venerdì 14 dicembre 2018

In termini elideistici...

...il cristianesimo non ha imposto (questo è esatto) "i suoi dogmi irrazionali" agli stati che un tempo si professavano cristiani ed oggi spesso velano con un tulle sottile di laicismo le proprie dichiarazioni; bensì essi sono "inverificati" e soprattutto, difetto radicale per una certa epistemologia, ancor più che inverificabili secondo una certa idea di sperimentalità, sono inconfutabili. In ogni sistema, compreso ciascun sistema religioso, c'è un ordine, ed esso è frutto di una forma di pensiero. Certo, agli occhi della "razionalità scientifica" moderna questa forma di spiegazione, ancor viva nelle religioni attuali incluso il cristianesimo, è irrazionale senza dubbio, il monoteismo si può fortemente sospettare favorisca un monismo di pensiero; ma neppure la cosmogonia pagana (come è stata declinata ed è attualmente), bisogna pur ammetterlo, può essere ritenuta "razionale", se si usa tale aggettivo come sinonimo del fideistico "veritiera". Potremmo come prima conclusione formulare il parere che il cristianesimo impose una propria "razionalità irrazionale". Aggiungiamo, pur condividendo l'importanza della cultura greca, come dovremmo forse pensare che le nostre radici culturali non siano radici "europee", e neppure latamente cristiane, ma mediterranee, indoeuropee - semitico - camitiche e persino sumere (ché pare la lingua dei sumeri non sia stata di alcuno di questi tre gruppi, né imparentabile d'altronde con prove ad alcuna lingua nota). L'elideismo intende "mediterranee" infatti in senso ampio: radici pagane estese quantomeno dal Bengala tutto alla costa occidentale dell'Australia, ma appunto in un "Viaggio verso Occidente" che dal territorio della penisola indiana si dirige verso l'Atlantico, varcalo, continua di sangue circonfuso pure - infatti - sin sulle rive del Pacifico, attraversa quella distesa ed arriva percorrendo il deserto australiano a Perth.

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