giovedì 31 agosto 2017

Riscatto.

Per chi non creda in una vita ultraterrena, se è vero che la morte è la fine di ogni pena, è vero altrettanto che essa fissa un invalicabile termine ad ogni festa, gioia, felicità eventuale.

mercoledì 30 agosto 2017

Il sostantivo...

...femminile corrispondente a "dio" è "dea": almeno in quelle lingue umane in cui si ha una distinzione di genere concernente l'àmbito come - per dire - il latino e l'italiano. Greco thea, francese déesse, inglese goddess, tedesco göttin. "Dio madre" è maschilismo involontario (?). La "genialità" del Dio neutro presentato dallo Pseudo - Dionigi alla considerazione dei primi secoli cristiani è che quello si "collochi" addirittura oltre l'essere, dettaglio dimenticato che fa superare anche il problema dell'identità sessuale divina, problema che è posto con forza quando un monoteismo si delinea nella sua opposizione non troppo approfondita all'assediante politeismo insediato nei popoli circonvicini e dispiegante nella sua varietà due poli i quali caratterizzano l'umanità, e dunque patente sua proiezione animista negli elementi superiori e inferiori. Deum nominativo neutro?

martedì 29 agosto 2017

A volte.

Càpita di dare per facilmente interpretabile, noto a chiunque, ciò che per alcuni è un mistero impenetrabile.

lunedì 28 agosto 2017

Siamo ancora.

"In piccolo", ancòra siamo fermi al giovane Pasolini. Su carta, questa volta, seppure è vero che oggidì non si reagisce pubblicamente indignati a talune scene di Petrolio solo perché il friulano usò certi accorgimenti e perché il cadavere è forse bastevolmente freddo da essere risparmiato.

domenica 27 agosto 2017

Homerusne?

Se leggiamo l'esordio del quindicesimo capitolo del primo libro delle Annotationum libri duo di Francesco Robortello, ci viene il sospetto che Erasmo da Rotterdam fosse considerato un alter Homerus. Qui: "Erasmus vir doctissimus, si illius opera legas, ita alicubi videbitur dormitasset". A chi abbia un minimo di cultura sorge alla mente: aliquando dormitat Homerus, citazione parziale del buon Orazio (Ars poetica 359), che l'udinese conosceva talmente bene da esagerare forse la coincidenza delle venosine idee sulla poetica con quelle di Aristotele. In conclusione però, se ne ricava anche come Erasmo potesse sembrare un nuovo Omero, a modo suo.

sabato 26 agosto 2017

Chi, di nuovo, dice...

...che un testo non monotematico, a cavallo delle discipline, non sia filosofico? Un'altra ossessione contemporanea, quella contro la quale esprime dissenso specialmente l'elideismo, è la segregazione reciproca delle materie, la loro parcellizzazione. L'arbor scientiae contemporaneo è un albero ramificato che tende sempre più a dividersi in rami via via maggiormente piccoli; ma è un albero in cui i rami vorrebbero essere tutti staccati totalmente gli uni dagli altri e dal tronco, eppure rimanere un albero dai rami sospesi in aria. Fortunatamente lo scopo ad oggi non è stato raggiunto e possiamo fondatamente sperare che, por suerte, non dovremmo mai vedere attinto un simile scopo, seppure una multidisciplinarietà autentica, in cui non sia "uomo rinascimentale" un pianista che non suona solamente il pianoforte ma anche un altro strumento e scrive di musica, rimane qualcosa cui tendere senza mai compierla.

venerdì 25 agosto 2017

De modis conscribendis historiis et de officis scriptorum rerum gestarum.

A dimostrazione che le teorie sulle varie parti della cultura non erano nel Cinquecento italiano tutte identiche, o vogliamo dire una sola colla o chiusa, possiamo osservare che, se Giorgio Vasari nel proemio alla seconda parte delle Vite nella edizione del 1550 si indica come buon storico perché nella sua opera giùdica della maggiore o minore riuscita delle opere degli artisti dei quali stende la biografia (pag. 207 del primo volume Einaudi 1991: "ma vedendo che gli scrittori delle istorie, quegli che per comune consenso hanno nome di avere scritto con miglior giudizio, non solo non si sono contentati di narrare semplicemente i casi seguìti, ma con ogni diligenza e con maggior curiosità che hanno potuto, sono iti investigando i modi et i mezzi e le vie che hanno usati i valenti uomini nel maneggiare l'imprese, e sonsi ingegnati di toccare gli errori, et appresso i bei colpi e ripari e partiti prudentemente qualche volta presi ne' governi delle faccende..."), altri a lui contemporanei ritengono lo storico il quale giudica le azioni che narra sia meno che sufficiente nello svolgere il proprio compito. Basti per esempio pensare al parere decisamente negativo che Sperone Speroni distende su Francesco Guicciardini storico proprio perché esprime una valutazione degli accadimenti da lui esposti negli scritti specifici.

mercoledì 23 agosto 2017

E' pure vero...

