martedì 12 dicembre 2017

Oggi...

...quando, almeno formalmente, una serie di stati si regge con un sistema democratico, il principio del silenzio - assenso è preso come assodato. Non discutiamo dei vari ostacoli che, in regimi formalmente democratici, possono impedire l'espressione libera del dissenso, come per esempio il sistema ancien regime del cahier de doleance rivisto e corretto, per cui chi abbia rimostranze da fare su aspetti della gestione della cosa pubblica, di competenza ed incidenza locale, di organi amministrativi periferici, è perfettamente libero di redarre un documento in cui esibisce con le dovute circonlocuzioni le proprie rimostranze, destinato spesso a lungamente riposare in un cassetto, per esempio. Ammettiamo pure che l'Italia postunitaria retta dal "paterno" governo sabaudo fosse negli anni '70 del secolo XIX uno stato illuminista dove, ricevuto l'apparato burocratico l'avviso di un problema da parte di qualsiasi "minimo" cittadino, esso reagisse per risolverlo, compatibilmente colle procedure costruite per accertamenti necessari a verificare la sua insistenza e disposizione delle risorse a conseguire il fine successiva, con prontezza, e dunque che le lentezze non inficiassero il principio per cui, potendo il cittadino di cui sopra esporre liberamente i problemi che lo affliggevano, il suo silenzio ovvero il mancato inoltro di una rimostranza significasse l'assenza di difficoltà e dunque l'accordo della volontà del singolo coll'operato dello Stato. Tuttavia, ciò è applicabile, se ci stringiamo per esempio al caso italiano, alla storia del regno d'Italia terzo fino al 1926 ad esser ottimisti; in linea teorica al Regno di Sardegna dopo l'entrata in vigore dello Statuto Albertino: che il silenzio conseguente ad un atto dello Stato significasse, nel 1858 in Lombardo - Veneto o nel Regno delle Due Sicilie, ma anche nello Stato della Chiesa, libero assenso dei presi singolarmente ed in gruppo sudditi di uno di quegli Stati, come sembrò supporre un giovane herbartiano pochi anni dopo la liberazione del Veneto dagli austriaci ed in tempi ancora più prossimi all'evento di Porta Pia e quanto ne seguì, nonché più di quarant'anni prima che Trieste, Trento, e Bolzano entrassero a far parte del Regno...beh, mette forse in dubbio l'universalità effettiva del principio secondo cui silenzio equivale ad assenso.

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