venerdì 23 agosto 2019

Nell'italica...

...umiliazione dei beni culturali in monumenti bar / ristorante, senza soluzione di continuità, è pur tuttavia un bene la divisione almeno ideale dal turismo, benché sia da risolvere come problema vero, fattuale.

Taluni scritti...

...ti pongono la domanda dolentissima, ch'agiti nel silenzio della riflessione: "Ma costui ha letto il testo su cui da un parere, oppure si è limitato al riassunto di una traduzione d'un manuale fattogli da qualcun altro?" Quattro righe striminzite di concettini allineati, in cui un intero laureto rigoglioso viene falcidiato fino ad isolare nel deserto un ramo secco.

Può capitare...

...di avere la forte impressione, ad un accidentale ascolto, che gli esseri umani emettano serie di suoni per infarcire un tempo altrimenti vuoto in qualche modo, piuttosto che per esprimere un significato.

giovedì 22 agosto 2019

Si può supporre...

...che il periodico macroniano intromettersi nelle questioni di politica interna italiana, sebbene acuito ed irritato da taluni improvvidi comportamenti dalla parte opposta delle Alpi per antonomasia, sia così insistente perché la penisola è dell'Unione Europea dal peso geopolitico in modo tale coincidente collo zero al di là delle parole roboanti, che è probabilmente l'unico in cui Monsieur le President possa essere confidente di hegelianamente realizzare l'idea esposta nel discorso d'insediamento, quello in cui si proponeva di restituire alla Douce il ruolo di guida del cosiddetto continente. Potremmo forse aggiungere il Principato di Monaco, Andorra ed il Blgio. Altrove verrebbe, è ipotizzabile, più o meno con garbo alla porta accompagnato. Carlo VIII, Luigi XII, Francesco I e Napoleone Bonaparte. Brutti segni, se la storia è maestra nella vita, come qualcuno appunto sospettò ascoltando e comprendendo il discorso richiamato sopra quando còlto su una televisione francese.

mercoledì 21 agosto 2019

La prima idea d'attacco...

...è stata: "Imperfetto e...", completato (se si può dire) da: "...tutta la gamma dei tempi storici". Voleva essere la manifestazione di perplessità circa un romanzo che, usando i tempi accennati, si presentasse formalmente come su due piani: quello della vicenda narrata, irrimediabilmente già conclusa quando lo scrittore ne stende la relazione; e quella del narratore / autore (almeno, è tale il caso più frequente), egli sì immerso nello "stesso" tempo di chi legge. Difficilmente il coinvolgimento di quest'ultimo è favorito da una simile pratica. Il presente storico già di suo funziona negli squarci d'utilizzo di taluni generi; ma l'oblio del presente nel romanzo (che sia in prosa od in versi; epistolare o meno - e la lettera inserita? Servirà giustappunto a variare i tempi? -)non aiuta, quando totale, l'energia del racconto, l'efficacia della rappresentazione: il che può andar bene, se tale distanziamento tra lettore e testo è cercato.

martedì 20 agosto 2019

Il problema...

...posto dalle "famiglie" retoriche non è che siano fattivamente retoriche, ma nel loro numero: in genere quando sono tante sono anche troppe. Non che non possano essere più d'una, ma non troppo numerose comunque, pure in senso lato. Tra l'altro, essere universali a distanza è abbastanza facile, forse eccessivamente.

lunedì 19 agosto 2019

Contro Maimonide...

...etc. Il corpo è pur sempre la condizione (rialzo, base, fondamento) grazie cui (=alla quale) l'uomo può pensare. Il fatto si è che l'uomo è un sinolo.

sabato 17 agosto 2019

Se un...

...individuo nasce a Berlino, ma trascorre la maggior parte dei suoi tre primi anni coi genitori della Renania senza frequentare pressoché alcun altro, seppur meno fortemente che in altri casi, la cadenza tenderà ad emergere. Certo questo non toglie che sia tedesco. E' magari meno probabile che assuma parole o forme peculiari della regione parentale. Indizio dell'istinto all'omologazione, uno dei più efficaci stratagemmi difensivi.

Prefazione alla...

...Fenomenologia dello Spirito di Hegel, [11]: "Ebenso ist die verschiedenheit| vielmehr die Grenze der Sache, sie ist da, wo die Sache aufhört, | oder sie ist das was diese nicht ist"; au contraire, absolument au contraire.

venerdì 16 agosto 2019

Se il...

...risparmio è guadagno, come indicato da alcuni, reciprocamente il guadagno potrebbe esser visto come risparmio; ma questo secondo "risparmio" certamente è tale che più quello di taluni singoli cresce, minore risulta la capacità di risparmio (su entrambi i lati) altrui.

Piccola nota...

...testuale virgiliana. Aeneis I, 1: "Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris"; ma anche: I, 119: "Arma virum, tabulaeque et troia gaza per undas", con spostamento dell'enclisi in terza sede. Notare le chiuse di I, 1, 4, 5: ab oris; ob iram; urbem, ove viene mutata la vocale precedente la liquida sonora. Variazioni del cosiddetto "identico", qui neppure segnalate tutte.

mercoledì 14 agosto 2019

"Una società...

...(dal latino societas, derivante dal sostantivo socius cioè "compagno, amico, alleato") è un insieme di individui dotati di diversi livelli di autonomia, relazione ed organizzazione che, variamente aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni". Da definizione latina, risulta che questa è una definizione seriore e di comodo per 'organizzazione gerarchica della produzione e della convivenza'. In una "vera" società i vari membri qualcuno potrebbe sospettare debbano concretamente avere i medesimi diritti; gli alleati hanno un rapporto alla pari. Certo, nel momento in cui consideriamo che, a parte inizialmente la Lega Latina, tutti i socii di Roma furono de facto in posizione inferiore nel confronto coll'alleato, alla definizione occidentale di società può pure romanamente risultare spontaneo considerare un'organizzazione gerarchica "società", anche tenendo conto che la monorematicità della cosiddetta definizione corrisponde al più amato fra princìpi assoluti caratterizzanti l'agire umano, ossia l'economia dello sforzo.

martedì 13 agosto 2019

Ma il...

..."cliché", per traslato dal linguaggio tipografico, è già qualcosa di secondario, la riproduzione di qualcosa di precedente; l'archetipo, escluso invece l'uso specialistico della filologia, è ciò che sta all'inizio, ed il cui unico legame è coi discendenti. E' immobile, si potrebbe dire, e ciò da cui tutto ha preso le mosse. Si potrebbe quindi concludere essere impossibile passare dal cliché all'archetipo, ma solo dall'archetipo al cliché.

lunedì 12 agosto 2019

"Di dio...

...non sappiamo nulla, ma un non sapere [di quella che riteniamo essere la corretta definizione] di Dio". Il socratismo più di successo, quello che al fondo dell'ignoranza trova una sapienza metafisica utile alla religione. Se non sappiamo neppure tutto del fisico, come possiamo sapere qualcosa del metafisico? La frase precedente equivale a quella: "della chimera non sappiamo nulla, ma è un non - sapere della Chimera". Sia dell'uno che dell'altro concetto noi possiamo costruire una definizione incompleta (ogni definizione è incompleta in termini cosiddetti assoluti o generali; ogni con - cetto è incompleto, e completa dunque è la definizione solo in ambito relativo) che può funzionare da designatore rigido certamente per questo mondo, e di cui l’ammissione di non sapere per poi “tentare” comunque una definizione che si manifesta come parziale è la declinazione più scaltra.

sabato 10 agosto 2019

L'insegnamento...

...che è quasi di certo il più forte dell'elideismo - ammesso che quest'ultimo abbia poi la superbia di voler insegnare qualcosa - si può formulare così: "Se ti piace sapére, studia e 'lèggi' per te, non al fine d'insegnare né per trovare un posto nel sistema del mondo (ossia, un modo per farti pagare)".

Costruire...

...un commento agli Essais di Montaigne ragionando per "temi" e non quantomeno per brani, sintagmi o persino "verba singula": un difetto piuttosto considerevole che fa poi liquidare migliaia di migliaia di caratteri scritti susseguentisi in una struttura come un insieme "identico" ad altre migliaia d'insiemi citando dunque solo una intestazione di capitolo; ma ciascuno di quegli "insiemi" sviluppa in concreto a modo suo il "tema", senza considerare che i temi bizantini non ebbero sempre gli stessi limiti anche senza perdite territoriali, indi per cui traslando...Far uso del luogo comune che nelle opere ci sono i loci communes onde facilitarsi troppo la vita.

venerdì 9 agosto 2019

Quando viene...

...composto un "testo", orientamenti taluni dell'elideismo tendono a vedere i singoli ritmi quali elementi varianti di un complesso che sono utilizzati in frequenza differente di ricorsi, dato che in genere un'opera viene eseguita non con un solo "oggetto" di sempre identica sagoma o profilo all'interno di un modello i cui confini sono in qualche misura invariabilmente mutevoli.

giovedì 8 agosto 2019

Pensare,

esprimere vocalmente, oppure estendere in caratteri disposti per righe o colonne scritte il sostantivo "eternità" (conosciuta solo nella sua forma parziale, perciò relativa) e (o) l'aggettivo che gli corrisponde nella sua classe, "eterno", è evidentemente troppo semplice.

martedì 6 agosto 2019

La ricerca...

...serve appunto a correggere tramandati. Errori che non è detto siano volontarie perversioni dei dati a favore di una parte, ché non in tutti i tempi sono accessibili tutte e le medesime fonti documentarie.

D'Hegel e Schelling.

L'espansione dell'Io ad includere ciò che, in quanto esterno, gli si oppone, non è la base dell'idealismo? La famosa e troppo famosa obiezione di Hegel a Schelling circa le vacche nere può forse essere giusta da una parte nel momento in cui l'unicità della sintesi nell'Io hegeliano s'intende includere la differenza; ma è sbagliata nella misura in cui questa differenza è comunque racchiusa in uno pure in Hegel, e dunque almeno una opposizione è del tutto rimossa.

lunedì 5 agosto 2019

Ogni libro...

..."di fantasia" (posto che pure il più realistico libro non scientifico, per così dire, è di fantasia; e si potrebbe recuperare, oltre all'opinione speroniana sulla narrazione storica, anche il "punto" elideista sulla inevitabile incompletezza della documentazione di qualsiasi opera) è basato su "eventi" reali: le tare del proprio autore ed i suoi pregi, la sua sinolità più o meno controllata; altri libri di fantasia (o seri o berchetiani; se si può poi ritenere un libro di finzione "non serio") in primissima fila: tutto sta a vedere come mimetizza per esempio la descrizione della Sala dei Giganti di Giulio Romano sfruttata nel suo "scritto", e con che funzione (potrebbe per esempio essere usata per costruire l'ambiente vero di un "mostro", ed essere strappata dalla sua natura di dipinto parietale), avendo l'accortezza di mutarne alcuni dettagli e magari coll'usare discrete catafore.

sabato 3 agosto 2019

Il tentativo...

...di risparmiare fatica è comprensibile: ma non volerne fare per nulla...s'è modificato "L'elideista vorrebbe...", per esempio, ché l'opera è sempre aperta.

Sarebbe più utile...

...impegnarsi a ricordare i tratti del Balilla storico genovese, che quelli di Masaniello, soprattutto se si è "di sinistra". Decisamente più utile salvare un oppositore all'oppressione straniera dall'essere identificato, più che coi "bimbini" in camicia nera, colla "Opera" che li imburattinava, braccio operativo di una dittatura, od anche solo con un'automobile di regime...

venerdì 2 agosto 2019

Mezzo centimetro...

...di pelle femminea o (a volte) supposta tale a fatica colla coda dell'occhio afferrata scoperta, ed ecco ripetute cascate di saliva maschiotta che, rompendo gli argini delle fauci, colpiscono violentemente il terreno e fragorosamente. Fenomenologia del XXI secolo era cristiana in paesi che si propagandano evoluti. Commettendo errore grave di valutazione, in passato per risolvere il problema si preferì censurare anche le descrizioni di caviglie scoperte, invece che cucire con saldezza labbra.

giovedì 1 agosto 2019

Come la...

...vita di un uomo viene, per pigrizia, riassunta in uno soltanto tra i miliardi di gesti che ha compiuto nella sua vita, così la carriera di un attore viene riassunta, per il comodo di un "coccodrillo" - e ricordate che il detto italiano intende il pianto del rettile come falso - in una scena (più tosto, una sola battuta: descrivere dettagliatamente la scena sarebbe troppo faticoso oggi non solo per chi scrive, ma per il tipo di lettore più frequente) di un'opera interpretata.

mercoledì 31 luglio 2019

Esplodere...

