giovedì 20 dicembre 2018

Non c'è modo migliore di organizzare una biblioteca.

Non una biblioteca individuale almeno; non di qualcuno che compri i libri per leggerli, od abbia la fortuna di riceverli in dono. Non di chi li prenda in prestito oppure li consulti / pulsi in biblioteca pubblica. Non c'è, se anche i libri non fa altro che leggerli, appuntarli ed usarli per scrivere "in proprio". Non c'è, se la sua vita è "organizzata" in letture di libri diversi in varie fasi della giornata ed inoltre ogni lettura o ricerca suppositivamente mirata porta ad estrarre volumi dagli scaffali. Almeno non c'è se si pensa ad una struttura materiale che limita i volumi in una posizione identificabile, perché buona parte di quella immagine deve essere pensata quale costantemente resa falsa dai vuoti reali. La biblioteca di un lettore per istinto è sempre disordinata, sempre imperfetta, perennemente esplosa; la biblioteca di uno scrittore è sempre in qualche foggia ricomposta a mosaico in ciò che scrive. Una biblioteca non ha senso se non è quanto il lettore, lo scrittore, individualmente riordina e ricompone. Tenete conto che è stato segnalato come certi autori abbiano postillato libri di biblioteche altrui cui avevano accesso lasciando poi i volumi sul posto. Considerate che parti di libri possono finire in blocchi note, fogli volanti etc. (per esempio nella sola memoria cerebrale colla sua infedeltà, se non vi è altro supporto disponibile) che seguono lo stralciatore. Niente impedisce che un libro con fitti marginalia venga regalato da chi l'ha già letto ed entri in un altro ordine, semenza (da dove viene?). Sembra perciò che sotto la scorza delle file rassicuranti la natura della biblioteca sia il chaos. Al di là dell'ordine per lingua, epoca, o per soggetto.

Nessun commento:

Posta un commento