giovedì 31 maggio 2018

Il girato...

...e montato, criticamente esaminando il "testo" filmico, non è tutto il film. Posto che tanto più non è tale il solo montato.

mercoledì 30 maggio 2018

lunedì 28 maggio 2018

domenica 27 maggio 2018

Rifiutare II.

Se qualcuno poi volesse continuare a discorrere attorno alla questione, potrebbe dire che chiunque si sopponesse ad una feroce quotidiana autoanalisi troverebbe entro i propri limiti più difetti che pregi, e dunque ostacoli numerosi a farsi proposta per altrui ed ad accettarne da altri.

venerdì 25 maggio 2018

Non si può...

...comunque dare fiducia cieca ad alcun governo o parlamento. Il "re", come eletto tra pari per reggere lo stato, è costantemente sorvegliato dal popolo che, contrariamente all'opinione di Montaigne negli Essais I, iii (pag. 39 primo volume dell'edizione della Pleiade), può giudicare dell'operato in qualsiasi momento; e l'entità della reazione dipende dalla maggiore o minore gravità dell'eventuale infrazione.

giovedì 24 maggio 2018

E' già stata espressa...

...tempo addietro su questo sito la perplessità circa quei liberali che reclamano per sé la più sterminata libertà d'espressione mentre ritengono che si dovrebbe impedire di respirare a coloro che divergono da quelle che ritengono le uniche idee sensate. Poiché tuttavia è in linea teorica del tutto impossibile ad un collaboratore occasionale determinare la linea di condotta di un mezzo d'informazione, è totalmente innecessario espellerlo dal novero dei collaboratori quando esprima pensieri dissidenti sull'inclusione nel gruppo di articolisti d'altra tendenza, poiché basta ignorare nella prassi la posizione.

mercoledì 23 maggio 2018

Il perfetto...

...monoteista mediterraneo, questo perfetto illimitato, quindi inconcluso, informe, è decisamente antigreco. Ma questo Occidente d'altronde, è sempre più scostato dal greco - romano.

martedì 22 maggio 2018

Risposte.

"Chi non adora il mio dio è senza dio. Chi è senza dio non pensa, poiché la capacità di pensare è dono di dio. Chi non pensa non è uomo, perché l'uomo è tale se e solo se pensa. Colui che non è uomo non merita di vivere. Merito è diritto. Se non ha diritto a vivere, deve essere ucciso". Tutte "concrete e risolutive risposte", cui si deve applicare l'avviso di colui che disse: "Attento a ciò che desideri: potrebbe avverarsi".

lunedì 21 maggio 2018

Ogni democratica... (I)

..."alleanza politica" è secondariamente un "patto di potere". L'importante in democrazia è che chi lo stringe si ricordi che è tale solo secondariamente; o ventiquattresimamente.

domenica 20 maggio 2018

Rifiutare (I)...

...tutti i "partecipanti dell'opposta natura sessuale" di cui si è attraversata la strada significa essere ostili a tutto il genere, come sembra ritenere un intellettuale in un articolo di giornale di qualche tempo fa? O deriva dal non aver incrociato qualcuno che attirasse nel suo complesso e non solamente in alcune parti, quelle che alcuni potrebbero dire i più ritengano talmente bastare, che se potessero taglierebbero tutto il resto, e lo getterebbero via? Questo se disgraziatamente una persona fosse di quelle che puntano al complesso di un individuo, il quale è la riunione di tutte le parti che riescono nell'equilibrio (non si tratta dunque dell'Essenza, né dell'Anima o Spirito). Tra l'altro in genere chi viene "rifiutato" - il che sarebbe da vedere, perché il colpevole repulsatore ovvero la dannabile repulsatrice può anche non rilevare d'aver commesso il proprio supposto crimine - in breve si salva coll'italica paroimia: "chi non mi vuole non mi merita", e passa oltre. La preservazione della specie è comunque garantita. Dunque non si può dispensare ad alcun umano condanna per il delitto di "mancata continuazione del genere", né fustigare postumamente i suoi genitori (come nel caso di Franz Kafka) poiché, Zeus dal rapporto invertito, l'hanno "spiritualmente" castrato rubandolo al suo naturale, inderogabile e cronologico obbligo di prolificare.

sabato 19 maggio 2018

Problema.

