mercoledì 31 gennaio 2018

Un certo, almeno...

...elideista non ha nulla contro la raffigurazione del lettore come "distruttore" del libro: già ha egli accennato come i libri di successo possano sopravvivere in pochi esemplari proprio perché molto letti - succede che le ginocchia di una statua di marmo siano consumate perché toccate da moltissime mani, o che i colori di un depinto risentano dell'esposizione continua al fiato ed al calore corporeo delle masse di visitatori. Insiste egli nel suo opporsi all'identificazione fra lettore, consumatore e compratore.

martedì 30 gennaio 2018

E' proprio...

...la fine della modernità (modernus: 'recente', ossia 'fresco', attuale) della impostazione (quasi) corrente per la cultura, quando arriva il momento nel quale ti rimane sotto gli occhi uno scritto affermante la tesi secondo cui il Romanticismo sarebbe "conservatore": niente più tempesta, né stravolgimento di un regime ormai vecchio; niente più inarrestabile impeto verso la giovinezza. E' la fine. Certo, come il "neopaganesimo" occidentale d'oggi porta sul proprio dorso il pesante fardello del cristianesimo, così quell'insieme di atteggiamenti che sembra abbia fatto seguito alla rivoluzione di pensiero alemannica porta con sé ingombranti macerie dell'immediato trascorso.

lunedì 29 gennaio 2018

Migliorare:

"Una ragazza che voleva fare della sua vita una città - caotica, contraddittoria, difforme - e di una città la sua vita". Lo stacco indotto dalla parentesi : " - caotica, contraddittoria, difforme -" non ottiene abbastanza discrezione per il chiasmo, le cui due parti rimangono troppo ravvicinate, e quindi la figura resta eccessivamente prevista, meglio ancora che prevedibile.

sabato 27 gennaio 2018

In uno stato...

...odiernamente democratico, quel che importa, dovrebbe secondo alcuni essere ovvio, è in modo esclusivo la cittadinanza. Quest'ultima, condizione giuridica, non è la stessa cosa della nazionalità: anche se i due termini, nella quotidiana manipolazione delle parole, vengono spessissimo usati quali sinonimi.

venerdì 26 gennaio 2018

Nella Grecia...

...precristiana, l'ascesi è esclusivamente "religiosa"? L'ascetico di "Aristotele" non pratica (appunto) continuamente sacrifici, o fonda "sette", per esempio, ma si comporta con distacco.

giovedì 25 gennaio 2018

Un dubbio...

...dell'elideista è che i rigidi monoteismi perseguenti l'universalismo, ossia l'ottenimento dell'adesione di tutta l'umanità ad una sola fede, vedano in colui che professa altre religioni sempre e comunque un guerriero nemico: quello inerme esteriormente più odioso e meritevole di morte, perché maschera la propria insidia alle basi della vita (terrena e, soprattutto, eterna) dietro un aspetto innocuo.

mercoledì 24 gennaio 2018

Seguendo...

...un principio "aristotelico" generale di distinzione, l'uomo è anch'esso animale. Gli animali possono essere caratterizzati dalla prevalenza dell'accrescimento (senza moto: vegetali); dell'appetizione (coll'ausilio del movimento: bestie); ed infine, dal predominio della ragione (se mortali, si tratta degli uomini). Razionali ed immortali sono quegli esseri raziocinanti che son chiamati dei (uno o più, a seconda delle tradizioni). Dunque, non fa luogo a senso polemizzare con qualcuno perché tratta dell'uomo accostandolo "troppo" agli animali; semmai, dicendo che lo avvicina troppo alle bestie.

martedì 23 gennaio 2018

Sul buon relativismo.

Giacomo Devoto, Gli antichi italici, pag. 48: "La storia della parola onde discende l'aes latino è poi soprattutto istruttiva, perché mostra che la parola si adatta successivamente a cose diverse, che il concetto di 'metallo per eccellenza' passa da rame a bronzo, e da bronzo a ferro". Circa il tema del "valore intrinseco" dell'oro.

lunedì 22 gennaio 2018

Fissiamo alcuni punti.

