giovedì 10 maggio 2018

"La filosofia è sempre la stessa".

Citazione di un pensatore "di provincia". Ma Pascal comunque non è provinciale, in teoria. E questo è richiamo. Però, le considerazioni elideistiche sono queste: la filosofia non è mai la stessa, persino quando un autore vuol presentarsi come semplice ripetitore, o perché nella ripetizione si presenta l'errore, o perché nell'intento di spiegare amplia taluni punti e riduce spazio di altri, introduce nuovi temi. Vedi Fichte padre "commentatore e perfezionatore" di Kant. Bisognerebbe dunque smettere di presentare la vera lettura di un autore, ed avanzare la propria. È la "ferocia" estrema di una lettura della filologia, che sarebbe quella esposta dai suoi fondatori moderni: "l'edizione critica di un testo è la sua ricostruzione più prossima alla volontà originale dell'autore basata sul confronto critico fra i testimoni disponibili". Che quasi mai sono tutti, e comunque anche l'editore (critico) può involontariamente sbagliare, per esempio se successivamente all'edizione viene ritrovato un ulteriore testimone che modifica significativamente la ricostruzione. La questione è che la "scienza" nelle sue varie branche è una descrizione - l'unica scienza è il resoconto, non l'esperimento perché è il primo ad essere trasmesso, mentre il secondo è ripetuto seguendo le indicazioni del primo - della cosiddetta "realtà", che però è una ricostruzione cerebrale mediata dei dati trasmessi dagli organi di senso del singolo sperimentatore: questi hanno differente efficienza, e dunque differente, inevitabile, margine di "errore", che non può essere annullato da strumenti razionali organizzati in gruppo o "strumenti non vocali" anch'essi umani. Etc. L'insieme di queste descrizioni approvate - conoscenza di sfondo, direbbe Popper - va incontro nel tempo a perdite come parziali recuperi, non solo incrementi. E comunque non fa esausta la complessità del "Fenomeno". La rielaborazione cui l'elideismo sottopone il tema borgesiano della "biblioteca di Babele" è che ciascun umano accede consciamente etc. alla propria biblioteca (vedi il ciclo che porta il titolo citato prima), la cultura che ha accumulato, la quale in modo inevitabile è solo un frammento del tutto disponibile alla specie umana di cui comunque riemergono ogni volta che la rielabora solo schegge non necessariamente "esatte" e riconnesse sempre allo stesso modo. Perciò non esistono due formulazioni, due visioni di un tema od addirittura del mondo che siano effettivamente identiche.

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