domenica 31 dicembre 2017

Ancora stupore (Anatolia ed Albione)?

La sorpresa, si nota a leggere con appena un poco d'attenzione, è almeno in parte artefatta (retorica, direbbero alcuni). Pur non essendo necessario che lo sia, una volta esclusa l'eventualità bisognerebbe però credere di conseguenza non che chi ne fa mostra fosse totalmente incapace di considerare i futuri possibili in anticipo, ma qualcosa di più profondamente vuoto. Lo scenario è questo: uno stato isolàno, lasciata una organizzazione internazionale nel suo più profondo ed intangibile nocciolo economica ed in difficoltà nelle acrobazie diplomatiche delle trattative non soltanto per non perdere tutti i vantaggi, ma per limitare l'entità delle perdite, appoggia platealmente il dissenso di una parte dei paesi membri della supposta unione abbandonata circa temi che si dimostrano in modo crescente nient'affatto secondari anche per il tema principe dell'accordo generale. Solo uno stupido o (si spera) finto tale non sospetterebbe nell'atto una reazione geopolitica, un gambetto, per fare analogie scacchistiche, nel tentativo di: a) trovare un appoggio per sé in cambio del proprio; b) tentare la via del divide et impera per riequilibrare se non capovolgere i rapporti di forza. ...un patto di cooperazione militare di uno stato fuoruscito con paesi dissidenti potrebbe pur essere una perfetta "manovra di copertura", particolarmente se tutti i soggetti coinvolti fanno già parte di un più ampio trattato per la difesa comune...

sabato 30 dicembre 2017

Il doppio passaporto...

...di certo per un cittadino di uno stato dell'Unione Europea, non ha alcun senso. Non sul piano "interno" perché, rifacendoci per esempio all'Italia, onde circolare all'interno della "comunità" basta la carta d'identità; non su quello esterno, perché è sufficiente il passaporto del paese di prima cittadinanza: a meno che la provenienza della persona da un certo stato non impedisca di entrare in un altro, ed il secondo non serva ad aggirare il divieto.

venerdì 29 dicembre 2017

In Sicilia...

...dice un "sant'uomo", sono passati (Sicani, Siculi ed Elimi, Fenici) Greci (e Punici) Romani (Vandali, Goti e Romani di madrelingua greca in massima parte), Arabi, Normanni, Svevi, Francesi, catalan - aragonesi - la capitale del Regno d'Aragona fu Barcellona - Spagnoli, brevemente Austriaci e Sabaudi, Borboni. Quasi tutti invasori nient'affatto ben visti da chi li aveva preceduti.

martedì 26 dicembre 2017

Non bastava...

...di certo, negli anni '30 del XIX secolo p. C. n., l'insurrezione a fare di una "mera espressione geografica" uno stato; od ancor più una nazione. Ma il buon conte Terenzio Mamiani della Rovere vedrebbe ancor oggi come non basti neppure la cultura organizzata appositamente come strumento, a formarla. Avrebbe certo dovuto comprenderlo anch'esso, se solo avesse pensato che erano alcuni secoli che scrittori in verso ed in prosa nati nella penisola italica celebravano l'Italia come una, e come nonostante ciò essa fosse testardamente rimasta divisa. Oggi, il Regno delle Spagne ripete ossessivamente che la Spagna è una: eppure la Catalogna reclama l'indipendenza, a più di cinquecento anni dal matrimonio dinastico e dalla scomparsa dello stato granadino. Certo, una pianificazione culturale è utile, ma a lungo termine: serve dunque, senza possibilità di compiere salti, anche il tempo. V'è poi federalismo e federalismo: la discussione che si ha in The Federalist non solo su "che tipo di stato", ma anche su "che tipo di federalismo", indica che si tratta[va] di un problema: viene là scartato un federalismo "tra sovrani" che sembra in effetti presentare delle difficoltà, sebbene la soluzione statunitense non sia fattualmente l'unica ad aver mostrato capacità di durata, come già indicato anni fa negli interventi comparsi qui proprio sul tema del federalismo.

domenica 24 dicembre 2017

Dunque...

...ormai si corregge l'uso di "protestanti" in 'coloro i quali / quelli che protestano', perché anche in questo caso il particolare participio presente, che varrebbe in senso generale 'gli esseri umani che protestano' presi singolarmente od in gruppo, è stato esclusivizzato / burocraticizzato per la definizione: 'relativo a una delle confessioni religiose [cristiane] che costituiscono il protestantesimo'; 'che, chi professa il protestantesimo'. Ma questa esclusiva si può rompere, ché nulla impedisce al singolo di usare la forma nel suo precedente modo non burocratico.

sabato 23 dicembre 2017

Daniel Heinsius...