Come dettagliare di uno specifico. Questo è quel che segue in due parti. 1) I legami fra Oriente ed Occidente, non pochi e non piccoli quantomeno, non sono "segreti". 2) Essi sono evidenti a chi solo voglia guardare, ossia: a) le religioni umane sono nate politeiste, il monoteismo è uno sviluppo seriore; il primo monoteismo esplicito della storia umana è probabilmente il culto di Aton instaurato da Akhenaton in Egitto (e si vedrà sotto altro); b) l'India è fortemente indiziata di essere il centro del mondo culturale, se si vuole trovare un fulcro: da là le lingue indoeuropee si sono spinte ad Occidente e religioni di successo come il buddismo ad Oriente. Il fatto che quest'ultima religione sia quasi scomparsa dall'India stessa è frutto di uno dei possibili sviluppi storici del successo di una invenzione; c) i primi sistemi di scrittura chiaramente identificabili come articolati sono nati in Oriente, per poi diffondersi ad Occidente: i Sumeri elaborarono la scrittura cuneiforme, gli egizi crearono i geroglifici, i cinesi diedero forma e stilizzarono gli ideogrammi. Il primo alfabeto è fenicio, e venne poi esportato ad Ovest / assunto da greci, etruschi, romani etc.; d) le prime monarchie terrene, sia cittadine che universali - il mondo ha avuto nei vari tempi culturali dimensioni diverse - od almeno quelle di cui la storiografia occidentale ancor oggi in prevalenza mostri di occuparsi prima di autocelebrarsi sono, come al punto c), state erette in Mesopotamia ed Egitto: se consideriamo riduttivamente l'Elam un ibrido perso - mesopotamico, anche l'Iran antico entra nel discorso, dunque il primo sistema politico riconosciuto si è in piena luce prima sviluppato in Oriente, di lì successivamente estendendosi ad Occidente. Come ancora dimostra l'epoca storica avanzata, in cui le monarchie ellenistiche si modellano sull'esempio perso - egizio. e) Il secondo monoteismo, quello da cui uno ulteriore dice di derivare migliorandolo; e di cui l'altro afferma di restaurare il vero volto, è in modo netto orientale, è prima di tutto una risposta polemica al resto dell'Asia (che per i greci antichi comprendeva l'Egitto); f) dopo una certa epoca, tutti e tre i monoteismi hanno come base della propria speculazione teologica la filosofia greca, perciò Oriente ed Occidente sono legati in modo ben visibile. Dunque, che qualcuno neghi i legami fra Est e Ponente è dovuto ad interessi di parte. Tuttavia, "legame" non è 'identità', bensì somiglianza nella differenza. In conclusione, non vi è affatto una incarnazione individuale che "unica e sola" sappia in un montuoso deserto una "verità nascosta" la quale gli altri non possono cogliere.

sabato 20 gennaio 2018

L'anima riformista...

