giovedì 27 dicembre 2018

"Ed io nelle cose giuste...

...ed in chi sia l'avversario e il nimico, ho avuto maestro il padre mio, ed il di lui padre, e tutti i miei consanguinei più anziani, che dicevano quello esser male, e che la tal cosa non era bene farla, come avevano appreso da chi li aveva allevati; se nelle lettere ho avuto un riconosciuto maestro che ne discuteva con altri, e nel suonar la cetera puranco si sa che presi lezioni; è altresì vero ch'ascoltai circa il costruire le navi più volte il mastro d'ascia che correggeva i suoi aiutanti, senza farmi suo discepolo. Perché tu o Socrate, mi riprendi di voler consigliare cose che non so in assemblea, quando sono presenti esperti delle varie arti: ma se si dia il caso in cui non si stia discutendo nella Ecclesia, oppure il maestro sia rimasto al di là della corda; o ci si trovi bensì con un gruppo di persone fra le quali non sia un maestro dell'arte particolare, in simposio, il singolo può bene avanzar soluzioni per sciogliere una difficoltà insorta su di un tema che egli ritiene, oppur sa, di conoscere meglio rispetto a tutti i presenti; senza considerare poi che si può certamente imparare bene un'arte, ma questo non significa sapere bene insegnarla, o saper esporla in modo che gli altri siano convinti: questo potrebbe meglio farlo chi, pur non avendo la stessa competenza particolare, o così approfondita, sa persuadere che compiere questo sia meglio d'agire per quello". Allorché Socrate stava rivolgendo fra sé la più atta risposta, continuò: "Poiché potrei dirti che, per quanto m'è dato sapere, mi sarebbe possibile aspettare da te consigli eventualmente opportuni, secondo la tua stessa misura di giudizio, sulla scultura, in quanto sei figlio di scultore e, prima d'abbandonare l'arte paterna, l'hai per qualche tempo esercitata; che, nella misura in cui è a mia conoscenza ciò che hai imparato da esperti, od hai ritrovato da te, potrei chiederti con speranza di condivisibilità un parere su quale sia il modo d'agire coraggiosamente durante una battaglia - non altrettanto su come debban disporsi le schiere d'opliti, od ove necessiti collocare i cavalli, ammesso s'abbiano e vi sia spazio bastevole -, in conclusione, poiché gli Ateniesi t'hanno pubblicamente premiato per il tuo valore. E' tuttavia anche vero che vi sarebbero probabilmente nella nostra città, benché tu non possa essere definito un incompetente in scultura, scultori di te più validi da cui apprendere l'arte; è inoltre altrettanto vero che questo scultore piace ad alcuni, ed ad alcuni un altro, dallo stile diverso. E' nuovamente vero che c'è il temerario scampato vivo alle battaglie, in virtù della dea Tyche; e che Nestore, il più saggio dei Greci che si trovò sotto Troia, il miglior ordinatore di schiere, fu salvato dal figlio appresso alle sacre mura, come ci dice l'ottimo fra i poeti Omero: e dunque ne traiamo che non si sa se sarebbe meglio dar retta ad un temerario vivo, piuttosto che ad un saggio ch'ha conosciuto l'orrenda sorte di morire; benché appaia assurdo ritenere che sia meglio deliberare seguendo il consiglio del primo deducendo dal fatto che sia respirante il risultato che i suoi precetti siano migliori di quelli dell'altro perché il secondo non cammina più sulla terra nutrice di tutti. Se poi nessuno, interrogato da te, risulta alla fine sapere quello che fa, aver scienza; e se tu sei stato reputato dalla Pizia il più sapiente di tutti perché conosci bene di non saper alcunché, e dunque di nulla disciplina hai vero sapere: che cosa hai tu da insegnarmi, oltre la consapevolezza dell'insipienza? E se nessuno è maestro di nulla, di chi l'uomo si farà discepolo, e perché mai non dovrebbe un'arte a suo modo foggiarsi, ed insegnarla, stupido fra gli stupidi?" Chiuso con queste parole il suo dire, se ne andò.

Nessun commento:

Posta un commento