giovedì 27 luglio 2017

Lo "ius soli"...

...statunitense, quella gran cosa democratica che mai guardò né guarda alle spalle dell'Enea sbarcato - ma nell'ombra del presente insieme al dolore del passato scruta lo stesso Enea di Allan Tate: Aeneas at Washington 32 - 3, se comprendo bene il sottinteso -. Salvo che tempo fa "missionari" si aggiravano per i quartieri umili delle città della Grande Nazione (e, come già scritto, l'elideista non crede alla nazione, ma solo alla nozione instabile di Stato), ricolmi di italiani sbarcati chi alquanto tempo prima chi più recentemente dall'isola: "missionari" ora cattolici irlandesi passati per altri eventi non molto migliori anni prima, i quali volevano liberare la mente degli immigrati della Penisola dalle superstizioni che si scatenavano nei percorsi delle processioni ed in quant'altro, insegnandogli le vere pratiche della santa religione; ora protestanti, spinti a donare la luce dell'autentico cristianesimo, quello che non condanna con doppiezza il denaro o più latamente la ricchezza per poi nascondere e l'uno e l'altra nei cofanetti, sotto il cuscino, le assi dal pavimento e, più vicino a noi, società di comodo registrate a nome di teste di legno, chè esso invece lo ritiene misura, un poco "ugariticamente", segno e misura esteriore della protezione divina, della sua approvazione: due ipocrisie che cercano ormai, non potendo altro che la correttezza politica, solo di persuadersi. Il democratico jus soli che poi di certo imprigionò pregiudizialmente nippoamericani durante la Seconda Guerra Mondiale; dove ancora notano sicuramente la tua carnagione olivastra segno della loro idea di "latino"; ed altro. Diciamo che in linea di principio è un modello, se si vuole la cittadinanza - volontà che andrebbe sottoposta a verifica approfondita caso per caso, senza partire scontando il desiderio come presupposto -. Diciamo pure che nei fatti il modello è ancora perfettibile, senza mai poter divenire perfetto.

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