venerdì 29 settembre 2017

Quand'anche...

...Socrate non sia stato un parmenideo, di certo i debiti di Platone - e cioè del per noi principale suo discepolo - verso l'approccio metafisico dell'eleate alla filosofia sono forti, fondamentali, tanto che "Aristotele" sentì la necessità di far scendere il suo maestro dal cielo, sebbene quest'ultimo avesse già in parte "corretto" Parmenide. E comunque ognuno è per qualche sezione "maestro a sé medesimo", almeno nella composizione degli apporti in un'altra più o meno (tuttavia mai per niente) nuova dottrina. Non unicamente Socrate.

giovedì 28 settembre 2017

Premessa.

Sempre tenere a mente il greco tema della "bella bugia", leggendo l'Odissea. Di seguito: Ulisse è un eroe in quanto discendente da un dio. Ancor dopo ed in connessione a quanto precede: la morte di tutti i compagni d'Odisseo, limitandosi in massima parte nella discussione alla macchina del poema, avviene: a) poiché puniti in grazia della loro empietà, per cominciare; b) a causa della istintiva intemperanza di cui sono macchiati; c) ad indicare la forza del Caso, del Destino (come vi piace): o piuttosto dell'ira e della protezione divina. In un'ottica postmoderna Ulisse tradisce la moglie; ma persino tradisce le sue amanti e protettrici, "astenendosi" solamente da Arete e da Nausicaa: rispetto per l'ospite maschio / marito greco ed i suoi privilegi sulle in modo compiuto "esclusivamente" umane sue donne. Circe e Calipso sono "libere" dee - la tanto discussa ambasceria di Ermes araldo di Zeus alla seconda -. Insisto: cercare il più possibile di valutare il paganesimo, le sue opere superstiti, con un metro interno ad esso, e non con quello del successivo (suggestivo?) postromantico monoteismo attuale. Il substrato culturale della civiltà di estrazione mediterranea nella sua presente forma religiosa influenza anche il giudizio di un ateo "razionalista", che avrebbe da vigilare prima di tutti su sé stesso. Si veda D'attorno alla "pia ipocrisia" di Enea e sua Addizione.

mercoledì 27 settembre 2017

martedì 26 settembre 2017

Genesi...

...e "cristiano"? Il fatto che i cristiani, senza chiedere il permesso a nessuno, si siano accapparrati l'Antico Testamento ebraico come parte dei propri libri sacri, non vuol dire, nonostante poi abbiano visto partigianamente in quegli scritti continue figure di persone ed eventi del Nuovo Testamento, che la Genesi è cristiana e la colomba è cristiana. Una piccola annotazione dopo la lettura di Enmerkar ed il signore di Haratta.

lunedì 25 settembre 2017

L'elideista...

...rispetta gli edifici religiosi nella loro qualità di monumenti, ovvero scrigni stratificati d'opere d'arte figurativa e scritta: non vincola il loro utilizzo esclusivamente all'espletamento della loro funzione originaria bensì, quando risultino nella pratica pressoché disertati, stimola il loro riuso ad uno scopo e modo degno. Non sostiene campagne a favore della proliferazione di spazi destinati al culto confessionale entro gli ambienti di strutture pubbliche e laiche dirizzate ad altro scopo, ma moderatamente vede con favore l'erezione ex novo di sale di preghiera etc. su terreni pubblici sgombri compatibilmente con le esigenze di verde pubblico cittadino necessario all'equilibrio ecologico, intendendo non proibire la manifestazione libera delle fedi particolari. E' manifesto che l'elideista non promuove ed anzi non violentemente impedisce campagne propagandanti l'idea dell'abbattimento di monumenti, ed ancor più - se più sia possibile reputare - atti di tal genere, come di persecuzioni su base confessionale o forzate conversioni.

venerdì 22 settembre 2017

Dunque è qui lo snodo.