...ed affondare ogni frammento del sé di quel periodo in ciascun personaggio dell'opera cui si sta lavorando - cercando di mantenere una certa coerenza della marionetta durante il periodo lungo (si spera) dell'elaborazione, mentre la si spetra in parte ponendola a rilievo rispetto allo sfondo -: è confortante che qualcuno abbia trovato ed espresso quest'angolo visuale sulla creazione del "testo" a più voci, come un elideista. Già fu esplicitato stupore nei confronti della perplessità da taluni manifestata verso un romanzo in cui il movimento narrativo fosse rappresentato attraverso la visione e spiegazione fornita da più attori. Non è tanto per affermare la dignità di ciascuno d'essi in letteratura nel momento stesso in cui compare in scena, senza essere relegato al ruolo di espediente della favola; o per mettere alla berlina la pigrizia anche del più "armato" lettore: quanto per affermare il diritto dello scrittore a mostrare la capacità "omerica", od ariostana di reggere un grand mecanisme ed uscire dalle sclerotizzazioni dell'opinione comune la quale, per esempio, come opera scritta presuppone un romanzo; poi lo sottintende in prosa; poi lo suppone scritto nella lingua della maggioranza degli abitanti il paese (pensiamo per esempio a Le livre du Chevalier errant, che è solo uno dei casi presentabili di opposizione alla "consequenzialità naturale", quando non ci spingiamo fino alla letteratura in franco - veneto ovvero in esperanto); ed infine con due soli punti di vista: quello dell'unico protagonista (che in realtà è solo il primo agente, colui che più sta in palco), e quello dell'autore, dicente spesso la sua, indicante la morale dell'episodio appena concluso o (più spiazzante per alcuni poco ferrati) che sta per iniziare. In fondo siamo postromantici, e perciò ribelli iconoclasti, dunque ciò dovrebbe piacervi. Ah no, fu già notato come nel postromanticismo odierno la tempesta che spezza gli alberi nel mentre s'avverte il trono e l'impeto abbattente ogni barricata e muraglia, superante ogni più ampia trincera si siano l'una e l'altro spenti: e poi Pavel trovava noioso ogni dialogo "troppo" lungo (Thomas Mann, par exemple), ogni descrizione troppo ampia, anche lui mal interpretando Orazio. comunque polemos, la philia delle cose ed il loro opporsi, non furono inventati dal pur grande Balzac. Si può collegare quanto precede ad "Undici" e "Parli coraggiosamente di sé".

martedì 30 luglio 2019

In verità basta...

...non crederci, e non conferire alcuna importanza alla presenza di un altro umano per il puro sfogo; i più duraturi infatti sono quelli rifiutati.

sabato 27 luglio 2019

Creare...

...sulla pagina verbale (perché la pagina può contenere in certi casi immagini e non voci) un'urbe immaginaria è atto di una semplice disarmante complessità. Certo l'operazione deve essere voluta lungamente e perseguita con pervicace costanza. Si tratta di avere al seguito senza difetto al meno una matita, un temperino ed un blocco degli appunti ogni volta che la Dea Fortuna o la volontà di o verso qualcuno ci mette in viaggio, ed allorché percepiamo sinanco il minimo sasso interessante, darci a descriverlo quanto più diffusamente è nelle nostre possibilità sul momento (casomai, piuttosto esteso) colle parole. E' assai probabilmente sconsigliabile l'uso ossia l'esecuzione, in ordine crescente, di disegni a supporto, come pure dipinti, elio / fotografie e filmati poiché, in ultima analisi, i tratti formeranno parole, dunque sembra ottimale dall'inizio impiegare quelle. L'occhio dovrà fornire quando possibile la propria partecipazione scrutando in maniera attenta e persino con diverse luci l'oggetto al centro dello studio, e con ancora maggiore impegno l'arma per scrivere abbondare in termini nell'intento di rendere l'aspetto: questo ora nel tal abitato, ora nel tal altro. Dopo un numero non basso di tragitti in effetto tali, ossia non da viaggiatore immobile, per quanto gli itinerari all'interno della propria stanza siano già stati dimostrati di non poco stimolo; di seguito a molte visioni di luoghi eventualmente indirette solo a supporto di quelle cavate dall'insediamento corporeo; dopo aver foggiato i testi di raccordo con particolare solerzia verso i punti di affluenza di un brano nell'altro; successivamente all'inserzione dei personaggi umani e bestiali nel paesaggio narrativo colle loro interazioni ed eremitaggi; dopo aver curato un abbozzo adeguatamente vasto di struttura retorica della pagina e di sfruttamento degli ordines verborum differenti, tornato ai dizionari nella propria casa ed ai vocabolari enciclopedici delle varie lingue onde precisare e, quando caso, "spostare" e più di rado estendere i significati: allora lo scrittore potrà dare inizio alla potatura, nella sua vigna, di ciò che gli paia superfluo, e di quanto valuta troppo ravvicinatamente ripetuto. E' quel che si dice arte del togliere, la quale solo a tal punto assume, dopo l'esercizio di quella dell'aggiungere, il suo senso, e così verrà formata la città ideale, composta.

venerdì 26 luglio 2019

Qualcuno direbbe...

...per fare un esempio, che "il rettile, perché ci sia sviluppo concreto, deve necessariamente divenire uccello"; tuttavia pare che il denaro muti aspetto esteriore, rimanendo saldo (βεβαιος) nel suo vincolare crematisticamente lo scambio; e comunque anche l'uccello muore.

Consuetudo.

Enciclopedia Italiana 1931 (integro vol. XI, pgg. 219, 1 - 222, 2): "quando la legge, non più adatta alle circostanze sociali [...] la consuetudine riprende imperio, per lasciare più tardi il posto a una legge meno imperfetta". Notare il punto sulle circostanze sociali, il quale nega la sacertà del diritto (vedi nota in Lineamenti VIII sul valore di "sacro". Non pare aver molto senso, dopo aver inserito le circostanze sociali, scrivere di "legge meno imperfetta", bensì si dovrebbe tracciare: "più adatta alle circostanze sociali". La legge è sempre troppo imperfetta, giacché muta per adeguarsi quanto più riesce Etc. etc. etc.

giovedì 25 luglio 2019

L'elideista vorrebbe...

...far notare a certi professionisti che il teatro per primo, da qualche millennio, ha fuso immagini (la figura sensibile dell'attore sul palco che agisce) e parole; che quasi contemporaneamente al cinema perpetrò positivamente la "stessa" operazione il fumetto moderno; e che il cinema di animazione, dopo la creazione di quello dal vivo facendo evolvere la fotografia, ha superato il presupposto del manchevole "coccodrillo" qui precisato: esteso attraverso l'eliminazione del "realismo" - per paradosso, la pellicola che supporta le immagini del cinema d’animazione è reale, quest’ultimo è reale ossia realtà, insieme ai disegni di cui è composto: è irreale solo rispetto al fatto che il modo di rappresentazione non dava consistenza ad oggetti prima di essere creato - e dell'attore drammatico (cioè che rappresenta, dispiega azioni) in carne ed ossa, corporalmente - Körper tedesco anche 'cadavere' - dalla pellicola stessa. Dunque sotto il profilo di quella fusione citata all'inizio l'eccezionalità assoluta del cinema, se intesa, come da molti amasi fare, in modo "sostanziale", astraendo dagli accidenti, non è scomparsa dopo poco tempo, bensì inesistente. Ma d'altronde non è l'indipendenza da tutto ciò che lo ha preceduto (s'evita l'impiego di "assoluto": sull'abuso della specializzazione di questo sfortunato aggettivo, alcune considerazioni a margine di un libro: vedremo...) a giustificare l'esistenza di un modo o di un singolo.

D’altra parte…

Bisogna tenere ben lontana da sé la lusinga di certi elogi. Levinas, in Il giudaismo e il femminile esalta il ruolo della donna nel testo della Parola, appunto, come correttrice e prevenitrice degli errori dei figli e consolatrice accogliente del marito. Una potenza. Ovviamente conservatrice del focolare domestico, copritrice delle salde membra maschie e lavoratrici del capo di casa etc. etc. etc. Nell’ubbidienza al Padre, al Fratello ed al Marito, ovviamente; talvolta persino al figlio, quando il padre di lui non è più su questa terra. Ed ovviamente altrettanto, muta e dolce (cioè remissiva) nell’ombra. Fosse l’estensore di questo pensiero donna, avrebbe qualche perplessità a vedere in un simile “panegirico” più che veleno coperto di miele.

martedì 23 luglio 2019

Se l'abitante...

...dell'Elide fosse monoteista, sarebbe ortodossamente senza parola su Dio, perché non si definisce l'indefinibile.

lunedì 22 luglio 2019

Si sospetta...

...che sia proprio perché tanti sono gli esseri umani su questo pianeta che un numero non piccolo di essi si sente solo. Poiché chi vorrebbe in taluni momenti star solo trova d'esser costretto ad una vicinanza indesiderata. Il che vuole presumibilmente dire che ciascun umano è solo, in qualche momento della sua vita, sebbene non paia.

sabato 20 luglio 2019

Quando una...

..."fede" muore, i popoli ben possono temporaneamente cader nel disordine; ma, od il perimetro entro cui si trovano i popoli cambia, oppure infine ne trovano un'altra. Posto che i veri popoli sono quelli i cui parte - cipanti hanno diritti.

Essere in...

...relazione con altri per l'uomo male non è; dipendere ora dall'uno ora dall'altro per ciascun bene (servizi compresi) escluso uno, è pessimo. Infatti molti italiani, i quali non vogliono dipendere da alcuno, preferiscono avere casa propria, mezzo di trasporto proprio, attività propria. Il passo successivo sarebbe non avere alcun dipendente.

venerdì 19 luglio 2019

E continuate...

...appositamente a confondere il "socialismo reale", quello che si è con ipocrisia fermato a partire dal 1929 alla proprietà statale dei mezzi di produzione e la formale "dittatura del proletariato" (persino il caratteristico cattocomunismo italico), con il pensiero economico - "sociale" marxiano quando non con Marx stesso. Tuttavia Marx non è mai "assurto" al ruolo di Capo *d'un qualunque* Stato (né avrebbe avuto senso che volesse essere tale), mentre altri sul lato opposto sono stati vivamente alla guida della propria Utopia incidente e disfacente la carne (altrui) con risultati cui la pietà per la debolezza umana è sentimento troppo alto per essere dispensato.

giovedì 18 luglio 2019

Sostenere...

...adunque la "inferiorità naturale" della donna in base a principi unicamente quantitativi persino dopo la sua teorica emancipazione (concreta in termini di legislazione) in Occidente, e comunque richiamandosi erroneamente alla penuria precedente al fenomeno sopra citato significa: non voler appositamente tener conto del fatto che in primo luogo alle donne era - in alcuni luoghi non poco popolati è tuttora - impedito avere una cultura ancor prima di poterne avere una che si occupasse degli stessi argomenti dei maschi. Ciò nonostante tra quelle poche donne sopravvissute come opera alla selezione condotta con certi parametri che non stabilivano, alcune sono state riconosciute all'altezza dei migliori anche nell'antichità, e dunque al di sopra di molti maschi. Secondo: poiché l'emancipazione in Occidente ha quarant'anni, capirà chi voglia bene, data la sua intelligenza, che se qualcuno a caso volesse usare come prova della inesistente inferiorità intellettuale femminile un principio solamente quantitativo, data la differenza cronologica a tutto vantaggio dei maschi per circa cinquemila (leggasi attentamente, e si ripeta: 5000) anni; capirà - per riprendere - appunto luminosamente che ci troviamo di fronte ad un limite non invalicabile col moltiplicarsi della "produttività", ma comunque ad un limite che si potrà superare solo col tempo di qualche ciclo di 365 giorni (366 ogni quattro anni) prima che sia il criterio quantitativo a dimostrare la non vera superiorità intellettuale della donna. Terzo: ancor oggi in Occidente non (non) si può dire che le donne abbiano le stesse opportunità dei maschi (lo preferisco ad "uomini"; e sì: ad davanti ad u-, venendo la preposizione dal corrispondente omografo latino), dato che ancora si possono avere difficoltà ad essere assunte perché si possono partorire figli. Se dunque tutti questi elementi sono contro la "tesi" maschiottista (direi piuttosto ipotesi, e pure poco solida)... Nella mia ignoranza un poco da Diogene (quindi alle volte lievemente brusca, come rimbrottò Montaigne nella Apologie de Raimond Sebond al filosofo) mi sono altrove erroneamente lasciato andare all'espressione "stupidità disarmante": me ne scuso. Con meno durezza avanzerò il dubbio che la tesi di una congenita impossibilità di superare i risultati mascolini sia poco documentata, come sarebbe poco documentata e non stupida una tesi opposta di superiorità della "femmina" (l'uso del termine "donna" da parte di uomini che esprimono una determinata opinione sulle appartenenti all'altro sesso è etimologicamente ipocrita, venendo "donna" da Domina, ossia 'signora'). Determinate ricerche, è vero, scientifiche condotte da "uomini" tempo fa pare ardissero sostenere una intelligenza "media" della donna superiore a quella del cosiddetto uomo, se per intelligenza intendiamo un solo tipo di intelligenza (ancora, certi studi recenti sostengono esista anche una intelligenza "animale", cambiando lievemente parametri: 'animale' è a rigore termine più impreciso di "bestia", "fiera" al fine di definire gli animali non umani); ciò arebbe la sua giustificazione nel fatto che le donne, oltre a dover risolvere quasi tutti i problemi che si parano davanti agli uomini, sarebbero tenute per contingenze a dissolverne anche taluni loro propri. In conclusione, poiché è assai probabile che non ci sia una superiorità "di genere" nel campo dell'intelligenza, parrebbe possiamo dire "poco accorto" sostenere all'inizio di uno scritto destinato al pubblico che la donna sia "naturalmente inferiore". Quando una tale ipotesi venisse più volte ribadita, alla crassa stupidità totalmente illecebre di taluni elideisti essa si presenterebbe, diciamo così, quale scarsissimamente persuasiva, e dunque in nulla convincente.

mercoledì 17 luglio 2019

"La vita...

