sabato 20 aprile 2019

Tesi su Feuerbach 6.

"Feuerbach dissolve l'essenza religiosa nell'essenza umana [il che ancora allo stato attuale delle conoscenze, è inevitabile, essendo l'uomo unico animale terrestre in grado di plasmare una religione]. Ma l'essenza umana non è qualcosa di astratto inerente a ciascun individuo [nel discorrere umano stesso tende ad essere l'insieme degli elementi comuni rilevati astrattamente]. E', nella sua realtà la riunione delle sue relazioni sociali". L'individuo umano è definibile tale per la sua stessa insistenza corporea singola nel flusso del Divenire.

venerdì 19 aprile 2019

E tuttavia...

...come dire? Ah sì: "Warhol era un'altra storia" è la tipica frase snob che fra vent'anni potrebbe essere oggetto di riso mentre il posto di Warhol sarebbe stato preso da un altro. Inoltre era la frase che taluni dicevano guardando i lavori di Warhol paragonandolo ad un precedente, nei tempi in cui lavorava e della sua "estetica" si discuteva ferocemente.

giovedì 18 aprile 2019

Libero arbitrio...

...moderne malvagie tecnologie e Prodico di Ceo. Naturalmente si tratta del fatto che ad oggi i "mezzi di distrazione di massa" - primi i videogiochi: e chissà perché l'immagine è presa da un date game, visto che si fanno pessime scelte anche dal vivo - uccidono l'anima dell'uomo impegnandogli il tempo in diversioni che riproducono la binarietà della programmazione elettronica. Una possibile risposta a taluni è sembrata questa: "Almeno secondo certe teorie filosofiche (-teologiche) non bisogna confondere libero arbitrio e libertà. Il libero arbitrio è interiore, e secondo taluni può rimanere non influenzato anche quando l'azione fisica che si esplica all'esterno è impedita (libertà: l'azione non impedita è già, come saprà più d'uno, importante in Aristotele). Bisognerebbe poi tenere conto che le azioni dell'individuo sono ben presto in parte condizionate da educazione ricevuta, convenzioni sociali etc. etc. Mettere in guardia da uno schema fizionale binario inoltre significa appunto aderire all'idea che la scelta umana sia effettivamente poco più di un programma a due scelte, di un circuito aperto o chiuso. L'aneddoto di Ercole al bivio ideato pare da Prodico di Ceo è efficace, e la sofistica andrebbe rivalutata sottraendola al giochino retorico del gruppo di falsi e malvagi; tuttavia, ci sono anche i trivi ed i quadrivi , e dipende anche da quanti bivi ci sono. Nella genealogia, la stessa strada può ricombinare in più modi differenti lo stesso "patri"monio".

mercoledì 17 aprile 2019

E comunque...

...la dottrina marxiana è umanesimo. Quella marxiana patentemente; quella marxista etc., chissà... Questo non vuole affatto dire che la dottrina marxiana fosse il Perfetto sia di fronte agli avversari che ai successori, è ovvio.

martedì 16 aprile 2019

#Senza parola chiave.

Se vi consola dire mentre brucia che comunque è solo una ricostruzione ottocentesca (si sa, "i restauri allora erano pessimi"), fate pure.

lunedì 15 aprile 2019

Ma il "Grande (Anatolia XXV)...

...capo" di Istanbul (giudicando dalla frequenza con cui è presente sullo stretto) voi l'applaudiste quale moderato, ai bei tempi dell'elezione.

sabato 13 aprile 2019

Ancora molti...

...conoscono la fine dei poemi classici: eppure si vendono lo stesso (e sì, gli acquisti per dovere scolastico sono esclusi dal conteggio).

venerdì 12 aprile 2019

E due.

Comunque è divertente che coloro i quali urlano: "Questi miliardari ci affamano", eleggano un miliardario convinti che li farà tornare a mangiare con regolarità.

Quando...

...essere o no, pare, rilevante non è. C'era anche una traduzione al momento in non ricordo che lingua del verso di Shakespeare che citano tutti; e forse per questo è meglio sia finito nell'oblio.

mercoledì 10 aprile 2019

Di parte.

David Ricardo, On the principles... edizione 1821, pagina 206, righe 17 - 8, e commento: "Every new tax becomes | a new charge on production and raises the natural price" {Questo non è il prezzo naturale, è il prezzo che pareggia i costi di produzione almeno: è un prezzo di produzione. D'altronde non può essere un prezzo naturale, poiché la tassa è una istituzione "sociale". Inoltre, tanto più nella teorica capitalistica rappresentata pressoché perfettamente dal buon uomo di Londra, esponente delle acrobazie per ottenere sempre lo stesso ricavo al variare delle quantità vendute e dei prezzi, il prodotto non viene mai venduto a prezzo di costo, se non in periodi di estrema difficoltà, dall'accorto capitalista; e comunque per l'analisi marxiana (che dal lato borghese è ideologicamente errata: quanto all'erroneità tecnica generale, pur considerati taluni difetti...) il capitalista accorto guadagna sulle quantità e la circolazione anche in perdita relativamente al singolo oggetto mercificato. E continuando a 19 - 22:} "A portion of the labour of the country which was | before at the disposal of the contributor of the tax, | is placed at the disposal of the State and cannot therefore be employed productively" {continua l'osservazione precedente: se poi invece il capitalista vuole mantenere ed eventualmente accrescere la percentuale di profitto - ma vedremo qui di seguito riproducendo "artigianalmente" la tabella della pagina 111, anche solo il ricavo -:} "When 180 quarters were produced on the land paying no rent, and its price was 4 l.(ivres) per quarter, it is sold for 720 ₤". "And when 170 quarters were produced on the land paying no rent and the price rose to 4 l.(ivres) 4 s.(hillings) 8 d(enarii - pennies -) is still sold for 720 ₤" ₤. "So 160 quarters at 4 l.(ivres) 10 s(hillings) produce 720" ₤. "And 150 quarters at 4 l.(ivres) 16 s.(hillings) produce the same sum of 720" ₤. {continua la nota: rispetto al costo di produzione su ogni singolo esemplare del prodotto...bisognerebbe modificare le percentuali di valore di scambio, di profitto, assegnate al capitalista ed al dipendente fino al raggiungimento almeno del 50 % ciascuno, riconoscendo la dipendenza reciproca intercorrente tra lavoro e capitale - posto che comunque quest'ultimo, esclusa la produzione spontanea della terra o casi come il furto del miele alle api da parte dell'uomo / proprietario del terreno su cui si trovasse l'alveare come un orso qualunque - non ottiene nulla da solo. Il valore di scambio che si genera infatti ad ogni passaggio di mano del bene mercificato è un valore superiore numericamente al costo di produzione, quindi matematicamente e non solo divisibile in due o più parti il più vicino possibile in termini di consistenza all'uguaglianza}. Altre osservazioni in ulteriori interventi. S'intende sempre il presupposto che un capitale maggiormente distribuito e quindi meno immobilizzato ma più circolante, poiché la maggiore e più veloce e più frequente circolazione di una massa più ampia di denaro è il presupposto di un superiore accrescimento del denaro stesso, è anche di maggior giovamento "economico" generale. Dunque l'esposizione ricardiana vuol vellicare quelli che sa essere i suoi lettori. E' assai più di quanto voglia far credere tendenziosa: in questo senso, di parte.

martedì 9 aprile 2019

Ovviamente...

