mercoledì 18 aprile 2018

Come potrebbe...

...colui che scrivesse narrare un evento traumatico vissuto? Anche ammesso che potesse dispiegarlo in un'opera, ci sono più che importanti critici già cinquecenteschi che s'impegnarono ai tempi loro nel difendere Dante Alighieri nella sua condizione - statuto fondamentale per l'opera - di legittimo personaggio della Divina Commedia, come la chiamò Boccaccio. E finalmente oggi qualcuno che non solo ammette di non riprodurre la realtà in uno scritto, ma che esprime chiaramente come la sua scrittura non intenda per nulla farlo. L'unico errore è affermare di non "parlare di sé", fare la troppo enfatica dichiarazione per cui invece le sue parole avrebbero l'intento di descrivere il mondo: si dovrebbe scrivere: descrivere il mondo, quando dovesse insistere a tralasciare l'aggiunta: "dal punto di vista del mio soggetto". Esso non è infatti integralmente escludibile, se neppure può esser del tutto soppresso: certo l'autore sembra che dovrebbe in primo luogo tentare il controllo dell'impulso all'autobiografismo in ragione dello stesso movente per cui nel testo c'è un personaggio che porta il suo nome, od una variante. E chi ha detto che un racconto inizia ab ovo per proseguire lungo la linea della rigorosa successione cronologica? Non avevamo superato questa teoria da oltre duemila anni?

Nessun commento:

Posta un commento