lunedì 31 luglio 2017

L'estensione...

... delle costrizioni subìte dalla "nostra parte" ad una o ad altre è un aumento dei nostri diritti, per singoli o collettivi che siano intesi? Affermare che il rapporto sessuale è un diritto di entrambe le parti in un rapporto umano di coppia (?) significa forse obbligare tramite sentenza legale ciascuna di esse ad espletare l'atto seguendo una tabella di scadenze fisse anche contro volontà onde non trovarsi ad avere comminata una pena? Non sarebbe ciò riproporre il vecchio schema di dominio maschilista del dovere coniugale, meccanizzando legislativamente un atto che almeno in una forma di pensiero moderna quale si ritiene quella dell'Occidente dovrebbe essere volontario, frutto di un desiderio reciproco, libero? Eventualmente anche al di fuori dei rapporti formalizzati? Potrebbe certo essere un colpo mortale alla prostituzione ed al suo mercato - se è un "diritto inalienabile" avere rapporti sessuali, la pratica di essi non si avrebbe da pagare: tuttavia è vero che si trasferisce un corrispettivo in beni per accedere all'acqua ed al cibo - ma idealmente potrebbe essere persino la via d'accesso all'abolizione del reato di stupro: le cronache italiche qualche anno fa riportarono la difesa di un avvocato circa un proprio assistito perseguito per stupro, il quale appunto sostenne che l'atto compiuto era stato portato a termine perché non aveva altro modo per dare sfogo al proprio "diritto inalienabile" al rapporto sessuale. Il quale dunque può essere eseguito anche contro la volontà di chi è scelto a tal fine, si dovrebbe concludere. L'idea, evidentemente insensata per certi orientamenti, dell'elideista, è che nelle relazioni un diritto può essere esercitato con l'altro / con gli altri quando tutte le parti sono d'accordo. Tanto più in un certo tipo di relazioni, dalla maggioranza occidentale quantomeno viste come a due, che oggi non sono più invariabilmente "eterne".

venerdì 28 luglio 2017

Una definizione...

...di "neocolonialismo" non potrebbe essere proprio: 'Pretesa di uno stato d'avere l'esclusiva sull'avanzamento di proposte di soluzione per le crisi politico - militari che riguardino una propria ex - colonia; pretesa di esclusiva da parte dello stesso stato per porre in atto le soluzioni proposte, o quantomeno di essere messo al comando del gruppo di paesi che devono realizzarle'?

giovedì 27 luglio 2017

Lo "ius soli"...

...statunitense, quella gran cosa democratica che mai guardò né guarda alle spalle dell'Enea sbarcato - ma nell'ombra del presente insieme al dolore del passato scruta lo stesso Enea di Allan Tate: Aeneas at Washington 32 - 3, se comprendo bene il sottinteso -. Salvo che tempo fa "missionari" si aggiravano per i quartieri umili delle città della Grande Nazione (e, come già scritto, l'elideista non crede alla nazione, ma solo alla nozione instabile di Stato), ricolmi di italiani sbarcati chi alquanto tempo prima chi più recentemente dall'isola: "missionari" ora cattolici irlandesi passati per altri eventi non molto migliori anni prima, i quali volevano liberare la mente degli immigrati della Penisola dalle superstizioni che si scatenavano nei percorsi delle processioni ed in quant'altro, insegnandogli le vere pratiche della santa religione; ora protestanti, spinti a donare la luce dell'autentico cristianesimo, quello che non condanna con doppiezza il denaro o più latamente la ricchezza per poi nascondere e l'uno e l'altra nei cofanetti, sotto il cuscino, le assi dal pavimento e, più vicino a noi, società di comodo registrate a nome di teste di legno, chè esso invece lo ritiene misura, un poco "ugariticamente", segno e misura esteriore della protezione divina, della sua approvazione: due ipocrisie che cercano ormai, non potendo altro che la correttezza politica, solo di persuadersi. Il democratico jus soli che poi di certo imprigionò pregiudizialmente nippoamericani durante la Seconda Guerra Mondiale; dove ancora notano sicuramente la tua carnagione olivastra segno della loro idea di "latino"; ed altro. Diciamo che in linea di principio è un modello, se si vuole la cittadinanza - volontà che andrebbe sottoposta a verifica approfondita caso per caso, senza partire scontando il desiderio come presupposto -. Diciamo pure che nei fatti il modello è ancora perfettibile, senza mai poter divenire perfetto.

mercoledì 26 luglio 2017

Ma il film...

