sabato 20 gennaio 2018

L'anima riformista...

...del PSI nel 1921 non sarà stata la precoce manifestazione, a neppure trent'anni dalla fondazione del partito di ispirazione marxiista (all'elideista pare non marxiana, poiché non considera i due aggettivi sinonimi) che già allora si fosse convinti dell'invincibilità del capitalismo, dell'impossibilità di un diverso modello politico - economico? Non sarà da contemplare la possibilità che la coscienza da ministeriali padrona di un certo settore del PSI si trovasse in realtà terrorizzata - chissà, forse a ragione, col "senno di poi"; ma si veda la teoria del superamento della fase di possesso collettivo dei mezzi di produzione, che non è mai giunta -) dalle manifestazioni cruente della rivoluzione russa, ben lungi dal concludersi, pur se bisognerà notare come essa dimenticasse che perlomeno una fra le "grandi" rivoluzioni borghesi (e dunque, "di buon senso"), quella cioè francese madre della moderna democrazia, avesse sguazzato nel sangue quasi facesse il bagno nello spumante? La questione è: a) il socialismo marxiano è rivoluzionario; b) il riformismo cristiano - marxista è resa all'insuperabilità del capitalismo e "castrazione" della rivoluzione: non è di certo marxiano, il che pone la questione se, in simile stato, si possa definire non comunismo (scientifico), ma socialismo, anche "solo" in senso saintsimonistico - proudhoniano etc. Il "socialismo" ottocentesco si può, come inizio, dividere in due: da una parte quello owenistico / mazziniano, il cui intento era ridurre il divario fra il capitalista ricco e l'operaio povero, la cui unica ricchezza finiva per essere la "prole". Un socialismo borghese e paternalistico che manteneva e punta a mantenere separate le funzioni fra le due "classi" conservando quanto più possibile la ciceroniana concordia ordinum; dall'altra il socialismo rivoluzionario, declinato in fourierismo, proudhonianesimo, marxismo etc., che dunque si proponeva di stravolgere il sistema, di proporre nei fatti (nella concretezza operativa) una alter - nativa strumentazione politica ed economica rispetto a quella del capitalismo ormai prevalentemente, o comunque in misura sempre crescente, industriale. Una serie prolungata di cauti correttivi al modello produttivo, alla distribuzione della ricchezza, ed al sistema istituzionale vigente nonché unico possibile non è procedimento di azione politica riconducibile ad alcun socialismo franco / russo / teutonico (di sinistra) del XIX secolo. Il mazzinianesimo, repubblicano, uscì infatti dall'Internazionale assai precocemente. Un tale svolgere quale quello appena sopra cennato corrisponde bensì all'idea di "politica" della Sinistra Storica borghese. Infatti oggi più che di schieramento socialista (socialdemocratico: e la socialdemocrazia è anch'essa negazione della teoria marxiana) si parla nella fase postsecondaria ormai per l'appunto quasi esclusivamente di sinistra. Senza troppa difficoltà l'elideista può comprendere che i partiti egemoni della parte degli scranni parlamentari che si trovano opposti a quelli della destra in Europa abbiano rinnegato il marxismo - leninismo per la sua manifestazione concreta pressoché sempre dittatorial - burocrat - sciovinista: ma insistere a presentarsi come eredi del (insensatamente, a rigore) fronte socialcomunista parlamentare in teoria ancor vivo nei tardi anni Sessanta del Novecento, prima che fosse plasmato l'eurocomunismo...

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