...del PSI nel 1921 non sarà stata la precoce manifestazione, a neppure trent'anni dalla fondazione del partito di ispirazione marxiista (all'elideista pare non marxiana, poiché non considera i due aggettivi sinonimi) che già allora si fosse convinti dell'invincibilità del capitalismo, dell'impossibilità di un diverso modello politico - economico? Non sarà da contemplare la possibilità che la coscienza da ministeriali padrona di un certo settore del PSI si trovasse in realtà terrorizzata - chissà, forse a ragione, col "senno di poi"; ma si veda la teoria del superamento della fase di possesso collettivo dei mezzi di produzione, che non è mai giunta -) dalle manifestazioni cruente della rivoluzione russa, ben lungi dal concludersi, pur se bisognerà notare come essa dimenticasse che perlomeno una fra le "grandi" rivoluzioni borghesi (e dunque, "di buon senso"), quella cioè francese madre della moderna democrazia, avesse sguazzato nel sangue quasi facesse il bagno nello spumante? La questione è: a) il socialismo marxiano è rivoluzionario; b) il riformismo cristiano - marxista è resa all'insuperabilità del capitalismo e "castrazione" della rivoluzione: non è di certo marxiano, il che pone la questione se, in simile stato, si possa definire non comunismo (scientifico), ma socialismo, anche "solo" in senso saintsimonistico - proudhoniano etc. Il "socialismo" ottocentesco si può, come inizio, dividere in due: da una parte quello owenistico / mazziniano, il cui intento era ridurre il divario fra il capitalista ricco e l'operaio povero, la cui unica ricchezza finiva per essere la "prole". Un socialismo borghese e paternalistico che manteneva e punta a mantenere separate le funzioni fra le due "classi" conservando quanto più possibile la ciceroniana concordia ordinum; dall'altra il socialismo rivoluzionario, declinato in fourierismo, proudhonianesimo, marxismo etc., che dunque si proponeva di stravolgere il sistema, di proporre nei fatti (nella concretezza operativa) una alter - nativa strumentazione politica ed economica rispetto a quella del capitalismo ormai prevalentemente, o comunque in misura sempre crescente, industriale. Una serie prolungata di cauti correttivi al modello produttivo, alla distribuzione della ricchezza, ed al sistema istituzionale vigente nonché unico possibile non è procedimento di azione politica riconducibile ad alcun socialismo franco / russo / teutonico (di sinistra) del XIX secolo. Il mazzinianesimo, repubblicano, uscì infatti dall'Internazionale assai precocemente. Un tale svolgere quale quello appena sopra cennato corrisponde bensì all'idea di "politica" della Sinistra Storica borghese. Infatti oggi più che di schieramento socialista (socialdemocratico: e la socialdemocrazia è anch'essa negazione della teoria marxiana) si parla nella fase postsecondaria ormai per l'appunto quasi esclusivamente di sinistra. Senza troppa difficoltà l'elideista può comprendere che i partiti egemoni della parte degli scranni parlamentari che si trovano opposti a quelli della destra in Europa abbiano rinnegato il marxismo - leninismo per la sua manifestazione concreta pressoché sempre dittatorial - burocrat - sciovinista: ma insistere a presentarsi come eredi del (insensatamente, a rigore) fronte socialcomunista parlamentare in teoria ancor vivo nei tardi anni Sessanta del Novecento, prima che fosse plasmato l'eurocomunismo...

mercoledì 17 gennaio 2018

Perché mai...

...dovrebbe morire Carmen, se Achille ormai da anni è entrato a Troia?

Alcune volte...

...si può aver l'impressione che "l'utilità" dell'artista sia più alta post humum. Non per sé stesso, certo: ma, coll'esaltazione dell'altruismo, per tutte quelle persone che ruot(er)a(n)no attorno alla sua memoria, pro alteris.

martedì 16 gennaio 2018

Sull'eterno ed immobile.

Inanna e Freyja, a migliaia di anni e chilometri di distanza, sono entrambe dee della guerra e dell'amore: la guerra, questo esclusivo maschile. E pare che i Sumeri non fossero Semiti, né indoeuropei.

lunedì 15 gennaio 2018

Come può...

...uno stato danneggiare, prospettando un operare interno od esterno di un certo tipo, quella "credibilità internazionale" che non ha?

domenica 14 gennaio 2018

Ed il...

..."concetto dell'unità del divino" si può ben dare nella dimensione razionale; ma ciò non implica l'obbligatoria unicità della persona divina. La concezione stessa epicurea degli dei come staccati dal mondo indica la possibilità di una concordia voluntatum da parte di una pluralità di divinità che non vogliono intrigarsi del mondo. Un "pensatore" quindicenne in un suo scritto immaginava l'universo come il balocco costruito da un potente bambino ed abbandonato da lui sul pavimento della sua stanza dei giochi una volta presolo a noia; ma avrebbero potuto essere più.

sabato 13 gennaio 2018

La discrezione...

