mercoledì 12 dicembre 2018

Alla domanda...

...se si deve studiare un falso la risposta non può essere che positiva: soprattutto se esso è stato ritenuto vero, e "proporzionatamente" a per quanto tempo e da quanti lo è stato, e dunque anche è rimasto pienamente ed in modo indiretto influente su ciò che gli ha fatto seguito. Stabilito che pure un falso riconosciuto - e ce ne sono almeno di due tipi nella "arte" - può essere fonte di opere cosiddette per semplificazione originali, eventualmente di grandissima qualità (secondo i mutevoli parametri del bello nelle varie epoche variano le fortune dei differenti prodotti che derivano dall'ingegno umano). Niente impedisce di rapportarsi ai falsi come "oggetti" culturali, allo stesso modo in cui si possono leggere Cassio da Narni e Niccolò degli Agostini nonostante Ariosto, magari coll'intento di inserirli in un'opera che li "migliori".

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