...di mio padre era brutta ma bella"; però, al di là del guizzo di pessima (nella sostanza di camuffamento della propria vigliaccheria argomentativa, non nel biasimo preconcetto della disciplina) retorica, si è più che ottimamente guardato dal farsene a tutti gli effetti erede.

martedì 16 luglio 2019

L'umile pensiero...

...di un poeta professionale elideista rimarrebbe quello, dopo tanti anni, che se fosse capace di scrivere brani di "non - poesia" la cui qualità fosse comparabile al mezzo di certi pezzi di "teologia in versi" o della trattazione sulla teoria dei terremoti esposta nel Purgatorio canto XXI dal personaggio di Stazio, della propria "non - poesia" egli sarebbe più che soddisfatto, lasciandosi per quanto appena prima molti alle spalle...

lunedì 15 luglio 2019

In un pensiero...

...come quello prevalentemente umano, che ama disciogliere i nodi problematici per opposizioni di preconcetti poli negativo / positivo, per esclusioni e maggioranze binarie, se il "maschio" è fisicamente più forte, il sesso contrapposto e separato deve essere distinto rispetto a quello dall'avere in misura superiore saldo e robusto ciò che è l'altra faccia, ossia le qualità legate al cervello: dunque pertienegli come obbligo possedere, ed anzi aver proprio, il carattere ideale, dell'intelligenza. Non è colpa di colui che espone: trattasi di pena derivante dalla richiesta razionale che defluisce dalla medesimissima "logica" u(o)mana. Per fortuna il metodo di coloro che abitano l'Elide non è afflitto da sempliciottismo, ed erige il pensiero speculando in partenza sulla base di sin[g]oli che si complicano ulteriormente col procedere del tempo.

sabato 13 luglio 2019

Dai "quaderni"...

...(111) 114 e (106) 109 di annotazioni ai Grundisse marxiani, edizione italiana. {pagina 113, 12 - 4: "così come in origine il prodotto trasfor|mato [sottolineatura mia: nota] in valore di scambio, se non viene realmente scambiato, cessa di essere prodotto"}. In senso marxiano. Di certo non in senso etimologico. Si può dire dunque che è sbagliato in un senso. Ma anche in senso più latamente economico, l'oggetto prodotto non cessa di essere tale, poiché disponibile per l'autoconsumo: "regredisce" dunque a valore d'uso; la sua qualità di prodotto è tale non come oggetto di scambio, ma perché: a) sempre oggetto; b) sempre consumabile fino alla distruzione (Hegel). Tale oggetto non si deoggettifica, e non diviene "improdotto", neppure se inizialmente pensato per lo scambio, perché è sempre oggetto, ossia mi giace avanti; allo stesso modo, essendo tratto con un lavoro in una forma, è valore d'uso non - inerte}.

Fare certe...

...cose, svolgere attività "determinate"- pure l'infinito è determinato dal fatto di trovarsi oltre il concluso - senza compenso monetario, è un "operare disinteressato"? Se si definisse "interesse" unicamente quanto genera un "ritorno" (accresciuto) in moneta, cioè limitandosi ad una prospettiva crematistica, allora sì; se invece "avere interesse" in una operazione è fare "ciò che t'interessa, ti piace, ti coinvolge e puranco sommerge" nella focalizzazione, allora un eseguire in sequenza finalizzata - ma il fine può trovarsi in fondo ad una strada tortuosa somigliante ai cambiamenti del percorso di marcia del generale Garibaldi che s'allontana da Roma nel 1849 - alcune procedure può circoscrivere medesimamente un agire "interessato" abbenché non ti riempa il borsello.

venerdì 12 luglio 2019

Vi sono...

...milioni di umani, signori, intimoriti alla sola vista di un altro "simile", per la sua semplice presenza, per il fatto che sia percetto. Ed il timore non è l'ultimo stadio: taluno sarà sinanco impanicato, senza che voi abbiate fatto alcunché.

giovedì 11 luglio 2019

Una...

...mania che l'elideista non sopporta di Nietzsche (se non l'unica, tra le poche) è la tesi: "i grandi hanno rapporti solo coi grandi". E' la tipica tesi di colui che vede soltanto i "grandi" riconosciuti ai suoi - od anche soi - tempi; tra l'altro sicuramente contestandone alcuni, cambiando persino idea lui stesso circa il perimetro col passare del tempo (voir le cas Wagner ad esempio). Peccato che i "grandi" mutino nel tempo (e non farò nuovamente il nome di Ennio). Si tratta perciò della tipica tesi, probabilmente, di chi nonostante tutto ha studiato troppo (poco). Per fortuna il mio animo altero - onde citare una traduzione dell'Odissea - trae sollievo dalla constatazione che Emmanuel Levinas, nonostante la citazione polemica della elisabettiana (Nietzsche) volontà di potenza, comicamente col fratello di quella condivideva tale opinione troppo umana.

mercoledì 10 luglio 2019

Al momento...

...miei cari, la vostra sensazione di dominio della natura eccede l'effettivo; perciò anche potete fuggire: ma se siete andati temporaneamente ad abitare su di una piccola isola ai piedi di un vulcano attivo - praticamente su un vulcano, poiché un vulcano insulare è la parte superiore di un vulcano più alto, quella visibile al di sopra delle acque, si può ben dire - non potete poi pretendere che stia soltanto lì a fare da sfondo sbuffante e cromolitografico alle vostre fotografie, che nella maggior parte dei casi non sono solo piatte per un limite fisico del supporto. Dunque, anche se è comprensibile che voi, da Edith in ferie, siate corrucciati per la violazioni dei vostri sacri diritti vacanzieri, credo non possiate far altro che fuggire, dato che per qualche milione d'anni ancora la natura farà ciò che vuole, probabilmente.

martedì 9 luglio 2019

E così...

...piuttosto che non dare, in mancanza di altro, la dose quotidiana del necessario "pensiero positivo che ci salverà (come, cedendo per una volta all'orrendamente pervasivo paragone calcistico, nelle dichiarazioni stupidamente ossessive rilasciate continuamente dopo un certo mese del 2004: "Questa vittoria della nazionale greca di calcio rilancerà l'ottimismo nel paese e farà crescere l'economia"; come infatti s'è visto confermato dagli anni successivi di sanguinose catastrofi veramente economiche, e non retoriche in senso negativo, perché il risultato di bilanci truccati e "terapie d'urto" non è ricaduto sui milionari greci che, intervistati a Cortina d'Ampezzo sulla situazione risposero: "Perché, c'è la crisi? Non me ne sono accorto." Altro che patria, πατρίς.)", dopo aver scovato le prove che Michelstaedter s'è suicidato perché era pazzo e lo sapeva; ecco che l'uomo franco - nichilista viene rivelato (e non si rivela, come anche Levinas pare amasse formulare circa i suoi dogmi) quale infine ravvedutosi. Come inevitabilmente ravvedutosi. Montaigne notava quel passaggio di Platone nella Apologie secondo cui di fronte ai grandi pericoli gli esseri umani riscoprono (all'indicativo) la potenza divina. Ovviamente a disposizione per salvare proprio loro. Un autentico dio personale. E quale pericolo più terribile dell'inevitabile ultimo grado? Infatti non ha molto senso dire che la parola "speranza" non viene dalla paura della morte, bensì dalla parola biblica ("nobilitata" dall'articolista col giovanneo Logos greco in lettere latine, come le dieci parole della "eterna" lingua latina che in realtà ha solo qualche migliaio di anni, quindi è come l'infinito che può essere il "vero" senza - termine oppure solo quel punto abbastanza distante perché il cervello umano debba sostituire ad un'immagine contornata potenze numeriche ed una linea) poiché la Bibbia è solo uno dei più antichi - e non "il più antico": Wissenschaft des Judentums, ma senza intenti stragisti eventuali - antidoti alla paura della morte creati dall'uomo per l'uomo, crogiuolo sopravvissuto delle esperienze circostanti destinato anch'esso ad estinguersi prima o poi come organismo concreto e "completo". Dunque cos'è questo scritto raschiato dal fondo del nulla dell'essere? La parte ultima di una strategia da lotofagi - episodio brevissimo tra l'altro nell'Odissea che serve a marcare la prima tentazione (la seconda, dopo il banchetto coi beni del sacco, transizione dallo stato di guerrieri che tornano a quello di erranti nel mare) cui Odisseo debbe sottrarre i suoi compagni. La propaganda della narcosi appunto discendente dal "pensa positivo", dato che in questa "visione" la speranza non può non avere la meglio persino sui più pessimisti, colla sua concreta ed effettivamente mondana (si potrebbe dire protestante) irresistibilità. Almeno così si muore di fame di freddo e di sete col sorriso sulle labbra senza disturbare gli eletti con immeritate richieste.

lunedì 8 luglio 2019

E'...

..."poiché posso" - tautologicamente - "posso". Tralasciando la perversione del "tu devi", soprattutto nella "bellissima" forma: "Giacché puoi, devi". Se combattete gli istinti in nome dell'essenza razionale dell'uomo, e li combattete pure avallando gli argomenti che si trovano nel De contemptu mundi; ebbene, poi dovreste elogiare chi liberamente si astiene dal far venire al mondo nel dolore proprio attuale il nato, condannandolo al dolore futuro in mezzo al lerciume ed al sangue; condannandolo ad infliggere anch'egli dolore ai propri obbligatori discendenti, condannando l'intera serie ad essere infine divorata da batteri e da vermi. Tra l'altro sostenendo di difendere la libertà, specie di scelta. Certo, se quello sceglie quanto voi volete scelga. Tutta questa vostra ossessione del Devi altrui mentre puoi scegliere, si potrebbe chiamare ipocrisia, se non fosse che è manifesta, mentre l'attore porta maschera, concreta oppure ideale. Pretendete d'una parte il principio di non contraddizione da chi non è voi; ma dall'altra di poter liberamente autocontraddirvi essendo approvati ed elogiati.

sabato 6 luglio 2019

Più dignitoso...

...morire con una certa velocità facendo quanto vuoi, piuttosto che soltanto neppur molto più lentamente prendendo calci quotidiani per uno stipendio letteralmente "da fame".

Ora, in una...

...interpretazione estremista di una religione, ogni opera celebrativa di un'altra è senza incertezza alcuna nient'altro che purissima idolatria; ma...in un mondo che dice di far perno sulla concorrenza, tu contra - pponi all'idolo un'opera glorificante il tuo dio / i tuoi dei, non di necessità più grande, più ricca e più splendente dell'altra - anzi, a voler guardare...- lasciando l'altra dov'è: poiché il vero dio / i veri dei infallibilissimamente vincerà / vinceranno, illuminati anche nella loro debolezza di uomini i miscredenti da ciò che non può non essere riconosciuto vero. Non v'è dunque bisogno d'altro, e tantomeno di violenza, poiché chi ancora non crede sarà obbligato dalla concordia della propria ragione e del proprio cuore ad abbandonare nella polvere e nelle macerie il falso culto. Addirittura, se devi distruggere l'altro, vuol dire che non credi abbastanza, perché altrimenti sapresti che basta aspettare ciò che solo può accadere; e non credere abbastanza, nell'interpretazione di cui sopra, è semplicemente non credere.

venerdì 5 luglio 2019

La vita...

...attaccata al bordo delle labbra, scrisse una volta, citando a memoria, Michel Eyquem sieur de Montaigne (non Pierre): ecco dunque che l'anima, essendo principio vitale essa, sta in bocca, vagando di qua e di là, di su particolarmente in quanto calda, e di giù, rispetto al corpo: dunque variabilmente, se vogliamo rispondere a talune domande senza giungere fin oltre i confini dell'universo.

giovedì 4 luglio 2019

Riscrittura...

...di Ascanio Grandi, Il Tancredi I 21, 7 - 22, 1: "Poi disse: 'Per le colpe de' fedeli / così già stabilisce il Re de' cieli. // Per le lor colpe appressa egli tal pene' ".

mercoledì 3 luglio 2019

Una convenzione...

..."generale", seguendo il sempre amato da molti pensiero essenzialista, non muterebbe la propria natura solo in quanto non è particolare; varierebbe soltanto la sua estensione, l'ampiezza del gruppo che l'accetta, rimanendo essenzialmente una convenzione tra uomini, senza divenire una Verità astratta.

martedì 2 luglio 2019

Però "in breve"...