...Oratio VII, pagina 170 edizione 1512: "primo lapides cum patre, tandem homines cum philosophis formare incoepit". Nella lingua greca antica "scultore" si rendeva anche - perdonate la mancanza dei caratteri - andriantopoios; e dunque l'ornato della frase appare spontaneo.

venerdì 22 dicembre 2017

giovedì 21 dicembre 2017

Diciamo che...

...Thomas Stanley non si sbilancia tanto da sostenere che Senofonte riferisce nelle sue opere la vera dottrina di Socrate ed invece Platone quella falsa: afferma più cautamente che Senofonte fu "il primo cui venne affidato l'incarico di mettere per iscritto le dispute del suo maestro Socrate", e che lo fece "con molta fedeltà, senza inserire arbitrariamente digressioni, come fece Platone" (The history of philosophy..., pag. 107).

mercoledì 20 dicembre 2017

Se, come...

...pare ad alcuni, il volere divino è la sustanziazione di uno degli opposti attraverso il confronto dei quali il più delle volte l'umano determina i propri concetti, si potrà in ultima analisi avere una opposizione od una contraddizione fra volere umano e volere divino?

martedì 19 dicembre 2017

E dunque (scippo culturale III)...

...il Fascio operaio di Andrea Costa ed Alceste Luigi Faggioli (nonché Giuseppe Garibaldi) era un'associazione di sinistra fondata nel 1871, ossia più di quarant'anni prima del partito fascista, che aderì, prima in Italia, all'Internazionale. Ricordo incidentalmente che Giuseppe Garibaldi morì nel 1882. Fu un passo fondamentale verso la creazione del PSI. I Fasci siciliani dei lavoratori, cui diede vita il procuratore legale Giuseppe De Felice Giuffrida nel 1891, erano anch'essi un movimento di sinistra. Un "dotto intervento" da quotidiano vorrebbe spiegarci che il fascismo è solo di destra. La documentazione, come si vede da quanto sopra, è più che chiaramente incompleta. Per mezzo di quanto scritto si indica il modo in cui una parte politica teoricamente storicista ma ormai ristretta ad usare i sensi più recenti delle parole può colpevolmente avallare, per mancanza di studio storico, uno scippo culturale, quello mussoliniano, posto che per i nomi citati sopra bisogna considerare il richiamo alla cultura agricola ed antico romana (citazione da vocabolario: "Fascio 1: 'un fascio di erba, di spighe'. - Connaissez - vous "falce e martello"? -; 8a: 'fascio littorio'; 8b: 'organizzazione politico - sindacale operaia o contadina, specialmente a carattere rivoluzionario: fascio operaio'. Dizionario italiano dell'uso II, 1049, Utet).

lunedì 18 dicembre 2017

Il conflitto intestino...

...non sanabile dell'arte postromantica ristrettamente intesa (lo quale potrebbe essere uno dei motivi per cui ha avuto così fortuna in italiano ed altre lingue la distinzione fra il valore più oggi diffuso del sostantivo che apre questo intervento e la parola "mestiere") è quello fra il teorico possesso che il poeta ha della sua opera, e la pratica costrizione allo stile unico - piano, chiaro: in italiano "distinto" fa guerra fino ad un certa epoca però a Cartesio - ed al solo significato: un'anarchia incatenata. La libertà di tale arte è reale solo nell'esteta.

domenica 17 dicembre 2017

sabato 16 dicembre 2017

Se discendente...

...dei coloni terei, non si può ancor oggi definire il cirenaico o cireneo Aristippo barbaro solo perché non nato nella penisola greca o nelle città costiere dell'Asia minore.

venerdì 15 dicembre 2017

In una "maligna"

...autocritica, il "fondatore dell'elideismo" potrebbe dirsi che in fondo, là dove egli radica la sorgente della morale nei costumi del popolo, e vede i primi testi di Fisica ed Etica nei poeti in versi, si potrebbe pensare che anch'egli sia in fondo un romantico. Chiamato al banco, risponderebbe che, come ha ammesso di essere in qualche modo un socratista senza però essere un evangelista socratico; come dunque confessò il proprio postsocratismo parziale, così egli concederebbe di essere un postromantico, allo stesso modo in cui fu un postromantico Friedrich Nietzsche.

giovedì 14 dicembre 2017

Lo "stile"...

