principali in due elementi: 1) la speranza (di una occasione che riscatti la propria professione, cioè tutto ciò che bisogna essere in questa ragione), 2) la colpevolizzazione del "fallito", che non ha fatto la scelta giusta, non s'è impegnato abbastanza, non ha "saputo vendersi". Il punto 2) indica la pervasività del modello economico per l'analisi del fenomeno, che infatti non si limita ormai più alla economia in senso lato e la sua vicinanza alla visione schiavistica, opportunamente rielaborata e mimetizzata. Inoltre, se si pretende ancora che capitalismo ed una certa idea di sistema borghese siano inscindibilmente connessi, si potrebbe ipotizzare che il capitalismo non sia crollato perché la borghesia è riuscita a borghesizzare il pensiero del suo "nemico". E comunque, in presenza di bassa inflazione se non di deflazione, ridotta crescita dei redditi da lavoro dipendente e minuscolo rendimento dei principali strumenti d'investimento dei dipendenti, l'analisi pikettyana non sarà del tutto giusta, ma neppure completamente sbagliata.

mercoledì 28 giugno 2017

Come fare...

...esattamente ciò che si critica in modo negativo. Un intero libro di fustigazione del (finto) continuo italiano nuovo, della novità a getto continuo - che invero, tanto più oggi, non è carattere dell'Italia sola - e poi si scrive di un trasformismo politico come sorto negli anni Ottanta del XX secolo, quasi chi ne scrive non sappia che il Trasformismo risale ad assai prima e che, se il nome venne scovato per parlare di Depretis, della sua pratica "politica", quel fenomeno s'era nella Penisola diggià incarnato ancor prima del "Francia o Spagna, purché se magna". E dunque si fa nuovismo nel mentre lo si crocifigge. Il fondatore dell'elideismo - come lo lusingano(?) alcuni - profetizzò la rinascita della cosiddetta "grande balena bianca" nel momento stesso in cui essa dichiarò formalmente di essere morta. Sono bastati vent'anni per avere conferma di come la (troppo facile) profezia fosse esatta. D'altronde, se qualcuno stende il proprio certificato di morte, vuol dire che è vivo. Si ridicolizza il "nuovismo" di un paese, già indicato almeno da tre siculi con altri termini, per poi fare nuovismo?

martedì 27 giugno 2017

E dunque...

...sull'imitazione tassiana dei classici, a volte somigliante ad una "pedantesca" traduzione più della trissiniana, mi accordo con Giovanbattista Marino nella Lettera Claretti: "Il Tasso all'incontro è stato maggiore, et più manifesto imitatore delle particolarità, percioché senza velo alcuno trapporta ciò che vuole imitare, usando assai forme di dire, et elocutioni latine, delle quali troppo evidentemente si serve". Non che ne L'Italia alcuni luoghi non risultino evidentemente derivare da classici o da Dante, Boiardo e dall'Ariosto, soprattutto nei libri posti all'inizio ed in fine dell'opera (ma composti a distanza ravvicinata, prima di quelli centrali, come ho dimostrato nella mia tesi di dottorato); tuttavia la misconosciuta arte del vicentino matura progressivamente nei libri X - XXIII.

lunedì 26 giugno 2017

Regole.

Forse non è chiaro. Almeno dalla prospettiva elideista, "regole della natura" e "consuetudini" (degli esseri umani, che in tanti aspetti si distaccano intenzionalmente dalla natura, o dalle sue letture) non sono la stessa cosa.

domenica 25 giugno 2017

Ruggiero, o Ruggiero...