...la domanda "qual'è la caratteristica che nell'ottica universalista del cosiddetto Occidente moderno rende necessario ad una persona avere la cittadinanza di uno stato?" si pone. Per avere una casa? No, perché se hai un conto bancario sufficiente, puoi averla anche da cittadino straniero. Per circolare con un mezzo privato o pubblico (cioè del popolo; e quale sia il senso etimologico di "popolo" qui è già stato accennato)? Nemmeno: paghi per ottenere la patente frequentando dei corsi appositi, e puoi circolare senza problemi; paghi il biglietto - in certi paesi, piuttosto "teoricamente" - e li usi quanto vuoi. Per poter studiare fino al massimo grado disponibile? Ma no, anche a te che non sei cittadino dello Stato in cui risiedi, raggiunta l'età di legge, è fatto obbligo di studiare fin dove la norma impone. Al fine di avere accesso alle cure sanitarie? Escluso, perché sono garantite anche a chi non è del posto. Per non pagare le tasse? Figurarsi, quello è obbligo universale. Per pagarle? E' l'ultima preoccupazione, giacché su ogni operazione di scambio si pagano, anche senza reddito. Rimane solo il fine anagrafico, statistico, il controllo della circolazione degli individui e qualcos'altro. E dunque la domanda torna: "Qual'è la vera ed inderogabile necessità che rende inesorabile per il singolo avere una cittadinanza in Occidente, se dal punto di vista teorico per godere di tutti i diritti garantiti da uno stato basta la residenza sul suo territorio?

lunedì 1 luglio 2019

Il fondo...

...degli oceani è troppo violento per la vita di un uomo. Una violenza naturalmente involontaria.

Tra l'altro II.

Se si assume "puro" quale sinonimo di 'incomposto'.

Sempre sulla differenza:

"C'è differenza tra "essere padrone" come inteso negli ultimi anni (sinonimia con 'proprietario di cose') ed "essere padrone di un altro uomo" (uomo e non viro; patronus romano e suoi rapporti legali con il liberto (in questo caso il sesso teoricamente conta). Feudalità e schiavismo "universale" del lavoro d' "industria" secondo la definizione moderna. Il contadino, se appunto liberato dal servizio dell'obbligo crematistico, è padrone solo della terra e di quanto ne ricava. L'uomo nuovo di questo autore d'un nuovo Anticlaudianus, contadino e operaio e intellettuale, è un nuovo Iuvenis.

venerdì 28 giugno 2019

Ad un certo punto.

Ad un certo punto con qualsiasi regime non ci si annoia più. Essenzialmente perché sotto il regime sono gli altri, mentre tu sei sotto terra.

giovedì 27 giugno 2019

Certo...

...le radici - letterali - della cultura europea sono più politeiste che monoteiste, e quand'anche si dovesse pensare ad una divinità unica, bisognerebbe preporre ad un dio padre una Dea madre (Gea, Cibele Κυβέλη Magna Mater), anche perché è più ovvio interpretare ogni diverso fenomeno come derivante da una diversa potenza. Solo con l'estensione del legame causa - effetto ad una catena costruita analogicamente osservando l'interazione bestiale ed umana si arriva alla conclusione che "la catena delle cause non può essere infinita ed il più deriva dall'uno, dunque deve esserci un'unica causa del Tutto", tra l'altro confutabile attraverso "l'analogia democratica". Dunque la polemica sulle "radici classiche o cristiane" dell'Europa, oltre a richiedere da parte di ciascuno la spiegazione di che intenda con "classiche" - taluni, adottando un certo vichianesimo ed una certa idea di sostenutezza del dettato, poiché collocano ad esempio Omero e Dante tra i "primitivi", manifestano anche perplessità ad includerli tra i classici -; oltre a dover essere riportata, se si vuole, a quella politeiste / monoteiste (il fortunato argomento della derivazione della cultura classica da quella ebraica è stato superato da un poco), sfumerà gli accenti polemici riconoscendo alla cultura ebraico - cristiana un ruolo imprescindibile di tronco culturale dell'eurosfera (Europa, Americhe, Australia e Nuova Zelanda in prevalenza), variamente contaminatio - ata (nel positivo senso terenziano) con quelle che fortunatamente non è riuscita a distruggere del tutto (né avrebbe potuto riuscirvi, diciamo in virtù d'impulsi naturali nella maggioranza almeno) e che, come ogni sostrato, per tutto il tempo più o meno fortemente reagiscono a ed interagiscono con la cultura che si è sovrapposta. Se dunque taluni trasformano un dato di fatto, semplificandolo, in snobismo, ciò non toglie che, rapportato ai dati disponibili, esso sia un dato di fatto, benché si debba essere avvertiti nel maneggiarlo, poiché bisogna ricordarsi che "cultura greco - romana" e "cultura politeista" non coincidono, neppure in Europa. Come già ribadito qui più volte, bisogna tener conto che, al di sopra delle sotterranee radici (ed infatti una parte non piccola dei prodotti della cultura europea sono materialmente andati perduti) una parte del "nostro" Aristotele, quello esoterico, è un Aristotele islamico. Tout se tient, anche senza accorgersene.

mercoledì 26 giugno 2019

Imparare...

...a compiere quante più operazioni possibili da sé: ciò impedirà di ritirarsi troppo frequentemente da un'impresa piuttosto che dovere chiedere aiuto a qualchedun altro.

martedì 25 giugno 2019

Patetico.

Citazione da Ulpiano (ovvero dall'esordio): "Nam ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi". Traduzione in italiano da parte di qualcuno: "Infatti, secondo la corretta definizione di Celso, il diritto è l'arte (tecnica) del buono e del giusto". Irrefrenabile batteauismo moderno, che insiste a non capire come ars sia la traduzione latina di τέχνη. Questo è esattamente il motivo per cui l’elideismo propone di tradurre (di certo per l’antichità, ossia almeno fino al XVII secolo dell’era cristiana) arte con disciplina.

lunedì 24 giugno 2019

...e Teologia II.

...anche perché abbiamo che le teologie monoteiste indubitabilmente poi in modo saldo siano monolitiche?

sabato 22 giugno 2019

Vivi...

...il mondo per quel che è, e coltiva una mente complessa, anche se non riuscirai mai a porti esattamente sopra ciascuna piega del mondo. E' la pretesa che tutto debba essere semplice che accresce il tuo dolore, quando non si "rivela" tale qualcosa.

Il libro di un "comunista...

...scientifico" italiano ha tre prefazioni: la prima scritta dall'architetto / intellettuale "di sinistra"; la seconda dall'attore glocale amante del poppolo riamato come oggi inteso da una parte poco preparata del comunismo molle di oggi, nonostante gli studi "di alto livello", proprio sul punto; la terza da un arcivescovo non di Bari che era necessariamente immancabile: costui vicino ai diseredati come richiesto dal dettato owenista, e dunque, si potrebbe affermare, a coloro i cui genitori ancora son vivi. Va bene; ma persino un dizionario tedesco sul marxismo la cui versione cartacea sembra ferma da anni (a meno che l'acquisto dei volumi non sia stato stroncato dai fondi pressoché assenti) scrive con netti caratteri che il cattocomunismo è stato inventato in Italia. Così, il capitalismo si rifà il trucco, la chiesa ritocca coscienziosamente il maquillage, ed il comunismo diventa borghese in senso ristretto nonché amichevole colle assemblee dei fedeli.

venerdì 21 giugno 2019

L'assassinio...

...del librettista è compiuto. In cartellone. I due Foscari. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: Paolo xxx. Regista: Leo xxx. Aida. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: yyy Mazza. Regia: Franco yyy.

giovedì 20 giugno 2019

Puoi sentirti...

...interiormente solo; ma il problema condizionante è che non riesci mai ad esserlo davvero sotto il profilo fisico - sì, avete ragione: anche la solitudine che prende forma nel cervello è fisica - quando le terre emerse hanno una densità media di cinquanta abitanti e più per chilometro quadrato, inclusi deserti di sabbia e sale, nonché foreste e distese glaciali uniformi, in riduzione colle disastrose annesse ecologiche conseguenze. Ossia: l'asocialità e l' "esasperato individualismo" hanno con un grado di credibilità abbastanza alto il loro principale movente in quella situazione anche oggi tanto amata per cui l'Uno è sempre con violenza sospinto nella folla anonima ed indefinita a scriteriatamente della compagnia di chiunque e della collaborazione di non importa chi godere. Lo Zarathustra nietzschiano sentì il bisogno degli altri uomini e persino di donare loro unicamente dopo anni di solitudine. I forti od i deboli, costretti alla socializzazione, la rifiutano.

mercoledì 19 giugno 2019

Perciò...

...la rivoluzione "violenta" che dovrebbe portare inizialmente ad una società in cui l'organizzazione il più orizzontale possibile della produzione avrebbe come conseguenza una distribuzione orizzontale ed uniforme del prodotto e dunque del consumo, ultimamente sfocerebbe in una società - non stato in cui tutti avrebbero: a) almeno il sufficiente per vivere; b) libertà di una "vera" associazione - cioè volontaria e liberamente arbitraria: la libertà è l'esplicazione pratica del libero arbitrio, momento "ideale" ovvero interno al soggetto - di certo non gerarchica, assai probabilmente dai membri variabili a seconda delle specifiche esigenze dell'individuo nel particolare momento. La rivoluzione in questo quadro è la via d'uscita ad un limite invalicabile della dialettica nel passaggio dal razionale al reale. Per quanto spiacevole dalla prospettiva di Norberto Bobbio, la rivoluzione marxiana è una proposta di soluzione circa quella inadeguatezza che rilevò nell'idealismo (ed egli aveva di fronte a sé l'idealismo crociano e gentiliano, piuttosto che quello di Hegel; vedeva piuttosto l'hegelismo nazista ed il marxismo staliniano, che altro, specie la dottrina marxiana).

lunedì 17 giugno 2019

Frammento...

di una bozza più ampia: "Abilità nel riassumere la trama". Il critico (letterario, sebbene che storia ci sia anco nella pittura, ad esempio, abbia espresso più d'uno in passato) visto essenzialmente come di libri biginificatore necessario. Non parliamo, in aggiunta, di quel deprimente romanticume formulato richiedendo la connessione tra "i libri e la vita" che, assunta come premessa siasi in genere la vita dell'autore, significa di nuovo costui quale sintesi e megafono d'ogni umano. Che l'autore comunichi, sì; che il "concetto" espresso in tale comunicazione sia lo stesso per tutti: no.

I miti...

...sono fatti perché l'immaginazione li a[ni]mi, volendo riscriver Camus. Le mythe de Sisyphe, chapitre 4.

sabato 15 giugno 2019

Ma la questione è...

...se si tratta del singolo che "non riesce a trovare sé stesso"; o se piuttosto "la società" non trovasse inadeguato ai propri supposti scopi, che sarebbero evidenti a chiunque e patentemente corretti, quel "sé stesso".

venerdì 14 giugno 2019

giovedì 13 giugno 2019

mercoledì 12 giugno 2019

Il prossimo, però...

...ad esser puntigliosamente pedanti e volutamente assai corrosivi, è soltanto colui (in italiano si usa il maschile quando nel pensiero si includono anche i componenti dell'altro genere; assai sessisticamente, è vero, però altri potrebbero vedere le varie modalità di espansione del dettato tese a distinguere tra uomini e donne quale un procedimento retorico: il che come sapete nella mentalità odierna è in modo congenito malvagio ) che in questo momento mi è più vicino come distanza fisica, che mi proprio al massimo grado; degli altri dunque, all'estremo, non sono tenuto ad interessarmi, neppure se tra me e loro v'è solo aria e niente più, anche se del mio prossimo sempre, chiunque sia, da buon seguitore dei precetti di talune religioni, per i 10 secondi in cui è tale, oppure - impossibile - 25 anni.

martedì 11 giugno 2019

Comunque, nella...

...furia polemica contro gli incompetenti proudhoniani Marx finisce per difettare in analisi retorica dei testi avversari. Pagina 45 righe 28 - 31 dei Grundisse in edizione italiana, 60, 35 - 8 della tedesca della MEGA, egli afferma che nel capitolo Petit histoire des banques de circulation del libro di Alfred Darimon De la réforme des banques, l'autore: "trascura la crisi inglese del 1809 fino al | 1811 e si limita ad annotare per il 1810 la nomina del Co|mitato per i metalli preziosi" (tedesco: "In dem Abschnitt 'Petite Histoire des crises de circulation' läßt Herr | Darimon die englische Crise von 1809-11 weg und beschränkt sich darauf | unter 1810 zu notiren die Ernennung des Bullioncommittees"). Ma se passiamo a consultare il testo francese, nel capitolo III, che appunto si intitola "Petit histoire des crises banques de circulation", a pagina 20, 17 leggiamo: "Pour tracer un tableau complet de l'histoire de ces banques" - e complet già potrebbe indicare due direzioni possibili, una fatta esplicita e l'altra no -, continuiamo poi a leggere nella riga 18: "il faudrait les suivre (faudrait, non faut), année pour année (che rafforza la necessità di acribia, cioè di qualcosa che diverrebbe "grande") dans leurs vicissitudes". E prosegue significativamente in esordio di periodo: "Forcé de nous restreindre, nous ne pouvons donner que les | faits principaux et les dates plus recentes. Dans la revue | rapide (notisi) que nous allons tracer (dove si riprende il verbo posto dopo "pour")". Cosa ricaviamo? Che Darimon almeno qui s'era premunito fin dall'iscrizione in testa al capitolo, e che ha ripetuto più volte nel finale della stessa prima pagina come non avrebbe scritto di tutte le crisi di circolazione, limitandosi ai "fatti principali" (ma, bisogna ammetterlo, scrivendo "le date più recenti" può anche aver insinuato certe false attese). Dunque, qui c'è un difetto d'analisi marxiana.

lunedì 10 giugno 2019

Miei cari giovini...