...non è solo parole, la questione non si riduce alla loro scelta. Coinvolge, per iniziare, la loro disposizione, a livello micro e macrostrutturale. Investe la discrezione e contemporaneamente la varietà, dato che i motti non hanno un solo luogo ma, anche limitandosi ad una rassegna "scolastica" delle tradizioni, plurimi. La difficoltà è riuscire a variare gli stili, magari cercando appositamente gli stridori, senza farsi dominare da una tradizione, che il testo si possa dividere troppo facilmente in blocchi, senza farsi schiacciare da una rigida teoria del costume etc. etc. etc. Difficile...

mercoledì 13 dicembre 2017

Come un bibliotecario...

...può offrire il fianco ad un facile attacco ed ad una definizione di arretratezza e snobismo? Per esempio affermando che, dei fondi disponibili per acquisti, una certa quota è destinata agli e - book, e niente ai libri. Anche un bambino si darebbe ad un riso sardonico appena prima di replicare strumentalmente - ovvio - che anche gli e - book sono libri, almeno in rapporto alle consuetudini odierne.

martedì 12 dicembre 2017

Oggi...

...quando, almeno formalmente, una serie di stati si regge con un sistema democratico, il principio del silenzio - assenso è preso come assodato. Non discutiamo dei vari ostacoli che, in regimi formalmente democratici, possono impedire l'espressione libera del dissenso, come per esempio il sistema ancien regime del cahier de doleance rivisto e corretto, per cui chi abbia rimostranze da fare su aspetti della gestione della cosa pubblica, di competenza ed incidenza locale, di organi amministrativi periferici, è perfettamente libero di redarre un documento in cui esibisce con le dovute circonlocuzioni le proprie rimostranze, destinato spesso a lungamente riposare in un cassetto, per esempio. Ammettiamo pure che l'Italia postunitaria retta dal "paterno" governo sabaudo fosse negli anni '70 del secolo XIX uno stato illuminista dove, ricevuto l'apparato burocratico l'avviso di un problema da parte di qualsiasi "minimo" cittadino, esso reagisse per risolverlo, compatibilmente colle procedure costruite per accertamenti necessari a verificare la sua insistenza e disposizione delle risorse a conseguire il fine successiva, con prontezza, e dunque che le lentezze non inficiassero il principio per cui, potendo il cittadino di cui sopra esporre liberamente i problemi che lo affliggevano, il suo silenzio ovvero il mancato inoltro di una rimostranza significasse l'assenza di difficoltà e dunque l'accordo della volontà del singolo coll'operato dello Stato. Tuttavia, ciò è applicabile, se ci stringiamo per esempio al caso italiano, alla storia del regno d'Italia terzo fino al 1926 ad esser ottimisti; in linea teorica al Regno di Sardegna dopo l'entrata in vigore dello Statuto Albertino: che il silenzio conseguente ad un atto dello Stato significasse, nel 1858 in Lombardo - Veneto o nel Regno delle Due Sicilie, ma anche nello Stato della Chiesa, libero assenso dei presi singolarmente ed in gruppo sudditi di uno di quegli Stati, come sembrò supporre un giovane herbartiano pochi anni dopo la liberazione del Veneto dagli austriaci ed in tempi ancora più prossimi all'evento di Porta Pia e quanto ne seguì, nonché più di quarant'anni prima che Trieste, Trento, e Bolzano entrassero a far parte del Regno...beh, mette forse in dubbio l'universalità effettiva del principio secondo cui silenzio equivale ad assenso.

lunedì 11 dicembre 2017

Una possibile difesa...

..."socialista e marxista" dell'interventismo italiano avrebbe potuto essere che abbattere gli Imperi Centrali sarebbe stato un modo per liberare i lavoratori dall'oppressione aristocratico - borghese che stava alla guida di tali mostri storici.

domenica 10 dicembre 2017

Ma la regola...

...interna ed "universale" cui il singolo si adeguerebbe volontariamente a prescindere da condizionamenti esterni, è infine l'interiorizzazione subconscia - non del tutto inconscia - di abitudini contratte da varie fonti d'esempio quando non da precetti esplicitamente ricevuti: famiglia, scuola, relazioni amicali...questo insieme di costumi implica ammissioni e censure che non sono al tutto identiche in ogni cultura umana, anzi. In fondo, a Kant si potrebbe dire che il cielo stesso muta, pure se i più non se ne accorgono. E' dunque che quale sia la parte migliore dell'uomo, e soprattutto quali atti particolari vi corrispondano nello scorrere del fenomeno, non è così semplice, posto che questa cultura trova lodevole un atto che un'altra considera degno del più profondo spregio.

sabato 9 dicembre 2017

Stiamo assistendo...

