giovedì 30 novembre 2017

L'occasione.

La grande occasione perduta del comunismo (scientifico) mondiale è stata probabilmente Weimar. Insediato in un grande stato industriale, benché prostrato dalle spese per i danni di guerra, esso avrebbe avuto a disposizione il sistema produttivo perfetto (predominio del settore secondario, con stretta dipendenza da esso di un primario in via di riduzione e di un terziario in fasce; grosse masse di salariati vessati e di espulsi dalle falangi produttive) per mettere davvero alla prova il proprio modello. La "Germania" era comunque uno dei principali centri delle relazioni commerciali europee insieme a Francia e Gran Bretagna - il che potrebbe ricordare la Triarchia di Moses Hess - difficile da isolare e che invece avrebbe potuto aggredire via merci gli stati capitalisti orientando una parte dei propri opifici al guadagno del predominio nei loro mercati circa i beni maggiormente appetibili (negli anni '20 - '30 del XX secolo già l'automobile ed in parte la radio; successivamente la televisione ed altri prodotti). Da lì il "contagio" si sarebbe potuto trasmettere, nonostante la presenza di un marxismo nazionalista in Austria, al resto del continente - meglio se, prima di tutti, agli altri stati europei citati sopra - creando, allora sì, una "massa critica" economico / industriale che la Russia non possedeva e che non avrebbero in futuro avuto neppure la Cina e Cuba. La dittatura di destra in Austria (Dollfuss, von Schuschnigg, Seyss-Inquart) che poi sarebbe approdata abbastanza controvoglia all'Anschluss (la Marca Orientale, pur parlando tedesco, era ancora aggrappata alla recentemente perduta "lunga grandezza" dell'Austria - Ungheria di contro all'inatteso rinovellamento del cesarismo tedesco unitario malamente - sebbene non abbastanza per un mancato futuro successo nella conquista del potere - naufragato nel giro di poco più di otto lustri a causa della Prima guerra mondiale: rammarichi per essersi "fatti trascinare" in un'avventura bellica di dimensioni insopportabili solo per quantomeno controbilanciare ad Est le perdite territoriali subite in Italia, per quanto poi il "tradimento" abbia in seguito teoricamente offerto il pretesto perfetto per ripristinare i "propri diritti"?) era assai probabilmente una reazione all'instabilità boreale, come i regimi fascisti dell'Europa orientale una misura contro la minaccia "imperiale" sovietica (già è stato qui scritto che non paiono "coincidenze" la guerra sovietico / finlandese del 1939 - 40 e la spartizione della Polonia colla Germania nazionalsocialista, bensì due momenti di un tentativo di restaurare i confini della Russia zarista prima di dedicarsi alla "diffusione del marxismo - leninismo nel mondo": una continuità geopolitica tra due costituzioni differenti). Se l'interpretazione elideista della teoria marxiana circa il comunismo, e quindi del sistema produttivo nel quale era "storicisticamente" destinato a concretizzare la propria vittoria il proletariato fino alla penultima fase collettivista, è corretta, rivoluzioni comuniste in paesi prevalentemente agricoli erano destinate, prescindendo da altri elementi, a far fallire il "comunismo reale", perché premature.

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