...esercenti attività giudiziaria, il suicidio è atto meno di quanto certuni credano a includere fra il possibile, più ancora intra l'optabile semplice, e da portare a termine senza errore arduissimo, giacché in primo luogo l'individuo tiene alla propria vita in grazia della ragione seconda, l'istinto, con forza tanto maggiore rispetto a quella che la vostra gran mente riesca a figurarsi plastice; dipoi per il fatto che l'errore il quale ti dannerebbe ad una vita di puro nutrimento o poco più s'annida sempre tra le eventualità indesiderate. Dunque, non è così evidente l'azione discussa essere scelta vigliacca della via più semplice. Ed i giovini non son tali solo d'aspetto esteriore.

Sul sapere e l'amore per esso.

Ricercare la sapienza può benissimo farsi per sé, egoisticamente per sé, senza pretendere di insegnare niente a nessuno, se non, appunto, a sé stesso. Non è la filosofia "disinteressata"? Il problema semmai viene ad essere posto in maniera diversa: se ogni discepolo rifiutasse di farsi maestro, ad un certo punto scomparirebbe la sapienza. Ma fortunatamente ci sono individui a sufficienza convinti che ciò che sanno debba essere insegnato, che debbano conoscerlo, e che obbligatoriamente abbiano a riconoscerlo quale Verità gli altri. Consideriamo poi che la massima sapienza di uno è il Nulla per l'altro, ciascuno per suoi motivi.

sabato 8 giugno 2019

Per paradosso...

...od "inconsequenzialità" (interessata), la contestazione ai vincoli posti alla circolazione dalla richiesta di legge d'un capitale sociale che emerge anche odiernamente in ambienti capitalisti, in quanto quello "castrerebbe" le potenzialità di sviluppo di quella parte concreta come "capitale in generale", non si rivolgono allo stesso modo contro la fissazione di una non scarsa parte del capitale stesso in ricchezza, specie quella "solamente consumata" dal proprietario sul lungo periodo, come case, terreni etc. Niente senescenza programmata né "obbligo di circolazione", benché il passaggio di mano crei prosperità.

venerdì 7 giugno 2019

Una frattura...

...μύθος / λόγος è possibile solo se si interpreta il primo termine come 'parola' (vera o falsa, non conta) ed il secondo come 'calcolo': operazione possibilissima, se si supera all'indietro la sinonimia moderna secondo il quale il mito è un 'racconto falso' ossia un insieme di parole, discorso - Aftonio Προγυμνάσματα I, 2 - 3 - ed il logos un 'discorso vero' (il che ricorda Celso, Discorso vero / Αληθής Λόγος e potrebbe richiamare il fatto che taluni chiamavano "vero" il sofistico 'discorso più forte', mentre "falso" quello 'più debole'), ma pur sempre un 'insieme di parole'. Autrement, scissione non è possibile avere, poiché sia mythos che logos sono appunto parola o discorso. Il paganesimo comunque fu tollerante e pluralista a determinate condizioni, infatti i cristiani che si rifiutarono di tributare il culto al genio dell'imperatore vennero perseguiti in quanto la loro non omologazione agli altri in una cerimonia formale turbava inutilmente la tranquillità. Socrate morì in base ad una condanna come empio perché rifiutava "gli dei della città"; a Protagora bruciarono i libri, Alcibiade fu costretto a fuggire da Atene. Per le testimonianze che non riguardano direttamente Socrate, scarsi sono i motivi di sospetto, perché se si parte dal presupposto che i condannati fossero colpevoli, narrare della loro condanna era fare un esempio di giustizia. Si rilegga per esempio alla luce di questo intervento su questo sito Tema principe, risalente a più di un anno fa come prima composizione (ogni intervento va' sempre visto come "aperto": dimostrazione nelle brevi vicende di questo).

giovedì 6 giugno 2019

La soluzione...

...radicale al "problema sofferenza" di ciascun essere umano è non nascere. Tra l'altro, meno esseri umani ci fossero, più alte sarebbero le probabilità che il pianeta recuperasse un proprio equilibrio.

mercoledì 5 giugno 2019

Se il fumetto...

...debba parlare di tutto, è una questione interessante. Qualcuno (Jean - Baptiste Say) scrisse che lo sbocco di un prodotto sul mercato crea la domanda, per cui affrontare determinati temi potrebbe allargare il pubblico del particolare mezzo di comunicazione fumetto. Ma ci sono tre aspetti da considerare: 1) il fumetto, come qualsiasi mezzo di comunicazione (sì, davvero tutti, entro i propri limiti espressivi e cercando di ampliarli), può affrontare qualsiasi argomento; 2) ma, concesso che volere sia potere, in primo luogo non è vero il contrario, ed in secondo potere non è dovere. Poi ci sono vari modi mediante i quali trattare un ambito, è vero, per cui non è obbligatorio inscenare il tutto direttamente. Ma...; 3) oggi ci sono le indagini di mercato, nonché il calcolo probabilistico.

martedì 4 giugno 2019

Quando avverto...

...una discussione sul "furto" di stile, ben fatto o meno, mi viene certo in mente Poliziano colla sua dotta varietas (proprio mescolanza linguistica, non errore); ma anche, forse più inattesa, la polemica tra Margherita Sarrocchi e Giambattista Marino. Deformazione "professionale".

lunedì 3 giugno 2019

Un argomentare...

...non può che essere oratorio, ché ogni periodo composto di parole usato da un essere umano per rivolgersi ad altri è orazione (oratio: "capacità di parlare, insieme di parole, esposizione orale [...] conversazione").

In Italia la patria non è morta.

L'affermazione è contraddetta dai fatti? No, perché non vuol dire che la patria è viva. Significa che non è mai nata (in Italia i residenti liberi dopo il 212 d. Cr. non furono italiani fino al 476: furono cittadini romani). Ed altrove stenta molto.

sabato 1 giugno 2019

L'errore deve...

...prima o poi avvenire persino nel rapporto con noi medesimi. Non una sola ed unica volta, siate di ciò eruditi (non affinati od assottigliati) per tempo dal meno infido fra i vostri legati od esploratori - quel dei due che più aggradite - di cui non par necessario fare il nome.

venerdì 31 maggio 2019

The Federalist XXIII.

"Diversamente sarebbe un mero trattato [contratto], dipendente dalla buonafede delle parti, e non un governo". Contratto sociale è lo stato per Rousseau, ed Hegel la prende assai male.

giovedì 30 maggio 2019

Critica del Programma di Gotha.

"I. Die Arbeit ist die Quelle allen Reichtums und aller Kultur, und da allgemein nutzbringende Arbeit nur durch die Gesellschaft möglich ist, so gehört der Gesellschaft, das heißt allen ihren Gliedern, das gesamte Arbeitsprodukt, bei allgemeiner Arbeitspflicht, nach gleichem Recht, jedem nach seinen vernunftgemäßen Bedürfnissen. In der heutigen Gesellschaft sind die Arbeitsmittel Monopol der Kapitalistenklasse; die hierdurch bedingte Abhängigkeit der Arbeiterklasse ist die Ursache des Elends und der Knechtschaft in allen Formen. Die Befreiung der Arbeit erfordert die Verwandlung der Arbeitsmittel in Gemeingut der Gesellschaft und die genossenschaftliche Regelung der Gesamtarbeit mit gemeinnütziger Verwendung und gerechter Verteilung des Arbeitsertrages. Die Befreiung der Arbeit muß das Werk der Arbeiterklasse sein, der gegenüber alle anderen Klassen nur eine reaktionäre Masse bilden. Anfang der Seite II. Von diesen Grundsätzen ausgehend, erstrebt die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands mit allen gesetzlichen Mitteln den freien Staat und die sozialistische Gesellschaft, die Zerbrechung des ehernen Lohngesetzes durch Abschaffung des Systems der Lohnarbeit, die Aufhebung der Ausbeutung in jeder Gestalt, die Beseitigung aller sozialen und politischen Ungleichheit. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, obgleich zunächst im nationalen Rahmen wirkend, ist sich des internationalen Charakters der Arbeiterbewegung bewußt und entschlossen, alle Pflichten, welche derselbe den Arbeitern auferlegt hat, zu erfüllen, um die Verbrüderung aller Menschen zur Wahrheit zu machen. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert, um die Lösung der sozialen Frage anzubahnen, die Errichtung von sozialistischen Produktivgenossenschaften mit Staatshilfe unter der demokratischen Kontrolle des arbeitenden Volkes. Die Produktivgenossenschaften sind für Industrie und Ackerbau in solchem Umfange ins Leben zu rufen, daß aus ihnen die sozialistische Organisation der Gesamtarbeit entsteht. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert als Grundlagen des Staates: Allgemeines, gleiches, direktes Wahl- und Stimmrecht mit geheimer und obligatorischer Stimmabgabe aller Staatsangehöriger vom zwanzigsten Lebensjahr an für alle Wahlen und Abstimmungen in Staat und Gemeinde. Der Wahl- oder Abstimmungstag muß ein Sonntag oder Feiertag sein. Direkte Gesetzgebung durch das Volk. Entscheidung über Krieg und Frieden durch das Volk. Allgemeine Wehrhaftigkeit. Volkswehr an Stelle der stehenden Heere. Abschaffung aller Ausnahmegesetz, namentlich der Preß-, Vereins- und Versammlungsgesetze; überhaupt aller Gesetze, welche die freie Meinungsäußerung, das freie Forschen und Denken beschränken. Rechtsprechung durch das Volk. Unentgeltliche Rechtspflege. Allgemeine und gleiche Volkserziehung durch den Staat. Allgemeine Schulpflicht. Unentgeltlicher Unterricht in allen Bildungsanstalten. Erklärung der Religion zur Privatsache. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert innerhalb der heutigen Gesellschaft: Mögliche Ausdehnung der politischen Rechte und Freiheiten im Sinne der obigen Forderungen. Eine einzige progressive Einkommensteuer für Staat und Gemeinde, anstatt aller bestehenden, insbesondere der das Volk belastenden indirekten Steuern. Unbeschränktes Koalitionsrecht. Einen den Gesellschaftsbedürfnissen entsprechenden Normalarbeitstag. Verbot der Sonntagsarbeit. Verbot der Kinderarbeit und aller die Gesundheit und Sittlichkeit schädigenden Frauenarbeit. Schutzgesetz für Leben und Gesundheit der Arbeiter. Sanitäre Kontrolle der Arbeiterwohnungen. Überwachung der Bergwerke, der Fabrik-, Werkstatt- und Hausarbeit durch von den Arbeitern gewählte Beamte. Ein wirksames Haftpflichtgesetz. Regelung der Gefängnisarbeit. Volle Selbstverwaltung für alle Arbeiter-, Hilfs- und Unterstützungskassen." 1) fin dall'inizio è un programma protestant - tedesco: "Il lavoro è la fonte di ogni diritto e di ogni cultura". Cittadinanza vincolata ad una professione. Perfettamente alienante, come voluto da Hegel (Lineamenti di filosofia del diritto, § 43). Una trappola perfetta in cui se non fai parte dell'ingranaggio come è previsto, non sei nessuno: personalità, non individuo. Così posta, anche "solo" l'umanità è un possesso, non una proprietà.

mercoledì 29 maggio 2019

Dagli appunti...

...all'edizione commentata italiana dei Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica marxiani, pagina 43 righe 5 - 7: "5 - 6: 'nessuna [forma di denaro: moneta metallica, carta moneta, denaro - lavoro...] può superare le contraddizioni inerenti | al rapporto del denaro' (pagina 58, righe 23 - 5 del testo critico tedesco): 'keine aber [...] kann die dem Verhältniß des Geldes inhärenten Widersprüche aufheben,' {commento a questo primo passaggio: "ciò significa che c'è un aspetto della vita, della cronaca e della storia (là dove la dialettica si realizza, diviene materialista) che è adialettico; che in esso appunto muta solo l'apparenza ma interiormente non vi è alcun sviluppo: il rettile non diviene uccello come dialetticamente dovrebbe. Per l'appunto:} 'sondern sie nur in einer oder der | andern Form repräsentiren'." (25 - 6) {Ossia il denaro, rappresentante del valore di scambio, è "la morte in culla" di una interpretazione evolutiva sostanziale della dialettica idealista "riformata" da Hegel - difatti sia Croce che Gentile sentirono la necessità di "riformare quanto già riformato", potremmo dire}.

martedì 28 maggio 2019

Su un paragone poco utile.