...non appena "le regole di un genere" artistico vengono fissate, ricominciano le "contaminazioni", le quali però prima non si chiamavano così, perché non esisteva la griglia obbligata - appunto all'incirca - di ciascun genere.

lunedì 8 aprile 2019

Prima di tutto...

...un essere umano si riproduce se vuole; quindi se trova un altro essere umano che voglia farlo con lui. Poste queste due colonne su cui reggere il ragionamento, si può proseguire. Ossia: dal punto di vista meramente naturale sia il maschio che la femmina umana sono nati, direbbe qualcuno, col fine della perpetuazione della specie: è dunque errato sotto un certo profilo dire che il ruolo riproduttivo della donna (termine desemantizzato in italiano, ché altrimenti sarebbe ipocrita, discendendo da DOMINA, ossia "padrona, signora", sicché dovrebbe essere la donna a comandare) è sociale; è sociale - meglio culturale - come direbbe ancora oggi Wilhelm Reich, il matrimonio monogamico indissolubile, quello cui essa sarebbe "costretta", una volta che un maschio qualunque l'avesse "onorata" del suo interesse, a cedere al di lui diritto irrefutabile, posto che altri maschi - principalmente il padre, ma anche il maschio più anziano della famiglia, e talvolta persino i figli - trovino il candidato con una dotazione sufficiente di ricchezze, di sposarla, e rimanere vincolata a lui addirittura oltre la propria capacità riproduttiva ed al di là di quel punto nel tempo nel quale in casa non vi è più alcun figlio da crescere. Il miglior campione di questa assurda conseguenza in base alle premesse, per cui la donna è utile unicamente a riprodursi e tuttavia ha da rimaner serva al focolare dello sposo, è il signor Hegel, allo stato delle letture, il pastore mancato. Non sembra dunque corretto dire che naturalmente la funzione della donna non è la riproduzione; ma che - poste le premesse all'inizio di questo scritto -, se accogliamo una simile proposizione, dobbiamo anche ammettere che a rigore e dall'angolazione naturale, tale funzione esclusiva deve assegnarsi puranco al maschio colle medesime restrizioni che invece l'uomo di Stoccarda assegna alla donna, essendo il matrimonio vita natural durante pura istituzione umana, se non è più corretto dire maschile. Ed inoltre, "legando" la funzione della donna monisticamente alla procreazione ed all'allevamento, sarebbe necessario concludere che, non appena uscito di casa l'ultimo figlio, il matrimonio risulti sciolto, perché evidentemente la funzione riproduttiva in quel contesto risulta terminata per volontà altrui, e quella d'allevamento indicherebbe nel vuoto altrettanto, anche allorché la donna avesse trentasei anni. "In quel contesto" non vuol dire, ovviamente, che debba cercarne un altro per il puro fatto di poter ancora assolvere alla funzione con un "soggetto" differente.

sabato 6 aprile 2019

venerdì 5 aprile 2019

Se noi...

...consideriamo la definizione più diffusamente associata al termine "automazione" e conseguentemente al suo opposto "disautomazione" oggi; quindi leggiamo le citazioni che escono su di un motore di ricerca con la chiave "Benraist", dobbiamo prendere atto che la seconda sta perdendo: continua ad aversi per risultato, in originale ed in traduzione, diecine di volte il passo di El Aleph, opera di Jorge Luis Borges, il che tradisce una iperbolica automazione del citare.

giovedì 4 aprile 2019

"L'occidentale"...

...non vive in un mondo liberal - democratico, bensì liberist - "democratico" (e Proudhon aveva una certa idea di democrazia, per esempio), di crescente laissez - faire crematistico concentrante quale guida della "politica" e di "importazione trasversale" (guerra) di operarii (colla mano o colla mente) a basso costo e muti. Anche se questo non autorizza gli importati a fare i comodi propri là dove approdano scatenando una guerra tra (un numero sempre più alto di) poveri.

mercoledì 3 aprile 2019

Scippo culturale (I)V.

E Balilla fu, prima di un certo ventennio, simbolo di libertà e di opposizione alla violenza tesa ad umiliare l'essere uomo come gli altri, specie in casa propria contro chi la occupa violentemente.

martedì 2 aprile 2019

Ed il titolo...

...originale del romanzo forse più famoso di John Ernest Steinbeck Junior è "Of mice and men": "Di topi e d'uomini". Si noti pure che The Grapes of Wrath si potrebbe tradurre non tanto "Il grappolo della furia"; ma, retoricamente, "il frutto", la "bevanda" o la "còppa". Una citazione / variazione della Bibbia dunque, ovvero Geremia 25, 15: "Take from my hand this cup filled with the wine of my wrath and make all the nations to whom I send you drink it". Vulgata: “Sume calicem vini furoris huius de manu mea et propinabis de illo cunctis gentibus, ad quas ego mittam te".

lunedì 1 aprile 2019

Per definizione...

...nell'esercito tutti sono dei sottoposti: dal soldato semplice al generale di corpo d'armata, che è sottoposto al compito della libertà - esterna certo, ma soprattutto interna - della Patria, dei suoi cittadini.

Difficile...

...non è identico a "sbagliato", sia chiaro. Anche se capisco il meccanismo: e subito dopo lo scaccio dalla mia vista a scudisciate ridendo sardonicamente.

sabato 30 marzo 2019

Forster...

...ha ragione sulla "tirannia politica" - intesa anche in senso weiliano -; tuttavia la tirannide religiosa (necessità di comportamenti determinati, rituali) discende anche alla tirannia politica. Come queste ultime opinioni, i metodi derivanti dagli studi compiuti, le professioni, tendono ad irrigidirsi in religioni ulteriori, il cui procedere canonizzato diviene la soluzione d'ogni problema.

venerdì 29 marzo 2019

L'impresa riformista...

..."riforma" la produzione o come prodotto o come processo per (qui il luddismo aveva ragione, pur se a sinistra altri hanno "costruito" meglio il discorso) sostituire gli operai colle macchine a vantaggio del profitto. Olivetti fu un "caso"...

giovedì 28 marzo 2019

E l'indicazione...

...per cui quanto deciso dagli stati dell'Unione Europea sull'ora legale nel 2021 dovrebbe non danneggiare l'efficienza dello spazio economico, in primo luogo conferma che l'idea guida è ancora quella di un MEC (in realtà, l'idea unica), come sospettato dall'elideismo, e che le dichiarazioni sull'aspirazione ad uno stato unico multiculturale etc. sono solo di facciata; e poi indurrebbero alcuni in tentazione: quella di reintrodurre le dogane, le frontiere e le monete "nazionali", nonché ventisette ore diverse.

mercoledì 27 marzo 2019

Il terrore...

