martedì 8 maggio 2018

Cronologicamente...

...ma anche storicamente parlando, una volta ammesso che: "il predicato essenziale dell'uomo è essere libero", bisogna valutare che nel corso del tempo: a) non tutti gli uomini sono stati considerati uomini come noi li intendiamo oggi; b) Di conseguenza, che taluni di essi sono stati ritenuti inferiori ad altri costitutivamente; c) che taluni di essi sono stati considerati avere condizioni di vita prossime se non identiche alle bestiali; d) che taluni di essi sono stati creduti avere derivazione diversa da quella di altri. Queste alcune delle credenze che intendevano fondare la differenza in substantia(posto che forse si direbbe meglio: "Diversitas in substantia, differentia in accidente"). Altre la radicavano in accidenti fondamentali - per formare un ossimoro -: per esempio, non essere stati illuminati da una ben precisa fede, il che riduceva, per rispetto a necessità educative, tali esseri ad un rango di umani inferiori. Questo dato implicava che costringerli ad ubbidire era imposto dall'altezza del fine di far loro attingere nella "necessaria" servitù la vera umanità; la condizione giuridica di schiavo: un individuo libero (in grado di stringere sua sponte contratti validi) era riconosciuto uomo; lo stesso individuo, caduto in condizione di schiavitù e perciò privato del diritto di cui sopra, limitatamente al suo stato giuridico schiavile era ridotto a strumento animato. Non essendo costoro in diversa ragione pienamente umani, il predicato essenziale citato sopra non era applicato, ed anzi apertamente violato per un motivo "ottimo". Certo, tale nobile scopo avrebbe dovuto imporre la preservazione della vita. Si veda anche l'esercizio secolare della schiavitù da parte di appartenenti ad una religione che rifiutava la schiavitù stessa.

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