lunedì 31 dicembre 2018

Voi sapete, vero...

...che i neologismi sono entrati nelle consuetudini delle lingue ben prima che nascessero le gazzette; 2) che la maggior parte dei neologismi decàde?

sabato 29 dicembre 2018

Il problema per i più...

...non è se la tecnologia - e si potrebbe discutere sulla parola - faccia vivere male o bene, posto che ogni applicazione "tecnologica" risolve uno o più problemi e ne crea o ripropone altri) ma quanti fa vivere meglio.

Ancora sul romanzo non - fiction (I).

Tralasciando che il romanzo non - fiction si può ritenere una contraddizione fin nel modo in cui viene definito; procedendo oltre, qualcuno potrebbe pretendere, non essendo il romanzo di tal genere fiction, che il testo sia composto utilizzando la lingua del luogo e del tempo d'ambientazione.

venerdì 28 dicembre 2018

Summum...

...imperium, non absolutum. Vertix montis sub caelo, radix montis super terram (cives): eripe terram sub monte...

Per esprimersi...

...in breve si tratta dunque di eliminare la strozzatura che si crea al livello della distribuzione, dove taluni economisti capitalisti individuavano il vero momento sovrano della circolazione, dove si formava il profitto da cui discendono ricchezza, capitale.

giovedì 27 dicembre 2018

"Ed io nelle cose giuste...

...ed in chi sia l'avversario e il nimico, ho avuto maestro il padre mio, ed il di lui padre, e tutti i miei consanguinei più anziani, che dicevano quello esser male, e che la tal cosa non era bene farla, come avevano appreso da chi li aveva allevati; se nelle lettere ho avuto un riconosciuto maestro che ne discuteva con altri, e nel suonar la cetera puranco si sa che presi lezioni; è altresì vero ch'ascoltai circa il costruire le navi più volte il mastro d'ascia che correggeva i suoi aiutanti, senza farmi suo discepolo. Perché tu o Socrate, mi riprendi di voler consigliare cose che non so in assemblea, quando sono presenti esperti delle varie arti: ma se si dia il caso in cui non si stia discutendo nella Ecclesia, oppure il maestro sia rimasto al di là della corda; o ci si trovi bensì con un gruppo di persone fra le quali non sia un maestro dell'arte particolare, in simposio, il singolo può bene avanzar soluzioni per sciogliere una difficoltà insorta su di un tema che egli ritiene, oppur sa, di conoscere meglio rispetto a tutti i presenti; senza considerare poi che si può certamente imparare bene un'arte, ma questo non significa sapere bene insegnarla, o saper esporla in modo che gli altri siano convinti: questo potrebbe meglio farlo chi, pur non avendo la stessa competenza particolare, o così approfondita, sa persuadere che compiere questo sia meglio d'agire per quello". Allorché Socrate stava rivolgendo fra sé la più atta risposta, continuò: "Poiché potrei dirti che, per quanto m'è dato sapere, mi sarebbe possibile aspettare da te consigli eventualmente opportuni, secondo la tua stessa misura di giudizio, sulla scultura, in quanto sei figlio di scultore e, prima d'abbandonare l'arte paterna, l'hai per qualche tempo esercitata; che, nella misura in cui è a mia conoscenza ciò che hai imparato da esperti, od hai ritrovato da te, potrei chiederti con speranza di condivisibilità un parere su quale sia il modo d'agire coraggiosamente durante una battaglia - non altrettanto su come debban disporsi le schiere d'opliti, od ove necessiti collocare i cavalli, ammesso s'abbiano e vi sia spazio bastevole -, in conclusione, poiché gli Ateniesi t'hanno pubblicamente premiato per il tuo valore. E' tuttavia anche vero che vi sarebbero probabilmente nella nostra città, benché tu non possa essere definito un incompetente in scultura, scultori di te più validi da cui apprendere l'arte; è inoltre altrettanto vero che questo scultore piace ad alcuni, ed ad alcuni un altro, dallo stile diverso. E' nuovamente vero che c'è il temerario scampato vivo alle battaglie, in virtù della dea Tyche; e che Nestore, il più saggio dei Greci che si trovò sotto Troia, il miglior ordinatore di schiere, fu salvato dal figlio appresso alle sacre mura, come ci dice l'ottimo fra i poeti Omero: e dunque ne traiamo che non si sa se sarebbe meglio dar retta ad un temerario vivo, piuttosto che ad un saggio ch'ha conosciuto l'orrenda sorte di morire; benché appaia assurdo ritenere che sia meglio deliberare seguendo il consiglio del primo deducendo dal fatto che sia respirante il risultato che i suoi precetti siano migliori di quelli dell'altro perché il secondo non cammina più sulla terra nutrice di tutti. Se poi nessuno, interrogato da te, risulta alla fine sapere quello che fa, aver scienza; e se tu sei stato reputato dalla Pizia il più sapiente di tutti perché conosci bene di non saper alcunché, e dunque di nulla disciplina hai vero sapere: che cosa hai tu da insegnarmi, oltre la consapevolezza dell'insipienza? E se nessuno è maestro di nulla, di chi l'uomo si farà discepolo, e perché mai non dovrebbe un'arte a suo modo foggiarsi, ed insegnarla, stupido fra gli stupidi?" Chiuso con queste parole il suo dire, se ne andò.