...della morte fa dir cose assai di cui in quel momento specifico si è convinti, e che urgono per la situazione. Vengono fatte stupidaggini col senno di poi anche in altri momenti in cui qualcosa pare irreversibile, pur senza temere la fine della contemplazione dell'apparenza. Urgere: 'serrare dappresso, premere'.

martedì 26 marzo 2019

"Proprietà" umana elideista.

Paradossalmente, se ho diritto mio proprio ad esistere in quanto insisto, ho diritto anche a privarmi, io e soltanto io, della proprietà mia ultima, che è la vita. E' proprio perché posso togliermi quella vita che è composta delle conoscenze ed esperienze che soltanto io ho combinato in quel modo, che nessun altro può togliermela. Anche quelle che sono state scelte dai miei genitori etc. prima che potessi esercitare la mia libertà sono nella loro sistemazione diverse da quelle di tutti gli altri, poiché i soggetti che hanno interagito per comporla sono unici e la composizione della loro interazione lo è altrettanto, come il modo in cui il soggetto ricevente ha ricombinato quanto immesso, esplicitamente o meno. La stessa "imperfezione" umana garantisce la varietà.

lunedì 25 marzo 2019

Fra...

...stabilità e trasformazione. La stabilità è relativa, temporanea. E' un "lentissimo" modificarsi che appare fermo.

"Sa decidere".

Se la decisione è imposizione, bisogna vedere il fine dell'imposizione.

sabato 23 marzo 2019

In verità...

...in verità vi dico: la trama di un romanzo dovrebbe restituire al lettore una visione del mondo. Se davvero (ma proprio, sul serio, dopo un severo, lungo, ed approfondito studio del libro, risalendo per esempio a tutte le fonti ricostruite rintracciabili) il lettore giunge senza speranza alla conclusione che essa non c'è - posto che un mondo ridotto a schegge di specchio conficcate nella carne, da cui si ricavano solo frammenti di immagine irriflessi sul corpo, potrebbe essere proprio la visione di cui si è alla ricerca - allora il problema sarebbe davvero grave. Ma talvolta è il lettore che non trova la sua ordinata visione del mondo nel libro che legge. Montaigne ebbe in orrore il saltellare e svolazzare del Furioso da una vicenda all'altra come un uccelletto di ramo in ramo perché fu convinto fosse il segno di una trama debole. Fu sordo alle spiegazioni di Ariosto stesso, ed evidentemente non conobbe - o fece mostra di non conoscere - l'entrelacement francese di certe chansons de geste e di certi romanzi cicli di romanzi in prosa francesi del XII secolo ed oltre. Di nuovo bisogna anche intendersi su "visione del mondo". Intendete un'immagine coglibile tramite un onnicomprensivo coup d'oeil ed ordinata, una vera "Ansicht" cosmica? Quella potrebbe essere la vostra visione? Intendete qualcosa che vi lascia infine una speranza inoppugnabile? Non è detto che tutti sperino. Cosa intendete col sintagma "visione del mondo"? Insomma, alcuni potrebbero creder vero che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, perché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento.

Le dinamiche...

...della mirabilmente complessa società umana attuale, dissolte in acido acribico, tendono a somigliare a quelle di un branco.

giovedì 21 marzo 2019

Il problema...

...filosofico ha sempre da essere invariabilmente "morale"; e si può immaginare una sua successiva mutazione in "metafisico".

Invero...

...si può affrontare in uno scritto particolare il problema specifico - ma una specie di un genere superiore può essere genere di una serie di specie inferiori - dell'arte proprio al fine di spiegare che essa è soltanto una sovrastruttura (Überbau) della società altrettanto particolare che la esprime. Ossia, Karl Marx non era obbligato a non scrivere di "estetica".

mercoledì 20 marzo 2019

"Bisogna...

...pur vivere". A voler guardare proprio il microdettaglio, no. Solo alle proprie condizioni: è una scelta possibile.

martedì 19 marzo 2019

Finale...

...di qualcosa che verrà poi: "...insomma, il sospetto è che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, giacché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento".

lunedì 18 marzo 2019

Ciò che...

...si desidera è ritenuto di maggior valore rispetto a ciò che è già proprio.

Du contrat social...

CHAPITRE II. Des premieres Sociétés.. [...] "Les enfans, exempts de l’obéïssance qu’ils devoient au pere, le pere exempt des soins qu’il devoit aux enfans, rentrent tous également dans l’indépendance".

sabato 16 marzo 2019

E suvvia...

...non fate finta di non sapere che anche le piante sono esseri viventi: certo, non si lamentano o vi guardano con implorazione, ferocia inerme, disprezzo e / o disapprovazione mentre le tagliate o strappate dalla terra. Aristotelisticamente (non "aristotelicamente") parlando, sono animali, anche se non bestie.

venerdì 15 marzo 2019

"E gli...

...dei furono figli dell'uomo", scrisse piamente Giovan Battista Nicolini nelle sue Lezioni di mitologia ad uso degli artisti, Firenze 1855. Dipende poi come legge il lettore. Piamente poiché l'espressione "figlio dell'uomo" è evangelica (Matth. XI 19, XII 8, XIII 37 e 41, XVI 27, XVII 9 e 21, XVIII 11; Mar. VIII 38, IX 8; Luc. IX 26 e 44, 56 e 58).

giovedì 14 marzo 2019

Per Schopenauer...

...mancanza di memoria è pazzia (Il mondo come volontà e rappresentazione I § 7).

mercoledì 13 marzo 2019

E questo è il problema...

...grave e particolare del lavoro moderno che, per dirla secondo un linguaggio abbastanza accessibile attualmente benché riduttivo: "muta aspetto, ma non cambia sostanza". Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica pag. 911, righe 9 - 13: "sicché di fatto la particolarizzazione del lavoro, la scomposizione sociale di esso [...] dalla parte dell'individuo [ma in realtà degli individui: in particolare "gli altri" rispetto al punto di vista del soggetto] si presenta come se la sua propria particolarità intellettuale e naturale assumesse al tempo stesso la configurazione di una particolarità sociale". E', di nuovo, proprio questo il problema: che successivamente all'assunzione del lavoro l'individuo viene ridotto ad esso, assorbito da esso. Marx ci ha spiegato che nell'epoca preborghese si era già il proprio lavoro alla nascita; ma il meccanismo sociale oggi agisce dopo che si è scelto (relativamente) il lavoro, e trasforma il lavoratore nel lavoro che fa.

James Mill ci dice...

