giovedì 8 marzo 2018

Qualcuno dice...

...che la scienza ha sostituito il logos al theos. Non so se si possa dire. La tradizione platonica di certo sostiene fin dall'inizio che theos è logos, quindi si potrebbe pensare - appunto - che definire il "passaggio" da un solo dio alla ragione scientifica come una sostituzione sia francamente ed evidentemente improprio. Se volessimo definire questo trasferimento con un linguaggio religioso - teologico potremmo delimitarlo per mezzo del termine caduta (il De casu diaboli di Anselmo d'Aosta - o Canterbury od altro, a seconda se siete italiani, britannici o di altra provenienza - è un testo teologico): la caduta da una ragione onnipotente e dunque infallibile, reggitrice dell'universo, ad una che certo conosce alcune impotenze, perciò fallibile e limitata. L'elideista, tramite la sospensione del giudizio, indica l'invalicabile dei due metodi di ricerca, ma pure che la ragione scientifica, persino nel momento in cui afferma la tesi dell'autoreggimento dell'universo attraverso un "meccanismo casuale" o l'entropia, nel suo "sostituire" la ragione agli dei antichi e moderni od ai monoteismi ancora nella attualità sopravviventi, potrebbe parer dare vita ad un altro dio, e che infine comunque la ragione privata della persona sia perfettamente in linea colla tradizione monoteista, la quale si è strutturata facendo uso degli strumenti della filosofia greca.

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