Qualcuno ha osservato che nel Furioso Ruggiero viene "facilmente" convertito al cristianesimo. Certo; ma il finale del Furioso è il finale (uno dei finali, in verità: un altro ne costruì prima di Ariosto Niccolò degli Agostini; uno ulteriore venne proposto da Pierfrancesco de' Conti di Camerino) di un lungo ciclo di cui il Furioso e L'Inamoramento de Orlando boiardesco sono due sezioni le quali programmaticamente si susseguono. Il ciclo si fonda in Italia su Andrea da Barberino (Ruggiero è Ruggiero III di Risa, discendente di un guerriero cristiano e di una valorosa mussulmana convertita al cristianesimo): dunque la conversione di Ruggiero è già abbastanza ritardata dalle tribolazioni precedenti per essere risolta nel Furioso con un finale relativamente breve. Bisogna considerare il complesso, dato che Ariosto lo teneva ben presente.

sabato 24 giugno 2017

A rigore.

Il cristianesimo non è che una eresia dell'ebraismo, intesa la parola eresia in senso negativo. Perché se eresia è "capacità di pensare da solo", questa società occidentale della libertà dovrebbe dare alla parola eresia un senso positivo. Ma, che un simile sviluppo si interpreti positivamente o meno, sembra di poter trarre da tutta una serie di testimonianze che entrambe le parti sapevano come una si era staccata dall'altra.

venerdì 23 giugno 2017

Comunque...

...il diritto allo sciopero è un diritto. Un diritto necessario a tutte le categorie che, in quanto parti, sono minoranze rispetto alla "società" presa nel suo complesso. Lo sciopero è il diritto di una minoranza a mettere in difficoltà quell'insieme di minoranze che, viste in rapporto a lei indifferenziatamente, viene chiamato maggioranza, e la quale, se non avesse problemi gravi dalla variabile e non assoluta minoranza, non sentirebbe mai la necessità di concederle ciò che le serve per sopravvivere e / o vivere liberamente. Anche perché, il diritto a protestare che queste minoranze radunate in "maggioranza" rispetto ad una propria parte sembrerebbero pretendere che sia limitata per le proprie necessarie libertà, è lo stesso diritto che ciascuna delle parti della precedente maggioranza reclama come legittimo in espressione piena e svincolata per sé quando ritiene che certe sue prerogative siano oppresse o costrette entro termini insufficienti. Dunque, contrariamente ad alcuni supposti "autorevoli" pareri, non è affatto vero, almeno in democrazia liberale (non liberista), che una minoranza "non può prendere in ostaggio la maggioranza". In primo luogo perché ogni maggioranza è maggioranza in relazione ad una sfaccettatura assai particolare della vita, ma ogni individuo coltiva, esercita attività in cui è in minoranza rispetto a numeri più alti di persone che ne esercitano altre. Ma inoltre, se la conclusione fosse che, dato un simile stato, nessuno potesse propugnare i propri diritti, dovendo lasciare a qualcun altro i propri, si avrebbe la totale soppressione della libertà.

giovedì 22 giugno 2017

Mi chiedevo (Provincialismo VII)...

...il perché di un richiamo nella prima pagina di un quotidiano italico per l'intervista, non rara, non eccezionale, né unica, bensì da segno premonitore circa una prossima fine del mondo, al presidente di un gruppo editoriale giapponese. Apertura globale? Più consuetamente, colore, abbandono tipico e consunto dell'Italia all'esotismo? Leggendo, niente di tutto ciò, ma due rubinetti d'acqua calda aperti: 1) Era alle viste il solito convegno ponentino sull'indispensabilità della stampa quotidiana organizzata onde mantenere la coesione dell'universo; 2) il gruppo di cui sopra, non proprio di scarsa importanza a livello mondiale ma sistematicamente ignorato in Italia, ha recentemente acquistato il Financial Times, la "Bibbia finanziaria europea" - abbenché i britannici alzino sempre strepitose proteste per notare di non essere europei quando qualcuno azzarda utilizzare l'indegno aggettivo, come ribadito elettoralmente or non è molto -, il che l'ha repentinamente trasformato in una "cosa" dalla relativa importanza. Una "formica" si è avvicinata all'ombelico euro - americano del mondo che l'Italia e l'Occidente soprattutto atlantico si guardano in perennità con grande autosoddisfazione, ecco il provincialistico perché...

mercoledì 21 giugno 2017

Filosofia?