...seguendo Adam Smith, che se due uomini limitassero le proprie operazioni lavorative, uno a raccogliere frutti dagli alberi, l'altro ad intrappolare ed uccidere bestie, ciascuno dei due riuscirebbe ad essere più produttivo in quell'unica operazione che dedicandosi da solo ad entrambe; ma sarebbero reciprocamente dipendenti per una di queste operazioni: il che non accadrebbe compiendo entrambe le operazioni ciascuno da solo.

martedì 12 marzo 2019

Anche un solo (Ma almeno II)...

...senso fornisce una rappresentazione del mondo; e più numerosi sono i sensi disponibili al soggetto, e maggiore è la loro raffinatezza e profondità, migliore la loro coordinazione reciproca, più prossima al cosiddetto ottimo è la rappresentazione che forniscono. Il "problema" pare essere quello per cui ci sarebbe un senso prevalente sugli altri ogni volta, così in ciascuna branca di quadrupedi o bipedi, come in qualsivoglia differente esemplare di una singola specie. Ma ciò non toglie che anche il semplice tatto dispensa, per quanto circonfusa di (relativa) vaghezza, una rappresentazione, o che la fornisca l'ottavo senso congiurato cogli altri eventuali sette di un essere: certo in qualità di "elaborazione (relativamente) centralizzata e ridistribuita". L'idea dunque schopenauriana (ma non soltanto sua) che il mondo cominci alla apertura del primo occhio è sbagliata, se intesa sensu stricto.

Ma almeno...

...inizialmente, per il soggetto la rappresentazione senza eccezione è l'oggetto; anche perché, come dire: la sua posizione è tra il soggetto e l'oggetto, davanti a quest'ultimo (qui può giovare il ritorno alla Scolastica per comprendere, persino nella sua declinazione stilnovistica). La rappresentazione è Vorstellung.

lunedì 11 marzo 2019

"L'accadere...

...del tal evento è piuttosto difficile (+che facile)". Una costruzione della frase con meno sottintesi ed impliciti grammaticali etc.

La "mentalità critica...

...dell'Occidente" circa le questioni sembra spesso: "scegli una 'scuola' con la quale stare per il tema; e se possibile una cui opporti in conseguenza della scelta: anche se, caricandoti il peso dell'esame, ti sei convinto che entrambe sbagliano in qualcosa".

sabato 9 marzo 2019

Il livello...

...della forza fisica in un essere umano sembra variare significativamente secondo la quantità di interesse che lo coinvolge nel realizzare un'azione.

venerdì 8 marzo 2019

Sminuire...

...chi desideravamo (il che vorrebbe "tecnicamente" dire che qualche resto di quel desiderio fa ancora sentire i suoi effetti in un eventualmente imprecisabile anche dal soggetto angolo) o desiderammo ma non ci ricambiò è il trucco della volpe coll'uva e la traccia spuria di una autovalutazione probabilmente eccessiva.

giovedì 7 marzo 2019

Un elenco (in modo pressoché certo parziale)...

...delle discipline che taluni potrebbero considerare necessarie per cominciare ad affrontare una discussione dettagliata del tema: "se l'uomo sia un 'animale politico' " come assiomaticamente posto da Marx contro Rousseau, Defoe, in parte almeno De Brosses e forse Hegel nella misura in cui quest'ultimo considera la proprietà pubblica una rinuncia utile e temporanea al mantenimento della proprietà privata, comunque internamente al soggetto - riflessivamente, idealmente - tenuta per privata, in modo prossimo ad una posizione espressa da Vico nella Scienza Nuova: etologia, geografia generale ed umana, biogeografia, etnologia, antropologia, sociologia, psicologia, storia diritto e filologia.

mercoledì 6 marzo 2019

Idea conservatrice...

...o "reazionaria" di società nella Teoria del potere politico e religioso di De Bonald, pag. V: "L'uomo non esiste che per la società". Hegel identifica la società collo Stato, mentre Marx sembra convinto che sia possibile una società senza Stato.

martedì 5 marzo 2019

Comunque, chiariamo che...

...senza "erudizione", cioè competenze più che minime, sia metodologiche generali, sia linguistiche, paleografiche, storiche etc., non si può fare filologia: dunque ogni filologia, ogni scavo filologico, deve essere sorretto da erudizione; altrimenti non si dovrebbe persino cominciare. E sotto il profilo pratico ogni conoscenza ad un certo punto dei propri studi acquisita non permane a disposizione per l'eternità in un pacifico cassetto, ma bisogna fare ogni sforzo, via esercizio il più possibile costante, per mantenerla. Questo al "mero" scopo di edizione e commento. Per la critica "estetica" sembrerebbe augurabile, addirittura necessaria una certa, financo ampia, apertura mentale, il tentativo di comprendere il sistema di idee dell'autore e vedere poi quanto il risultato termini ad essere "internamente" coerente a quello, piuttosto che con quello del critico moderno, pure se quest'ultimo, quando dovrà infine dare un proprio giudizio "oggettivo", non riuscirà mai ad evitare l'infiltrazione delle proprie idee nel giudizio stesso. A spiegarsi il successo ed il fallimento di un'opera nella sua epoca e nelle successive risulterà più utile studiare i critici passati che hanno affrontato l'opera, il genere o l'arte in generale ricostruendone certo faticosamente le idee - si tratta di pagine a migliaia - per poi confrontare le proprie conclusioni col resto della letteratura secondaria - sempre e soltanto l'opera originale è primaria -. Si tenga conto che, nonostante quanto scritto sopra e nonostante l'impostazione elideistica spinga ad un ampliamento costante di quanto l'individuo conosce, il filologo comunque non è una enciclopedia che, a domanda, restituisce invariabilmente risposta breve e definitiva su di un argomento.

lunedì 4 marzo 2019

Estratto dai (secondi) appunti...

...a Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica, pagina 9, righe 4 - 6: "A prescindere dalla grosso|lana e violenta separazione di produzione e distribuzione, | dal loro rapporto reale". La parentesi graffa racchiude le considerazioni sul testo: {che, come in fondo intuisce e scrive anche Marx, teoricamente certo, ma per una qual parte anche praticamente sono in rapporto circolare; e questa circolarità potrebbe essere con opportuni accorgimenti ulteriormente potenziata, mentre si portasse avanti uno svincolamento della produzione da ciò che non è rigenerabile, più che "rinnovabile" [DELG 664 νέος: 'giovanile (giovane), inatteso, straordinario']. Il processo è parzialmente in corso, ma appunto l'equivoco "sinonimico" per cui 'rinnovabile' sarebbe identico a 'rigenerabile', nonché un'ancóra strisciante idea che la Terra possa superare comunque il potere distruttivo dell'umanità, non lo fa procedere quanto dovrebbe.}

sabato 2 marzo 2019

Ci sono, sembrerebbe...