...è soltanto un'opera in pellicola che dura dagli ottanta minuti in su? Posto che una simile definizione di "film" è solo una ulteriore restrizione di una figura retorica (film fu all'inizio il nome femminile della pellicola su cui erano impresse le immagini poi proiettate sullo schermo); posto che un film a rigore è una sequenza di fotografie... Intanto, spesso non essendovi più una pellicola, il termine è appunto una figura retorica, ancor più di prima; e s'anche la pellicola vi fosse, stringendo, ogni durata sarebbe un film (cortometraggio, mediometraggio, lungometraggio: cortometraggio etc.). Si veda sul tema anche Qualsiasi.

martedì 25 luglio 2017

Non facciamo confusione.

"Popolo" e "plebe" non coincidono. "Popolo" e "classi povere di una società" non sono "la stessa cosa". Popolo è quell'insieme di cittadini, poveri e ricchi, nobili e non nobili, portatori d'armi in guerra - inizialmente - e di diritti civili in pace. E' vero che, all'inizio, nobiltà e diritti coincidono; ma, tendenzialmente solo in un anche lungo "inizio", in base ad una serie di elementi. Dunque la "democrazia" ateniese (che ateniese e greco coincidano è poi da discutere) è governo del popolo e non della plebe (la distinzione "democrazia" - demagogia - "politia" è aristotelica).

lunedì 24 luglio 2017

Adunque...

...se il "sentimento di nazionalità" arrivò ad "ottenebrare le menti", quel suo manifestarsi preciso (?) non è "lodevole", checché ne scrivesse a fine Ottocento in su di una rivista scientifica di studi orientali un più che lodevole studioso.

domenica 23 luglio 2017

Ammesso...

...che si dia inferiorità fra due umani, che si possa a ragione ritenere uno inferiore ad un altro - competente è uno in qualcosa; un altro in argomento, attività diversa, sicché il primo gli è in quella inferiore - non v'è inferiorità fra amici.

sabato 22 luglio 2017

Se la forma...

...di perfetto alla terza persona singolare di "dare" più diffusa è ancora diede, certamente leggo sempre più di frequente dette. Un poco come l'espandersi dell'infinito presente disdettare in concorrenza con disdire.

venerdì 21 luglio 2017

"Cosicché...

...siano eseguite tutte le arti". Lo stato che vuole obbligare i suoi cittadini ad operare solo certe attività "di successo", andrà in rovina, avrebbero detto gli antichi egizi?

giovedì 20 luglio 2017

L'individuo...

...è ciò che di più importante vi è. Ma aver coscienza della propria insostituibile singolarità non significa potersi permettere di dimenticare che è anche il nesso sgorgante dal rapporto inevitabile di essa con tutto ciò che incrociamo, poiché senza gli incroci non saremmo quello che siamo, ma altro da ciò che siamo. Si tratta di un equilibrio fra il non perdersi nella massa ed affermare di essere l'unica vita in un vuoto di non - vita.

mercoledì 19 luglio 2017

E' più facile...

...di quanto molti credono, presumibilmente, far "ammettere" una qualsiasi colpa di cui si voglia ottenere la confessione - colpa vera, ma anche falsa - da un essere umano: è probabile che basti non farlo dormire continuativamente per una settimana facendolo mangiare e bere pochissimo, la ripetizione ossessiva in quel periodo di tempo da parte di persone singole o gruppi che si diano il cambio della stessa, medesima domanda. Senza complicate macchine di tortura, elettrodi percorsi da corrente sotto le unghie dei piedi etc. etc. etc.

martedì 18 luglio 2017

Solo lo scambio di "idee"...

