mercoledì 11 aprile 2018

Dunque...

...se il principio della moneta fiduciaria (quella il cui valore nominale o facciale è diverso dal cosiddetto "valore intrinseco", ossia assegnato nell'opinione più diffusa al peso del materiale o dei materiali che la compongono) non è storicamente radicale, sorge in tempi abbastanza precoci, anche solo mantenendo integra una singola moneta fabbricata con un materiale ritenuto prezioso (in quel tempo ed in quel luogo, perché se la moneta è creata "per favorire gli scambi", essi sono prima di tutto ed in massima parte quelli all'interno di uno stato, e solo poi si pone il problema del loro utilizzo nel commercio con l'estero), cui si assegnava da parte dello stato particolare il ruolo di riferimento, e poi variando la percentuale di fino nelle altre monete senza tendenzialmente variare il loro facciale, utilizzando tale meccanismo come forma di reazione alle supposte o reali necessità contingenti: queste monete di valore nominale più basso erano garantite dal loro rapporto di convertibilità - tanto più stabile quanto quello tra valore facciale ed "intrinseco" convergevano - in relazione alla moneta di riferimento, e per l'appunto non dal pregio (=pretium) intrinseco, tra l'altro in termini monetari fluttuante, perciò si mutavano di fatto in monete fiduciarie delle svariate garanzie statali: sicurezza, comunicazioni etc.. Sovrattutto che si potessero avere, in conversione delle monete di minor valore, quella pura o quasi che fungeva da riferimento per le altre, e che era quindi quella più chiaramente spendibile.

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