martedì 7 novembre 2017

La parola...

..."extracomunitario" non è in sé una discriminazione culturale: in primo luogo dato che l'ortodossia cristiana russa è di derivazione greca, e se la Russia è fuori della Comunità Economica Europea, la Grecia appunto ortodossa anch'essa vi è dentro, e perciò si ha un primo "ponte" fra la precitata comunità - che non è l'Europa, pur se si canta d'esserlo - ed un gigantesco stato che, non si nega, è euro / asiatico; continuando in secundis circa la Russia e non solo, di nuovo la parola "extracomuntitario" non è una discriminazione culturale, poiché nella Comunità Economica Europea vi sono paesi di lingua prevalentemente slava, e di brodo culturale ancor più marcatamente tale, dunque affini in un aspetto non secondario (cui si unisce in molti casi quello già accennato sopra) alla Bielorussia, all'Ucraina ed alla Russia stessa: secondo ponte, linguistico. La parola oggetto di discussione indica soltanto la non appartenenza ad uno spazio economico comune - e, più teoricamente che altro, poiché è in aggiunta diviso al proprio interno per esempio nella separazione delle monete e nella suddivisa emissione dei titoli di debito, senza contare tutto il resto -, che ancor più in linea teorica fa mostra di voler divenire in futuro uno stato unico ed intanto cerca di accaparrarsi, ripetendo un'operazione culturale altrui, un nome che non è solo suo ma, (per fare un esempio provocatorio e tuttavia non sbagliato) della Gran Bretagna e - meno provocatoriamente; anzi - pure della "Ultima Thule" Islanda. E' la coperta e seminconscia operazione mentale delle "classi politiche" dei paesi fondatori che tende ad identificare scorrettamente il nucleo germanico - latino dell'organizzazione e la parola "Europa", ormai convertitasi in una sovrapposizione comune, a far pensare ai gazzettieri che l'uso di "extracomunitario" sia (persino) razzialmente discriminatorio: anche perché, essendo il termine, in usu vulgi, applicato non a tutti coloro i quali provengono dal di fuori dei confini "politici" (la "Comunità" non ha confini politici: li hanno gli Stati singoli) della Comunità Economica Europea, ma a quelli che vengono da oltre il supposto limite del continente - in particolar modo africani, poi asiatici, quindi sudamericani (chissà perché mai statunitensi: ops, scusate: "americani") -, un'altra mal motivata abitudine inganna certi "buoni uomini". Extracomunitario tende a divenire l'europeo effettivamente non cittadino di un paese appartenente alla "Comunità" per bassa politica quando commette un reato, non essendo in precedenza semplicemente distinguibile "al portatore" come altri. Inoltre, come già affermato, le parole sono innocenti, ed è generalmente il modo in cui sono pronunziate a stabilire se siano un insulto o meno.

Nessun commento:

Posta un commento