...che per una certa visione delle cose, la distinzione fra "civile" e "militare" è di comodo, dato che ogni civile è stato o sarà per un periodo militare e, rimanendo anche sotto le armi cittadino dello stato che per quel periodo gli fa indossare la divisa e che per una serie più o meno lunga di anni lo considererà richiamabile ai ranghi di combattimento, ogni edificio e strumento militare è in ultima istanza civile, in quanto utilizzato da un cittadino allo scopo in primo luogo di proteggere da una aggressione in armi organizzata su vasta scala altri cittadini. Dunque, per esempio, ecco un punto dove la diffusa equivalenza dei nostri giorni residente = cittadino entrerebbe assai in crisi, dato che non tutti i residenti dello stato in età atta a portare le armi sarebbero in caso di guerra richiamabili da quello stato stesso (casi nella Prima e Seconda guerra mondiale di residenti in uno stato imprigionati dalle autorità del luogo in quanto cittadini dello stato nemico).

martedì 22 agosto 2017

Autofagia.

Una potenza geopolitica senza almeno due nemici che consideri credibili deve cercare di inventarne. Perlomeno medi sono necessari a getto continuo perché possa mantenere la propria forza, perché gli individui suoi strumenti possano concentrarsi su di un ostacolo esterno da abbattere, proiettare la potenza compressa al di fuori dei confini. Una potenza senza nemici esterni su cui sfogare la propria forza finirà per lacerare sé stessa (Pharsalia I). Roma dopo la fase delle guerre civili si espanse marginalmente ancora per qualche tempo (Pannonia, Dacia, Britannia); tuttavia, il principale movente d'espansione territoriale di uno stato nell'antichità era l'agricoltura: dunque, non essendo la "Germania" particolarmente appetibile secondo le tecniche di coltivazione dell'epoca, la disfatta di Teutoburgo fu il pretesto "ottimo" al fine di rendere più d'una speranza quella che avrebbe voluto poter limitare l'intervento imperiale nei confronti di quell'insieme poco chiaro di popolazioni all'uso dell'oro e di qualche guerra di "alleggerimento" colla quale raggiungere il fine di stabilizzare l'Occidente. In Oriente dopo il I secolo a. Cr. la politica precedente di riduzione (?) di alcuni stati di dimensioni più o meno piccole a satelliti che potessero collaborare nella difesa dei confini divenne impossibile verso la Partia perché i romani avevano "perso l'occasione" fra l'inizio del III sec. e di quello successivo di arrivare al confronto prima che essa avesse relativamente consolidato il dominio su di un territorio significativamente esteso; fu dunque altrettanto impossibile una operazione del genere coi Sasanidi in un tempo in cui l'arida distesa per cui s'aggiravano barbari in pelliccia s'era già trasformata in un problema militare consistente: era conseguentemente improponibile distruggere la potenza persiana nell'intento di intimorire i Germani. Perciò Roma si chiuse in sé stessa del tutto a partire dal II secolo d. Cr.. Fu così che si diede di nuovo all'autofagia, con tutte le conseguenze successive. Oggi, lo sforzo postbellico compiuto da uno stato federale in massima parte per procura e volto a rimanere esso l'unica potenza militare di livello mondiale è giunto ufficialmente a compiersi: il processo di creazione di nuovi nemici che in un modo o nell'altro è riuscito a portare avanti negli ultimi trent'anni scarsi è probabilmente destinato a continuare formando nuovi Daci ogni tanto, altrimenti esso rischierebbe di dover divorare i propri alleati, e quindi sé stesso. Questo però è probabile che significhi, soprattutto con certe guide, la necessità per gli alleati di rassegnarsi fino al calare di quella esuberanza relativa, a far la parte di un utile Erode e di un proficuo re della Commagene agli occhi dell'egemone.

lunedì 21 agosto 2017

Alla domanda:

"But how wide and how deep should we search? How many levels of analysis are sufficient?" la risposta è una serie di domande: "Quanta è la fatica che sei disposto a fare? Fin quando sei disposto a non dare, prima di tutto a te stesso, una risposta anche solo temporaneamente conclusiva?" Di fronte al fenomeno non c'è risposta esaustiva: solo, per quanto ampia, parziale.

venerdì 11 agosto 2017

Pausa.