Omaggio.

"I' m'intendea però Tre, cinquantuno / in prima parte de lo Gran Poema".

lunedì 24 dicembre 2018

Il punto fondante III.

Perciò, continuando il discorso degli scritti precedenti, si potrebbe replicare così a coloro che lanciano l'allerta circa la messa a rischio dell'Unione Europea, che implicherebbe la non certezza di determinate parti del sistema in cui siamo inseriti, quando dovesse andare incontro ad uno scioglimento: 1) Che bisogna essere in grado di comunicare in primo luogo ai cittadini dei vari stati aderenti i privilegi che hanno, o meglio operare perché li avvertano in atto; 2) che si deve smettere di ridurli col favore del silenzio indotto dallo strepito quotidiano sull'economia (appunti su spese finanziarie gravanti sul consuntivo in prima istanza che però: a) avrebbero effetti positivi sui bilanci economici singoli, ossia delle famiglie; b) sulla finanza ovvero sul bilancio statale a posteriori, garantendo un flusso monetario, una circolazione economica e dunque finanziaria più ampia e stabile); 3) che si deve lavorare per ampliare i diritti.

Allora...

...cosa intendete con "riprodurre"? Fin quando un autore inserisce frasi di un altro autore nei propri testi, ci si può fare una domanda fondamentale: si tratta di citazioni coscienti e financo volute, o di emersioni dalla memoria? Tra l'altro, lo scrittore è un mago, un prestidigitatore almeno, un bugiardo: può accorgersi dopo che un suo passo somiglia molto a quello di un autore che ha lètto; può scoprirlo anche solo nel momento in cui glielo fa notare un lettore, critico; un intervistatore: ed acrobaticamente: "Ma certo, è voluto". Quand'anche lo facesse con ricerca, è pure quella una strategia compositiva, un metodo d'esposizione, una cifra d'autore. Forse. Ma bisogna pur sempre pensarla come tale, se così effettivamente la si pensa, per applicarla. Ed ogni "scrittore" è un plagiario: più o meno alla lontana, in vario grado coscientemente, con maggiore o minore bravura.

sabato 22 dicembre 2018

Eh,

vecchio discorso quello della egemonia culturale del partito socialista / comunista. I problemi son due, ossia: 1°) L'egemonia culturale non è andata oltre una alta scolarizzazione, intesa più che altro come assunzione dei dati trasmessi dalla scuola, senza critica e trasformazione, senza assunzione del potere e proposta di un nuovo modello; 2°) Conseguentemente, la "sinistra" occidentale è stata gabbata, specie in Italia, dalla favoletta destrorsa della "dittatura culturale" che è una dittatura del discorso, della descrizione del mondo e della narrazione, mentre per quanto riguarda la forma sociale ed il modello economico, anche in conseguenza del fallimento del supposto "socialismo reale" - che non è tale: il socialismo reale doveva oltrepassare la dittatura del proletariato a prevalenza industriale (Marx, Russica) - in URSS, si è fatta prona alla tesi dell'ineluttabilità del capitalismo ed è scivolata lentamente verso quel riformismo che aveva provocato la scissione del 1921, verso una "lotta per la riduzione delle sperequazioni" interna al sistema capitalistico, verso sostanzialmente un owenismo. Ma senza una proposta alternativa, qual'è il motivo fondante ed incontrovertibile per il quale, di fronte a due latte di vernice, bisognerebbe scegliere quella che contiene il giallo chiaro piuttosto che quella dove c'è dentro il giallo scuro? Scegliere di morire molto di fame oppure un poco meno?

