giovedì 19 aprile 2018

Ancora sul popolo.

Tocca dissentire in parte da uno studioso conosciuto, benché noti anch'esso la deprivazione di valore cui è andato incontro negli ultimi il termine popolo. Si noti la definizione di Ernout - Meillet Dictionnaire etimologique de la langue latine 4^ edizione, pagine 923 - 24: "ensemble des citoyens" e Cicerone De republica 1, 25, 39: "populus autem non omnis hominum coetus [...] sed coetus multitudinis iuris consensu". Soprattutto a Roma antica, "popolo" e "nazione" saranno stati concetti vicini ma non identici, tanto più se si considera che la tradizione già narrava di una città certo non fondata da una stirpe omogenea, ma da persone di varia provenienza, nonostante gli storici latini ci spieghino che tale ambito fu una conquista progressiva della plebe, la quale inizialmente non godeva pienamente delle proprie prerogative. Persino in Lavinio, mentre il re Enea era troiano, la regina era latina. Si apprezza tuttavia che tale studioso di nome abbia scritto per opporsi alla tendenza che confonde "popolo" e - nelle sue parole - "massa", da maza greco, che rende più l'intenzione di certi gruppi volenti la manipolazione dei cittadini come qualcosa di inerte. Un appoggio alla elideista resistenza contro la sovrapposizione di popolo, pubblico, e "residenti", "fonte di tasse", "riconfermatori al seggio in occasione di elezioni".

Nessun commento:

Posta un commento