lunedì 19 marzo 2018

Tema principe...

...nel primo capitolo della tesi di dottorato (Regolarità ed irregolarità, sfortuna e fortuna dell'Italia liberata da' gotti di Giangiorgio Trissino fino all'opera di Gabriello Chiabrera) discussa ormai quasi cinque anni fa. L'arte classica greco - romana riproduce la realtà; ma non la realtà come la intendiamo noi oggi, bensì ciò che per opinione della "maggioranza" era almeno ufficialmente "creduto vero". Se così non fosse stato, tutte le vicende mitiche riguardanti potenze nella loro immagine religiosa antropomorfe, sarebbero state totalmente escluse dalla rappresentazione artistica. Ma gli dei pagani, che dal punto vista razionale odierno potevano essere visti solo da chi era in preda ad una qualche esaltazione rituale o di altro tipo, oppure per travisamento, erano potenze invisibili, la cui potenza si manifestava solo attraverso la forza della pars mundi cui presiedevano; ora, siccome la maggior parte dell'arte pagana riguardava tali dei, ed il loro rapporto cogli uomini, se ne deve concludere, prima di cadere in un equivoco, che l'arte antica rappresentava una realtà più ampia rispetto a quella che noi oggi definiamo tale: un reale che, oltre al nostro visibile, ed al visibile strumentale cui noi oggi possiamo accedere non solo colle forze dei nostri sensi, ma tramite l'ausilio di attrezzature che ne potenziano le capacità, comprende anche l'invisibile sacro. Dunque non è esatta la totale corrispondenza che uno storico dell'arte istituiva, proseguendo l'itinerario di una scuola franco - tedesca dal XVIII secolo certo in poi, nel 1969 in francese ed italiano, fra "riproduzione della realtà" da parte dell'arte antica, e "riproduzione del visibile". Infatti si legge che "Nell'architettura lo spazio viene effettivamente realizzato". Questo approccio, una volta cancellata la legittimità delle divinità pagane, è continuato in Occidente riguardo il cristianesimo, che però ha fondato la propria "credibilità" sulla epifania continua di Dio nel mondo, in cui una persona si era incarnata in un corpo per più di tre decenni e per tre anni aveva predicato agli uomini come uno di loro, e solo poi, simile ma non identico agli sfuggenti dei pagani, era scomparso, però in maniera da loro diversa. Coll'affermarsi della scienza sperimentale e colla limitazione dell'invisibile al "troppo piccolo per essere visto", l'approccio gallo - alemanno in primo luogo (e poi di quantomeno un'altra area linguistica) ha ridotto la realtà al variamente visibile o sensibile e, con tipico atteggiamento di reinterpretazione del passato col metro del presente (nei romanzi medievali, secondo la critica, i "cavalieri" greci e troiani del ciclo di antiquité hanno comportamenti che riflettono quelli contemporanei agli autori) si è giunti a dire che il naturalismo antico sarebbe stato un riprodurre il visibile. Non sembra, a meno che entro tale visibile non si comprendano almeno quelle cose che gli uomini veggono, o pargli vedere.

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