...letteraria non necessariamente cancella ciò che "eccepisce", ma allontana le une dalle altre rarità morfologiche di vario tipo, evitando in primo luogo il loro ammassamento in un solo punto del testo. Fuggire non l'uso, ma l'eccesso d'uso, riguardo a rarità nelle forme di parola, nei costrutti sintattici e quant'altro: se intendiamo abuso nel senso della sostituzione di una parola di una formula con una "equivalente", con un cosiddetto sinonimo, l'eccezione giova alla varietà.

venerdì 12 gennaio 2018

Rapporto...

...tra i parlanti lingue diverse in Alto Adige / Sudtirol. Italofoni e tedescofoni, naturalmente. Nessuno che si ricordi dei ladinofoni, è ovvio.

mercoledì 10 gennaio 2018

In un elenco...

...di genii della letteratura in inglese troviamo all'inizio banalmente Shakespeare, il crollalanza centocinquantesimo - a dir poco - attuale "scrittore più grande del mondo" (come annotato altrove, ogni cultura scritta contemporanea minimamente ramificata nei testimonii letterari ha un proprio autore più grande di tutti quelli mai comparsi sul globo terrestre): non troviamo, ovviamente, Chaucher. Una studentessa di letteratura italiana anni fa, pur dandosi che non fosse scarsamente intelligente, affermò come, essendo la lingua dantesca troppo arcaica rispetto a quella della fine del secolo vigesimo, non considerava i testi dell'Alighieri redatti in italiano. E' dunque "normale" che nella lista dei grandi scrittori in lingua inglese stesa da un italiano di oggi non sia compreso Chaucher. La sua lingua ricostruita con mezzi critici varia d'aspetto troppo rispetto a quella di cinque minuti fa. Certo, anche l'idioma shakespeariano, se non troppo adattato ai potenziali lettori di oggi, risulterebbe, diciamo così, alquanto alieno se posto a fronte dell'inglese scolastico destinato a fungere, oltre le bianche scogliere e fuori dagli stati in cui l'inglese è nativo, da lingua seconda; ma all'estero l'inglese di Shakespeare è poco visto, perché i più leggono la traduzione a fronte anche quando potrebbero tener sotto gli occhi il testo "originale". In questo modo la sua universalità viene facilitata. Ecco dunque perché Chaucher non è un genio della letteratura inglese, all'estero; ed un tratto comune a due culture nell'approccio a sé stesse, quantomeno per quel che riguarda "l'uomo della strada".

martedì 9 gennaio 2018

Tirando le somme...

...perciò, bisogna distinguere fra due tipi di impero romano: il primo, in cui l'aggettivo viene usato a marcare una continuità giurisdizional - territoriale, per cui è impero romano quel territorio su cui storicamente esercita il proprio potere il popolo romano: od in forma regia, o repubblicana, o principesco - monarchica. Entro questa delimitazione abbiamo tutti i territori dominati effettivamente o reclamati dai dinasti (sempre meno potenti) giuridicamente romani: dunque fino all'Impero di Trebisonda estinto nel 1461, a prescindere dalla capacità della popolazione di questi territori dominati di parlare latino: dopo Caracalla si distingue fra suddito romano libero, e servo, ed entrambi possono trovarsi così sulle coste occidentali della Britannia come presso le cateratte del Nilo o nel deserto siriaco; persino a Colonia Agrippina. Dal punto di vista legale, l'ultimo Costantino poteva dirsi comunque sovrano della provincia di Assyria. Il secondo impero romano non a caso si chiamava Sacro, una sacralità che discendeva ad esso dalla sacralità che affermava di avere quel potere che aveva preso il posto a Roma della Roma "politico - militare", e cioè il papato. Ossia, l'impero franco era impero romano in quanto legittimato dal potere religioso insediato a Roma. La sua versione germanica, se si esclude il matrimonio di Ottone II con Teofano (come qualcuno spiegò anni fa ed io ho già notato su questo sito, a lungo in ambito germanico lo heil si ammetteva trasmesso anche per linea femminile, quindi l'accesso al potere; è anche vero che: a) stiamo oramai parlando nel caso in questione dell'undecimo secolo, non sesto, settimo, ottavo; b) non era così facile ottenere legittimazione a Costantinopoli) si fregiava dello stesso aggettivo del suo predecessore sulla base del medesimo motivo. Dunque, questo secondo impero non era già pleno iure romano. Figurarsi come certa gente poteva ritenersi in Germania od in Austria, legittimamente erede dell'Impero Romano, già nel 1806: avevano più diritto al titolo i Bonaparte.