Qualcuno disse che James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, ha comparato l’utilità della moneta a quella del linguaggio: la moneta come il linguaggio sarebbe utile in quanto utilizzata da molte persone, quindi quanto maggiore il numero di individui che utilizzano il linguaggio e la moneta, tanto maggiore verrebbe ad essere la loro utilità. Direi che è persino pericoloso, soprattutto per il caso del linguaggio - che è "ovviamente" una traduzione troppo banale dell'inglese "language". Ma, per dire, non sempre in francese langage e langue sono sinonimi -. I punti sono due: a) una sola lingua permetterebbe una comunicazione accettabile fra tutti gli esseri umani ma ridurrebbe la flessibilità del cervello; b) ogni lingua va prima o poi incontro a trasformazioni che minano la solidarietà della lingua ufficiale, ed un'inevitabile crisi dello Stato porta al cedimento dell'organismo della sua lingua ufficiale. Questo già su territori limitati e non necessariamente in conseguenza di una guerra (l'ortografia e la pronuncia del tedesco e del francese, diciamo centocinquanta anni fa ossia a "perimetro costante" più o meno, non erano quelle di oggi). Dunque possiamo dire: 1) che l'utilità di una lingua, e tanto più di una moneta, è temporanea, e ciò è indicato persino da relitti idiomatici: in talune zone d'Italia un certa cifra di denaro è ancora definita "x franc", nonostante il franco francese non circoli più quale moneta di Stato da molto tempo; in paremia e comparabili, nonostante la circolazione ormai pressoché ventennale dell'euro, si dice ancora: "non ho / abbiamo etc. una lira"; 2) che una moneta unica mondiale sarebbe un danno conoscitivo, benché indubbiamente molto inferiore a quello di una lingua unica (comprendere tutti gli altri sul pianeta significherebbe capire gli insulti, chiunque te li rivolga, e questo alimenterebbe i conflitti).

lunedì 27 maggio 2019

"L'unica...

...cosa che riesce a fare è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, sembra". Saggio minimo di elaborazione, pur se non troppo complesso.

sabato 25 maggio 2019

Le parti più...

...interessanti nel simbolo dello Yin e dello Yang sono i due cerchi: quello piccolo nero entro la parte bianca (per l'appunto dei Cerchi, direbbe qualcuno ricordando Dante, Villani e le famiglie a capo delle fazioni guelfe fiorentine) e quello bianco incluso nella parte nera (i Donati, per rimanere all'immagine precedente; benché taluni fremerebbero alla portata antifrastica del nome di famiglia: l'opere "oscure" di tal gesta, se doni, taluni li riterrebbero doni per Fiorenza della distruzione).

Il fatto sembrerebbe...

...che questo secolo, come buona parte del precedente, sia in in realtà iperretorico (neobarocco, provocatoriamente accettando la ancora vulgata definizione dell'aggettivo semplice), e che dietro il continuo rifiuto della retorica nasconda a sé stesso la propria vera natura. D'altronde pare assodato che il secolo precedente a questo sia stato il periodo di più grande successo dei regimi totalitari.

giovedì 23 maggio 2019

Contro Hegel e Gans.

Solo l'uomo libero ha doveri; ma la donna ha doveri, dunque è libera. Se il maschio non si annulla nel matrimonio, ma si sintetizza colla donna e rimane libero, per la donna varrà lo stesso. Se il maschio ha doveri, li avrà anche nel matrimonio, e dunque nei confronti della donna come parte dell'astrazione matrimoniale la quale, oltre a concretizzarsi e nella proprietà e nella generazione, si è precedentemente realizzata nel documento sottoscritto dai coniugi, detto anche "contratto matrimoniale".

mercoledì 22 maggio 2019

Ma...

Ma il progresso marxiano - che è altra cosa sia dal progresso marxista / leninista etc., e da quello owenista - è quel progresso che deve portare all'autosufficienza dell'individuo, alla superfluità della (sovra)struttura sociale come rapporto di dipendenza gerarchica di un individuo da un altro. Mentre ogni tentativo "socialista" fin oggi si è appunto incarnato nell'affogamento dell'individuo entro lo stato. Certe letture di Marx furono confutate da Marx stesso in vita, e l'elideismo vi ha trovato la conferma della sua lettura di Marx. Nei Russica l'autore contesta a Bakunin l'adeguatezza di una "società" a prevalenza agricola rispetto alla rivoluzione socialista, che è esattamente quanto è stato sostenuto tempo fa in un intervento qui. Il fatto è che si confonde il socialismo di Marx con quello dei suoi successori e, confondendo la "dittatura del proletariato" nonché la collettivizzazione dei mezzi di produzione, intermedi in Marx, colla fase finale del socialismo, che è tale in Lenin e persino in Gramsci, si pensa che il fallimento del socialismo partito unico / collettivista etc., sia il fallimento del socialismo marxiano. Si devia per ciò verso un socialismo riformista, riduttore delle sperequazioni, turatiano /owenista, che ovviamente, superato il socialismo finto reale, vorrebbe essere un "obiettivo minimo" - massimalismo e minimalismo -. Ma l'Unione Sovietica e tutto il sistema che le ruotava attorno non aveva affatto raggiunto il punto finale del socialismo marxiano svelandolo per il fallimento che era. Può darsi che il socialismo marxiano sia irraggiungibile: ciò non toglie che sia il socialismo marxista - leninista etc., sia la socialdemocrazia borghese minimalista non siano stati, né siano, l'uno il socialismo "reale", l'altro il socialismo democratico accettabile. Tantomeno uno dei due è il socialismo di Karl Marx.

lunedì 20 maggio 2019

Intanto...

...poniamo in sodo che Marcuse e Galbraith avevano visto giusto; poi traiamo le somme e diciamo che in conclusione il cittadino (ridotto a parte di "pubblico" - parola umiliata - indistinto) ancor oggi è nello stato di produttore - consumatore, e che l'acutezza dei due come degli altri non è servita a mutare il suo stato. Ancor oggi confondendosi la certezza colla stabilità, se si dice che affermare ogni cosa essere incerta, da una certa prospettiva si sta pur formulando una certezza, bisognerà dire che se la certezza dell'incertezza del tutto non è una certezza perché all'interno dell'ordine di idee che esprime una tale proposizione concludere nel modo qui sopra non è ammesso, si dirà che tutto è incerto, però tutto è stabile: come tutta l'acqua che è mossa dalla ruota del mulino mentre la sposta su di un percorso più lungo è e deve rimanere acqua.

Ci sono...

...così tante cose da fare a questo mondo: leggere, scrivere, disegnare, scolpire in vari modi, tessere tappeti od arazzi, comporre musica, dipingere, tornir vasi o pezzi industriali, costruire case, nuotare etc. Può apparire abbastanza incomprensibile il motivo per cui, escluso l'espletamento delle funzioni di base, la maggior parte degli umani si chieda reciprocamente se sta bene, parli di come è stato sorpreso dalla pioggia venti minuti prima e d'altro truciolato simile. S'intende circa le attività inizialmente descritte, che un individuo, da solo o coadiuvato da altri, potrebbe occupare la giornata benissimo ponendole in sequenza armonicamente.

sabato 18 maggio 2019

L'aspetto spesso...

..."forzato" della filosofia della natura hegeliana potrebbe dipendere dal fatto che essa è un ritrovato ed una costruzione di Schelling e della sua "scuola"? O meglio, così si dice, anche se la base di partenza cosciente di Hegel è indubbiamente quella. La dialettica della natura è un tema (incompiuto) engelsiano.

Massimo utile.

Immortalità, eterna giovinezza e primavera, capacità di creazione ex nihilo, trasferimento immediato di luogo in luogo. Qualcuno circa la filosofia hegeliana scrisse definendola antropoteismo; ma non è che lo stato perfetto del capitalismo come sembra possa esser dedotto in specie dalla tensione all'azzeramento di qualsiasi tipo di costo, risulti molto distante da quella che in fondo è solo in quel caso la qualificazione molto sintetica di una dottrina filosofica. Considerate che un'autentica realizzazione di ciò implicherebbe appunto l'esistenza di due soli esseri umani, i quali sarebbero già troppi per la forma pura del desiderio di proprietà.

venerdì 17 maggio 2019

Una volta preso atto...

...che la vita è già una quotidiana pratica di psicologia, antropologia, sociologia ed un altro paio di discipline con esperimenti su cavie umane, tali materie quasi verrebbe da dire che si possono prendere come oggetto di studio solo "per approfondimento".

giovedì 16 maggio 2019

Ora, i "fatti"...

...si esplicano ossia esteriorizzano in sensibili che debbono, per venir definiti tali, essere còlti, percepiti da senzienti, organi di senso; queste impressioni: gustate, odorate, udite e / o viste etc. (sinestesia) devono venir ridotte negli animali superiori ad impulsi elettrici che vengano trasmessi con velocità della luce attraverso i nervi al cerebro il quale rielaborali. Nell'essere umano ciò sospinge svariate reazioni riespressive (esplicare si può dire anche esprimere, pur avendo cura delle sfumature), di cui la più diretta fra tutte è la parola, frutto della complessità nella disposizione degli organi certo, ma cui "basta" finalmente la bocca col fiato; in caso d'arte (tecnica) differente dalla retorica pura, necessitano di penna, strumenti per la lavorazione di tessuti ("diversi fili..."), pennello, legno, vernici, metalli, creta etc. Ciò avviene attraverso una nuova disposizione data dall'individuo che, pur essendo sua parola, onde essere capita abbisogna di farsi lingua cioè sistema di comunicazione variamente interpersonale. Questa è la complessità per cui passa la resa - vedi esteriorizzazione, esplicazione, espressione - di un "fatto", tanto più in forma detta convenzionalmente oggi artistica; questa è la sua "immediatezza".

mercoledì 15 maggio 2019

Questi vostri...

...articoli sulla beatitudine della Ferrante causa anonimato che mantiene quale efficacissimo mezzo promozionale, oltre ad essere falsi (Elena Ferrante è appunto un nome perfettamente credibile ad un registro anagrafico: uno pseudonimo, un faulonimo direte; ma pur sempre un nome) non sono altro se non un pungolo a lei (?) diretto perché esca dal buio, e soprattutto a fine che spartisca il dolore delle interviste e presentazioni nonché di volumi firme cui sono sottoposti tutti gli artisti "normali" (il comune della cosiddetta eccezione), porgendo all'intervistatore specializzato un'altra cavia su cui esercitare il proprio "sadismo della noja", cioè quella sfilza o pallottoliere di domande su titolo, trama, idea - spesso 'filosofica' - che sta dietro l'opera e solita collanina di carabattole ordinate più o meno sempre in una fissa sequenza. "Lei" invece può darsi speri - se non la state già seviziando sotto altro nome, come qualcuno mostrò di ritenere in talune passate occasioni: ed allora il sorriso dell'anima potrebbe essere un suo modo per superiormente consolarsi nel mentre - di sfuggire almeno sotto la falda del nome mentito a tal gioco dove il corpo della pagina, della tavola, del bulino è pretesto per il trastullo con cavi e carrucole durante il quale l'autore è mutato in marionetta, persino dopo che si farà l'inventario della sua vera argenteria. Non volete, insomma, che questi scrittori siano "pen(n)e parlanti"? Ad alcuni neppure riesce di non lasciarsi andare all'esibizionismo. Ed inoltre, qui s'è già scritto: il testo fu letto (ahinoi) in pubblico, recitato senza attori - che gli attori, poi, nel testo sono i personaggi, non l'autore -, con una persona che "interpretava" a voce di volta in volta tutti i ruoli (come Ulisse tra i Feaci, avrebbe detto a lezione e lasciato all'inchiostro esprimere dei suoi scritti l'utinense) per non anni e non secoli, ma per millenni, letteralmente. Il reading? Ma mi faccia il piacere, non lo spacci per nuovo, ché non lo fecero manco per le teste di Eurialo e Niso infilzate sui pila.

martedì 14 maggio 2019

Sì, certo:

ma chi vince alla fine di Watchmen (per cui confronta Giovenale Saturae VI 347 - 48: "quis custodiet ipsos / custodes?")? Ozymandias pare, non Rorschach. Se dunque il Bene cita lodevolmente il Bello, traendo le conseguenze parallele dagli sviluppi di quest'ultimo, si potrebbe dover concludere che perderà.

lunedì 13 maggio 2019

Leggendo Omero...

