giovedì 29 giugno 2017

In primissimo luogo...

...quando tentiamo di spiegarci perché, nonostante il manifesto fallimento del capitalismo - espressione riportata, ma visto quanto sotto... - nell'attingere l'obbiettivo propagandato del suo successo (uno stile di vita universalmente superiore alla mera sussistenza), non sia ancora morto, dobbiamo accennare alla forte ipotesi che quello alla proprietà sia uno degli istinti più forti dell'essere umano, nella misura in cui non è altro che una forma del bestiale impulso dell'individuo alla creazione e difesa di un proprio territorio esclusivo. Come corollari, possiamo enumerare due elementi: a) la povertà diviene realmente problema per un singolo od una famiglia quando è la propria; b) l'ingranaggio del liberismo economico ha i propri incastri principali in due elementi: 1) la speranza (di una occasione che riscatti la propria professione, cioè tutto ciò che bisogna essere in questa ragione), 2) la colpevolizzazione del "fallito", che non ha fatto la scelta giusta, non s'è impegnato abbastanza, non ha "saputo vendersi". Il punto 2) indica la pervasività del modello economico per l'analisi del fenomeno, che infatti non si limita ormai più alla economia in senso lato e la sua vicinanza alla visione schiavistica, opportunamente rielaborata e mimetizzata. Inoltre, se si pretende ancora che capitalismo ed una certa idea di sistema borghese siano inscindibilmente connessi, si potrebbe ipotizzare che il capitalismo non sia crollato perché la borghesia è riuscita a borghesizzare il pensiero del suo "nemico". E comunque, in presenza di bassa inflazione se non di deflazione, ridotta crescita dei redditi da lavoro dipendente e minuscolo rendimento dei principali strumenti d'investimento dei dipendenti, l'analisi pikettyana non sarà del tutto giusta, ma neppure completamente sbagliata.

Nessun commento:

Posta un commento