Ahinoi, tempo fa perdemmo la nostra copia della "Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio" di Hegel. La precisazione è necessaria, dato che non fu l'unica opera con questo titolo. Comunque, sostanzialmente il punto è che Hegel pubblica tramite tale opera questa affermazione: "La filosofia è necessariamente sistema". L'elideista osserverà: 1) che l'opera hegeliana gli aveva già instillato l'impressione che l'autore avesse una tale opinione; ma pure che 2)come Hegel era già stato preceduto nella concezione del titolo da Schulze (Encyklopädie der philosophischen Wissenschaften, risalente come stampa al 1814) ed ancor prima da Pölitz nel 1807, così le corpose sequenze di volumi costruite da filosofi in special modo tedeschi in cui venivano trattati i più differenti argomenti, qualificavano al principio dell'Ottocento Hegel quale ultimo di una lunga serie di sistematici. Schulze era uno "scettico", come risultava dall'Enesidemo: nulla toglie il sospetto che la prima enciclopedia hegeliana, giunta a stampa tre anni dopo l'omonima schulziana, non sia stata concepita inizialmente come replica di un certo tipo di "fedele" all'opera di un uomo "pericoloso". Ma quel che importa è la conclusione dell'elideista per cui 3) "sistema" non vuol dire sistema dell'universo, ma anche solo di una parte di esso, pure in ragione del fatto che ogni soggetto può essere diviso in una innumerabile serie di campi separati a forza suddivisibili a loro volta in numerosissimi settori specializzati.

martedì 20 giugno 2017

Il fatto che...(Anatolia XXI)

...le "due" superpotenze in Siria facciano la guerra per procura - è bene che qualcuno ammetta come la rivalità non sia affatto finita - senza affrontarsi direttamente, non toglie che quella fra le loro marionette sia vera. Mettiamo per ipotesi che già la Seconda Guerra Mondiale fosse stata una guerra indiretta fra Stati Uniti da una parte ed Unione Sovietica dall'altra, e che il suo campo d'operazioni non fosse mai giunto più ad est in Europa del confine delle repubbliche baltiche: i morti polacchi, francesi, inglesi, tedeschi, italiani, giapponesi, greci etc. etc. etc. sarebbero comunque (ancor oggi) morti in guerra. Allo stesso modo, non è che siriani ed iracheni uccisi fino ad oggi nella "guerra civile / per procura" sono procavie morte perché inciampate mentre si graffiavano per scherzo. Ed a voler guardare, non c'è guerra peggiore di una guerra civile, benché i confini di Siria, Israele, Giordania ed Iraq almeno siano confini in buona parte tracciati con una squadra (si veda Anatolia VIII).

lunedì 19 giugno 2017

Non è detto...

...che le dichiarazioni dei rappresentanti di una maggioranza corrispondano alle contemporanee convinzioni sul medesimo evento di una minoranza che potrebbe non essere numericamente insignificante, anche e tanto più quando riguardino il ruolo di quella minoranza. E soprattutto, ogni singolo facente parte di una maggioranza è contemporaneamente elemento di una serie di minoranze superiori in numero per quel che riguarda altri aspetti: perché nessun umano è semplicemente una superficie culturale, bensi, non solo sotto il profilo anatomico, un solido pieno dotato di tre dimensioni.

domenica 18 giugno 2017

La libertà.

