giovedì 1 febbraio 2018

Non si tratta...

...di mantenere in equilibrio legalità e legittimità, almeno se non si introduce un eccesso improprio di diversità, perché entrambi sono fondati sulla legge (leg - alitas; leg - itimitas), ossia su quel corpus di leggi scritte che sono raccolte (lego) al fine d'essere base accessibile del diritto. Si tratta del fatto che colui il quale amministra in uno stato democratico è al servizio (minister), del cittadino, e suo onere / onore (ma colla precedenza al primo rispetto al secondo) è migliorarne le condizioni di vita, ampliare in numero e qualità effettualmente, praticamente le libertà di cui ogni giorno fa uso. La legittimità è legale, la legalità è fondata nella legge, la legge sancisce le libertà e decreta il loro ampliamento, per e dal popolo. E custode della Costituzione di uno stato - la prima e più importante legge di quest'ultimo - non può essere un singolo uomo al di sopra od al di fuori del Parlamento: possono ed anzi debbono esserlo unicamente il Parlamento stesso nei suoi parlamentari singoli al di là degli interessi di part(e)ito, oppure il popolo (l'insieme dei detentori elementari del diritto di voto) in una espressione diretta della propria volontà collettiva (ovvero come risultato del confronto fra le singolari volontà che compongono il gruppo). Quale linea fondamentale si potrebbe forse assumere nell'agire politico di non approvare una legge che danneggi gli interessi, che restringa le libertà di una maggioranza (si veda Minoranze I e II).

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