...due tipi di benessere umano (o forse tre: ma quello egometistico...): 1) il proprio, che come direbbe qualcuno è la soddisfazione sfrenata d'ogni proprio desiderio; 2) il benessere socialmente approvato. Ci sono altrettanto ipoteticamente d'altra parte due tipi di mal - essere (se si esclude il nulla: vedi un romanzo del 1979): a) l'eccesso di qualcosa (troppi dolci alzano la glicemia fino ad originare gravi malattie; dormire pressoché zero non provoca solo danni alla efficienza lavorativa etc.), che è un mal - essere naturale; b) il disapprovato moralmente, ossia "socialmente", cioè un atto che pur deprecato da taluni degli altri esseri umani, non danneggia di necessità l'individuo che lo compie né talvolta in modo evidente un altro, ma turba le consuetudini. Spesso, quando "vogliamo il nostro male" nella definizione di qualcuno, si tratta dell'ultimo tipo; il che indebolisce un poco la tesi secondo cui non operiamo sempre per il nostro bene (quello che riteniamo tale). E difatti se i cirenaici ed Epicuro ponevano come fondamentale il piacere, "Aristotele" faceva di quest'ultimo un fattore comunque di base per lo scopo ultimo dell'uomo, ossia la felicità: egli conchiude per l'eccellenza di un piacere di relazione moralmente greco. Il cosiddetto "Occidente" ha poi pensato variamente, attraverso la "mondializzazione" culturale romano - pagana e successivamente romano - cristiana che ha assorbito il modello,che la morale nobiliare "greca" di Aristotele fosse universale (cosa la quale possiamo dire "vera" per l'orbis romano, con tutta una serie di "piccole" eccezioni), e noi viviamo ancora in tal sogno, benché certuni potrebbero valutare che né questo, né colui che lo sogna, sia particolarmente bello. Inoltre: si può certo star bene raggiungendo piaceri facili da ottenere, o quel che serve onde mantenere il bene ampiamente considerato primo per l'uomo, ossia l'autoconservazione, al minimo. Ma potrebbe esservi chi pensi che in tal guisa non si progredisce, non ci si sviluppa, non se ne esce rafforzati.

venerdì 1 marzo 2019

La resistenza...

...all'uccisione, al saccheggio, all'incendio (di proprietà private o di interesse per un individuo: Rousseau, Du contrat social), è certo individuale o familiare - e dipende a che famiglia ci si riferisce -; la resistenza sociale (ossia che collega fra loro singoli reciprocamente estranei) non si può dare per naturale, checché ne scriva Bastiat nelle Armonie economiche: "se manifesterait de fait, meme en l'absence de tout code". Nel momento in cui Bastiat scrive: " '...les faits qui sont trop pres de nous'. Tel sont les phenomenes sociaux au milieu desquels nous vivons et nous nous mouvons. L'habitude nous a tellement familiarises avec ces phenomenes, que nous n'y faisons plus attention" (pag. 16 edizione 1851), il punto è che questo non farvi più attenzione, ossia questa abitudine - che, come scrisse "Aristotele", si trasforma in una 'seconda natura' -, è appunto pure ciò che ci fa credere che certi comportamenti sociali siano anche individualmente naturali, che "si manifesteranno di fatto, anche in assenza di una legge scritta". Certo accadrà, e pure un numero non indifferente di volte; ma una 'seconda natura' supposta in base ad una alta frequenza di certi eventi, non corrisponde necessariamente alla natura prima, ma a ciò che si ha per istintivo in un contesto sociale - dove "istinto" e "sociale" sono quasi in contraddizione -.

giovedì 28 febbraio 2019

In certo poliziesco...

...almeno un buono alla fine è salvato ed almeno un cattivo punito: che lo si faccia con parole scritte, con immagini disegnate separate da linee sulla pagina, con figure sempre disegnate ma in movimento su uno schermo, con immagini su questo di persone vive che agiscono. Ma il poliziesco sarebbe fiction secondo la posizione maggioritaria per la cosiddetta teoria della stessa; questa si fonda sulla salienza, ossia sul "fatto" che la fiction è un altro mondo: che ogni opera d'arte o che vuole esser tale è finzione, un M1 (2, 3, 4, 5 etc.) il quale si distingue da M0 per l'irriducibile incompletezza del primo. In quel genere di poliziesco vincono consolatoriamente i buoni, e l'attore esce sul palco a fine rappresentazione per appunto annunciare: "Son tutti buoni, i salvati". Neoplatonismo in salsa analitica, e dunque l'arte rimane "terza". "Se [...] fussino tutti buoni", scrisse il Segretario. Per Robortello quella tragedia rischierebbe, causa finale, di sembrar commedia, e dunque Giraldi dovrebbe studiarsi di trovare modo per applicare ad essa la sua teoria del tragico onde salvarla dalla sua (eventuale) "bella colpa". Difatti l'arte può usare il brutto in maniera bella, e descrivere così in qualche modo il misto d'amaro (il più) e di dolce (decisamente il meno, per dirla con Gonzales Correas che imitava e Trissino ed Ariosto, onde far due esempi) ch'è il mondo senza copiarlo totalmente, ed anzi facendo possibile l'impossibile. Raymond Burr secondo un aneddoto spiegò ad una spettatrice di Perry Mason come nel telefilm si vedessero solamente le cause che l'avvocato vinceva.

mercoledì 27 febbraio 2019

L'elideismo...

...del discorso sovra l'importanza del lavoro disprezza l'ipocrisia; ipocrisia, poiché per il 99,96% delle persone che vi dedicano tanta ampiezza, l'unica e sola vera importanza del lavoro è il reddito che ne ricavano; neppure il guadagno, ma il reddito: benché un minimo di margine tra questo accreditato e quanto ne viene successivamente speso...

martedì 26 febbraio 2019

Se dunque...

...solo dopo la Prima Guerra Mondiale l'Europa si avviò verso il totalitarismo, dovremo rivalutare lo zar; ma soprattutto gli Imperi Centrali e la Sublime Porta, il che ci spiega le "buone" ragioni di certo attuale neoottomanesimo, che da questa prospettiva bisognerà considerare visto di buon occhio da certe evolute cancellerie. Taluni avrebbero trovato meglio scrivere: "altri totalitarismi", senza dare certe cose per sottintese.

lunedì 25 febbraio 2019

Se un movi -

mento giunge ad autodefinirsi "controcultura", non assegna per ciò stesso il ruolo di cultura "vera" alla parte opposta rischiando di privarsi da sé stessa della dignità comunitariamente ìnsita nel nome cui è contro-? Meglio "cultura differente"?

La civiltà complessiva umana...

...non è come la vita dell'uomo stesso, poiché la prima può tornare indietro, che l'andamento sia considerato un miglioramento o meno, mentre l'uomo singolo può solo invecchiare e morire.

sabato 23 febbraio 2019

Nella sopravvalutata...