E' incontro fra ciò che si ha e ciò che si vuole? Sembra possibile. Ossia, chi vuol diventare cittadino di uno stato manifesti tale sua volontà, ed essa sarà soddisfatta: dovrà essere soddisfatta. Ma si può pure vivere a lungo in un luogo in cui, se ci fosse possibile, non vorremmo vivere: ergo, non ci interesserà acquisirne la cittadinanza automaticamente per il fatto di risiedervi da un lungo periodo di tempo. Potrebbe sembrare ad alcuni che Charlie Chaplin sia stato perseguitato dall'amministrazione statunitense perché questa pretendeva che l'uomo, in quanto abitante e lavorante, e soprattutto producente alto reddito, ossia vivendo indubbiamente bene nel paese detto Stati Uniti d'America, volesse, dovesse volere rinunciare alla propria prima cittadinanza, e volesse, dovesse volere assumere quella statunitense. Che si permetta ad un uomo di vivere in uno stato, finché ne rispetta le leggi; che gli si consenta di aver proprietà, famiglia e quant'altro, fino al momento in cui volesse illegalmente costringere altro essere umano ad operare ciò che lui vuole ma quell'altro no. Ci si astenga dall'obbligarlo a chiamar "patria" una terra in cui forse si sente sempre in esilio, costantemente sospirando il ritorno alle tombe dei padri, se fino ad ora non ha manifestato l'anelito di richiedere l'onore della cittadinanza del luogo in cui abita. Si veda anche La migrazione.

sabato 17 giugno 2017

Sul definire...

...cosa sia "volontà" la discussione è in corso da più di duemila anni, più di cosa sia il "non volere" ed il "preferire".

venerdì 16 giugno 2017

Società libere ed anche no.

La dignità del singolo per un buon numero di istituzioni è la sua ben circoscrivibile e sufficiente capacità d'essere inesausto motore per la circolazione delle masse monetarie abbastanza precocemente nella sua vita, pare.

giovedì 15 giugno 2017

Tra l'altro...

...parlando o, come nel caso in cui mi sono imbattuto, scrivendo dell'Afghanistan come "paese fra Oriente e Occidente", niente si oppone a che il lettore intenda col primo termine l'India storica - che invero sotto i Maurya comprese quasi tutto l'attuale stato afghano, precedentemente occupato da persiani e macedoni - e col secondo l'Iran (il suffisso -stan è persiano, e le lingue ufficiali dell'Afghanistan, dari e pashtun, sono iraniche e quindi indoeuropee, come l'urdu che è però classificato lingua indo - iranica), così escludendo del tutto l'iliadico, sofocleo e licofronico conflitto irredimibile tra Grecia e Troia, fra Asia ed Europa, e riportando i riferimenti tutti all'interno del più grande continente del mondo, di cui l'Europa è una appendice più culturalmente che fisicamente delimitata. I punti cardinali sono relativi, mobili più somigliantemente alla porta che vi è fissata, che ad altro teoricamente più stabile, se pietoso è l'Ennosigeo. Teoricamente perché oltre i terremoti egli opera, seppure noi non ce accorgiamo, secondo la teoria della deriva dei continenti. Della mobilità di tali riferimenti fanno fede gli elleni stessi, se è vero - come pare sia - che nominassero Esperia l'Italia in rapporto alla Grecia definita oggi "propriamente detta", e l'Iberia rispetto all'Italia ed alla Grecia. Le "colonie" dell'Asia Minore (Mileto, Alicarnasso, Efeso, Smirne etc.) infatti, come dimostrato dall'agire di Atene antecedentemente alla prima spedizione persiana, erano considerate Grecia. Se l'espressione "Magna Grecia" da una parte sembra qualificare i territori dell'Italia meridionale e della Sicilia come qualcos'altro rispetto alla (piccola) Grecia compresa tra la costa anatolica e l'Epiro, dall'altra li indica comunque quale "Grecia". Si può supporre, tornando all'inizio, che per la mente ellena, dove vi fosse un insediamento greco, là fosse pure la Grecia. E determinati monumenti letterari sembrano dare un fondamento a qualcosa di più che una supposizione.

mercoledì 14 giugno 2017

Per cominciare...