Che dicesi in italiano anche posa. Ma tralasciamo la tentazione di un discorso sulla presenza nelle lingue di cultismi e volgarismi, e qui si segnali che s'avrà un ritorno fra nove giorni in ragione di inacessibilità di vario tipo. La pausa, diciamolo, esprimerebbe in termini temporali un'assenza. Per quanto secondo certe teorie tempo non si dia, ma solo una sua misura per convenzione.

giovedì 10 agosto 2017

Distinzioni.

In società "arcaiche" spesso "diritto" e "religione", se non si identificano del tutto, sono molto vicini e comunicano, hanno scambi. Osserva Julien Ries in un trattato sul sacro che in Grecia religione e legge erano entrambe definite sinteticamente - cioè dando una unica posizione - dal termine nomos. Bisogna tuttavia osservare che, mentre la linea teorica di Alessandro Magno rende qualsiasi uomo cosmopolita, cancellando la distinzione tra greci e barbari ancora saldamente fondata nel suo maestro Aristotele, la civiltà ellenistica vive il conflitto fra le due concezioni. Si aggiungerà che l'equiparazione fra barbari e greci nel pensiero del Magno era favorita dall'unificazione delle due separate categorie in quella di suddito del monarca, sicché potremmo vedere certe resistenze culturali sotto questo profilo di città o leghe greche come il persistere della distinzione fra cittadinanza e sudditanza (la cittadinanza è uno stato legale che si configura come il possesso da parte di un individuo di determinati diritti di vario tipo; la residenza nel territorio di una città / lega, anche da libero, non significa automaticamente cittadinanza - si veda il meteco -.

mercoledì 9 agosto 2017

Se etimologicamente...

... Self / Selbst sta ad indicare 'ciò che è interiormente' (denkt an eine Verbindung des Pronominalstamms ie. *se- (s. ↗sich) mit dem in Pronominalbildungen auftretenden l-Formans (vgl. lat. tālis ‘so beschaffen, solcher’, quālis ‘wie beschaffen, von welcher Art’), die um das Suffix ie. -bho- ‘von der Art des Grundworts seiend, dessen Qualität habend’: Digitales Woerterbuch der deutschen Sprache), ha senso come leggo, usare "self" come sinonimo di 'person'? Solo se si assegna a "person" il valore di "individuo", che è oggi effettivamente il più diffuso. Ma l'elideista, risalendo al valore precedente di "persona", ossia 'maschera', vede quasi una contraddizione nel sovrapporre completamente la maschera ed il 'vero nòcciolo dell'interiorità del singolo', come legge nel testo di uno studioso italiano che scrive in inglese. Il "Vero Io" - wahres Ich - è quello, composito e perennemente mutevole, che sta sotto la maschera e tramite essa risuona amplificato oltre, adeguandosi anche inconsciamente all'interlocutore (perché la persona è principalmente sociale, benché neppure il soggetto si conosca completamente).

martedì 8 agosto 2017

Non è chiaro...

...perché, se in questo mondo del lavoro contemporaneo una laureata in pedagogia col massimo dei voti deve saper adeguarsi al lavoro di impiegata, una "industria aeronautica ad alta tecnologia" non deve sapersi adattare a fare il "mero produttore di componenti ed assemblatore" per conto di altri. Due pesi e due misure, per cui non si può fare a certe persone giuridiche ciò che si impone per darwinismo economico e sociale praticamente a tutte le persone fisiche ed a molte delle stesse giuridiche nel "mondo del lavoro", ossia accettare il disponibile e conformarsi ad un ruolo inferiore essendo troppo debole per assumere il ruolo di lupo alfa? Avete voluto queste regole? "Giocate" anche voi usandole come obbligate gli altri a fare, pretendendo che essi non si lamentino.

lunedì 7 agosto 2017

Iniziative...