Penelope Gouk, Music, science, and natural magic in seventeenth - century England, pagina 3: "Our goal is to provide models of the past that are of ever - increasing complexity, but without loss of clarity". Descrivere il passato con una sempre crescente complessità, ma senza perdere chiarezza. Ciò si ottiene utilizzando modelli, i quali però sono modi, non la resa della complessità stessa. Dunque il "rispecchiamento" si ottiene accrescendo la complessità resa dal testo, e tuttavia mai ottenendo di rendere tutta la complessità. Si badi appunto a "rispecchiamento" in relazione al tema elideista dell'imperfezione dell'immagine allo specchio e - ovviamente - ad un certo ungherese. Il fine disperato dell'elideismo è che il fenomeno rispecchiato sia il meno possibile ridotto anche nella descrizione.

giovedì 21 settembre 2017

La battaglia.

Quella battaglia antipopulista condotta un giorno in "terza pagina" da un quotidiano citando dotti scritti sul doppio corpo del re, mentre il giorno dopo in un anticipo in prima d'un articolo di cronaca si scrive di persona pressoché sconosciuta al cronista ma assurta a notorietà settimanale accennandovi col solo nome di battesimo, ossia attingendo al popolaresco. Ora, nella cultura "classicista" - si veda per la definizione anche temporale L'originalità della variazione - il popolaresco è un divertimento mimetico rivolto alle classi superiori, di cui molto spesso pure chi scriva fa parte a vario titolo; ad oggi il popolaresco è un'esca gettata al "pubblico indistinto" per indurre in esso un processo di identificazione del lettore collo scrittore che è falso almeno in chi ne fa uso consciamente quando scrive, benché sia impossibile controllare in modo conscio l'intero processo di elaborazione: in quanto tale, lo stile popolaresco utilizzato "per vendere" il quotidiano è in fin dei conti anch'esso populismo.

mercoledì 20 settembre 2017

Il problema di fondo.

Quello che gli altri monoteismi riconosciuti tali hanno con l'ebraismo, è che la cultura cui "per invidia" hanno rubato un dio il quale come tutti gli altri era etnico, come erano tutti gli altri, era etnico, cioè concepito come rivolto alla venerazione esclusiva da parte di quel popolo, è ancora viva con il popolo stesso. Poi bisognerebbe vedere in quale altro popolo tale dio fosse nato.

martedì 19 settembre 2017

Sulla dialettica moderna VI.

Non sentivamo la mancanza della sdrucita e bisunta variazione su "Dio, Patria, e famiglia", affatto. Iniziando dal motivo seguendo il quale il secondo termine potrebbe essere considerato un modo per ridire il terzo. Poi perché di solito, dalla presa di potere da parte di quello che ricicla la semplice frase, la Patria ci perde, e solo una famiglia vede giovamento. E se fossimo estremisti cristiani, citeremmo - più o meno -: "Non nominare il nome di Dio per i tuoi interessi", dove "i tuoi interessi" sarebbe sinonimo lungo di 'invano'. Né l'individuo al di sopra dello Stato, né lo Stato al di sopra dell'individuo, bensì alla pari, anche se esiste individuo senza Stato, mentre non si dà Stato senza individuo?

domenica 17 settembre 2017

L'uso...

...del tempo futuro indicativo è perlopiù l'espressione di una certezza basata infondatamente sulla insistenza prossima individuale nel mondo e sulla ripetizione in tempo successivo all'attuale degli eventi passati.

sabato 16 settembre 2017

Il nuovo...