...il carcere serializzante del successo è camicia di forza circa la quale già deprecò, come fu in precedenza annotato su questo sito (La galera), Giuseppe Verdi fra gli altri, al quale tutti richiesero per anni ed anni un altro Nabucodonosor, altri crociati, una ulteriore Battaglia di Legnano, prima che della cosa potesser piangere italici fenomeni letterari degli anni Novanta del Novecento. Poi, Boiardo non propriamente risolse il problema, poiché morì senza aver portato a termine l' Inamoramento de Orlando; ma Ariosto uscì brillantemente dalla difficoltà dando in poco più di quindici anni alle stampe tre versioni autorizzate dello stesso testo, ossia collo stesso titolo, anche se sotto la copertina molte cose nel tempo cambiarono. Altro modo di liberarsi dalla tirannia del dover scrivere quel che il pubblico vuole, e come lo vuole (o come sembra voglia giudicando dalle vendite: ma è anche vero che una parte dei lettori acquista le nuove uscite credendo gli piaceranno, ed un certo numero di copie comprese nelle statistiche di vendita è quantità di volumi che hanno subìto lo spregio del lettore), se si esclude non scrivere, è scrivere per sé stessi, per cominciare.

martedì 13 giugno 2017

Le energie.

Quelle atte a sostentamento e sviluppo economico umano che siano rinnovabili, in Africa potrebbero essere d'aiuto nel ridurre l'inquinamento. La produzione di energia eolica e solare avviene attraverso un processo meno inquinante (nient'affatto non inquinante) rispetto a quella ricavata dalla trasformazione di combustibili fossili: a meno che questo minore danno potenziale non venga reso equivalente o superiore attraverso il taglio scriteriato di selve per far posto a campi di turbine o pannelli.

lunedì 12 giugno 2017

Andiamo...

...alla radice, torniamoci, poiché non è la prima volta che qui si affronta il tema: nessuno stato ha un diritto inalienabile ad occupare uno spazio territoriale, poiché nessuna "nazione" è, può dirsi aborigena di un luogo, di esser nata colla formazione di quella terra, di essere una creatura ctonia, autoctona. Quello di popolo è un concetto solo lievemente più "legittimo" di quello di natio: il popolo è una "massa" mutevole, storico - politica; la nazione, il far parte uno specifico individuo di quella scelta parte del popolo che possa vantare di avere antenati ch'hanno visto la luce in quel luogo da talmente tante generazioni che non si possa dire siano state prima in altro luogo, è un impossibile (neutro): persino le generazioni delle piante mutano sito.

domenica 11 giugno 2017

V'è tradizione e tradizione.

Afferma il personaggio dell'Attendolo nel dialogo di Camillo Pellegrino Il Carrafa, o dell'epica poesia: "Dicono ancora che non convenga ad Armida né a Tancredi innamorati dir ne' loro lamenti parole così colte et artificiose, ché se bene a l'uno et a l'altro fosse convenuto per la dignità del grado, non conveniva come a feriti d'amore, a' quali il più delle volte vien bene porre in bocca parole tronche, et imperfette, non gravi, et ricercate con arte". Qui il personaggio erra per ristrettezza di veduta, per insufficiente conoscenza di una parte della tradizione. Non si nega infatti che una parte della teoria la quale informa la prassi compositiva poetica, fors'anche sensata in effetto nella penisola centrale del Mediterraneo del nord, affermi non solo Amore intralci le parole degli amanti; ed anzi si confermerà che quella parte ritenga esso renda chi ama al tutto muto: ma dall'altra parte v'è pure una tradizione non poco autorevole la quale proclama come il dio d'Amore renda il suo soggetto eloquente. Non sarà dunque unica verità che Armida e Tancredi manchino al giusto parlando eccessivamente colto "per troppo bontà" dello scrittore; ma si riterrà invece che il loro autore segua, nel farli parlare eloquentemente, oltre alla sua tendenza allo scriver fiorito, con una scelta di parole "alta" (da noi altrove definita "teofrastea"), pure una opinione sugli effetti d'amore differente rispetto a quella valutata necessaria all'imitazione dal personaggio dell'Attendolo, schermo dell'autore.

sabato 10 giugno 2017

Metodo (La metodo VI).