Se... ...Danao vincitore, è tuo dovere / fare sacre ecatombi agli immortali / apportatori a te della tua gloria, / rendendo grazie in fronte alle rovine / onde ottenere un felice ritorno, / quando tu non lo faccia, che 'l tuo nome / quello si sia di truppa o del Laerziade, colpiratti pur l'ira della dea / come parte che sei fra quegli empi, / ignorando lo sdegno nei commenti / secoli poi vergati con dottrina. Possiamo leggere nella disputa tra Menelao ed Agamennone (Odissea libro III) una riscrittura dello scontro tra Agamennone ed Achille; ma Menelao non è in questo caso Achille, bensì quel che fu allora il fratello. Potrebbe sembrare che il re di Micene abbia appreso la lezione di quell'errore: ma no, è "soltanto" una variante del suo esser pio dell'Aulide, che non gli leva la macchia di allora, eliminata, qual conseguenza della tara di stirpe, da Clitemnestra ed Egisto. Comunque, qui Menelao è l'empio: e viene punito colle sue peregrinazioni, finché non assolverà l'obbligo. Nestore narrante ripara l'errore quasi subito, e giunge "velocemente" a Pilo. Odisseo non viene punito inizialmente perché Odisseo, ma come parte di coloro che non han fatto il necessario: giunge ad Itaca due anni dopo Menelao perché i suoi uomini, i suoi sudditi (ma egli è quasi primus inter pares) han fatto quello che han fatto, il suo prestigio, la sua scaltrezza e la sua Peithò hanno fallito, e prima ancora ed in modo più grave, giacché è stato la mente dell'accecamento di un semidio, Polifemo, aggiungendo empietà alla prima. Potremmo pensare che, trovato un nuovo persecutore per il protagonista, il primo, pur esso giusto, sia naturalmente tornato dalla sua parte, poiché chi è perseguitato ha un protettore, e chi meglio di Atena per Odisseo, a parte il tutelare di suo nonno per ragioni genealogiche, Ermes? Ma Atena...

sabato 11 maggio 2019

E' probabile che...

...in termini generali la libertà di un individuo in una società vada incontro a determinazione in questo modo: i suoi atti non conoscono limiti fintanto che essi non ledono la corporeità e gli attributi che la società riconosce ad un altro singolo. Tali attributi non sono in tutte le società gli stessi, ed in ciascuna società gli individui, anche riuniti in gruppi, lavorano per ampliare le attribuzioni ad essi riconosciute. Ossia, giuridicamente parlando - spinozianamente? - gli attributi sono modalità inseparabili dal soggetto nella particolare società. La morale è proprio, ipoteticamente, in esatto contrario rispetto a quanto ritenevano Labriola (Della libertà morale, 1873, pag. 77) ed altri, educazione: autoeducazione nella misura in cui un individuo adatta il proprio comportamento a quello di un altro cassando alcune azioni poiché quest'ultimo si rifiuta di accettarle e l'agente vuol compiacere il resistente, ottenere la sua approvazione e la sua frequentazione.

Schiller.

"Staat des schonen scheins": Ueber die astetische Erziehung des Menschen, sieben und zwanzigster Brief.

venerdì 10 maggio 2019

Ah,

Georg Wilhelm carissimo: "Ognuno ha il dovere di preoccuparsi della conservazione di sé stesso [...] di procurarsi la possibilità di rendersi utile al prossimo [...] In tal modo, ciò che altri chiamano violenza e ingiustizia, è il compimento del dovere di affermare la propria autonomia rispetto ad altri, e ciò che altri chiamano viltà è il dovere di conservare la vita e di garantirsi la possibilità di essere utili al prossimo"; non è meglio quando il pazzo morto a Torino afferma l'attaccamento alla terra, cioè all'autoconservazione e basta, senza immani foglie d'oro chiamate "possibilità di essere utili agli altri" sotto il cui manto celare (paraetimologia di ipocrita) un istinto di base? Uno strato d'oro che nasconde una cappa di piombo? Sei pure ipocritamente in tema con recentissimi eventi particolari.

giovedì 9 maggio 2019

"Essenzialmente"...

...si tratta di saper distinguere tra ciò che individualmente ti piace essendo importante e ciò che, pur senza piacere alla tua massa corporea separata dalle altre, ha comunque il suo peso: perché si potrebbe dire non esistere qualcosa indubitabilmente senza alcuna importanza.

mercoledì 8 maggio 2019

"Mettere"...

...del tutto "a tacere sé stessi", anche volendo condurre in scritto un giudizio dettagliato di opera altrui, è impossibile: tutta la tua cultura, la tua educazione, la tua vita - o la stessa trinità, che alcuni riterrebbero identità, disposta in ordine inverso - urlerebbe da dentro il proprio feroce dolore per la costrizione, e poi si infiltrerebbe comunque da qualche poro. L'onestà è non farsi sopraffare del tutto dai propri gusti individuali, tentare d'essere consciamente il più oggettivo possibile.

martedì 7 maggio 2019

Ironia tragica...

...nel suo senso iniziale e più drammaticamente pregnante è presentire il dolore futuro, dire persino come sarà, ma essendo le parole del vero che si stava esprimendo inconsapevoli mentre si formano nella gola, salgono, superano i molari e gli altri denti, forzano l'apertura delle labbra e percuotono più o meno violentemente l'aria di fronte ad esse, o l'inchiostro di cui son composte macchia la pagina. La perfezione dell'ironia tragica si trova nell'Edipo re di Sofocle, la miglior tragedia greca secondo Aristotele, che ritiene invece Euripide il miglior tragediografo nel complesso dell'opera.

lunedì 6 maggio 2019

Ma non scrivete stupidaggini.

Per fare un esempio, già Michel Eyquem de Montaigne nel secondo libro degli Essais criticò negativamente certi storici francesi suoi contemporanei per aver volontariamente taciuto circa l'amante detenuta da Francesco I Valois e sul suo peso politico; contemporaneamente perché sosteneva la narrazione fatta dai du Bellay circa le guerre sostenute dallo stesso contro Carlo V fosse niente più che un'arringa contro l'imperatore asburgico. Sostenere che la storia è di per sé una disciplina critica - usando l'aggettivo in modo appena migliore rispetto a certi studenti di scuola superiore che stanno per partecipare ad un concorso nazionale di dialettica riservato - equivale ad affermare aprioristicamente che i testi di storia sul fascismo pubblicati durante il ventennio fascista da storici fascisti fossero oggettivi su risultati e motivi del partito. Tra l'altro, ho corretto lo "scrittore" affermante la storia essere un insegnamento critico: è vero che Cicerone sostiene esser la storia docente di vita; però nel moderno può esser sospettato dietro la parola "insegnamento" proprio il fermo immagine in letterale grisaglia della cattedra e del professore. Ma se voi riducete una disciplina a pretesto esclusivo per l'erogazione di un burocratico stipendio, nel duello dialettico esponete il fianco all'affondo micidiale o quantomeno feritore del "nemico". Trovate appunto argomenti migliori, ed usate meno triangolini esaltanti per spingere la ggente ad acculturarsi frequentando il Salone del libro di Torino (il cui successo comunque valutate dal numero di biglietti staccati e di copie di libri vendute sul posto, di certo non dalla partecipazione alle presentazioni e dalle domande poste dagli astanti durante i dibattiti), oltre che polemiche giuste ma cercate a scopo risonanza contro la presenza dei fascisti nei padiglioni.

E nuovamente...

...ossia ripresa di un tema pregresso. Di fronte ad un altro titolo che procede alla sminuente delimitazione del termine "partigiano" quale 'combattente per la libertà dal giogo nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale', coloro i quali senza alcun dubbio ammirano il nostro Secondo Risorgimento mentre contemporaneamente discendono da uno degli uomini che compì il primo colla presenza sul campo a Vittorio Veneto, devono pur indicare che invero "partigiano" vale prima di tutto 'sostenitore di una parte'. Senza purtroppo la confortante poiché sottintendibile aggiunta: 'giusta'.

sabato 4 maggio 2019

Adversus Hegel.

Cioè un uomo, un vir riconosciuto come tale, non lo è mai in funzione di altro, sistema di pensiero, di convivenza od individuo, in quanto opera consapevolmente prima di tutto per sé, persino durante l'infanzia. E' dunque esattamente il contrario della idea hegeliana che ciascuno sia soltanto Per - altro: ciò si ha unicamente quando l'individuo è impossibilitato a raggiungere il proprio scopo da solo o quando usare gli altri è una via più facile per raggiungerlo. Più la struttura gerarchica di un gruppo umano si fa complessa, più facilita il raggiungimento del fine l'utilizzo di intermediari. Ma intermediario vuol dire sottomissione.

venerdì 3 maggio 2019

Ma davvero...

...per fortuna s'era persa la memoria di Materialismo ed empiriocriticismo? Per quanto l'elideismo non ritenga certo quella di Lenin interpretazione giusta del pensiero di Marx, benché più vicina alla correttezza della lettura staliniana, certo non gradisce per ciò una censura, se non perfino una damnatio memoriae delle opere di Lenin, addirittura "garbatissimamente" condotta avanti dalla Sinistra Storica, come tutte quelle dei testi "sgraditi" a chiunque. Grazie anche al più o meno accentuato garbo di cui si è fatto uso in operazioni similari, abbiam perso di sicuro l'italico - greco - latino Ennio, del quale però odiernamente "cetera desiderantur" - si ricorda che la principale causa di perdite come quella accennata e moltissime altre è stata la mancanza di materiali scrittorii, da costruzione etc., prima dei complotti -, seppur solo per "ragioni di storica documentazione". Poiché ancora per qualche tempo quel tipo di privazione sarà lontano, non si vede la necessità di rinunciare alle opere di Lenin, che non hanno comunque avuto un peso storico scarso.

"...la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire" .

Come battuto altrove: "Diciamocela (già ne scrissi tempo addietro): se anche ammettiamo che famiglia e fissazione in un luogo siano istinti umani lievemente più complessi che i corrispondenti bestiali, è pur vero che la regolazione giuridica della famiglia e l'impulso alla sedentarizzazione - col pendant della proprietà privata - sono "obblighi" e diritti sovraimposti dal potere per avere il controllo di un gruppo (insieme di gruppi) umano, nonché di un territorio e delle risorse che "contiene". Quanti figli e con chi un umano (non "maschio": chiunque) faccia non è cosa che debba fissare per obbligo uno Stato. Dato che in questo ambito i numeri negativi sono virtualmente impossibili, il limite minimo è 0 (Potenzialmente in una "aritmetica demografica" il limite vero è -1, una volta che l'individuo non riprodotto scompare). Gli sviluppi attuali, come l'etologia, in conclusione, dimostrano, ad esclusione di alcuni casi, che non è la monogamia il modello più diffuso in natura per la riproduzione. Limite più credibile genetico, se vogliamo cercarne necessariamente uno, è l'endogamia, il che pone il problema della mescolanza, ma al contrario rispetto a certe teorie". Detto ciò ecco un ribaltamento possibile: se la famiglia è un'isola che il diritto può solo lambire - espressione in questo caso di pessima retorica per lasciarsi una scappatoia - allora non sta al diritto regolarla poiché si sviluppa da sé; ma la realtà è che c'è una differenza tra la famiglia come "fenomeno" e la famiglia giuridica, la cui definizione è guidata in primo luogo da quanto accennato sopra, e poi nei fatti condizionata ancor oggi dalla tradizione religiosa, fenomeno di riferimento ad una serie di norme di convivenza che, come per ogni diritto scritto od orale, non può che essere arretrato rispetto agli eventi attuali.

giovedì 2 maggio 2019

Inoltre...

...chi ha detto che l'unica "filosofia" definibile come posteriore ad un'altra è quella che ne accoglie i risultati come positivi e li sviluppa per così dire ortodossamente, e non anche quella che le si oppone in modo aperto (ricordate che Fichte pensava di tirare le conclusioni necessarie dal sistema di Kant)? Oltre ai teorici puri restauratori della visione precedente, vi sono anche i ritrovatori di nuovi argomenti o prove a vantaggio della tradizione, i supposti dilucidatori delle oscurità del testo dove esso non è stato sufficientemente esplicito; ma soprattutto, i migliori avversari dell'innovatore sono coloro che assumono coscientemente parte della novità per utilizzarla nella contestazione del tutto come in maggioranza errato, e quale seconda schiera quelli che studiando il testo assimilano incoscientemente taluni elementi del sistema cui si oppongono. Tutti costoro in particolare sono comunque post-.

martedì 30 aprile 2019

Tuttavia...

...e cioè 'sempre, comunque', La guerra di Piero è una canzone contro tutte le guerre, non contro le guerre "ingiuste". Anche perché uno dei principi portanti è che nelle guerre moderne, dopo l'istituzione della leva obbligatoria, la maggior parte dei soldati è sul campo di battaglia perché costretto, e combatte - almeno finché non è temporaneamente certo di essere dalla parte del vincitore, perché allora si lascia in balia di una una delle sezioni della sua anima "non - razionale" - semplicemente per sopravvivere e, sostanzialmente, non si uccide quasi mai l'altro sulla base di un istinto di giustizia. Questo mi ricorda le annotazioni di taluno allo stupore di Michel Eyquem de Montaigne circa l'atteggiamento "meschino" e tutto terreno - ossia meschino perché terreno - di Francesco Guicciardini nei suoi giudizi sugli uomini, dove sembra che non condivida l'idea moderna del Rinascimento secondo cui quell'epoca rimise al centro l'uomo, il che significa pure che dava un valore meno iperuranico e più terreno alla nozione di virtù: ma lui nel Rinascimento viveva dentro. Magari quel tale estrarrà il blocco dagli appunti, nei quali anche avvicinava Guicciardini al suo "nemico" Machiavelli, seppur la virtù machiavelliana è differente da quella di Guicciardini.

