martedì 6 novembre 2018

Ricordate...

...se avete la compiacenza, che i secoli i quali stanno nella penombra dietro di voi non erano compiutamente l'Eldorado della fruizione culturale persino per le elite: almeno non nel modo in cui sembrate intenderlo. Certo, si pubblicava relativamente meno rispetto ad oggi poiché, a partire dal tardo quindicesimo secolo, l'invasione delle Americhe e dell'Oceania da parte degli europei ha "riempito" spazi in cui la scrittura era, almeno per come la intendiamo noi, assente e perché la stampa a caratteri mobili, benché più veloce da produrre rispetto alla scrittura e copia a mano, era certo più lenta della battitura colla macchina da scrivere (Ah, la cancellazione sovrimprimendo xxxxx...) od al computer - che per quanto riguarda i libri di "pure parole" non è molto più di un modo maggiormente evoluto per comporre un dattiloscritto il quale crea problemi per la formazione di un apparato genetico nell'edizione di un testo: si può curare l'impaginazione in una fase precedente alla più diffusa prima, oltre ad evitare appunto fogli pieni di cancellature ed aggiunte sopra e / o sotto il rigo, come alcune fra quelle di questo testo nella sua prima stesura a mano -; tuttavia, ciò che oggi passa dalle mani dei lettori più o meno forti di testi anche solo novecenteschi è unicamente un insieme di schegge sparse, resto di un insieme stampato più ampio. I quattromila volumi che, espressi in vario modo, formano la biblioteca di un certo lettore il quale prima dell'alba apre la giornata con la lettura di un filosofo tedesco del tardo XIX secolo compositore d'aforismi, la prosegue dopo l'apparizione del sole sul limite con quella di un importante filosofo greco antico di cui non ci sono rimasti i dialoghi, occupa il mattino pieno col fondatore del comunismo scientifico ed il pomeriggio con un volume di saggi in francese del XVI secolo nonché, se possibile, con uno o due autori in inglese del XIX secolo quando non sudamericani, per poi dedicarsi ad un altro tedesco, un poeta classico latino, uno medievale ed un filosofo ungherese insieme o di seguito ad un poeta epico portoghese, in conclusione riguardano un numero di autori e di opere considerevolmente inferiore in paragone a quello dei tomi. Anche fra le opere degli ultimi secoli, quanto a "banale" conservazione, si sono avute più perdite; queste aumentano non solo a causa di censure politico - religiose (le quali sono forse la causa meno incisiva), non solo per disinteresse o troppo interesse nei secoli che hanno questo preceduto; ma anche per le selezioni dovute al cambio di supporto scrittorio, stimolanti una cernita, per distruzioni involontarie a motivo di catastrofi naturali od indotte da pratiche popolari tra gli esseri umani come quella della guerra, oggetto di ampie trattazioni scientifiche conservate. Ripetiamo dunque un "concetto" che il bipede intelligente, in specie quando ha da fare divulgazione, tende ad obliare: l'insieme dei canoni diffusi nelle varie civiltà non è tutta la letteratura prodotta dalla cosiddetta Umanità. Ossia: ben presto il numero di opere letterarie (ma non solo) date alla luce dall'uomo ha ecceduto la capacità del singolo individuo capace di una loro comprensione, di vederle, osservarle, analizzarle tutte, e non a livello mondiale. Non si tratta dunque, contrariamente alla tipica affermazione superba ch'è capitato a taluno di leggere, di un problema esclusivamente odierno. Per i melodrammi con libretto in italiano di Händel (in altra epoca scritto anche Haendel) gli impresari inglesi fornivano già, mettendo a fronte dei versi in idioma straniero riassunti molto ma molto sintetici in lingua inglese, app per leggere velocemente la trama.

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