mercoledì 5 luglio 2017

Sarebbe...

...perché no, funzionale ad una pacificazione dei conflitti umani ammettere una solitaria verità. Il problema principale della razza umana è però che già ampie sezioni del mondo riconoscono in linea di principio e nelle dichiarazioni politiche l'esistenza, sotto una varietà di nomi, di lingue e di riti, di manifestazioni scritturali (Il / i sacro / i libro / i) di un'unica sostanziale verità: addirittura si spingono a dichiarare con imp[r]udenza una "fratellanza"; ma poi disputano - quando va bene - accaloratamente, ferocemente su quelli che persistono a definire con ipocrisia "dettagli che non sradicano la fondamentale unità". E' proprio l'unica (ma diversamente per ciascuno unica) Verità che spinge le ideologie per ciò stesso contrapposte a volerla imporre agli altri. Allora è meglio la "sopportazione indifferente", seppur sarebbe preferibile prendere e dare, scambiare, donare ed integrare senza costrizioni - perché alle volte alcuni intendono una cessione come donazione, ma tale donazione risulterebbe obbligata, il che potrebbe mettere il suo statuto in dubbio -. E un'altra cosa: faccio pirandellianamente presente, poiché si accenna al giuoco della vita, che almeno in francese antico "jeu" era la rappresentazione teatrale (Le jeu de Robin et Marion, di Adam de la Halle); che anche oggi in inglese uno dei significati del sostantivo "play" è 'testo drammatico' - tragedia o commedia -. Che l'ipocrita greco è lo 'attore'. Dunque giocando (come sanno i bambini), s'inscena, si recita: e si è ipocriti. Ed anche: quando non distinguiamo più il giuoco dal lavoro, traiamo da ciò la giustificazione per consustanziare giuoco e / in lavoro, o l'obbligo ad essere felici ed applicarci in un lavoro che non ci piaccia, che a noi è vincolo, Vergine di Norimberga, perché è giuoco? Prescindendo momentaneamente dal dettaglio che ciascuno trova gradevoli certi giochi ed altri invece, se con libertà parlare gli fosse possibile, disprezzerebbe (il che non necessariamente significa, circa i lavori, umiliazione nel generale delle attività manuali ed innalzamento al cielo degli esercizi non meccanici, posto che Ippia di Elide si applicò alle prime come ai secondi).

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