"Anche nei paesi liberi l'essere umano ha due obblighi fondamentali, verso lo Stato colla maiuscola: un lavoro qual che sia per garantire sul momento entrate allo stato; una riproduzione con chicchesia, per mettere in sicuro quelle future. Tutto ciò camuffato con preoccupazioni umanitarie, eudaimonistiche, verso un singolo in realtà visto come strumento di perpetuazione della struttura statale".

venerdì 18 maggio 2018

Due settimane...

...di viaggio in uno stato per raccontare la Verità, od una quasi - Verità su di esso in otto pagine. Un paese la cui storia ha perlomeno un numero di anni superiore a tremila. Si può esprimere il livello al quale ciò che vien riferito è credibile: "Ah, ah, ah virgola ah".

giovedì 17 maggio 2018

Nel Karl...

...Marx dei Grundisse, quaderno M, ci sono alcuni errori, finora: 1) Tramite le parole "produzione" e "consumo", si indicano in realtà produzione e consumo umano. Questo nonostante debba l'autore pur usare le espressioni "produzione naturale" e "prodotto naturale". 2) Un prodotto (umano, in realtà) senza scopo umano non è un prodotto; un prodotto non usato dall'uomo non è un prodotto (12, 47 - 9). In realtà un oggetto, una res inutilizzata dall'uomo anche creata da lui rimane qualcosa "portato fuori" dalla brutalità informe, che è piuttosto l'inclusione in un'altra forma, della materia, perciò rimane un prodotto (pro - duco). Se poi ogni cosa uscente dalla rudità degli elementi è un prodotto, come sono appunto i prodotti naturali quali piante, frutti e bestie, abbiamo prodotti non umani. Consumo è anche detto "corruzione", ogni prodotto come sopra definito, dunque umano o non umano, va incontro a corruzione, ossia a consumo, disfacimento, deperimento naturale, sicché anche il consumo non è esclusivamente umano. 3) Quaderno M, pagina 13, righe 11 - 2: "la produzione è prodotto non in quanto attività oggettivata; ma solo in quanto oggetto per il soggetto attivo". Ed invece una volta che è terminata la produzione, l'attività oggettivata è comunque prodotto. Il prodotto è attività oggettivata; già l'attività oggettivata è prodotto.

mercoledì 16 maggio 2018

Parole e lor piegamento

...di parte, pure un poco maligno per la "economia" da vomitus matutinus - ché in questo caso s'attaglia -: una tassa sul reddito "piatta" che prevede due scaglioni non è, ripeto, non è, una "tassa piatta".

martedì 15 maggio 2018

Alla conclusione...

...che la malattia possa giovare perlomeno una volta che colui il quale l'ha attraversata riprenda a "produrre" (sottinteso ancor più fortemente oggi da alcune correnti il "dato di fatto" che la produzione generi reddito, soggiacendo ad una pianificazione, seppur non derivante da un approccio marxista - leninista) era conclusione cui era già approdato, onde non spingersi troppo nel verso opposto al flusso del tempo, un filosofo tedesco controvoglia più di un secolo fa.

lunedì 14 maggio 2018

Quel che conta...

...nella manovra finanziaria di uno stato è se le azioni alla chiusura del bilancio danno per esso un saldo negativo o positivo. Il sogno ultraliberista "0 spese, 100% entrate", è irrealizzabile persino in una monarchia assoluta, purtroppo per alcuni.

domenica 13 maggio 2018

Tradurre...

