lunedì 30 aprile 2018

Scritto...

Condivido essendo europeo l'idea di quei vecchi corrotti la quale li fa guardare ai corsi di scrittura creativa esibendo 'un misto di condiscendenza e fastidio', perché sembra la classica via di cui ci si serve per spazzar dal campo le alternative, anche solo grafiche, delle parole, e quindi per imporre 'l'unico modo giusto', per così dire, utilizzabile nella scrittura. Tuttavia devo ammettere che allo stesso tempo non mi aggrego all'idea (post)romantica che il solo legislatore dell'artista (perché lo scrittore dovrebbe essere - e basta: niente "considerato" - un artista) sia lui stesso, almeno nella misura in cui, di fatto, è interessato a vendere, in cui parametra la propria posizione nel mondo al rapporto in cui lo smercio delle sue opere sta con quello dei testi altrui. Il problema di certuni è piuttosto trovare un equilibrio, per cui le "rotture" disseminate come trappole avverso alle attese del lettore che, qualunque sia il suo livello, nel patto collo scrittore include se non ogni volta spessissimo la pretesa che il secondo faccia in modo tale il suo "mestiere" da consentirgli di leggere tutto senza fatica - cioè in modo corrente, con tutte le implicazioni dell'andare di corsa - non siano così frequenti; e le esigenze derivanti dalla singola formazione dell'autore (necessariamente impossibilitata a cadere sempre nei medesimi luoghi di quella di chi lo legge), volta a far sussultare ogni tanto certo, ma neanche troppo poco, la punta del sismografo, di creare dei picchi nel tracciato dell'elettrocardiogramma che è il libro in corrispondenza di quei punti in cui viene registrato lo sforzo di ampliamento e ricerca indotto dalle ricerche ed approfondimenti intorno ad un significato, una tornitura di frase inattesa. Proposta, non imposizione.

Nessun commento:

Posta un commento