Les "textes essentiels"...

...de un auteur sont exitiales pour son image reéle.

venerdì 21 dicembre 2018

In effetti...

...essere estremamente autobiografico in un "testo" il cui genere nell'opinione maggioritaria non è schedato come afferente al campo in cui l'autobiografia è ammessa, suppone due possibilità nella ricezione dell'atto artistico (alternativismo interpretativo) da parte della platea: la provocazione violenta quanto violento può essere un testo; o l'errore.

Che sarebbe stato meglio...

...non ci fosse una dittatura, certo; ancor di più (l'ottimo) che non vi fosse una guerra. Queste son le premesse. Sostenere che una dittatura dovesse rispettare i diritti delle minoranze, ed indignarsi perché non l'ha fatto, si può accogliere come modo per riaffermare che sarebbe stato meglio non ci fossero state né dittatura né guerra: perché è ovvio che non si può credere nella realtà di un'evenienza del genere.

giovedì 20 dicembre 2018

Non c'è modo migliore di organizzare una biblioteca.

Non una biblioteca individuale almeno; non di qualcuno che compri i libri per leggerli, od abbia la fortuna di riceverli in dono. Non di chi li prenda in prestito oppure li consulti / pulsi in biblioteca pubblica. Non c'è, se anche i libri non fa altro che leggerli, appuntarli ed usarli per scrivere "in proprio". Non c'è, se la sua vita è "organizzata" in letture di libri diversi in varie fasi della giornata ed inoltre ogni lettura o ricerca suppositivamente mirata porta ad estrarre volumi dagli scaffali. Almeno non c'è se si pensa ad una struttura materiale che limita i volumi in una posizione identificabile, perché buona parte di quella immagine deve essere pensata quale costantemente resa falsa dai vuoti reali. La biblioteca di un lettore per istinto è sempre disordinata, sempre imperfetta, perennemente esplosa; la biblioteca di uno scrittore è sempre in qualche foggia ricomposta a mosaico in ciò che scrive. Una biblioteca non ha senso se non è quanto il lettore, lo scrittore, individualmente riordina e ricompone. Tenete conto che è stato segnalato come certi autori abbiano postillato libri di biblioteche altrui cui avevano accesso lasciando poi i volumi sul posto. Considerate che parti di libri possono finire in blocchi note, fogli volanti etc. (per esempio nella sola memoria cerebrale colla sua infedeltà, se non vi è altro supporto disponibile) che seguono lo stralciatore. Niente impedisce che un libro con fitti marginalia venga regalato da chi l'ha già letto ed entri in un altro ordine, semenza (da dove viene?). Sembra perciò che sotto la scorza delle file rassicuranti la natura della biblioteca sia il chaos. Al di là dell'ordine per lingua, epoca, o per soggetto.

Non v'è certo bisogno...

...di scomodare Walt Disney e la via americana alla vita per spiegare la creazione di un programma culturale che punti nelle opere all'abbellimento della quotidianità. E' un tema eterno del prodotto umano.

mercoledì 19 dicembre 2018

Come farsi ...

...abbagliare da una prosa o magari dalla depositata opinione comune. Uno dei pochi pregi di Popper fu mettere in guardia dal fascino di Platone. "Inizio" dell'Averroès... di Renan.

Il lavoro...

...libero, andrebbe riaffermato il "concetto", è in regime di affitto, non di vendita: altrimenti sarebbe l'acquirente soltanto a poterlo cedere, non colui che tramite contratto mette a disposizione temporaneamente le proprie forze fisiche e le proprie competenze. Ma il "prestatore d'opera" può recedere dal contratto se ha trovato condizioni migliori.

lunedì 17 dicembre 2018

Peter Gaskell...