...teoria della finzione, di mondi (cosmi, perciò) a lungo discorresi, e di libri non concreti, quelli dall'opera d'arte composti. Da quest'ultimo punto di vista, non unicamente romanzi (in prosa, dato che ormai non si considerano più quelli in metro) e composizioni versificate includono tutt'altro che l'insieme completo degli elementi del cosiddetto "reale", ma anche ogni rimanente descrizione possibile della - diciamo così - "realtà effettuale". Ciononostante, quel che si rischia d'obliare nell'indicazione di ciascuna opera quale mondo chiuso (che poi non porta ad esortare ad un'analisi che cerchi gli elementi individuanti del risultato, ma quelli unificanti, si potrebbe dire paradossalmente, di questo insieme comunque poroso, soprattutto quando l'atto della "lettura" è la premessa di una nuova forma) è che tutti questi libri, ciascuno di questi mondi è tuttavia parte del mondo plurale in qualità di oggetto attivo e corruttibile - e forse, attivo perché corruttibile -: quest'ultimo aspetto almeno elideisticamente significa che una certa attività residua è esercitata ancor oggi pure dai "libri" (o, come dite voi, mondi) perduti.

venerdì 22 febbraio 2019

Ritenere...

...preconcettualmente che per scrivere un Otello ci si debba basare sull'Othello di Skakespeare è una emerita stupidaggine, tanto più in Italia, dove Giovanbattista Giraldi detto il Cinzio scrisse gli Hecatommithi. Certo che si può usare Shakespeare come base; ma non utilizzarlo non significa che sicuramente si sono sfruttati testi a quello successivi: non è obbligatorio. Studiate, una buona volta.

giovedì 21 febbraio 2019

La, però...

..."buona" curiosità intellettuale per alcuni somiglia ad un'opera "carina": è più o meno un insulto.

mercoledì 20 febbraio 2019

Visto da "fuori"...

...il punto da mettere a tema è proprio quello delle "libertà naturali" (o degli arbitrii, se non si veda la libertà come assoluta), squilibrati tra uomo e donna. In effetti non è del tutto comprensibile razionalmente, se non "sminuendo" la riflessione sulla dignità umana ad un livello di bassissimo fenomenismo, perché l'uomo sarebbe della donna nei rapporti "più libero". E' solo enfatizzando con mala retorica la produzione di latte da parte della seconda, ed invece la mancanza di un corrispondente fenomeno nel donno (dunque non nei figli, che siano futuri liberi o meno) che si conclude erroneamente per la necessità del legame familiare per la donna, ossia che essa debba essere sposata necessariamente con un uomo - alcuni direbbero: "meglio: vir" -, e per tutta la vita. Sul tema della maggior libertà dell'uomo nel matrimonio, e che questo debba essere vita natural durante qui s'è gia scritto criticando negativamente quanto espresso da Georg Wilhelm Friedrich Hegel in Lineamenti di filosofia del diritto. Aggiungi di seguito in spregio che quanto sopra testimonia piuttosto per una necessità del vincolo fondato fisicamente, naturalmente (avverbi "sinonimi") tra madre e figli e - soprattutto - all'inverso. La relazione tra due adulti è naturale ma non necessaria, e ciò da entrambi i lati; ancor meno è necessario per natura il matrimonio, istituzione giuridica; e quand'anche due esseri decidessero di stipulare il contratto, non sono in esso inclusi più doveri per la donna e meno per l'uomo, dato il rapporto totalmente reciproco: s'intende per la sua durata - attenzione - temporanea, fino certo alla possibilità che esso giunga fino al termine della vita di uno dei due.

martedì 19 febbraio 2019

Per più precisione...

...l'uomo singolo è libero, ma non è nato per un suo atto libero (è d'altronde questa, pare, la definizione di libertà), bensì per quello di altri: certo, questo non toglie la sua individualità, che è il fondamento dell'essere libero in quanto Unico distinto dagli altri. Ciò in senso naturale. Peccato che noi viviamo condizionati dal senso sociale - o meglio, organizzativo -, che è esattamente il fatto il quale, pur favorendo la sopravvivenza di ciascuno, lo pone "in catene".

lunedì 18 febbraio 2019

L'entusiasmo di certa...

..."Spagna", ed il biasimo rivolto da taluna parte dell'Italia all'attuale governo, per l'entrata del paese iberico nel "patto di Aquisgrana", città che solo alcuni giorni fa si auspicò qui non venisse usata simbolicamente dai due "paesi - guida" dell'Unione Europea, dato il nesso illiberale - ossia cesarista - della sua storia passata. Ciò che entrambi gli atteggiamenti fanno mostra di non comprendere ma che dovrebbe essere compreso, è che la Spagna in un accordo del genere sarebbe solo "al séguito".

Il futuro...

...maneggiabile in effetto è tale perché non è più futuro, ma presente (certo, nella sua assoluta puntualità vanente in modo immediato).

sabato 16 febbraio 2019

Sulla "esportazione della democrazia"...

...un testo di Sir James Steuart, ossia An inquiry Into the Principles of Political Oeconomy: Being an essay on the science of domestic policy in free nations etc., pag. 10, righe 13 - 6: "Freedom itself, imposed upon a | people groaning under the greatest slavery, will not | make them happy, unless it is made to undergo certain | modification, relative to their established habits". Cui tuttavia una certa misura di modifica bisogna pur che arrivino. Il più grosso rischio è che il liberatore s'installi troppo a lungo nel paese liberato sfruttandone eccessivamente le risorse e reagendo illiberalmente alle istanze di recupero della giurisdizione "usque ad caelum et ad inferos" dello stato "liberato", con tutte le conseguenze, che alcuni potrebbero ritenere legittime (fino ad applicare la sostanza reale del principio di autodeterminazione dei popoli, ossia degli stati?).

venerdì 15 febbraio 2019

Da un testo risorgimentale di metà XIX secolo.

"Imperciocché la prima [questione], quella dei sali, andava congiunta con [meglio sarebbe stato a] quella della strada ferrata tra Genova e Costanza; ed era vitale per l'alto commercio, i produtti del quale scendono per la maggior parte nelle borse dell'aristocrazia. E la seconda, quella dei vini, interessava pure al sommo grado i proprietarj".

giovedì 14 febbraio 2019

D'un dubbio.

Non bisognerà almeno in senso metodologico distinguere tra "desiderio naturale" od istinto e "desiderio sociale", "forma sociale del desiderio naturale"?

mercoledì 13 febbraio 2019

Ipocrisia generalmente inconscia.

In presa diretta: "Tutti abbiamo i nostri difetti: chi più, chi meno". Aggiunta che sarebbe utile a fini esplicativi: "Ma io meno".

martedì 12 febbraio 2019

Ottenere...

...dal proprio paese per le opere compiute un titolo nobiliare è emancipazione, o solo passaggio ad un ceto differente, trapassare - con tutte le risonanze del termine - ad un altro inquadramento, soprattutto nella tarda era volgare?

lunedì 11 febbraio 2019

Una domanda...

...che può sembrare banale: "Dove finiscono i 'piccoli stati' ed iniziano i medi e grandi (e come si trancia il nodo di Gordio che è il limite per il passaggio da quelli "medii" a quelli "grandi"?).

