lunedì 31 luglio 2017

L'estensione...

... delle costrizioni subìte dalla "nostra parte" ad una o ad altre è un aumento dei nostri diritti, per singoli o collettivi che siano intesi? Affermare che il rapporto sessuale è un diritto di entrambe le parti in un rapporto umano di coppia (?) significa forse obbligare tramite sentenza legale ciascuna di esse ad espletare l'atto seguendo una tabella di scadenze fisse anche contro volontà onde non trovarsi ad avere comminata una pena? Non sarebbe ciò riproporre il vecchio schema di dominio maschilista del dovere coniugale, meccanizzando legislativamente un atto che almeno in una forma di pensiero moderna quale si ritiene quella dell'Occidente dovrebbe essere volontario, frutto di un desiderio reciproco, libero? Eventualmente anche al di fuori dei rapporti formalizzati? Potrebbe certo essere un colpo mortale alla prostituzione ed al suo mercato - se è un "diritto inalienabile" avere rapporti sessuali, la pratica di essi non si avrebbe da pagare: tuttavia è vero che si trasferisce un corrispettivo in beni per accedere all'acqua ed al cibo - ma idealmente potrebbe essere persino la via d'accesso all'abolizione del reato di stupro: le cronache italiche qualche anno fa riportarono la difesa di un avvocato circa un proprio assistito perseguito per stupro, il quale appunto sostenne che l'atto compiuto era stato portato a termine perché non aveva altro modo per dare sfogo al proprio "diritto inalienabile" al rapporto sessuale. Il quale dunque può essere eseguito anche contro la volontà di chi è scelto a tal fine, si dovrebbe concludere. L'idea, evidentemente insensata per certi orientamenti, dell'elideista, è che nelle relazioni un diritto può essere esercitato con l'altro / con gli altri quando tutte le parti sono d'accordo. Tanto più in un certo tipo di relazioni, dalla maggioranza occidentale quantomeno viste come a due, che oggi non sono più invariabilmente "eterne".

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