...da una lingua classica oppure straniera in una artificiale contemporaneamente usitata in altro paese [?] quale era quella comunque impiegata letterariamente senza quasi contrasto a partire dal tardo secondo decennio del XVI secolo nella penisola italiana significa passare necessariamente per la memoria uditiva / visiva dell'autore che si è formata attraverso letture precedenti. Il caso ideale è quello in cui il compositore ha, "traducendo" da una lingua letteraria morta - in specie il greco - ad un'altra lingua usata per opere d'arte scritte ma estranee all'uso di conversazione dei suoi tempi, un dominio cosciente delle fonti utilizzate. Le circostanze perfette a vantaggio di chi deve ricostruire in qualità di studioso di un testo le sorgenti di un letterato il quale scrivendo la propria opera in essa "fa la versione" di una fonte, è che documenti anche per iscritto tutti i testi "intermedi" che durante la redazione "cadono" nella memoria elaborativa, o che affermi esplicitamente nelle carte (come durante i conosciuti "autocommenti") non esservene. Ora: la maggior parte degli scrittori non ha nei riguardi dei posteri che sul loro lavoro si affaticheranno generalmente la grazia penosa e dispendiosa di trascrivere neppure le fonti primarie, ed i rari casi nei quali accade sono un miracolo. Se poi nel risultato entra una memoria di lavori (?) più temporalmente prossimi, è pressoché impossibile trovare un autore che rimandi per il risultato al ovvero agli intermediari più o meno diversi che congiurano nel formare la singola riga della resa liquidata col nome di traduzione: in primo luogo poiché non ne avverte il bisogno; in secondo dacché appunto la memoria dei canti popolari, dei testi colti, non può mai essere del tutto cosciente. Sta allo studioso sezionare con lunga pazienza il testo e testardamente affrontarlo al maggior numero di precedenti scrittori in proprio contemporanei nella "sua lingua", traduttori di un testo nelle varie favelle.

sabato 12 maggio 2018

Je ne sais quoi.

Comme dejà expressement ecrit sur ce site, l'esthetique c'est philosophie, soit generale, soit exclusivement - et fautivement - "philosophie du beau". Voir "L'organo del sapere".

venerdì 11 maggio 2018

L'Occidente è...

...come dicono sia maggioritariamente inteso oggi (ma la doxa maggioritaria sui limiti dell'Occidente è il racconto che di sé fa un certo Occidente a sé stesso) una idea mediterraneo - germanica la quale di certo ha anticipato la prevalenza nordatlantica e che dovrebbe riuscir a superare la connessione con certi Enea della costa orientale del Mondo Nuovo. Per esempio lungo molti anni s'è incarnato nelle due definizioni euro - (asiatiche) |Impero Romano| e |Cesare|, per quanto a volte usate impropriamente e sempre in modo riduttivo. Ed esso Occidente è sul serio in crisi, se non anela l'Egitto, la Turchia, la Siria e l'India affatto come parte propria, ma si sente affranto ed essenzialmente nullificato se privo dell'adesione ad un proprio qualsiasi accordo od ad un patto ch'ha promosso degli Stati Uniti e / o della Gran Bretagna (nel secondo caso un certo senso pieno...).

giovedì 10 maggio 2018

"La filosofia è sempre la stessa".

