lunedì 10 dicembre 2018

Sul manoscritto (Perciò...II).

Premesso che, comunque, il manoscritto non si identifica coll'autografo di uno scrittore (tra l'altro, il più dei manoscritti non sono documenti stesi a fini letterari). Continuando: 1)Si legge lo stupore di qualcuno circa l'esistenza di manoscritti di autori "contemporanei"; contro il sensazionalismo (essendo la meraviglia palesemente finta nel senso più riduttivo del termine) ci si accontenti del rimando a quanto fu scritto nell'intervento pubblicato tempo fa su questo sito e dal titolo Perciò...; 2) Oltre quanto sopra trovasi un appello a scavare le fonti di un autore importante del Novecento letterario italiano. Il plurale "fonti" è importante. L'elideismo esorta a tener conto adeguato della contaminazione. Ancor oggi certa critica tende ad individuare "grandi scene" all'interno dei testi, assegnar loro una fonte autorevole complessiva, poi liquidare l'intera struttura come traduzione (addirittura, si considera aemulatio la traduzione il più aderente possibile, verbo a verbo: anche posto che ciò sia corretto, l'elideismo preferisce, per gli scrittori che hanno una alta opinione di sé anche solo ben riposta, considerare il ri- facimento di una fonte all'interno di un'opera ispirata ad un'altra come una pasqualiana "arte allusiva", quindi una dis - simul - atio) senza studiarne le parti una per una alla ricerca delle differenze oltre che delle somiglianze. La memoria, anche dello scrittore antico più di noi decisamente in tal arte esercitato fino alla stampa almeno, è una memoria comunque imperfetta, anche posto il fatto non di poco momento che maneggiare le proprie fonti non era sempre fisicamente facile. Da ciò deriva, sgorga che un autore dalle letture stratificate, non necessariamente umquam condotte su libri propri, poteva - ma ancor può oggi - incrociare, giustapporre, contaminare gli autori e le opere entro la propria. La percentuale dei casi in cui questa mescolanza variamente programmatica viene esercitata volontariamente cambia nello stesso scrittore ed opera seguendo il mutare delle condizioni circostanti, ma si può ragionevolmente supporre: a) che non manchi mai in un testo una quota di citazioni "contaminate"; b) che una parte di esse sia involontaria, a testimonianza della ricchezza culturale dell'autore. Nelle unità inferiori di una macrostruttura tanto meno controllabile quanto più essa si estende e si complica, si annidano differenze le quali, pur quando ci si trovi di fronte in linea di massima ad una traduzione, fanno emergere ad una analisi dettagliata in alcuni casi "gerarchie di memoria" che sono in aggiunta preferenze non unicamente obbligate dallo spazio normato in base alla regola particolare (per esempio "sinonimi" omosillabici fra cui è compiuta una scelta, cosciente o meno, quando si scrive in endecasillabi italiani).

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