martedì 25 settembre 2018

Un dibattito.

Sull'espulsione di chi commette reati e non ha la cittadinanza legalmente ottenuta si può o meglio è probabile che si dovrebbe essere d'accordo; molto meno sulla revoca di quest'ultima, perché si rischia di cominciare così e proseguire con tutti. La cittadinanza, l'ho già scritto, è inviolabile: si fanno controlli scrupolosi prima di concederla, e se non bastano ci si prende la responsabilità di punire. La discussione c'è già stata in Francia anni fa, ed io ero d'accordo con quelli che ritenevano la revoca della cittadinanza ai terroristi assolutamente inutile, dato che se a quelli fosse importato, non avrebbero nemmeno fatto gli attentati. Dunque vengono quei terroristi, lo sostengo da anni, dalla nostra civiltà, se si ha lo sguardo più ampio e si vede la componente greca che c'è con gradi diversi in tutta la civiltà mediterranea, i cui confini io segno dalla California all'Indo. La faccenda è più complessa sotto quel profilo. Rimane il fatto che dare e togliere la cittadinanza alle persone che ce l'hanno "da poco" come una camicia, in primo luogo deresponsabilizza lo stato che l'ha concessa più che punire un terrorista (vedi sopra); in secondo apre la strada se non alla privazione della cittadinanza di altri per altri motivi, quantomeno ad ignorare la sua sacra (cioè intangibile) uguaglianza in altre occasioni. Ora, La Costituzione Italiana è in realtà riservata ai cittadini italiani, ed in primo luogo ad impedire che venga ignorata l'uguaglianza giuridica tra cittadini. Significa anche che devi punire i cittadini i quali in modo improvvido hai eventualmente creato, perché la loro condizione ti impone di esercitare il diritto su di loro. Su questo la mia venatura è abbastanza hegeliana, pure se disapprovo molte parti di quel sistema e dei Lineamenti di filosofia del diritto.

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