Citazione di un pensatore "di provincia". Ma Pascal comunque non è provinciale, in teoria. E questo è richiamo. Però, le considerazioni elideistiche sono queste: la filosofia non è mai la stessa, persino quando un autore vuol presentarsi come semplice ripetitore, o perché nella ripetizione si presenta l'errore, o perché nell'intento di spiegare amplia taluni punti e riduce spazio di altri, introduce nuovi temi. Vedi Fichte padre "commentatore e perfezionatore" di Kant. Bisognerebbe dunque smettere di presentare la vera lettura di un autore, ed avanzare la propria. È la "ferocia" estrema di una lettura della filologia, che sarebbe quella esposta dai suoi fondatori moderni: "l'edizione critica di un testo è la sua ricostruzione più prossima alla volontà originale dell'autore basata sul confronto critico fra i testimoni disponibili". Che quasi mai sono tutti, e comunque anche l'editore (critico) può involontariamente sbagliare, per esempio se successivamente all'edizione viene ritrovato un ulteriore testimone che modifica significativamente la ricostruzione. La questione è che la "scienza" nelle sue varie branche è una descrizione - l'unica scienza è il resoconto, non l'esperimento perché è il primo ad essere trasmesso, mentre il secondo è ripetuto seguendo le indicazioni del primo - della cosiddetta "realtà", che però è una ricostruzione cerebrale mediata dei dati trasmessi dagli organi di senso del singolo sperimentatore: questi hanno differente efficienza, e dunque differente, inevitabile, margine di "errore", che non può essere annullato da strumenti razionali organizzati in gruppo o "strumenti non vocali" anch'essi umani. Etc. L'insieme di queste descrizioni approvate - conoscenza di sfondo, direbbe Popper - va incontro nel tempo a perdite come parziali recuperi, non solo incrementi. E comunque non fa esausta la complessità del "Fenomeno". La rielaborazione cui l'elideismo sottopone il tema borgesiano della "biblioteca di Babele" è che ciascun umano accede consciamente etc. alla propria biblioteca (vedi il ciclo che porta il titolo citato prima), la cultura che ha accumulato, la quale in modo inevitabile è solo un frammento del tutto disponibile alla specie umana di cui comunque riemergono ogni volta che la rielabora solo schegge non necessariamente "esatte" e riconnesse sempre allo stesso modo. Perciò non esistono due formulazioni, due visioni di un tema od addirittura del mondo che siano effettivamente identiche.

martedì 8 maggio 2018

Tutto...

...è utile, nulla è indispensabile: la responsabilità della cultura è degli stati, che debbono mantenerla il più integralmente possibile a libero accesso, e degli individui (vedi...), non di "corpi intermedi". Se dunque un qualunque premio riguardante la cultura ha da divenire il pretesto per indegne chiozzotterie tra du' fronti, ponete termine a tutte le sue cerimonie, ché non serve.

Cronologicamente...

...ma anche storicamente parlando, una volta ammesso che: "il predicato essenziale dell'uomo è essere libero", bisogna valutare che nel corso del tempo: a) non tutti gli uomini sono stati considerati uomini; b) che taluni di essi sono stati ritenuti inferiori ad altri costitutivamente; c) che taluni di essi sono stati considerati avere condizioni di vita prossime se non identiche alle bestiali; d) che taluni di essi sono stati creduti avere derivazione diversa da quella di altri. Queste alcune delle credenze che intendevano fondare la differenza in substantia. Altre la radicavano in accidenti fondamentali - per formare un ossimoro -: per esempio, non essere stati illuminati da una ben precisa fede, il che riduceva, per rispetto a necessità educative, tali esseri ad un rango di umani inferiori. Questo dato implicava che costringerli ad ubbidire era imposto dall'altezza del fine di far loro attingere nella "necessaria" servitù la vera umanità; la condizione giuridica di schiavo: un individuo libero (in grado di stringere sua sponte contratti validi) era riconosciuto uomo; lo stesso individuo, caduto in condizione di schiavitù e perciò privato del diritto di cui sopra, limitamente al suo stato giuridico schiavile era ridotto a strumento animato. Non essendo costoro in diversa ragione pienamente umani, il predicato essenziale citato sopra non era applicato, ed anzi apertamente violato per un motivo "ottimo". Si veda anche l'esercizio secolare della schiavitù da parte di appartenenti ad una religione che rifiutava la schiavitù stessa.

lunedì 7 maggio 2018

Una lingua...