..."barocco" del postromanticismo che vorrebbe esibire originalità assoluta - il sentiero senz'orma - è l'uso continuo del superlativo, della parola che dovrebbe rendere ancor più unica la vita del singolo umano (è la connessione memoriale degli eventi simili ricondotti forzatamente ad identità, che cancella il carattere singolo di ciascuno), massimamente emozionante. Solo che ti accorgi come nella nebulosa della prassi comunicativa perenne queste esperienze superlative, tutte assolute, vengano stritolate e, se poste sotto osservazione attentamente tramite le categorie riassuntive del postromantico stesso, cancellate dall'essere o dal voler mostrarsi la suprema: inarrivabile la nascita, sublime il primo giorno di scuola, incomparabile il primo amore, celestiale il matrimonio, la sommità del gaudio il primo giorno di lavoro, insuperabile la proclamazione della laurea; incommensurabile la felicità che si prova al solo rievocare la data in cui s'è divenuti genitori. Dovessimo credere che le continue iperboli siano la stigma del putrescente barocco sul puro animo umano, e che esse finiscano per generare insensibilità di fronte anche solo ai suoi "naturali" moti oltre che alla tempesta di attributi magnificanti anche non troppo vari i quali come stelle luciferine ci colpiscono, dovremmo trarre quale giudizio sulla nostra età? A)Che non c'è dubbio: il postromanticismo odierno è un'epoca neobarocca. B)Siamo ormai anestetizzati, ancor più che sul versante artistico (estetica ristretta), su quello della sensazione mera (estetica generale). Ma fortunatamente l'elideismo non ritiene il barocco, né il figlio suo rococò, la Ipostasi del Male: richiede soltanto che il tempo da noi respirato voglia ammettere che non ciò cui dà visibilità mai fu provato prima: anzi...

venerdì 15 settembre 2017

giovedì 14 settembre 2017

Cittadini, non cittadini.

La maggior parte dei primi cristiani non era affatto composta da cittadini: romani, per di più; erano bensì sudditi dell'impero, fatto che garantiva loro alcune tutele. Solo dopo che erano trascorsi circa due secoli dalla comparsa del cristianesimo, ed appena cent'anni prima dell'Editto di Costantino, editto di tolleranza e non di erezione della religione cristiana a dovere (officium), tutti i sudditi liberi dell'impero romano divengono contemporaneamente cittadini romani, e non cives latini, adtributi, peregrini... E dunque, anche allora, non tutti i sudditi, ma solo coloro che godono di stato libero. Non tutti i cristiani perciò, anche dopo la decisione decretata da Caracalla, venivano annumerati tra i cittadini. La questione venne - esteriormente - semplificata in sèguito, ora a favore della sudditanza, ora dello stato di cittadino. Sussiste pure in stati democratici, quantomeno nella teoria, diversità tra cittadinanza e residenza in uno stato.

mercoledì 13 settembre 2017

Di nuovo sul dramma moderno.

In un estratto di un articolo francese sul rakugo (落= raku e 語= go) si afferma che il finale del racconto (l'ochi: 落, dove l'identità del carattere rispetto al primo della parola precedente in contemporanea alla diversità di lettura dello stesso non è casuale) deve essere comico, far ridere anche se il corpo principale del racconto dovesse aver mosso i sentimenti - pur se non è scritto - degli uditori. Ossia, viene confermato il restringimento del valore del termine "drammatico" a 'tragico' o 'spaventoso', intervenuto: ma, originariamente significando "drammatico" 'rappresentato in scena', 'agito in palco da attori', anche la commedia fu - e dovrebbe poter esser ancora considerata - un'opera drammatica, benché non seria. Accostando il rakugo ad uno dei modi delle opere omeriche secondo i critici letterari cinquecenteschi italiani aristotelistici, il genere ricadrebbe in quella pratica del personaggio Ulisse nei libri VIII - XII dell'Odissea, il quale, nel raccontare ad Alcinoo ed Arete gli eventi che ha subito, "assume i panni ora di un personaggio, ora dell'altro", inscenando per quanto possibile da fermo l'agire di ciascuno. Quasi come nel rakugo, dove aiutano l'efficacia della rappresentazione la polivalenza del tenugui e del ventaglio. D'altra parte, gli stessi critici ritengono l'Odissea abbia alcune parti comiche, che sia "più comica" dell'Iliade, allo stesso modo in cui alcune tragedie euripidee scioglientisi in un lieto fine all'interno di questa impostazione "rischiano" di essere ritenute quasi comiche (Robortello). Il problema viene "risolto" da Giraldi Cinzio quando propone che la tragedia possa essere ritenuta tale in tutti quei casi nei quali includa alcune parti "terribili" nel corpo, e non obbligatoriamente nello scioglimento.

martedì 12 settembre 2017

Tecnicamente parlando...

