mercoledì 21 novembre 2018

Fuor di Firenze...

...condannato a morte in contumacia, privato di tutti i suoi beni etc., Dante Alighieri fu un esule. Quando era a Forlì presso Scarpetta degli Ordelaffi, da Gherardo da Camino e Moroello Malaspina, a Verona presso Cangrande e poi in Ravenna presso Guido Novello da Polenta, checché sdegnosamente ne scrivano certe pennucole, era un profugo. Fiero di essere non sottomesso e silenzioso in casa propria (se mai avrebbe sentito di poterla definire così rimanendovi in certe condizioni); ma coscientemente profugo. L'Italia non era all'epoca uno stato unitario, ormai da seicento anni almeno ed ancora per più di cinquecento alla sua morte, e dunque nel momento in cui era in territorio di uno stato che non fosse quello di Firenze, era certamente un profugo. Che non faceva il padrone in casa altrui benché fosse del tutto conscio della propria qualità (ed anzi riconobbe una propria qual certa superbia, cristianamente intendendo).

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