...Artisans and machinery, Londra 1836, pagine 261 - 62: "workmen, that their labour is their capital [...] and that they have the same right to turn it to utmost advantage [...] to best account". Dunque, il capitalista ha diritto a trarre dal proprio capitale un utile, al punto che, secondo Ricardo, è in diritto di forzare chi lavora il suo fondo a fornirgli da qualsiasi qualità di terreno la stessa cifra (Ricardo, On the principles..., pag. 57); se però il lavoro è il capitale dell'operaio, egli è comunque un capitalista, e perciò: 1) ha il diritto di ottenere dal proprio lavoro, dal proprio fondo (Gaskell, pagina 261: fund) un profitto, e quindi ad obbligare la controparte a corrispondergli una quantità di pezzi di moneta anche piccoli (vedi l'etimologia di "stipendium" Dictionnarie etymologique de la langue latine, pag. 1147) il cui importo sia sufficiente a ricavarne un profitto: il lavoro dunque, in base a questo ragionamento, deve essere pagato congruamente in quanto: a) valore di scambio; b) capitale che deve, di fronte a richiesta, generare un profitto.

A proposito:

badate che dopo una certa età l'individuo si autoeduca; e comincia relativamente presto. Certo, sempre ricevendo ed anche rielaborando influssi esterni.

sabato 15 dicembre 2018

L'affermazione...

dello scudiero Ricardo nei Principles... (Londra 1817, pagina 57, linee 12 - 3): "For that cannot be two rates of profit" non è affatto costrittiva (10 - 1: "of obliging him": il would di riga 9 è eufemistico, e non eufuistico).

Il valore intrinseco...

...della moneta non esiste. Posto che esista, ciò accade solo in due modi: a) è il valore al momento della produzione, non solo del supporto, ma puntuale delle macchine - usura degli ingranaggi etc. - e del salario degli individui che hanno partecipato alla produzione. In uno stato autenticamente sociale, l'ultimo costo dovrebbe essere superiore alla pura sussistenza almeno dell'individuo singolo; b) se anche la moneta, come mezzo di scambio, è una merce, come pare dalle quotazioni giornaliere, il valore intrinseco della moneta equivale quotidianamente al facciale rapportato alle quotazioni correnti, essendo anche la moneta esposta alle fluttuazioni, seguendo il medesimo principio di cui scrisse un economista inglese dell'Ottocento circa la pura forza fisica dell'operaio, del prezzo di ogni merce (anche la moneta, concreta o virtuale - costo dell'elettricità per far funzionare i terminali etc. - è una merce composta dai vari costi necessari a produrla: tutti i costi). Dunque il valore intrinseco di una moneta, differente dal facciale - non diverso, giacché i due sono riferiti allo stesso oggetto - avrebbe da variare, quando certuni intendono fare autenticamente mercato; a meno che non più tosto intendano - ipoteticamente, quindi, diciamo in media luce reipublicae - farlo.

venerdì 14 dicembre 2018

In termini elideistici...

...il cristianesimo non ha imposto (questo è esatto) "i suoi dogmi irrazionali" agli stati che un tempo si professavano cristiani ed oggi spesso velano con un tulle sottile di laicismo le proprie dichiarazioni; bensì essi sono "inverificati" e soprattutto, difetto radicale per una certa epistemologia, ancor più che inverificabili secondo una certa idea di sperimentalità, sono inconfutabili. In ogni sistema, compreso ciascun sistema religioso, c'è un ordine, ed esso è frutto di una forma di pensiero. Certo, agli occhi della "razionalità scientifica" moderna questa forma di spiegazione, ancor viva nelle religioni attuali incluso il cristianesimo, è irrazionale senza dubbio, il monoteismo si può fortemente sospettare favorisca un monismo di pensiero; ma neppure la cosmogonia pagana (come è stata declinata ed è attualmente), bisogna pur ammetterlo, può essere ritenuta "razionale", se si usa tale aggettivo come sinonimo del fideistico "veritiera". Potremmo come prima conclusione formulare il parere che il cristianesimo impose una propria "razionalità irrazionale". Aggiungiamo, pur condividendo l'importanza della cultura greca, come dovremmo forse pensare che le nostre radici culturali non siano radici "europee", e neppure latamente cristiane, ma mediterranee, indoeuropee - semitico - camitiche e persino sumere (ché pare la lingua dei sumeri non sia stata di alcuno di questi tre gruppi, né imparentabile d'altronde con prove ad alcuna lingua nota). L'elideismo intende "mediterranee" infatti in senso ampio: radici pagane estese quantomeno dal Bengala tutto alla costa occidentale dell'Australia, ma appunto in un "Viaggio verso Occidente" che dal territorio della penisola indiana si dirige verso l'Atlantico, varcalo, continua di sangue circonfuso pure - infatti - sin sulle rive del Pacifico, attraversa quella distesa ed arriva percorrendo il deserto australiano a Perth.