...per tramite di un concetto d'inoffensività, di "innocenza della cultura" ad una progressiva - e, per l'elideista, giusta - lunga risacralizzazione del paganesimo antico, ossia all'espandersi della considerazione che le religioni pagane sono state nel loro contesto sacre e vere allo stesso modo in cui, per coloro che attualmente le professano, sono tali le loro religioni. Così, gli a noi contemporanei politeismi.

venerdì 8 dicembre 2017

La continua...

...negazione diegetica del libero arbitrio non può forse venir vista come il lato "in sottrazione" di un discutere circa esso? Perché, in una civiltà occidentale come quella odierna altamente propensa ad unificare ogni manifestazione, si dovrebbe sostenere che se ne parli soltanto quando si abbia una successione temporale nella quale sia chiaramente esposto in positivo? Trattare della privazione dei diritti non è comunque presentare il nodo di quali essi siano, nel quadro ragionativo delineato sopra? Esibire il servo arbitrio sotto forma di problema da risolvere non è domandarsi - o chiedere ad altri - quando questo sia libero?

giovedì 7 dicembre 2017

Leggendo...

...un'intervista, ci si imbatte in un esordio secondo il quale scrivere sarebbe l'unico sistema efficace contro la morte, pure se gli uomini, non solo per l'intervistato, avrebbero tentato altre strategie come la preghiera, i farmaci, la magia o l'immobilità. Mettiamo momentaneamente da parte la questione della scrittura e tutti i connessi (se si pensa al campo verbale antico greco inerente al pittore ed al dipingere, già in àmbito occidentale il tema si pone in modo diverso rispetto a quello più "volgare"); scartiamo la polemica elideista coll'Hegel della filosofia della storia sulla mancanza di una "vera" religione africana (nera, leggendo accuratamente il testo: ma si sa, la riduzione ad uno ha nell'uomo di Stoccarda il proprio monumento più grande), sostituita dalla magia, la quale sancirebbe la posizione dominante dell'essere umano nel cosmo in un pensiero primitivo - si potrebbe con un ossimoro dire un "pensiero bestiale", ed implicazioni - dato che l'elaborazione non è conclusa, e giochiamo allo "illuminista" circa le parole evidenziate nel testo sopra: l'intervistato distingue fra "preghiera" (scil. "religione") e "magia"; però molti illuministi valutavano le pratiche religiose niente altro che magia camuffata: dunque, rimarrebbero solamente tre termini - per molti, "definizioni", o "concetti", bastevoli a possedere quelle tre parti del mondo -. L'estensore di questo scritto ha personalmente raccolto la testimonianza orale di un fedele di religione monoteista che affermò alcuni pochi anni fa la lettura di brani del testo sacro avere effetti magici, che tale atto curi le malattie. Si noterà che la formula magica in latino si disse pure carmen, allo stesso modo della preghiera. Sull'almeno duplice ed opposto significato della parola farmaco in greco antico qui si è già scritto.

mercoledì 6 dicembre 2017

Tacciare (Provincialismo VIII)...

...di provincialismo culturale su organi riconosciuti di stampa oggi gli Stati Uniti d'America, quando basta che là qualcuno respiri e subito non solamente in Europa ma anche altrove si dà fiato alle trombe celebrative della "invenzione 'americana' di questo fenomeno innovativo mai attestato ab antiquo: il respiro", ha un che di vertiginosamente ridicolo. Comunque pare che qualcuno in questo mondo contemporaneo sia ancora capace della distinzione fra la più ampia dottrina del liberalismo politico occidentale ed il più ristretto Vangelo del liberismo economico.

martedì 5 dicembre 2017

Ma la domanda è:

"Perché dovremmo interessarci principalmente o solo di letturatura afrostatunitense (afroamericana è tutta quella letteratura composta da africani neri - vedremo sotto delle precisazioni ulteriori - con cittadinanza di uno Stato che si trova nel continente americano, dal Canada al Cile ed all'Argentina) e non di letteratura propriamente africana? Oppure "afroeuropea" etc.? Ma prima africana. Benché ci si debba ricordare che l'attuale "spazio semantico", oltre che geografico, del termine Africa comprende anche stati la cui popolazione parla in maggioranza un idioma di ceppo linguistico semitico, e di come il restringimento del prefisso afro- ad indicare popolazioni il cui colore di pelle viene semplicisticamente definito nero sia un altro indizio di un prevalente eurocentrismo cui alcuni fra coloro che l'hanno fieramente assunto come segno "identitario" non ha fatto caso in maniera particolareggiata, posto che la restrizione ai territori subsahariani fa seguito ad un allargamento dal termine applicato dai romani alle loro province. L'estensore ricorda come su libri di testo scolastici quarant'anni fa in Italia (libri di un paese democratico, dunque, il quale aveva già assunto quella costituzione repubblicana che contrasta la distinzione su base razziale, di cui l'indizio esteriore più evidente sarebbe il differente colore della pelle: certo, per i cittadini italiani) gli stati del Maghreb etc. a prevalenza linguistica araba e confessionale di una religione riconoscente un solo dio fossero definiti "Africa bianca", istituendo - per comodità, certo - una esplicita separazione nel continente e forse una più sottintesa unificazione dell'Africa settentrionale "ovviamente" coi paesi dell'Asia occidentale; ma in un certo qual modo una senza dubbio involontaria unificazione di essa coll'Europa "chiara e monoteista" come la sopracitata parte del continente contro l'Africa meridionale (Nera e politeista? Meno religiosamente evoluta - e forse non solo religiosamente - come sostenne non per secondo e non ultimo Hegel?). Perciò, avanzata l'obiezione in base alla quale non è affatto detto che il monoteismo sia un progresso rispetto al politeismo in ambito religioso, essendo stato qui già notato che si considera un regime democratico parlamentare, repubblicano o monarchico, un avanzamento in campo politico, se lo si confronta con una monarchia assoluta, concludiamo di nuovo chiedendo: "Perché interessarci della letteratura afrostatunitense prima della letteratura africana tout court?" Non è che quest'ultima si possa ritenere - nel "cosmo" transatlantico settentrionale, poi - talmente al centro del dibattito culturale da non necessitare di un richiamo all'attenzione.

lunedì 4 dicembre 2017

Come per le parole (Scippo culturale II)...

...se degli incompetenti - certuni direbbero ignoranti o stupidi - usano una bandiera come simbolo di una ideologia con la quale essa non ha a che fare, le persone intelligenti dovrebbero spiegare che quella bandiera non è ciò che pensano quegli stupidi, liberandola da una colpa che non ha ed evitando di farla sequestrare da una (pare ancora minore) massa di illecebri.

domenica 3 dicembre 2017

Nel capitalismo...

...dei nostri giorni - che, come cerco di spiegare in uno scritto incompiuto, è solo una delle varianti del capitalismo come genere, e non Il capitalismo, pur riconoscendo la sua diversità dalle forme precedenti - è pratica certamente perigliosa per molti (azionisti in specie piccoli, dipendenti, fornitori etc.) fondere due o più società con alti debiti in singolo ente il quale tende al solo ed unico scopo di creare una massa la quale sconsigli a creditori anche grandi di chiederne il fallimento: perché a quel punto la società, prima che beni mobili ed immobili, prima che flussi di cassa effettivi, predicibili od anche unicamente sperati ed altro, è principalmente, nell'intenzione dei titolari, una "apprezzabile" e rischiosa massa cospicua di debiti difficilmente riscuotibili; con certezza non integralmente riscuotibili.

sabato 2 dicembre 2017

Gli studiosi odierni...

...non solo di letteratura, persistono nell'idea, almeno a giudicare dalle loro più frequenti dichiarazioni tramite varii mezzi, che quanto per noi oggi è poco conosciuto, lo fosse anche quando, trecento, ottocento, duemilacinquecento anni fa venne alla luce un testo scritto, superstite di un gruppo d'opere ben più ricco e diffuso ai suoi tempi, che ci fornisce un dato. Quanti dei nei tempi antichi non scarsi attidografi (storici etc. dell'Attica), per esempio, ci sono rimasti? Qual'è la dimensione del testo superstite di alcuni di questi talvolta disponibile per tramite di discorso indiretto e non con citazione esplicita il quale possiamo ricostruire attraverso i frammenti che ne sono avanzati nel poco ancora esistente della letteratura greca antica (e ciò benché, lo sappiamo, una parte cospicua della letteratura detta greca sia attica od elaborata da meteci in Attica)? Dunque un autore greco che scrive di cose a noi mal note non necessariamente descriveva elementi avvolti ai suoi tempi e per i suoi lettori nella nebbia. Si ripeta per qualsiasi letteratura, anche con riguardo ad epoche relativamente vicine.

venerdì 1 dicembre 2017

Nell'eventualità...

...che Elena avesse scelto la morte prima di seguire Paride, avrebbe dal punto di vista antico greco non solo avuto la gloria del preservamento dell'onore, ma evitato la vergogna del tradimento; invece, dopo essere giunta a Troia, forse avrebbe salvato, soppresso insieme alla vita l'onore proprio carnale, ma non schivato l'incluso nella fuga peccato del tradimento. Almeno, se non si dà retta a Gorgia che la fa nell'Encomio indifesa di fronte a forze irresistibilmente superiori.