...chi si dichiara "comunista" mentre accetta di operare politicamente in una assemblea multipartitica, può essere definito in due modi: 1) un comunista che sta organizzando la rivoluzione con cui rovescerà il regime esprimente quell'assemblea; 2) un non comunista.

lunedì 11 settembre 2017

Titolo chiama titolo.

Ed il più possibile "famoso". Come quello di una manifestazione letteraria che evoca l'iscrizione di un testo di Cesare Pavese per variazione. E' difficile che nella fronte levigata di un libro (soltanto, visto sopra?) abbiamo a indicare rimandi ad un passo smarrito nella pagina 34 di un'opera ché, come si sa, i cavalieri che sfilano non all'inizio od in coda alla rassegna quale precede la giostra, son quelli che più facilmente vengono dimenticati.

domenica 10 settembre 2017

Infatti.

Alternare "da programma" scuola e lavoro significa che lo stato rifornisce le imprese di manodopera da una parte "poco efficiente", ma dall'altra comunque a costo zero e perciò giovevole a riguardo degli utili conferibili a riserva o distribuibili agli azionisti. Ah, il sole dell'avvenire neocapitalista!

sabato 9 settembre 2017

Il termine...

..."iberoromanzo" qualifica nella disciplina detta filologia romanza quel gruppo di lingue simili ma non uguali che hanno avuto quale madre la lingua latina e come centro di diffusione la penisola iberica: esso comprende sotto di sé lo spagnolo - localmente chiamato "castigliano" -; il portoghese; ed il catalano. Ora, quando una cultura non statalmente indipendente può appoggiarsi ad una lingua ancora salda sotto varii profili, e particolarmente su di un ampio gruppo con una prevalente concentrazione territoriale i cui membri si reciprocamente intelligono nel conversare quotidiano, certo riconoscimenti da parte del governo centrale ne facilitano la sopravvivenza ancor più di una tolleranza informale; ma comunque cinquecento anni sono come il tempo necessario per dire di norma: "Uno".

venerdì 8 settembre 2017

Riuscire...

...a separare la lotta contro le diseguaglianze sociali quale compito dai parlamenti democratici attraverso la promulgazione delle leggi, ed il rapporto di quelli con i cittadini, unico fondamento della legittimità degli organi: un esempio lampante di pensiero autoreferenziale ormai insinuatosi in larghi settori di quella che dovrebbe teoricamente essere una comunità.

giovedì 7 settembre 2017

La regola...

...è socialmente facilitante: troppo facilitante, quando si trasforma in Verità precedente all'universo e ferma oltre la sua scomparsa.

mercoledì 6 settembre 2017

Preconcetti culturali.

Diverso, per alcuni, da "tradizione". Preconcetto culturale è per esempio quello in base al quale un cristiano occidentale di cultura media può commettere l'errore di affermare che la Bibbia sia il più antico libro del mondo: asserzione, allo specchio di una cultura anche solo nozionistica più ampia, chiaramente falsa.

lunedì 4 settembre 2017

Appropriazione indebita.

"Storia del cristianesimo fuori dall'Europa" - "Außereuropäische Christentumsgeschichte" - è un titolo pressoché insensato: il cristianesimo è nato fuori dell'Europa (Ierusalem, per fare un nome); si è esteso precocemente in Asia (Efeso, Atti degli apostoli; le lettere paoline); Sant'Agostino e tanti altri dottrinalmente importanti per il cristianesimo furono Afri. Per quanto poi la studiosa possa all'interno del libro precisare doviziosamente tutti cotesti particolari, il titolo è sviante, poiché pare assumere l'Europa come originaria per il cristianesimo. Già Girolamo Muzio, se non erro nelle Mentite ochiniane, intese la sede romana come la prima sede del cristianesimo pressoché nel senso di una falsa precedenza temporale, mentre la precocità del cristianesimo romano non corrispondeva comunque affatto ad una nascita di esso in Italia.

domenica 3 settembre 2017

L'oppresso...