Qualsiasi sistema di lavoro è in genere rappresentato, ancor più che rappresentabile, come due segmenti di retta con un punto in comune: fino al punto O arriva la raccolta dei dati che comincia da un ben preciso punto temporale A; ad iniziare da O si principia ad organizzarli, organizzazione che entro un ammontare accettabile di giorni consecutivi giunge ad una forma chiara, relativamente poco estesa, e distinta, che si ha al punto B. Ma alcuni procedimenti non conoscono un tempo riservato esclusivamente all'organizzazione di quanto raccolto, sicché lo scritto diviene una massa di appunti sempre incrementabile e la cui disposizione non è mai definitiva. Esso è un'opera incessantemente aperta già nel suo autore.

venerdì 9 giugno 2017

C'è differenza...

...tra "politismo" e cosmopolitismo; differenza fra ontologia, deontologia ed assiologia. Continuo a sostenere tra l'altro a) che ogni assiologia etica è una assiologia dell'etica particolare di una società; b) che l'etica aristotelica è una etica universale greca, la quale non considera affatto i barbari poiché inequiparabili ai greci, essendo i non elleni assai più vicini a bestie che ad uomini. Non si dà realismo etico, se si intende tale "l’esistenza oggettiva e indipendente delle cosiddette proprietà morali, come buono, giusto, ecc.", per cui esse, una volta definite, risulterebbero inaggirabili nel comportamento di tutti gli uomini. Un tale risultato metterebbe l'etica in relazione alla metaetica secondo lo stesso rapporto per cui nell'interpretazione Gautier - Jolif della Nicomachea c'è un rapporto più che stretto fra etica e politica, e tale rapporto sarebbe identico dovunque, ossia dovrebbe manifestarsi identicamente in qualsiasi luogo e tempo. Dunque, se la schiavitù era ammissibile in Grecia nel IV secolo Avanti Cristo, lo sarà anche nella Grecia attuale, e dovrebbero esservi concrete disposizioni di legge in tal senso. Non pare che così sia oggi nella legislazione dello stato con capitale Atene. L'assiologia della retorica va intesa nel senso che avendo la società particolare: a) necessità di definire alcuni concetti ai fini di una ordinata convivenza; b) ereditato una definizione relativamente stabile di tali nozioni, la "oggettività" d'esse è una oggettività che è il meno contrastato riconoscimento della loro adeguatezza a garantire una ordinata convivenza, sempre sottoponibile a critica ed a tentativi di modificazione non violenta, se lo stato è democratico.

giovedì 8 giugno 2017

Si può...

...benissimo praticare "l'impegno" - politico, sociale, interpretativo - attraverso i personaggi di un'opera, senza dichiarare in un intervento adrammatico d'autore quel che si sta facendo nel corpo d'essa. Ed in un guazzabuglio di specializzazioni il più possibile limitate, perché averroisticamente pretendete che uno scrittore sbandieri sulla pubblica piazza l'intento morale del suo comporre, che espliciti e prima e durante e dopo il volume lo scopo di voler fare una flebo di etica ai propri lettori mentre stanno comodamente seduti in poltrona? Mancanza di sottigliezze e rafforzamento della tendenza a delegare a pochi altri ben circoscrivibili un compito (?) diffuso al quale semmai la parte potrà collaborare. Si veda anche Comunicazione.

mercoledì 7 giugno 2017

Abbandonare...

...un libro non ha alcun senso. I libri si lasciano solo se perduti, distrutti in un incidente o nullificato il loro acquirente per i motivi più varii; se si deve scegliere fra cederli o sopravvivere. Notisi che l'acquirente ed il compratore non sono identici.

martedì 6 giugno 2017

Pure...

