martedì 27 giugno 2017

E dunque...

...sull'imitazione tassiana dei classici, a volte somigliante ad una "pedantesca" traduzione più della trissiniana, mi accordo con Giovanbattista Marino nella Lettera Claretti: "Il Tasso all'incontro è stato maggiore, et più manifesto imitatore delle particolarità, percioché senza velo alcuno trapporta ciò che vuole imitare, usando assai forme di dire, et elocutioni latine, delle quali troppo evidentemente si serve". Non che ne L'Italia alcuni luoghi non risultino evidentemente derivare da classici o da Dante, Boiardo e dall'Ariosto, soprattutto nei libri posti all'inizio ed in fine dell'opera (ma composti a distanza ravvicinata, prima di quelli centrali, come ho dimostrato nella mia tesi di dottorato); tuttavia la misconosciuta arte del vicentino matura progressivamente nei libri X - XXIII.

Nessun commento:

Posta un commento