L'indipendenza personale...

...nella società (post-) industriale capitalistica; ossia discussione di Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica, pag. 76, 1 - 6: "L'indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale {Perciò meglio: "l'emancipazione burocratica dell'individuo dai tutori legali per passare alla dipendenza - mediata - materiale dal 'padrone'} è | la seconda grande forma in cui si realizza per la prima volta | un sistema del ricambio sociale generale {mutamento di professione durante la "vita lavorativa" etc.; secondariamente nell'idea capitalistica, "ascensore sociale"} dei rapporti universali, dei bisogni universali {o di una porzione abbastanza ampia di "clientela"; e vedi la relazione dei clientes coi propri patroni a Roma, specie delle liberte; tornando al precedente "ascensore sociale", un modo per riuscire a prenderlo è riuscire a creare un bisogno} e delle capacità universali (capacità in greco "dunamis"; posta in atto origina una "dinastia")}. La libera individualità {Più o meno al modo descritto da Linguet; l'elideista non sa quanto si possa ciò definire "libertà". Dunque libera o piuttosto diversamente vincolata? Prima la nascita ti assegnava la professione; ora il "mercato". Ad oggi, in una teorica flessibilità ed una reale richiesta di specializzazione, ossia di autosegregazione delle capacità ad esercitare "efficientemente" un processo, nella maggioranza dei casi essere ritenuti ormai inadeguati ad una funzione ti priva di una qualsiasi altra possibilità. Stanno tornando rigidità. Il punto è che la "divisione del lavoro" non condiziona soltanto idealmente. La divisione è specializzazione, e se quella "peculiare" di un individuo è ritenuta non più "spendibile", l'individuo stesso è valutato totalmente inutile}.

sabato 9 febbraio 2019

L'ignoto...

...comincia al risveglio, ossia ben prima di quando pensasse un personaggio di romanzo che lo poneva, sotto altro nome, oltre la porta di casa; perché sono numerose al punto da non poter essere forse contate le piccole azioni da svolgere prima di superare la soglia, il cui èsito non è assicurato. Aggiungi quell'altro spazio (-tempo) non percepito coscientemente e detto volgarmente "sonno" (Della Casa Rime LIV, 1 - 4:"O sonno,o de la queta, umida, ombrosa / notte placido figlio; o de' mortali / egri conforto, oblio dolce de' mali / sì gravi ond'è la vita aspra e noiosa"; 'fratello della morte', per cui vedi Iliade XVI, 682: "Ὕπνῳ καὶ Θανάτῳ διδυμάοσιν". Conta che l'ipnosi "tecnica" non è "vero" sonno, quanto privazione della vista e del moto volontario: sonno artificiale, provocato.

venerdì 8 febbraio 2019

"Nel romanzo...

...si viaggia, non si rimane intrappolati nei confini rassicuranti”. Detto di un volume singolo appena impresso: ma poi, a mille chilometri da casa, il lettore incontra “per caso” un proprio compatriota - come l’intende inclusivamente l’elideista; meglio, un concittadino, che è programmaticamente la stessa cosa -, abbenché ribelle. E poi si torna davvero a casa. Un depistaggio, un trucco, dunque; aggravato dal piombare nel conosciuto proprio in tempo per trovarsi nel cuore di un evento simbolo della Storia Patria. A tale coincidenza appositamente turbante si aggiungono quelle fra le età di coppie (dualità base di ordinamento anche attraverso l'opposizione) di personaggi talmente precise da sembrare (?), come scrisse qualcuno tempo fa in un testo non pubblicato, "iperclassicismo", cioè una ricerca sovrabbondante di corrispondenze equilibratrici, magari a distanze esatte, magari con un punto medio (la follia di Orlando all'esatta metà del Furioso può essere considerata un cedimento ariostesco all'iperclassicismo, "salvato" da tutto il resto) a ribadire. Tutto ciò, per la concezione oggi maggioritaria almeno, non è un pregio, bensì un crimine, a meno che non venga svelato come una voluta provocazione, magari facendo formulare la teoria da un personaggio, secondario ma non inserito unicamente allo scopo, in scena.

giovedì 7 febbraio 2019

Il punto è...

...che nella maggior parte dei casi l'idea che le elite hanno di "ricambio" è quella per cui il figlio subentra nel posto che fu del padre. Essais 1595, edizione Gallimard, Biblioteque de la Pleiade, pag. 421 2 - 15 e note. 2 - 6: "Or à considerer cette | simple occasion d'aimer noz enfans, pour les avoir engen|drez, pour laquelle nous les appellons autres nous mesmes, | il semble qu'il y ait bien une autre production venant de | nous, qui ne soit pas de moindre recommendation" {‘Ora, se consideriamo, questo semplice motivo d’amare i nostri figli, per averli generati, ed in base al quale noi li chiamiamo “altri noi stessi”, sembra che ci sia piuttosto un altro impulso proveniente da noi, che non sia di minor forza}; 6 - 9: “Car ce | que nous engendrons par l’ame {Marie Le Jars de Gournay}, les enfantements de nostre | esprit, de nostre courage et suffisance, sont produit par | un plus noble partie que la corporelle, e sont plus nostre” {‘Perché quelli che noi generiamo coll’anima, le gravidanze del nostro spirito, del nostro cuore [“coraggio” è francesismo d’antica tradizione nei volgari italici per ‘cuore’], e della conoscenza, sono formati da una parte più nobile di quella corporea, e sono più nostri’. Discorso di impostazione tipicamente maschile: le donne, che portano l’autentico peso (gravidanza= ‘grave, pesante’} dei figli dagli otto ai nove mesi se tutto si svolge all’incirca regolarmente, e che li partoriscono “con dolore” - Gn. 3,16: “Mulieri quoque dixit: ‘Multiplicabo ærumnas tuas, et conceptus tuos: in dolore paries filios’ ” - sono meno comprensibilmente facili a preporre i figli “spirituali” a quelli. Un “filosofo di provincia” ha scritto che il grado minimo di dolore sarebbe “la digestione”, ma... appunto è più difficile per chi è stata “colpita” più volte nella schiena, nel ventre, nell’inguine, per chi è stata fisicamente affetta [affetto] anche tramite gli ormoni, ed assai più lieve per chi, maschio francese come italico / italiano etc., non ha allattato, per chi non si è privato lungo un tempo superiore ad un anno se non più anni di nutrimento - nonostante il meccanismo delle “voglie” - (cordone ombelicale ed appunto latte), oltre all’eventuale sonno…}; 10 - 2: “Nous sommes pere et mere ensemble en cette generation: | ceux - cy nous coustent bien plus cher et nous apportent | plus d’honneur s’ils ont quelque chose de bon {ma noi “genitori” abbiamo anche meno problemi perché, se non lo facciamo dietro compenso (che risulta sempre in un vincolo), non siamo “obbligati” al successo; da un “ottimo” padre invece molti si aspettano assai più consequenzialmente un figlio almeno discreto: il che è un argomento contro la generazione anche dal lato maschile}; 12 - 5: “Car la valeur | de nos autres enfans, est beaucoup plus leur, que nostre {per quest’ultimo brano e la sua “logica”, al contrario, vedi sopra, ed ecco perché certe madri dicevano e talvolta dicono che dalla eventuale trasandatezza etc. o dalla lode dei figli dipendeva la loro reputazione: perché gli altri si comportano in modo che dal biasimo dei figli, in età di ragione tanto più, cavano una pessima opinione anche di quei genitori che in realtà avessero fatto del proprio meglio per rendere consuetudinariamente accettabile e più la progenie; e le lodi conferite a figli anche di genitori in sé “anonimi” - ma le attese tendono ad adeguarsi ai ceti - possono ridondare almeno in parte positivamente su questi ultimi. Corollario alla parentesi precedente}; la part que nous y avons est bien legere; mais de ceux - cy, toute la beauté, toute la grace et prix est nostre {ancora nel passato, quando l’istruzione non era pubblica, responsabilità dei genitori (nell’opinione almeno, tendenzialmente del genitore, a meno di opportunismi frequenti) era anche eleggere ai figli l’insegnante, il pedagogo giusto, ed accorgersi d’averlo scelto sbagliato in tempo e saperlo sostituire con un altro adatto; pure per tale aspetto la “voce pubblica” quindi tendeva a marchiare d’infamia assai più che odiernamente i genitori naturali per mancanza di giudizio e di polso}. E' un istinto difficile da educare, e dunque una rigidità che blocca il ricambio, camuffandosi ed aiutandosi colle risorse stesse accumulate ad ottenere il proprio scopo, sicché andrebbe ampiamente verificato se i membri delle elite abbiano motivi propri per essere nella (e soprattutto per mantenere la) posizione in cui si trovano. Di certo non si può contare su di una autovalutazione "oggettiva", salvo rari casi eccezionali.

