sabato 7 luglio 2018

Già in Aristotele...

...nonostante la pianta abbia la facoltà vegetativ - accrescitiva dell'anima, si presenta nelle Ricerche sugli animali la divisione vivente / pianta. Ma in presenza della facoltà la pianta è vivente immobile, seppure non bestia: è "animale". Così, l'uomo è animale razionale sociabile, mentre la maggioranza degli altri è sociando, ossia in gruppo vivono non per scelta. Al contrario, ragionando dell'essere umano tra le altre distinzioni dobbiamo aggiungere la facoltà elettiva, per cui può scegliere, deve poter scegliere almeno in alcune situazioni con chi entrare in rapporto e fin dove la relazione si può spingere. Proprio perché razionale è quindi colla facoltà di scegliere, l'uomo come scritto sopra diversamente dagli altri è animale sociabile. Si tratta di accontentarsi che sia vincolato hegelianamente a vivere una organizzazione generale in società entro la quale egli può scegliere di partecipare ad alcune sottorganizzazioni societarie tradizionali, senza voler trasformare una tendenza naturale in un obbligo di natura che proprio perché accadente in natura sarebbe un obbligo, coprendo così esigenze tributario - statali(la raccolta del tributo sta diventando - o fu sin dall'inizio - l'attività principale dello Stato, volto in massima parte a garantire la propria esistenza) sotto il manto del vincolo fisico, anche perché in questo mondo darwinista si dovrebbe vedere sotto la maschera dell'insuccesso generativo l'ineluttabile selezione. Vale anche per "l'inalienabile diritto" a praticare il sesso invocato anni addietro in tribunale da un avvocato difensore per il proprio cliente accusato di violenza carnale: "evidentemente i suoi feromoni non sono abbastanza potenti".

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