...solo le parole in particolare, osserva qualcuno sovrapponendo non del tutto scorrettamente idea - per lo più un termine - e verbo latinamente inteso, mettono a fuoco i nessi ed i rapporti: nel caso specifico fra dipinto e dipinto, autore ed autore di tele e freschi, ma si potrebbe applicare l'annotazione ad un campo più vasto con profitto, quando ci si ricordi anche dell'importanza delle differenze. Torna l'idea aristotelica che la parola narra le storie puranco delle tele e delle statue, delle cornìci: che Rema è, alla fine, il "descrittore di descrittori" del mondo. Certo, qualcuno avrebbe detto: "Non la Parola fa essere, ma l'oratio, le parole in frasi e le frasi in periodi..."

lunedì 17 luglio 2017

Poiché...

...qualcuno annotava l'ennui che lo prendeva all'incontro con la scrittura "trita", al sentire i tentativi di spiegarla e persin di descriverla, dell'esperienza fatta alle volte della "noiosa" descrizione di una descrizione, verrebbe voglia di sostituire, proseguendo a leggere tal critico, il sintagma, che elegantemente usa più avanti "sensazione vertiginosa" con quello "sensazione verticale": così, solo per eliminare quel senso che ti prende in genere, allorché sei un lettore anoressico, nell'incontrare cogl'occhi la prima espressione, ossia senso di previsto, di scontato. Di trito. Ossessione postromantica del mai visto prima. Impossibile da concretizzare.

domenica 16 luglio 2017

Quando...

...uno studioso di miti osserva, a riguardo delle due versioni della Creazione nella Genesi, che il problema dei sette giorni, del loro ordinamento, sarebbe stato risolto se i sacerdoti ebrei si fossero ricordati che nella versione dell'Enuma Elish cui essi si ispiravano, l'ordine della creazione era disposto seguendo l'ordine settimanale dei pianeti in Babilonia, viene il sospetto che appositamente tralasci due eventualità, una involontaria e / o una volontaria: a) non è detto che i sacerdoti ebrei conoscessero così bene il babilonese anche dopo l'Esilio, data la tendenza isolazionista che probabilmente nella storia ha irritato più d'uno; comprendere abbastanza bene una lingua per necessità non significa dominarne tutte le sfumature, cosa impossibile persino ai madrelingua più competenti, e perciò saranno ben state possibili confusioni ed errori. E b)come sembra ammettere anche lo studioso più avanti almeno per la prima parte, la non corrispondenza potrebbe essere volontaria: sia perché ogni cultura tende a rielaborare le altre escludendo elementi che considera, vuole considerare troppo estranei, sia per conferire a ciò che prende un proprio marchio. Dal punto di vista ebraico ortodosso non si può dire che gli Ebrei "veneravano [...] Asherah" ed "Astarte", ma che alcuni o molti lo facevano, sulla base di più brani biblici sbagliando di un errore / orrore punibile - anzi, da punire - con la morte.

sabato 15 luglio 2017

Ma...

...la stabilità è sempre in movimento; anche - forse soprattutto - se parliamo di una stabilità delle società, delle civiltà: potremmo, ecco, pensare alle civiltà, alle società, applicandovi l'immagine del ghiacciaio che, mentre in superficie sembra fermo, scivola al proprio fondo sul terreno sottostante. Il "ghiaccio culturale" infatti, porta con sé vari resti di ciò che incontra sul proprio percorso verso la valle della trasformazione.

venerdì 14 luglio 2017

Naturalmente...

...ciò che rappresenta l'alba la maggior parte delle volte rappresenta anche il tramonto: i due opposti sono "le due facce della stessa medaglia", assecondando un italico adagio, sono lo stesso pianeta ai due estremi del dì (Lucìfero ed Espero). Ed "ovviamente", più dei rappresentano la stessa entità, lo stesso concetto, perché provengono da tradizioni diverse incluse in un corpus mitico, e / o descrizioni affini, nella epifania antropomorfa, di elementi affini tendono a sovrapporsi e "confondersi" senza diventare del tutto coerenti.

mercoledì 12 luglio 2017

I materiali...