..."perfettamente comprensibile" a milioni di persone per lungo tempo, alcuni secoli dopo ha bisogno dell'applicazione di specialisti che la traducano.

domenica 6 maggio 2018

sabato 5 maggio 2018

Una conduzione...

...ordinata degli atti è una cosa; una conduzione regolare - che si esplica in una serie regolare di essi - un'altra; ed una conduzione "sana" degli stessi è una terza. Gli ordini possono essere più.

venerdì 4 maggio 2018

Già la legge...

...delle XII Tavole proibisce a IX 1 l'approvazione di leggi favorevoli a singoli o gruppi particolari (vedi privus in Ernout - Meillet): "privilegia ne inrogantur". E questo riguarda l'uguaglianza dei diritti fra cittadini dello stato romano. Possiamo dire che questo brano fu la base legale su cui si fondarono le successive lotte plebee contro i privilegi dei patrizi, come la proibizione del coniugium tra appartenenti al gruppo dei primi e partecipanti all'insieme dei secondi, l'esclusione dei plebei dall'accesso a cariche del cursus honorum, ed altri divieti esclusivamente applicati ad essi o pene che limitavano la libertà personale in certe condizioni di specifiche categorie - cui finivano per appartenere perlopiù plebei in violazione dell'uguaglianza giuridica fra cittadini, quali erano anche i plebei. Ma non tutti i residenti su suolo sottoposto a giurisdizione romana e di condizione legale libera erano cittadini romani: ecco dunque una prima serie di privilegi propri dei cives romani; quindi dei cittadini latini. La condizione di cittadinanza romana non riguardava, da un certo punto della storia in poi, in ragione dello stesso patrimonio tradizionale concernente le origini della città, il sangue, la genealogia etc.; tuttavia non era allo stesso tempo vincolata alla semplice residenza sul territorio sottoposto al dominio romano.

giovedì 3 maggio 2018

Il problema...

...nella comunicazione scientifica italiana non è il "diritto all'uso dell'inglese", ma l'ossessivamente propugnato obbligo di usare l'inglese; quando semmai essendovi lingue legalmente tutelate in Italia, esso dovrebbe riguardare in primo luogo l'impiego di francese e tedesco, quindi di sloveno ladino e sardo, nonché eventualmente catalano ed albanese. Le prime lingue "straniere" (e qui si è già scritto più volte sui due almeno aspetti del tema) da impiegare nelle traduzioni di scritti in italiano ai fini della loro diffusione sono le lingue utilizzate quotidianamente e legalmente da cittadini italiani, il che darebbe già ai testi una legittima apertura interstatale (piuttosto che "internazionale") ed un accesso ad essi da parte di centinaia di milioni di potenziali lettori senza passare ad una lingua sesta almeno. Nessuno certo impedirebbe di sfruttare l'inglese dopo - preferibilmente di seguito alla conversione in spagnolo, portoghese e rumeno - come scelta volontaria del ricercatore o dell'istituzione scientifica. Il latino fino a tempo fa, come il francese nel '700 ed '800, non era utilizzato, a che sappia, per obbligo di legge negli scritti diretti al pubblico dotto. Nel caso pure l'inglese si trovasse in quello stato, nessuna obiezione: ma lo scopo primo di uno stato democratico, in campo linguistico, dovrebbe essere favorire con tutte le proprie forze la comunicazione diretta fra i propri cittadini, e non si vede perché dal punto di vista delle lingue l'Italia non dovrebbe sfruttare una posizione pressoché privilegiata e darle impulso, finché può.

mercoledì 2 maggio 2018

Per quanto...

...l'elideista non abbia particolarmente in simpatia Socrate, leggere un apologista cristiano dei primi secoli insultarlo per aver tentato di sovvertire la religione tradizionale, non può che provocare in lui una smorfia amara sotto cui si cela il disprezzo per chi assale come peccatore chi ha commesso il suo stesso peccato, e dunque senza accorgersi di avere quella stessa colpa.