...nello stile "petrolio contro cibo", sanzioni indiscriminate contro uno Stato di cui si vuole abbattere il sistema di potere interno, generalmente non servono a nulla. L'unico risultato ottenuto con operazioni del genere è solitamente l'aumento della mortalità tra i "sudditi", poiché in regimi di un certo tipo, che siano di "destra" oppure di "sinistra", i quadri superiori nonché quell'esercito e quella polizia su cui si basa il loro potere, non soffrono mai la fame. L'Iraq di vent'anni fa non era, e la Corea del Nord di oggi non è, la Francia del 1789, dunque una rivolta "popolare" che abbatta il regime era improbabile in Medio Oriente allora e lo è oggi nell'Estremo. Colpire senza alcuna precisione è assolutamente inutile: o si trova il modo di sradicare il potere del capo, di disseccare la sua forza individuale e quella di gruppo della minoranza che lo sostiene, sicché non possa mantenere il controllo, in modo perciò che venga essoindebolito così che sia attaccabile dall'interno con successo; oppure non si otterrà nulla, a parte la nascita di un mercato nero per le risorse formalmente non smerciabili.

venerdì 4 agosto 2017

Sulla storia.

Se è giusto tradurre historìa (greco) e història (latino) colla parola italiana 'ricerca'; e se ha ragione Francesco Robortello allorché afferma che è dovere dello storico spiegare tutto - e nel De historica facultate, e nel De romanorum nominibus -, quando rimprovera a Livio di non farlo spesso, limitandosi a riferire un paio di nomi ("Livius saepe duo tantum profert nomina, neque caret reprehensione, quia historici est omnia explicare"): allora al ricercatore, che per il suo nome stesso è storico, non è colpa da imputare il diffondersi assai in particolari.

giovedì 3 agosto 2017

Parità.

Oggi va di moda l'uguaglianza delle opportunità, della possibilità d'uso: che garantisce le posizioni acquisite. Se non completamente, almeno dalla contestazione della loro difesa con (quasi) ogni mezzo. Dunque, una società conservatrice.

mercoledì 2 agosto 2017

La scienza...

...ci dice un teologo, non può arrivare a spiegare l'umano in tutta la sua complessità. Ora, a parte la questione sòlita di una antonomasìa divenuta tutto, per cui le scienze esatte sono divenute scienze tout court - Scienze - mentre sono solo una sezione; accantonando il fatto che, dunque, come pure il teologo ammetterà, anche la teologia (razionale) è una scienza; in conclusione, deducendo da quanto sopra, neppure la teologia cattolica, (protestante, ortodossa, copta etc. etc. etc.) è in grado di svolgere l'intrico dell'umano in tutta la sua complessità, ma solo di dare risposte parziali ed a tesi, assiomatiche: le quali, allorché arrivano alla soglie dell'oltre - ragione (per così dire) rimandano al Libro, che è l'unico dissolvimento dei culti rivelati. Su quella base, di nuovo antonomasticamente - ed abusivamente - sono contrapposte Parola e parole, colla minuscola. Il medesimo errore scava sotto lo scritto che qui si considera, secondo cui, quando un testo si aggira torno torno a male, colpa, e redenzione (verba che, per il pregiudizio cui l'elideista si oppone, hassi la tendenza a scrivere coll'iniziale maiuscola) sta trattando un tema religioso, dove per "religione" si intende proprio un sistema concreto, a manifestazione materiale, il cui Logos è teocentrico e la struttura è teocratica - nel senso che configura anche solo al proprio interno vincoli di potere che si autogiustificano rimandando ad un dio -. Ma le "religioni", tanto più oggi, non sono solo teocentriche, né dicotomicamente un'adorazione di Mammona contrapposta al disinteresse; e quindi un discorso sui valori non è necessariamente di scientia divina. Come al solito, riduttività.

martedì 1 agosto 2017

Sono...

...sempre esistite le "religioni ateistiche". Come più o meno già scrissi, ogni venerazione di una professione come via per risolvere ogni problema, se non come azione, quale modello di pensiero atto a conseguirne la soluzione, è piuttosto diffusa fra i praticanti di ciascuna di esse. La Filosofia, la Matematica, la Filologia, la Chimica etc. vengono proposte come panacea metodologica per l'umanità, strada reale verso la pace cosmica, al modo degli altari - autels - eretti alla dea Ragione poco più di due secoli fa. Infatti, le maiuscole non sono sopra involontarie.