...dell'architettura non sono, dice qualcuno che ha studiato anche filosofia teoretica e si è interessato di letteratura forse coll'idea di una filosofia della letteratura, solo cemento e vetro. Infatti i suoi materiali sono anche, a volervi di nuovo accedere, il granito, il legno, il marmo, l'argilla dei mattoni e pure altri. Comunque: non è mai stato finito, in questi mesi, un testo pur iniziato sul problema dell'architettura perlopiù vista come sorella povera delle altre arti, come una quasi arte in rapporto a quelle "vere", da far comparire qui. Leggendo il testo che è movente di questo scritto, riemerge il problema che prende la riflessione su quest'arte, che è grave di fronte all'impostazione della parte superstite della filosofia occidentale. L'architettura in questa visione è una attività troppo "strumentale", oltre che troppo materiale e da compiere per mezzo di gruppi e non nella solitudine del genio creatore, per essere una "vera" arte. Invece di "liberare lo Spirito" (si veda il maiuscolo della parola - "chiave" monoteisticamente od hegelianamente, è lo stesso, poiché il sistema del pastore fallito di Stoccarda ha due scopi: giustificare la sottomissione cieca allo Stato, tedesco o, alla fine, specificamente prussiano; e porre "razionalmente" il Cristianesimo quale religione definitiva dell'Umanità), progetta e dirige la costruzione di "vili" involucri fisici per i corpi umani. Prigioni e tombe, gli edifici frutto dell'architettura, che si aggiungono alla carcere che già sarebbe la carne del corpo virile - ancora nell'Enciclopedia ultima la donna è un accessorio, piuttosto una "femmina": foemina, foetus -. L'architetto "pensatore" è bloccato, nel corso del XXI secolo dell'era cristiana, in questa visione, in questa prospettiva con un unico punto di fuga: se ne esce, per la tendenza dicotomica mediterranea e non solo, cade in una interpretazione materialista capital - (/) comunista, e benché Lukacs abbia tentato di elaborare un'estetica "volgare" proletaria ed industriale per dare il primato in cultura alla classe antitesi della borghesia, il problema rimane per la maggior parte legato ai suoi termini precedenti. Se non si trova la via d'accesso al punto che l'uomo è un sinolo, questo statuto per cui l'architettura non è abbastanza buona e quindi non è ammessa all'empireo delle pure Arti Belle; ma non è neppure abbastanza "malvagia" per essere accolta nella plutonia schiera dei "volgari" mestieri per divenir ricchi, continuerà a tormentare l'anima di certi architetti come un marchio d'infamia. L'elenco dei materiali all'inizio perché la protesta è comunque afflitta da riduzionismo, che acuisce il guasto, mentre è bene ricordare la varietà. Sono cambiati i tempi da quando essere qualcosa di "architettonico" era titolo di merito.

martedì 11 luglio 2017

"Non si processano...

...le idee", disse qualcuno. Sembrerebbe giusto. Anche tuttavia sembrerebbe necessario, per una corretta definizione di "libertà", stabilire che si processano e condannano quelle idee che programmaticamente giustificano l'uso di qualsiasi mezzo per impedire l'espressione anche non violenta di idee diverse da quelle manifestate nel sistema che si oppone alla libertà altrui in nome dell'erroneità pregiudiziale della "opinione" differente. Si potrebbe dire che colui il quale processa idee quali quelle sopra descritte si sarebbe mostrato apertamente favorevole all'editto di Costantino, autorizzando esso l'esercizio del culto cristiano; e che si sarebbe speso contro l'editto di Teodosio, proibente qualunque culto ad eccezione di quello cristiano.

lunedì 10 luglio 2017

Et. Nic. IV 9, 1125a 19 - 22.