...Dante Alighieri fu neoteros. Un giovine che scriveva sonetti, ballate e cobbole in volgare alla moda - anzi, seguendo persino in quello il nuovo: "Voi ch'avete mutata la mainera", fustigò Bonagiunta - piuttosto che grammaticale e seria poesia latina. Uno, ch'avendo appena lasciate le ginocchia della balia, si dedicava a nugarelle da mandar per l'attorno addobbate di musica onde meglio impudicamente amoreggiare. Quell'adolescentulus folleggiante nel Fiore, nel Detto d'Amore nonché in Vita Nuova e Rime è certo oggi più conosciuto per la Commedia; ma "solo" a partire dalle canzoni dell'incompiuto Convivio poté da certi ambienti tradizionali esser visto come qualcuno che stava cominciando ad impegnarsi per non essere un tale che s'usurpava il nome di poeta. Non sarà infatti un caso che proprio nel Convivio leggiamo una famosa - per chi ancora prenda in mano quell'opera - difesa della lingua volgare come lingua con cui si può (non: si deve) fare letteratura, pure se in certo qual modo l'autore tenda ad affermare che sia necessario, nonostante la superiorità del latino (superiorità incontestabile), scrivere degnamente in volgare; non sarà di nuovo un caso che abbia tentato di fornire un'opera che, mostrando l'alto grado di costruzione caratterizzante le canzoni in volgare, giustificasse la letterabilità di una lingua aulicamente non morta e sopralocale in latino. Discutendo perciò dell'ammissibilità di un'opera nel canone letterario - ma non solo - bisogna ben ricordare che un certo numero di quelle oggi ammirate non sono affatto nate riconosciute come appartenenti ad esso, né tantomeno quali capolavori. Si dice, in fondo, che con Dante nacque la letteratura italiana, e non si sbaglia, da una certa prospettiva: sebbene Guinizzelli fosse letto ed ammirato in Toscana nonostante fosse bolognese; benché i Siciliani fossero stati toscanizzati, solo in quel modo vennero assimilati dal centro culturale più vivace della penisola, pur se la loro lingua già non era strettamente locale. Dante, abbiamo visto sopra, si propose apertamente di superare in letteratura volgare le varie favelle della penisola, e dunque di fondare una sua letteratura particolare all'interno del Sacro Romano Impero Germanico. Dunque, esiste l'arte popolare? Molta di quella che consideriamo arte sublime sopravvissuta al tempo fu comunque ritenuta spesso ai tempi suoi scrittura che indulgeva ai gusti della plebe.

lunedì 5 giugno 2017

Condividere.

Condividere la morte con qualche morente, da vivi non è possibile - e neppure da morti, in un certo quadro di pensiero -; né meno si può da agonizzanti presso ad un altro, "come" lui: nostra rimane la sensazione d'essa, se lo stato in cui ci troviamo permette d'averla. Compatire la morte altrui si può; seppure, appunto, non allo stesso suo modo. Dunque l'incapacità di condividere la morte è costitutiva di qualsiasi cultura, e non peculiare di una civiltà occidentale anestetica, nonostante rimbrotti moralisteggianti da colonnette di quotidiano.

domenica 4 giugno 2017

Riprendere?

Il problema di Rosenkranz? Ovvero: che cosa è il "brutto"? Si può circoscrivere un brutto valido in universale (Kαθόλου) come inteso dal nesso cristiano - islamico, quel nesso il quale sta nella volontà di superare la dimensione etnica della religione per imporla ai differenti popoli? O vi sono più brutti, a seconda degli insiemi esprimenti il discorso (si veda Minoranze I e II)? Ed essendo l'individuo stesso un insieme di elementi anche culturali mutanti nel tempo, non vi sarà un brutto singolo camuffato entro il concetto sociale di "brutto", entro l'idea maggioritaria che vi sia un unico brutto? Il brutto non è in ultima analisi particularis - non particulare, in latino "attualizzato": gli oggetti sono impossibilitati, nella visione prevalente, a formulare giudizi, dunque sono fattualmente neutri -, καθ᾽ ἕκαστα?

sabato 3 giugno 2017

De privatione.

Quando dell'altro non manca nulla, nemmeno una cosa minima che non sia il fodero o la spada, vuol dire che era meno di un balocco.

venerdì 2 giugno 2017

giovedì 1 giugno 2017

Fatti, fatti, non parole.

Ossia, come scrisse Giovanbattista Marino nella lettera di risposta a Claudio Achillini sul principio della Sampogna: "L'importanza consiste nell'atto pratico, e non nelle parole". Col che si conclude che l'Illuminismo è barocco.