Chi ha detto...

...che una voce narrante "non esiste" come personaggio od anche più in un'opera, a parte lo stereotipo di alcuni il quale aprioristicamente suppone che essa venga da "fuori campo" e dunque debba essere quella non filtrata, impersonata dell'autore? Chi ha detto che, se questa voce narrante all'improvviso "entra nell'inquadratura" continuando a parlare, solo a partire dal momento in cui diviene visibile si trasforma in personaggio e prende esistenza? Ah già, ma sono secoli che si discute "se Dante (Alighieri) sia un personaggio della 'Divina Commedia', posto che ne è l'autore". Una certa voce che "scende dal cielo" in Genesi forse non è un personaggio del testo, quando non più, per taluni? Povero William Godwin. Quanto a tag, considerate ancor più per questo caso l'elenco incompleto.

giovedì 13 dicembre 2018

L'icona...

...di un paese: tale considerata però da chi non è cittadino del paese.

E per esempio...

...ci si potrebbe chiedere perché molti reputino che i romanzi derivino solo dai romanzi e tutt'al più dalle "poesie"; che i quadri siano partoriti esclusivamente dai quadri e gli arazzi emettano il loro primo vagito fuoriuscendo dagli arazzi, per solo far qualche caso. La musica può nascere dalle statue, il bassorilievo dal quadro; e talvolta, persino, il romanzo dal testo di statistica. Certo, non solo; e dunque tanto più costoro non si stupiscano se ciascuna opera un numero significativo di volte ha più fonti, "interdisciplinari", consce ed inconsce, nonché discontinue "testualmente" parlando. E continuando il discorso di Alla domanda..., un mito falso si può elogiare, se ben esposto, per la sua arte, disapprovandone il pensiero. Per entrambi valgono quelle due parole: "comunque" e "contemporaneamente".

mercoledì 12 dicembre 2018

Alla domanda...

...se si deve studiare un falso la risposta non può essere che positiva: soprattutto se esso è stato ritenuto vero, e "proporzionatamente" a per quanto tempo e da quanti lo è stato, e dunque anche è rimasto pienamente ed in modo indiretto influente su ciò che gli ha fatto seguito. Stabilito che pure un falso riconosciuto - e ce ne sono almeno di due tipi nella "arte" - può essere fonte di opere cosiddette per semplificazione originali, eventualmente di grandissima qualità (secondo i mutevoli parametri del bello nelle varie epoche variano le fortune dei differenti prodotti che derivano dall'ingegno umano). Niente impedisce di rapportarsi ai falsi come "oggetti" culturali, allo stesso modo in cui si possono leggere Cassio da Narni e Niccolò degli Agostini nonostante Ariosto, magari coll'intento di inserirli in un'opera che li "migliori".

Il dato...

...che l'uomo è una bestia come specie, una fiera razionale, taluni potrebbero chiedere che divenga patrimonio comune; poi uno dei due generi in cui si ritiene divisa la specie è percentualmente composto da una maggioranza che esercita i muscoli più del cervello.

martedì 11 dicembre 2018

E dunque in Storch...

...che pure difende il ruolo dell'operaio, del dipendente, di un certo tipo di produttore, emerge, almeno come "pittura" della pratica a lui contemporanea, la scissione fra la produzione individuale, che viene tutta venduta, e che s'intende debba essere tutta mercificata; e la produzione statale, del paese, che invece è "la minor parte del suo prodotto annuale".