ὁ μὲν γὰρ μικρόψυχος ἄξιος ὢν ἀγαθῶν ἑαυτὸν ἀποστερεῖ ὧν ἄξιός ἐστι, καὶ ἔοικε κακὸν ἔχειν τι ἐκ τοῦ μὴ ἀξιοῦν ἑαυτὸν τῶν ἀγαθῶν, καὶ ἀγνοεῖν δ᾽ ἑαυτόν: ὠρέγετο γὰρ ἂν ὧν ἄξιος ἦν, ἀγαθῶν γε ὄντων. Nota: non tutti i "beni" non hanno una propria volontà. Se il cosiddetto "pusillanime" (μικρόψυχος) aspira ad un bene dotato di una propria volontà, egli può ritenersene degno, potrebbe pure esserlo effettivamente; ma non deve forzare la volontà contraria, seppur fondata su di una opinione "falsa" - ai propri occhi, a quelli degli amici, eventualmente, sebbene improbabilmente, anche della seconda parte in causa; dei conoscenti, di bestie,delle piante e pietre: ma non a quelli del proprio con volontà autonoma fine, che è l'unico a contare "realmente": un certo punto di vista protagoreo -. Punto di vista protagoreo vuol dire che entrambi i giudizi, quello di chi non ritiene degno l'aspirante, e quello di colui che aspira, non son sbagliati, all'interno dell'opinione del soggetto che li formula. L'ultimo dei due non è un pusillanime una volta che, preso atto del rifiuto, rispetta la volontà altrui e si fa indietro. Ma che rende possibile la relazione è solo una interpretazione convergente, non una verità esterna ai due io.

domenica 9 luglio 2017

Teoricamente...

...parlando, la "poesia cantata" è poesia orale. Orale è genere, e "cantata" è sua specie. Questo a prescindere dal fatto che provocatoriamente alcuni assegnano a "poesia" un valore etimologico e non specialistico, sicché sarebbero poesia almeno tutte le cosiddette "arti belle", quando non altro pure.

venerdì 7 luglio 2017

"In verità...

...in verità vi dico", era solito affemare qualcuno. Ecco, verrebbe alla bocca da dire che un libro, che un dipinto ed una statua non sono, come fan mostra di credere alcuni in Isvezia ed altrove, eterni, ma solo, ad essere anche fortunati, lungamente temporanei. In verità.

Impulso.

Esso è presente nell'essere umano, non v'è dubbio alcuno, poiché è parte della sua natura animale (pure i rami della pianta si volgono in direzione della luce, e dunque "animale", come aggettivo e quale sostantivo, ha un senso più ampio rispetto a "ferino" o "bestiale": questa tendenza, insieme ad altre, può spiegare la credenza nelle Ninfe od in altri spiriti vegetali ora favorevoli ed ora sfavorevoli all'uomo); ma alcuni impulsi possono essere contenuti. Non dominati, ammansiti o cancellati, al modo in cui vorrebbero fosse possibile i congiurati ottimismi di razionalisti e volontaristi. Ma sorvegliati per poter far forza sulla briglia quando il caso - per esempio di fronte all'opposizione di un'altra volontà - quando il caso, sì.

giovedì 6 luglio 2017

Come dire...

...un certo matematico che scrive - forse troppo - per quotidiani pare esser fermo non (come rimprovera a Monaldo e dunque a Giacomo Leopardi) a Ptolomeo, ma all'idea che "poesia" e "scritto in metro" si identifichino: non ha evidentemente letto Roman Jakobson, o la lettura non ha scosso abbastanza le sue assiomatiche certezze. E'fermo al più famoso dei Castelvetro, che pure non era solo un pedante.

mercoledì 5 luglio 2017

Sarebbe...

