mercoledì 28 marzo 2018

Dispiace veramente...

...assai doverlo osservare; ma, per quanto a conoscenza purtroppo, nel cosiddetto diritto internazionale la autodeterminazione dei popoli non è sintagma che venga riferito ad una legittimità di lotta per l'indipendenza da parte di minoranze etnico - linguistico - culturali all'interno di uno stato più ampio, bensì vuole stabilire che si possa considerare giusto lo sforzo degli abitanti di uno stato occupato ma riconosciuto a livello internazionalmente ampio (caso massimo, la globalità) per il recupero della precedente autonomia (farsi da sé le leggi ed ottenerne senza ausilio od "interferenza" esterna il rispetto). E' dunque una norma che nella sostanza voluta risulta tesa al ripristino dello status ante. Diversamente, la paura sarebbe quella di avallare il "disordine geopolitico". Eventuali eccezioni sono dovute unicamente ad interessi di potenze di un certo livello. Qualcuno già lamenta che la gente (termine degradato nel senso ad "insieme indistinto di individui") stia tornando ad anteporre l'identità religiosa alle altre con ciò generando conflitti, ben sapendo quale sia oggi la sensibilità occidentale al tema dell'intolleranza religiosa. Ma l'appello alla tolleranza può avere anche intenti oppiacei, ossia voler stimolare la supinità indifferente a quanto calato dall'alto, piuttosto che quello di stimolare la convivenza e l'incontro fra cittadini e tra residenti e cittadini. Vedi da un lato le modifiche dei confini polacchi ed italiani nel periodo 1918 - 45 etc., dall'altro le reazioni al problema geopolitico del tentativo di formazione di un nucleo di autonomia curda o di una indipendenza catalana.

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