Il "diavolo"...

...scrive canzoni invece, ed anche belle: sapeste quanti inni sono stati scritti a gloria di dei poi trasformati dal vincitore in diavoli. Talaltre opere sono state salvate preponendo loro un avviso Lectori candido.

lunedì 10 dicembre 2018

Sul manoscritto (Perciò...II).

Premesso che, comunque, il manoscritto non si identifica coll'autografo di uno scrittore (tra l'altro, il più dei manoscritti non sono documenti stesi a fini letterari). Continuando: 1)Si legge lo stupore di qualcuno circa l'esistenza di manoscritti di autori "contemporanei"; contro il sensazionalismo (essendo la meraviglia palesemente finta nel senso più riduttivo del termine) ci si accontenti del rimando a quanto fu scritto nell'intervento pubblicato tempo fa su questo sito e dal titolo Perciò...; 2) Oltre quanto sopra trovasi un appello a scavare le fonti di un autore importante del Novecento letterario italiano. Il plurale "fonti" è importante. L'elideismo esorta a tener conto adeguato della contaminazione. Ancor oggi certa critica tende ad individuare "grandi scene" all'interno dei testi, assegnar loro una fonte autorevole complessiva, poi liquidare l'intera struttura come traduzione (addirittura, si considera aemulatio la traduzione il più aderente possibile, verbo a verbo: anche posto che ciò sia corretto, l'elideismo preferisce, per gli scrittori che hanno una alta opinione di sé anche solo ben riposta, considerare il ri- facimento di una fonte all'interno di un'opera ispirata ad un'altra come una pasqualiana "arte allusiva", quindi una dis - simul - atio) senza studiarne le parti una per una alla ricerca delle differenze oltre che delle somiglianze. La memoria, anche dello scrittore antico più di noi decisamente in tal arte esercitato fino alla stampa almeno, è una memoria comunque imperfetta, anche posto il fatto non di poco momento che maneggiare le proprie fonti non era sempre fisicamente facile. Da ciò deriva, sgorga che un autore dalle letture stratificate, non necessariamente umquam condotte su libri propri, poteva - ma ancor può oggi - incrociare, giustapporre, contaminare gli autori e le opere entro la propria. La percentuale dei casi in cui questa mescolanza variamente programmatica viene esercitata volontariamente cambia nello stesso scrittore ed opera seguendo il mutare delle condizioni circostanti, ma si può ragionevolmente supporre: a) che non manchi mai in un testo una quota di citazioni "contaminate"; b) che una parte di esse sia involontaria, a testimonianza della ricchezza culturale dell'autore. Nelle unità inferiori di una macrostruttura tanto meno controllabile quanto più essa si estende e si complica, si annidano differenze le quali, pur quando ci si trovi di fronte in linea di massima ad una traduzione, fanno emergere ad una analisi dettagliata in alcuni casi "gerarchie di memoria" che sono in aggiunta preferenze non unicamente obbligate dallo spazio normato in base alla regola particolare (per esempio "sinonimi" omosillabici fra cui è compiuta una scelta, cosciente o meno, quando si scrive in endecasillabi italiani).

"Società"...

...e "confessione religiosa" sono entrambe cultura, in quanto la religione è ricompresa nell'espressione culturale multisfaccettata della società. Nel momento in cui l'opinione attorno alla divinità si esprime in taluni come l'intento di impedire agli altri la propria, in democrazia perlomeno chi così si comporta si a rigore autoesclude dalla società, poiché non riconosce i differenti da sé come propri alleati.

venerdì 7 dicembre 2018

Non avete compreso...

...la radice del problema - o fate finta - e volete risolverlo partendo dalla cima dell'albero. A prescindere dal fatto che non riuscite a trasmettere il piacere della lettura, soprattutto del testo lessicalmente "difficile"; il fatto è che la difficoltà (di - facul) italica nell'acquisto di libri - atto comunque diverso dal leggerli, azione che invece a voi non interessa - è principalmente, per non dire esclusivamente, dovuta a mancanza di entrate economiche, perché la dinamica specie dei salari sta tornando quella dei decenni iniziali della rivoluzione industriale, la quale estendeva quella precedente: cioè mantiene o cerca di riattingere al ribasso un livello di pura sopravvivenza.

