sabato 22 dicembre 2018

Eh,

vecchio discorso quello della egemonia culturale del partito socialista / comunista. I problemi son due, ossia: 1°) L'egemonia culturale non è andata oltre una alta scolarizzazione, intesa più che altro come assunzione dei dati trasmessi dalla scuola, senza critica e trasformazione, senza assunzione del potere e proposta di un nuovo modello; 2°) Conseguentemente, la "sinistra" occidentale è stata gabbata, specie in Italia, dalla favoletta destrorsa della "dittatura culturale" che è una dittatura del discorso, della descrizione del mondo e della narrazione, mentre per quanto riguarda la forma sociale ed il modello economico, anche in conseguenza del fallimento del supposto "socialismo reale" - che non è tale: il socialismo reale doveva oltrepassare la dittatura del proletariato a prevalenza industriale (Marx, Russica) - in URSS, si è fatta prona alla tesi dell'ineluttabilità del capitalismo ed è scivolata lentamente verso quel riformismo che aveva provocato la scissione del 1921, verso una "lotta per la riduzione delle sperequazioni" interna al sistema capitalistico, verso sostanzialmente un owenismo. Ma senza una proposta alternativa, qual'è il motivo fondante ed incontrovertibile per il quale, di fronte a due latte di vernice, bisognerebbe scegliere quella che contiene il giallo chiaro piuttosto che quella dove c'è dentro il giallo scuro? Scegliere di morire molto di fame oppure un poco meno?

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