Se nello Schopenauer...

..."maggiore", espresso nel Mondo come volontà e rappresentazione, tutto non è che una rappresentazione del soggetto, allora il principio stesso non è che una rappresentazione di quello. Considerate nel discutere però il tema, che andrebbe affrontato in un modo preciso secondo il filosofo stesso, poiché in quell'opera mostra a ripetizione di esigere la lettura delle sue opere anteriori come premessa (con ciò affermando una stabilità sistematica dei testi, addirittura un hoc post hoc, che andrebbe minuziosamente verificato nella sua esattezza) necessaria alla comprensione dell'ultima - e per la stampa, fu di fatto così, vivo chi la scrisse -. Il contrario esatto dell'idea hegeliana secondo cui la filosofia non ha tradizione, dato che i rimandi interni al corpus di un autore (come, del resto, quelli esterni) si potrebbero ben chiamare tradizione.

lunedì 29 aprile 2019

Parlato...

..."O.K." è composto da quattro suoni; "bene" sempre da quattro. Qui abbiamo davvero un caso in cui lo scritto, per dir così, inganna: le due lettere scritte condizionano la scelta nel parlato insieme all'anglomania, facendo credere che dire "O.K." sia più veloce che dire "bene", a conferma. La teoria elideista non esclude l'uso delle parole straniere - posto che quando una lingua minoritaria per numero di parlanti in uno stato è comunque ufficiale, per l'elideista non è straniera -, ma preferirebbe assai la limitazione a questi tre casi qui di seguito: a) ovvero il più forte, quando la parola straniera colmi davvero un vuoto terminologico dell'idioma d'arrivo; b) quando davvero sia più breve; c) quando non ci si ricordi (orribile) la parola corrispondente della lingua natia.

"O, nella...

...visione elideista, la differenza integrativa, extraeconomica, che v'è tra i singoli".

sabato 27 aprile 2019

Come per Aristotele...

...il monismo successivo continua a pensare che Senofonte ateniese (perché abbiamo pure Senofonte efesio: Τὰ κατ' Ἄνθειαν καὶ Ἀβροκόμην Ἐφεσιακά) sia filosofo nelle opere "socratiche", ossia nei Memorabili e nell'Apologia, nel Convito; che sia invece tutt'altro nell'Anabasi, nelle Elleniche e nella Ciropedia Caso particolare l'Economico. Lo Stagirita prova molta difficoltà a farsi considerare filosofo nelle opere sugli animali, nei Problemi e persino nella Retorica, per alcuni, mentre è "ovvio" che sia filosofo nella Meta - fisica, nel De anima, nelle due etiche e tutt'al più nelle "opere" logico - dialettiche. Ma forse si tratta di un equivoco, forse Senofonte è filosofo anche quando scrive di cavalleria, di gestione della casa, di pedagogia e di come governare un impero (governando gli uomini), di storia e di una ritirata. L'atteggiamento accennato all'inizio si avvicina a quello di Montaigne quando censura Cicerone per il suo etimologizzare, suddividere, "perdersi" in preamboli descrittivi: quell'atteggiamento col quale il buon guascone opera una sovrapposizione del proprio parere circa il modo in cui si debba scrivere per trattare di filosofia, di quale debba essere l'argomento, a due autori, l'uno di millenovecento, l'altro di duemilaquattrocento anni prima. Perché si tratta di un parere; ma è vero: bisogna essere assertivi. Tuttavia, gli uomini non sono tutti identici neppure oggi per quanto si facciano grandissimi sforzi per ottenere il risultato, e Platone non scrisse con in testa Montaigne od un amministratore d'impresa odierno; così il Cicerone che annoia il francese per provocazione, od il Senofonte che scrive di Agesilao, ritenuto solo un biografo quando non uno smaccato panegirista asservito dai moderni, cui egli non si rivolgeva, potrebbe aver avuto motivo di ritenere, causa visione assai differente del tema, di scrivere filosofia, nonostante le osservazioni del buon Michel sui rilievi mossi all'arpinate da Bruto ed altri: ed i suoi lettori persino. Così i preamboli e le ambientazioni platoniche sono parte probabilmente del suo modo di fare filosofia.

venerdì 26 aprile 2019

Un altro autore...

...che un elideista legge col cartellino appeso al collo dove qualcuno ha deciso di scrivere: "dimenticato". In realtà solo per incidente nello scritto qui commentato si parla (per usare una figura retorica) dell'autore, e piuttosto si accenna in qualche riga alla sua opera "più famosa", cioè meno dimenticata, tanto più in un paese come il nostro dove la mania per le culture letterarie altrui si ferma alla citazione di due titoli. Per fortuna (?) in giro da qualche parte nel mondo ancora v'è taluno che legge - faticosamente per difficoltà d'organizzazione del tempo dovute pure ad un metodo che a volte si presenta anche a lui come allucinante - Melmoth the wanderer su due supporti differenti. E' la teoria elideista che il libro cartaceo e quello elettronico, che l'edizione critica e la prima edizione, che il tascabile ed il volume per gli studiosi non siano (ma anche non sono, data la pratica) alternative tali per cui una escluda l'altra, e che si può leggere un testo francese anche in traduzione schweiz deutsch, mentre si legge "in originale". V'è chi deve ancora finire un intervento su William Goodwin. Se Melmoth dev'essere definito in italiano tramite una parola soltanto e non sintagma, allora vi son persone che propenderebbero per 'errante', 'errabondo', 'nomade': e si sa che i nomadi sono crudeli e distruttori, o così li vedono gli stanziali fin dal tempo del popolo dalla testa nera.

Agli occhi del fondatore...

...dell'elideismo, che, pur essendo al di là del bene e del male politico in quanto ipercritico, è certo più inclinato a sinistra che a destra, non è tanto questione di insultare il fascismo perché "fu una dittatura, e ci trascinò in guerra", od il suo fondatore per lo stesso motivo, poiché è ovvio; ma essenzialmente non si può non ammettere che non seppe commisurare le forze del paese, anche come "integrazione" di quelle dell'alleato, al progetto che aveva. Ed inoltre non si accorse, né probabilmente pensò mai alla possibilità, del fatto che navigava su di un mare di petrolio, già allora accettabilmente forte "arma geopolitica" che avrebbe potuto evitare quella coi fucili facendo guadagnare comunque posizioni al paese. Posto che le armi da fuoco e l'evoluzione tecnologica dei trasporti, nonché la mancanza di materie prime nella Penisola, avevano praticamente reso impossibile per l'Italia poter anche solo sognare l'Impero Romano od un Impero qualunque. L'unità s'era veramente compiuta da 22 - se non 21 - anni nel 1940, e negli anni '80 del XIX secolo erano rimasti perlopiù avanzi poco pregiati nelle terre emerse, per mettere insieme un sistema coloniale che supportasse credibilmente lo sviluppo del paese. Certo, criticare con forza razionale le ricette specie economiche della destra è difficile ad una sinistra owenista, essenzialmente piccolo borghese e "ministeriale", che anche quando si proclamava "comunista" dopo la Seconda Guerra Mondiale ed amministrava quartieri, comuni, province e regioni in abbondanza, non si preoccupò mai di dotare una che una biblioteca fra quelle delle tante istituzioni disponibili della serie dell'edizione critica del testo tedesco delle opere di Marx ed Engels, e di promuoverne lo studio. Sarà perché l'edizione era curata in un paese "inadatto" prima, ed ora perché tanto il marxismo ha fallito e l'interesse storico - critico è ancora assente.

mercoledì 24 aprile 2019

Volete imparare...

..."l'arte del digiuno"? Diventate poveri al punto da dover spendere il meno possibile per mangiare: dimagrirete a chili l'anno fin sotto la soglia del cosiddetto "peso forma".

martedì 23 aprile 2019

Sul rifiuto capitalista dello Stato.

Sostenere che ogni spesa statale (fin quando non si fosse riusciti a creare la società orizzontale a libera associazione degli umani obiettivo di Marx etc.) sia sottrarre agli individui risorse inutilmente significa che bisognerebbe sopprimere anche quelle istituzioni che tutelano il diritto di proprietà del buon borghese proprietario capitalista, e tornare ad esporre il trasferimento dei beni all'arbitrio della forza fisica od armata; ora, chiaramente il buon borghese stesso si opporrà ad un'idea in base alla quale lui perderebbe ripetutamente la sua "legittima proprietà" (e qui aggiungo rispetto ad una pregressa versione: "si noti 'legittima' ") - certi teorici capitalisti sostengono come fatto (od anche Fato) appunto che il capitalista stesso ha un diritto forzoso al profitto su quanto deriva dall'impegno / concentrazione del capitale; ma eliminata ogni tassa, altrettanto accadrebbe alle entrate dello stato che non potrebbe mantenere i tribunali o la polizia in grado di riscuotere forzosamente i crediti del capitalista da un debitore con un fisico più possente di colui che reclama i propri diritti. Se dunque la forza statale (elogiata da Hegel nei Lineamenti, sicché lo Stato è al di sopra dell'individuo) è necessaria alla protezione dei diritti dell'appunto individuo, particolarmente del borghese proprietario, è altresì necessario nutrirla, mantenerla: e ciò si ottiene con qualche forma di tassa, cioè di organizzazione, ordinamento; o di tributo, ossia di riscosso in base alla ripartizione dei paganti e la distribuzione a ciascuna parte di una quota proporzionale del tributo, in moneta od in natura, che si tratti di cittadini o, sostitutivamente, di sottoposti; oppure colla schiavitù.

sabato 20 aprile 2019

Tesi su Feuerbach 6.

"Feuerbach dissolve l'essenza religiosa nell'essenza umana [il che ancora allo stato attuale delle conoscenze, è inevitabile, essendo l'uomo unico animale terrestre in grado di plasmare una religione]. Ma l'essenza umana non è qualcosa di astratto inerente a ciascun individuo [nel discorrere umano stesso tende ad essere l'insieme degli elementi comuni rilevati astrattamente]. E', nella sua realtà la riunione delle sue relazioni sociali". L'individuo umano è definibile tale per la sua stessa insistenza corporea singola nel flusso del Divenire.

venerdì 19 aprile 2019

E tuttavia...

...come dire? Ah sì: "Warhol era un'altra storia" è la tipica frase snob che fra vent'anni potrebbe essere oggetto di riso mentre il posto di Warhol sarebbe stato preso da un altro. Inoltre era la frase che taluni dicevano guardando i lavori di Warhol paragonandolo ad un precedente, nei tempi in cui lavorava e della sua "estetica" si discuteva ferocemente.

giovedì 18 aprile 2019

Libero arbitrio...

...moderne malvagie tecnologie e Prodico di Ceo. Naturalmente si tratta del fatto che ad oggi i "mezzi di distrazione di massa" - primi i videogiochi: e chissà perché l'immagine è presa da un date game, visto che si fanno pessime scelte anche dal vivo - uccidono l'anima dell'uomo impegnandogli il tempo in diversioni che riproducono la binarietà della programmazione elettronica. Una possibile risposta a taluni è sembrata questa: "Almeno secondo certe teorie filosofiche (-teologiche) non bisogna confondere libero arbitrio e libertà. Il libero arbitrio è interiore, e secondo taluni può rimanere non influenzato anche quando l'azione fisica che si esplica all'esterno è impedita (libertà: l'azione non impedita è già, come saprà più d'uno, importante in Aristotele). Bisognerebbe poi tenere conto che le azioni dell'individuo sono ben presto in parte condizionate da educazione ricevuta, convenzioni sociali etc. etc. Mettere in guardia da uno schema fizionale binario inoltre significa appunto aderire all'idea che la scelta umana sia effettivamente poco più di un programma a due scelte, di un circuito aperto o chiuso. L'aneddoto di Ercole al bivio ideato pare da Prodico di Ceo è efficace, e la sofistica andrebbe rivalutata sottraendola al giochino retorico del gruppo di falsi e malvagi; tuttavia, ci sono anche i trivi ed i quadrivi , e dipende anche da quanti bivi ci sono. Nella genealogia, la stessa strada può ricombinare in più modi differenti lo stesso "patri"monio".

mercoledì 17 aprile 2019

E comunque...

...la dottrina marxiana è umanesimo. Quella marxiana patentemente; quella marxista etc., chissà... Questo non vuole affatto dire che la dottrina marxiana fosse il Perfetto sia di fronte agli avversari che ai successori, è ovvio.

martedì 16 aprile 2019

#Senza parola chiave.

Se vi consola dire mentre brucia che comunque è solo una ricostruzione ottocentesca (si sa, "i restauri allora erano pessimi"), fate pure.

lunedì 15 aprile 2019

Ma il "Grande (Anatolia XXV)...

...capo" di Istanbul (giudicando dalla frequenza con cui è presente sullo stretto) voi l'applaudiste quale moderato, ai bei tempi dell'elezione.