mercoledì 3 gennaio 2018

"Logica" minima.

Qualcuno scrive: "Herbart si era cimentato fin dagli esordi con l'idealismo di Fichte, per smascherare il carattere contraddittorio del concetto di 'Io' che, ponendo se stesso, diviene nuovamente oggetto dell'Io e porta così all'infinito la scomposizione in serie, senza mai raggiungere uno degli estremi della serie stessa". L'antidealismo elideista, oltre che sul fatto che l'idealismo non lo convince parzialmente in sé; oltre a non venirne convinto in quanto si presenta come presupposto perfetto, tanto più nella forma hegeliana, di qualsiasi dittatura nel senso seriore del termine; in conclusione, non convince l'elideista perché, ancor maggiormente nella sua forma "compiuta", tradisce il suo presupposto fondativo, ossia che il movimento di autoposizione dell'Io oltre sé stesso è eterno: è necessario che l'Io - e le forme che crea - non riesca "mai [a] raggiungere uno degli estremi della serie stessa", altrimenti si autocontraddice. E purtroppo in Hegel il movimento dello Spirito si ferma alla monarchia prussiana ed a tutti i regimi simili - visti come identici - che sorgessero altrove. Dato che ciascuno di essi, osservato dall'interno dello Spirito del Popolo particolare - come è inevitabile che accada - è perfetto, ed implica l'inammissibilità di ogni forma che gli si opponga, l'universalismo hegeliano decade in una pletora di sciovinismi che si escludono a vicenda ed immobili nella loro perfezione. E, di nuovo, l'immobilità di uno Spirito che è presupposto come costantemente autosuperantesi, risulta in una contraddizione insanabile dello stesso principio fondante del sistema.

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