lunedì 8 gennaio 2018

Che fortuna.

Leggo l'intervento di un critico di peso. Scrivendo di Franco Fortini come di un autore dimenticato (e non è detto che in ciò erri) nonché di Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, definisce perché questi tre autori sarebbero gli "ultimi classici" della letteratura italiana. Aggiunge che ciò vale soprattutto per "la poesia", intendendo quest'ultima in senso divulgativo e "popolare" come scrittura in verso, e perciò assumendo il pregio di riportare nella discussione di orientamento più ampio su cos'è la letteratura qualcosa di differente dal tirannico romanzo (in prosa). Certo, potrebbe sembrare una definizione di poesia à la Speroni e Patrizi, per far due nomi cinquecenteschi; ma se si potesse dare per assodato passo avanti il recupero per via etimologica di un valore più ampio, di un àmbito più esteso per la letteratura stessa, allora ne dedurremmo di trovarci davanti al tipico passo indietro che è un camminare in avanti, od almeno la premessa necessaria a progredire. Quindi, dopo che, con gesto da "arcaico" costui ha riampliato la letteratura, possiamo continuare il discorso e tornare ai tre autori citati ed al loro essere classici. Posto che ogni epoca ridefinisce il classicismo con un meccanismo di esclusione ed inclusione, qui Pasolini, Calvino e Fortini vengono proposti come ultimi classici perché nel loro scrivere è evidente la partenza dal presupposto che l'operazione letteraria viene posta in atto esibendo, agli occhi di chi è in grado di cogliere l'esposizione, la volontà di non troncare i rapporti colla tradizione, ma anzi di indicare una propria continuità rispetto ad essa: rapporti che stanno nella plasticità del suo utilizzo, nel ridare una forma a quella materia letteraria che, come un tumulo, preesiste all'opera del singolo, e che è composta dai testi che ci hanno preceduti, e che sono sopravvissuti (direttamente; ma, nella visione elideista, anche indirettamente). Michelangelo "trasformava" la pietra in statua, mentre dalla prima "cavava" neoplatonicamente la figura che vi era im - prigion - ata. L'elideista, pur rifiutando l'idea che la tradizione sia materia inerte (ed anzi, la tradizione è arte, dal punto di vista del successore "classico" - cioè in Europa fino al XVIII secolo inoltrato perfezionabile o trasformabile, ma arte -: l’inerte è materia bruta, e Guittone non era comunque tale), ché essa vale tutt'altro, quando tenta di applicarsi con maggiore o minore successo - se poi il successo si definisce in una piana regolarità rispetto alla prassi ed alla "grammatica" contemporanea - all'arte della scrittura verbale, ma anche eventualmente musicale, il suo atto vorrebbe essere appunto rifare il più consciamente possibile, imitando, la tradizione. Infatti fin dall'inizio l'elideista suppone che una qualche tradizione si infiltrerà comunque nel suo dar vita all'opera, e che buona parte della sua coscienza artistica si porrà in atto nel contenimento degli "automatismi" che da ciò derivano cercando di lasciare comunque una impronta propria, un orientamento emergente, una ricombinazione per cui il variare si presenta caratteristico, individuale. Dunque, un tentativo di classico vicino a come sembra emergesse dalla definizione superiormente descritta.

domenica 7 gennaio 2018

E' solo...

