venerdì 1 settembre 2017

Memoria.

Europa era asiatica, ma non libanese. Principessa fenicia oggetto di rapimento da parte di un dio - toro, costui dalla costa della Fenicia la portò alle rive di Creta - tauromachia, ovvero una tradizione... - i violacei flutti del Mediterraneo col petto fendendo, magari un poco ebbro, posto secondo i greci il colore del pelago poteva anche ricordare quello del vino. Europa era semita; ma non era perciò araba, se non nella misura in cui gli arabi son semiti "secondi" sovrapposti ai primi. Europa era asiatica e semita; ma mussulmana o maronita, quel no, anche se avrebbe potuto portare un velo già all'epoca. Era insomma costei fenicia, e la Fenicia corrisponde nei libri di storia grosso modo allo stato attuale dal nome Libano, nome esteso dai monti alla piana che sta ai loro piedi. Allo stesso modo, Alessandro III Argeade detto poi il Grande fu re di Macedonia e tuttavia non fu slavo, come i macedoni non furono considerati greci dagli Elleni finché Filippo II e suo figlio non li garbatamente costrinsero a dichiararli - più o meno, a mezza bocca - tali. E stiamo parlando di gente che metteva generalmente Grecia in ogni luogo che gli riuscisse, più o meno. E tutti i luoghi sono ponti culturali; ma i ponti non sono rimasti sempre identici, bensì le assi sono di legni diversi, le corde sono di età differenti. Insomma, è comprensibile la spinta naturale alla "Convenientia assimilati cum suo assimilabili", e l'anacronismo è uno strumento retorico che non accresce soltanto l'efficacia del testo letterario e semplifica la sua composizione: ma non esageriamo.

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