...perché no, funzionale ad una pacificazione dei conflitti umani ammettere una solitaria verità. Il problema principale della razza umana è però che già ampie sezioni del mondo riconoscono in linea di principio e nelle dichiarazioni politiche l'esistenza, sotto una varietà di nomi, di lingue e di riti, di manifestazioni scritturali (Il / i sacro / i libro / i) di un'unica sostanziale verità: addirittura dichiarano con imprudenza una "fratellanza"; ma poi disputano - quando va bene - accaloratamente, ferocemente su quelli che persistono a definire con ipocrisia "dettagli che non sradicano la fondamentale unità". E' proprio l'unica (ma diversamente per ciascuno unica) Verità che spinge le ideologie per ciò stesso contrapposte a volerla imporre agli altri. Allora è meglio la "sopportazione indifferente", seppur sarebbe preferibile prendere e dare, scambiare, donare ed integrare senza costrizioni - perché alle volte alcuni intendono una cessione come donazione, ma tale donazione risulterebbe obbligata, il che potrebbe mettere il suo statuto in dubbio -. E un'altra cosa: faccio pirandellianamente presente, poiché si accenna al giuoco della vita, che almeno in francese antico "jeu" era la rappresentazione teatrale (Le jeu de Robin et Marion, di Adam de la Halle); che anche oggi in inglese uno dei significati del sostantivo "play" è 'testo drammatico' - tragedia o commedia -. Che l'ipocrita greco è lo 'attore'. Dunque giocando(come sanno i bambini), s'inscena, si recita: e si è ipocriti. Ed anche: quando non distinguiamo più il giuoco dal lavoro, traiamo da ciò la giustificazione per consustanziare giuoco e / in lavoro, o l'obbligo ad essere felici ed applicarci in un lavoro che non ci piaccia, che a noi è vincolo, Vergine di Norimberga, perchè è giuoco? Prescindendo momentaneamente dal dettaglio che ciascuno trova gradevoli certi giochi ed altri invece, se con libertà parlare gli fosse possibile, disprezzerebbe (il che non necessariamente significa, circa i lavori, umiliazione nel generale delle attività manuali ed innalzamento al cielo degli esercizi non meccanici, posto che Ippia di Elide si applicò alle prime come ai secondi).

martedì 4 luglio 2017

Quando...

...nell'ottavo capitolo di Mimesis Auerbach domanda a sé stesso come Dante porta ad essere rappresentata la esperienza immobile del legame di Cavalcante e Farinata colla mobilità presente del fenomeno terreno, si può credere sottintenda la domanda aristotelica e conseguente risposta dell'Etica Nicomachea circa il rapporto degli antenati colle fortune e sfortune dei propri discendenti (I, 11), che Dante conosceva. Quello è uno degli elementi con cui il Poeta si confronta nella Commedia.

lunedì 3 luglio 2017

Menzogna?

Per definire la "menzogna" in un libro di letteratura (inteso il termine in senso ristretto), usiamo le credenze dell'epoca in cui visse l'autore, dell'autore stesso - che non necessariamente coincidono integralmente con quelle "dell'epoca sua" - o ciò che è vivo e ciò che è morto per noi (ed anche qui: il socialmente approvato, o ciò in cui fida il singolo?)? L'elideismo s'è formato il principio di metodo per cui bisogna, in uno studio storico, cercare di giudicare un'opera per quanto possibile considerando gli strumenti del suo tempo, benché sia impossibile escludere del tutto quelli del nostro.

sabato 1 luglio 2017

Non è quasi mai...

...una buona idea attestare le proprie truppe in una conca, cioè in una posizione sovrastata da alture, dalle quali il nemico potrebbe colpirti avvantaggiandosi della posizione superiore. Ci sono varie possibilità di ridurre il rischio, e solo una in cui, con molta attenzione, tale posizionamento può essere la premessa di una vittoria: 1) la posizione inferiore orograficamente è "coperta" da una netta superiorità aerea; 2) l'artiglieria a disposizione è numerosa, potente, ben rifornita e correttamente dislocata, in modo da spazzare vette e crinali; 3) anche le alture sono validamente tenute da guarnigioni; 4) l'apparente posizione di debolezza è in realtà un agguato. Lo svantaggio può essere supplito in modo naturale od artificiale pure da condizioni le quali costringano il nemico dal punto di vista generale in vantaggio a far uso di una direzione d'attacco obbligata, a poter attaccare solo dall'interno della conca e - meglio ancora - da ostacoli naturali ed artificiali ulteriori che riducano la sua capacità di manovra e possano fare da luoghi di attestamento difensivo (corsi d'acqua, dossi etc.). Che le conche siano pericolose è dimostrato dallo svolgimento dello scontro di Senafé, in cui bastò una batteria di cannoni perché gli italiani riuscissero, piazzandola su di una altura e bombardando l'accampamento nemico, a mettere a mal partito gli etiopi. Quanto al rifiuto di combattere opposto da parte degli etiopi alla "offerta" italiana vicino ad Adua il 24 Febbraio 1896, si veda il principio semplice esposto in Strategia I.