...riducendo una vita ad uno schema, che certi eventi possono essere considerati episodi, accidenti. La stessa "definizione" di eventi sottintende che perlomeno alcune azioni fatte e subite vengano da fuori rispetto ad una supposta regolarità interna, che siano episodi i quali cumulano sopra sé la normalità. L'elideista considera ogni attività e tutte le passività della vita come incluse in essa, anche quelle che potrebbero sembrare cadervi dentro rispetto allo schizzo morale - di consuetudine - secondo il quale la maggioranza si rappresenta una vita come: nascita, crescita, studi (eventuali), altrettanto eventuale amore e possibile matrimonio, lavoro, (possibile) generazione di discendenti, invecchiamento costellato dalla replica filiale dei primi fissi avvenimenti della vita del parente, morte. Invero, solo l'inizio e la fine di tale percorso sono inevitabili, tutto il resto unicamente può darsi.

sabato 6 gennaio 2018

Una definizione...

...relativamente precisa del ruolo assolto dalla legge democratica e dai suoi strumenti secondo l'elideismo è che essa sarebbe tesa allo scopo di "costringere a non costringere".

venerdì 5 gennaio 2018

Enigma?

Non si vede la veste complessiva, solo che i ricami sono fatti sullo stesso tipo di tessuto di tanti altri.

giovedì 4 gennaio 2018

Autopticamente...

...viene ribadito che il versante popolare, di richiamo, della "offerta" culturale, anche "alternativa" - termine valido oggi per più di due proposte poiché "alter, -a, -um", in italiano di certo, ha ampliato il proprio valore - rimane odiernamente quello della musica. In certo modo dunque dando continuità alla prevalenza del melodramma nella cultura italiana, giacché lo studioso dovrà anche rilevare quale sia l'argomento maggioritario dei testi della canzone contemporanea, seppur si tratti nel caso di una nuova presentazione di ciò che come tema è più frequente da migliaia di anni.

mercoledì 3 gennaio 2018

"Logica" minima.

Qualcuno scrive: "Herbart si era cimentato fin dagli esordi con l'idealismo di Fichte, per smascherare il carattere contraddittorio del concetto di 'Io' che, ponendo se stesso, diviene nuovamente oggetto dell'Io e porta così all'infinito la scomposizione in serie, senza mai raggiungere uno degli estremi della serie stessa". L'antidealismo elideista, oltre che sul fatto che l'idealismo non lo convince parzialmente in sé; oltre a non venirne convinto in quanto si presenta come presupposto perfetto, tanto più nella forma hegeliana, di qualsiasi dittatura nel senso seriore del termine; in conclusione, non convince l'elideista perché, ancor maggiormente nella sua forma "compiuta", tradisce il suo presupposto fondativo, ossia che il movimento di autoposizione dell'Io oltre sé stesso è eterno: è necessario che l'Io - e le forme che crea - non riesca "mai [a] raggiungere uno degli estremi della serie stessa", altrimenti si autocontraddice. E purtroppo in Hegel il movimento dello Spirito si ferma alla monarchia prussiana ed a tutti i regimi simili - visti come identici - che sorgessero altrove. Dato che ciascuno di essi, osservato dall'interno dello Spirito del Popolo particolare - come è inevitabile che accada - è perfetto, ed implica l'inammissibilità di ogni forma che gli si opponga, l'universalismo hegeliano decade in una pletora di sciovinismi che si escludono a vicenda ed immobili nella loro perfezione. E, di nuovo, l'immobilità di uno Spirito che è presupposto come costantemente autosuperantesi, risulta in una contraddizione insanabile dello stesso principio fondante del sistema.

lunedì 1 gennaio 2018

Di nuovo...

...la sacralità di un luogo, di un oggetto, di una persona non è universale, ma dipende dalle convinzioni circa il suo statuto nella morale - educazione, consuetudine - dell'altro / degli altri con cui ha a che fare.