sabato 6 ottobre 2018

"Intesa...

...infatti nel suo più proprio riscontro filosofico, ossia etico - politico" scrive qualcuno: dove "etico" - pure sulla base dell'interpretazione dello sradicamento della dignità del singolo quale entità sia individuale che politica, ed individuale perché politica, dove il politico è la proprietà concreta che deriva dall'esistenza dell'individuo anche giuridico - è inteso da chi scrive appunto in senso pressoché religioso, cioè di seguito sostanziale della deriva della filosofia in religione. S'è già notato in scritti non pubblicati che in antico ancor più che poi, il cittadino ha come prima proprietà sé stesso, è cittadino perché, in quanto proprietario di sé, può disporre liberamente di tale proprietà in un contratto. Seppure tale "proprietà" secondo certe impostazioni dovrebbe ancora oggi portare con sé il diritto ad una proprietà esterna, il nesso libertà - esercizio libero della volontà - cittadinanza implicava, per esempio a Roma, il diritto all'annona in quanto libero e cittadino, se non, come reclamato dai Gracchi, la proprietà della terra, posto che si potesse vivere anche esercitando il possesso della terra con solo la proprietà dei frutti. Questo poiché la libera cittadinanza ancora precedeva l'utilità tributaria, dalla quale piuttosto il cittadino di pieno diritto fino ad una certa epoca era totalmente libero, poiché anche la sua prima proprietà, in cambio del pericolo è vero, andava da sotto terra fino alle vette più alte del cielo, con uso non vincolato ed integro (o no: ius abutendi, ossia diritto anche di distruggere la proprietà).

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