martedì 13 novembre 2018

"Parli coraggiosamente di sé".

Ora: è uno schema troppo facile affermare che attraverso qualsiasi "personaggio" uno scrittore di altri non scriva che di sé: è stato provato più volte con forti argomenti e pezze d'appoggio, specie riguardo quelli negativi, che l'autore "approfittava" della sua posizione per denigrare, persino uccidere nella favola (in senso tecnico) avversari artistici e / o politici etc., più o meno scopertamente (imitando, cioè); ma "guardarsi da fuori" del tutto, taluni ritengono che sia impossibile comunque: parte del lavoro "scrittorio" - vedi la trascrizione dei prodotti di un'arte in altra esposta in precedente intervento - consisterebbe perciò nel levare o camuffare abilmente (oltre alle fonti, riducendo ogni citazione a tessere il più possibile minuscole accostate), lo "eccesso" autobiografico scivolato silenziosamente in uno o più personaggi: il meglio sarebbe probabilmente una "esplosione controllata", facendo sì che una diàfana scheggia del formatore sia in tutti, circondata da resti amati ovvero odiati (i secondi si insinuano comunque: meglio introdurli per quanto un vivente può con piena coscienza, intabarrati è preferibile) di altre opere, personaggi, respiranti, morti di pietra o di carta etc., di modo che il soggetto ritratto non possa esser ricostruito se non con molta difficoltà dal torquemadico lettore, mentre il giovane o vecchio arrangiatore non lascerà scivolare parola in cambio di vino.

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