mercoledì 3 ottobre 2018

Tesi 2 di qualcuno.

Scelta tra dieci che provocatoriamente in esordio son dette venticinque, quindi ulteriormente ridotte se si pensa che il riferimento sia a quelle di Lutero. Iniziamo: sostenere dunque che un gruppo di persone (invero non particolarmente, o meglio integralmente, coordinate tra loro) le quali propugnano la trasformazione dell’approccio alla vita piuttosto che alla conoscenza, od alla prima attraverso la seconda, deve diventare primariamente strumentale e pratico e fornisce tali strumenti per l’accessibilità pratica non abbia una teoria è sostenere una tesi che ha alte probabilità di essere sbagliata e di stampo “tedesco”, quell’approccio per cui solo un sistema filosofico dall’ambizione esaustiva che si presenti esplicitamente come tale sia effettivamente un sistema filosofico. Ma questa è una visione storicamente parziale che, magari neppure volontariamente, trascura il fatto che si ebbe un periodo precedente a quello franco - tedesco che va dal XVII al XX secolo d.C., in cui “filosofi” furono definiti pure praticanti arti oggi definite “non - filosofiche”; significa dimenticare che ancora Hegel rimaneva perplesso davanti alla definizione britannica e più latamente anglosassone di filosofia nonché di filosofo data da quella cultura che invece la teneva per completamente legittima in pieno Ottocento, anticipando così un uso attuale “ampio” del termine; significa lasciar cadere il rilevamento del procedere stilistico usato da certi filosofi successivi ad Hegel, il forse più ambizioso costruttore di sistemi, i quali scelsero la via dell’aforisma contro la patente onnicomprensività appunto delle grandi costruzioni (castelli? Di Otranto?) eretti da coloro che li avevano preceduti. Un metodo è una “via”; ossia una teoria - ripeto - per quanto minima, sulla necessità e preminenza della pratica: la teoria che l’unica vera strada per affrontare efficacemente il mondo sia la pratica. Un certo tipo d’empirismo ancora più concreto di quello tradizionale in Albione ed appendici varie e contestatarie, essenzialmente operazionista. L’estetica è poi “essenzialmente” una teoria della percezione e dunque anche una della visione del mondo, sicché…

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