...ha in prevalenza un comportamento pacifico, finché è tale, verso il suo oppressore e pure nei confronti di altri. Liberato del tutto, si apre l'orizzonte dell'incertezza, dalla linea invero etologicamente vaga anch'essa, con una inclinazione maggioritaria a sciogliere la violenza, poiché la vendetta è un istinto naturale. Dunque, dopo che sarà stato colpito il padrone, verranno travolti coloro che "avrebbero dovuto" essere dalla parte del soggiogato ed invece, collaborando colla forza trascorsa, non lo sono stati. Esempi: guerra sociale e guerra servile, entrambi svoltesi nel I secolo a. C. in italia; persecuzioni cristiane contro i pagani nel IV d. C.; casi d'altro genere(??) perfino assai recenti.

Non è difficile...

...avere un'idea - direbbe qualcuno - piuttosto [abbastanza] precisa di come sia Dio poiché, allo stesso modo di altri concetti, le fonti della cultura umana certamente non sono manchevoli circa definizioni degli dei. Ed ogni idea espressa è sbagliata. In rapporto alla descrizione di Dio / di un dio maggioritaria in una determinata (?) cultura - sfumano i confini di essa nello spazio e nel tempo -, tutte le altre sono sbagliate. D'altronde la stessa analogia "cristiana" di Dio col padre, riferita alla recentissima idea euroamericana di quest'ultimo, è chiaramente sbagliata rispetto all'immagine di padre rilevabile culturalmente, nel comportamento abituale (etica) quale fu duemila anni fa; ma anche sessant'anni prima dei nostri giorni nei paesi latini e pure in altri. Il padre persino più che severo è presente anche oggi al di fuori del nostro moderno piccolo mondo.

sabato 2 settembre 2017

Del conformismo...

...l'elogio han letto i miei occhi, espresso da una penna in pubblicazione guardante al progresso: ossia quello di un "delicato racconto" cinematografico narrante il finale della parabola verso l'omologazione di chi fu nello splendore di un mezzodì della vita incarnazione stessa di Lilith.

venerdì 1 settembre 2017

Memoria.

Europa era asiatica, ma non libanese. Principessa fenicia oggetto di rapimento da parte di un dio - toro, costui dalla costa della Fenicia la portò alle rive di Creta - tauromachia, ovvero una tradizione... - i violacei flutti del Mediterraneo col petto fendendo, magari un poco ebbro, posto secondo i greci il colore del pelago poteva anche ricordare quello del vino. Europa era semita; ma non era perciò araba, se non nella misura in cui gli arabi son semiti "secondi" sovrapposti ai primi. Europa era asiatica e semita; ma mussulmana o maronita, quel no, anche se avrebbe potuto portare un velo già all'epoca. Era insomma costei fenicia, e la Fenicia corrisponde nei libri di storia grosso modo allo stato attuale dal nome Libano, nome esteso dai monti alla piana che sta ai loro piedi. Allo stesso modo, Alessandro III Argeade detto poi il Grande fu re di Macedonia e tuttavia non fu slavo, come i macedoni non furono considerati greci dagli Elleni finché Filippo II e suo figlio non li garbatamente costrinsero a dichiararli - più o meno, a mezza bocca - tali. E stiamo parlando di gente che metteva generalmente Grecia in ogni luogo che gli riuscisse, più o meno. E tutti i luoghi sono ponti culturali; ma i ponti non sono rimasti sempre identici, bensì le assi sono di legni diversi, le corde sono di età differenti. Insomma, è compresibile la spinta naturale alla "Convenientia assimilati cum suo assimilabili", e l'anacronismo è uno strumento retorico che non accresce soltanto l'efficacia del testo letterario e semplifica la sua composizione: ma non esageriamo.