La disobbedienza...

...civile però, ripete l'elideista, va fatta bene. 1) Deve esercitarla un cittadino dello stato in questione; 2) Egli, per usare un'espressione diffusa in un certo paese adeguandola al pensiero esposto, deve "tirare il sasso e non nascondere la mano", accettando quel che consegue; agire no debajo de cubierta, sino al cielo abierto

giovedì 6 dicembre 2018

Ma le scissioni...

..."politiche" non creavano solamente tante piccole inutili formazioni danneggianti la "parte giusta" e favorenti "il nemico" nonché quello che è un "pericolo per la democrazia"?

mercoledì 5 dicembre 2018

Tucidide e Nietzsche.

Cioè Umano troppo umano 92 in relazione al valore d'uso ed al valore di produzione che poi si muta nel rapporto tra "padrone" e "dipendente", nel valore di scambio per una attività produttiva che non è solo dissipazione di forze fisiche ma anche incorporazione nel prodotto di talenti individuali (e qui ha ragione Hegel, anche se poi coincide in termine che l'alienazione di un simile talento vada comunque compiuta, e quindi che colui il quale aliena non abbia un potere contrattuale che va oltre il diritto al riposo. Discussione dell'elideista con Peter Gaskell e Karl Marx dando torto ad entrambi: ad uno per un aspetto, ed all'altro per un altro). Il conflitto tra i due nasce anche per quel punto che ha una possibile sua forma per scritto in quanto segue, appunto provenendo dal volume di Nietzsche: "e acquista sempre maggior vigore perché al valore della cosa stimata viene aggiunto da ciascuno il valore della fatica e dello zelo spesi". Si noti "zelo".

martedì 4 dicembre 2018

Le due parti...

...(tenetevi) transessuali in cui si divide l'umanità nulla hanno a che fare coi partiti politici, e la composizione di esse muta quantisticamente a seconda dell'osservatore.

lunedì 3 dicembre 2018

Ecco, la "discussione"...

...con Linguet è un caso esemplificativo del metodo elideista: concordare con lui circa l'analisi dello sfruttamento dell'operaio fino ad una forma di "schiavitù salariata" che sta tornando in auge, può non avere il significato di dare il proprio consenso anche all'idea che la situazione dello schiavo fosse o sia tutto sommato "fortunata" in rapporto alla prima (Théorie des loix civiles II 465 - 67).

sabato 1 dicembre 2018

Tuttavia...

...non si capisce perché odiernamente un romanzo di successo "debba" trasformarsi in film o serie televisive respirante l'autore. O meglio: brama previdenziale. Ma si potrebbero chiedere i diritti pure su di un ciclo d'affreschi o riguardo sequenze di gruppi statuari, basso / altorilievi, arazzi: quella trasformazione sarebbe sì postromanticamente originale.

Sempre maggiori conferme...

...leggendo lentamente i materiali con cui Marx diede forma al suo (non la parte postuma curata da Engels, ridotto da certi esegeti a niente più che uno specchio) Il capitale - e con "materiali" s'intendono tutte le opere che consultò man mano che si trovano citate. Prima lettura limitata ai passi richiamati, già con una embrionale discussione; seconda lettura dell' intera opera citata, con ulteriore discussione; lettura poi di tutto ciò che l'autore citato ha scritto, financo le poesie, se v'ha messo mano, con altra discussione annessa che ha intenzione di confrontare, verificare, includere le precedenti - pare venga confermata la teoria elideista che il turbocapitalismo attuale, attraverso secondo, terzo, nonagesimo pilastro ed altre proposte non fa in realtà (hegelianamente intendendo, potremmo dire) che ripresentare le tesi che già discuteva entro i primi quarant'anni del diciannovesimo secolo dell'era cristiana. Questo vuol dire due cose: a) è un procedimento dialetticamente debole; b) qualcuno o moltissimi tra quelli i quali dicono di opporsi alla disumanità dell'attuale capitalismo non solo non hanno letto Marx, ma neppure certe pieghe dei maggiori economisti "liberali", né si sa per quale motivo o si siano comportati così, oppure facciano finta.