mercoledì 6 febbraio 2019

Diversità...

...tra culto religioso pubblico (con eventuali aiuti da parte dell'apparato statale), e culto ufficiale. Uno stato democratico può accettare il primo - e dunque il suo ruolo in esso (ma in pratica essi); non entra nel secondo, ed anzi, in coerenza coll'orientamento elideista rifiuta il conferimento dell'ufficialità e della stessa pubblicità a qualsiasi "religione", orientamento politico etc. egemonista, se l'intento esclusivo è esposto. "Naturalmente" nessun sacrificio umano.

martedì 5 febbraio 2019

Il liber(al)ismo...

...può essere conservatore solo nella difesa della libertà politica di tutto l'uomo - cittadino del singolo stato - impero (deve essere conclusa l'aggiunta dei riferimenti a The federalist in un intervento non completato sull'impero democratico), proteggendolo dunque dalla sussunzione nel concetto - con tutta la carica del termine nell'elideismo - di esso come solamente "macchina produttiva", che è proprio ciò cui vuole sminuirlo il liberismo (forma asfittica del termine presente nel titolo) "economicista" - anche se la parola "economia" con tutti i suoi derivati per quest'ultima impostazione di pensiero è sbagliata, come già esposto - attuale.

lunedì 4 febbraio 2019

Sarebbe tra l'altro...

...non solo bene, ma ottimo, in una società che ogni tanto s'infinge di sventolare il vessillo del disinteresse dietro l'azione, riproporre a coloro cui ci si rivolge la lettura di un libro ritenuto importante prima che ne esca una "nuova" edizione da vendere, incentivando: a) l'acquisto delle giacenze di magazzino e dunque motivando le ristampe non con la disperazione ma colla necessità; b) la frequentazione delle biblioteche, riducendo l'incidenza delle spese fisse per utente e dunque rendendole meno "inutili".

sabato 2 febbraio 2019

Ecco perché...

...Engels scrisse un testo contro Schelling. Se leggiamo nella Dialettica della natura: "Beim Magnetismus fangt die Polaritat an, sie zeigt sicht an ein und denselben Korper; bei der Elektizitat verteilt sie sich auf 2 oder mehr, die in gegenseitige Spannung geraten" usw. Certa gente potrebbe leggervi la mimesi dell'ossessione elettro - chimica negli esempi di taluni discepoli di Schelling.

giovedì 31 gennaio 2019

Ospitalità.

Protezione dal subire gli arbitrii altrui non è concessione da parte dello Stato che te la accorda di metterli tu in atto.

mercoledì 30 gennaio 2019

Un piccolo errore...

...in un esordio, quando si afferma che la vita non ha inizio e non ha fine; pare almeno che persino "in generale" La vita sia destinata ad avere una fine, come ha avuto un inizio.

martedì 29 gennaio 2019

L'individualismo...

...dell'occidentale moderno è la reazione alla consapevolezza che la sua molteplice individualità (sinolità) è assolutamente indifferente al meccanismo sociale: ciò fu còlto non solo ed enunciato (spesso come un vantaggio, poiché inizialmente consentiva di uscire dalla gabbia della trasmissione ereditaria del mestiere e dunque di spezzare la rigidità di classe) da Marx, bensì anche dalla teorica non così lontana nel tempo del capitalismo. Ma ciò si è trasformato di nuovo, sebbene in maniera diversa, nell'assorbimento dell'individuo nella sua attività produttiva, nella confusione tra umanità e capacità di generare reddito; e difatti da non poco tempo dignità umana ed esercizio di una professione qualsiasi tassabile si sono identificati persino in alcune teorizzazioni in via d'espansione con radice protestante. L'autentico universalismo attuale degli stati è un universalismo erariale, significativamente - sebbene erroneamente, per una democrazia - definito "fiscale": in questo, ovviamente, scompare la differenza tra cittadino e residente, sostituita da quella tra "contribuente" e "non - contribuente". Ma se l'uomo singolo diviene unicamente un meccanismo strumentale della "società", allora l'individuo si rapporta, nella misura in cui gli sono rimaste comunque alcune libertà, alla società unicamente come insieme di strumenti che gli consentono di sopravvivere; così guardando alla massa umana "sociale", da cui emergono più o meno temporaneamente alcuni individui particolari cui si lega spontaneamente sulla base di interessi comuni od affini che gli consentono di ampliare sé stesso. Ricaduta dell'istruzione universale.

lunedì 28 gennaio 2019

Nella fisica…

...basata sul principio d'inerzia il movimento è anch'esso uno stato, nella misura in cui è un fenomeno continuo opposto alla quiete che lo interrompe, e viceversa.

sabato 26 gennaio 2019

Correzione...

...a Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica 231, 29 - 30. Invece di: "In quanto aspirazione - ideale, perciò - "incessante | alla forma generale della ricchezza", si riformi nell'espressione: "in quanto aspirazione generale alla ricchezza dell'individuo particolare o del particolare nucleo familiare". Si veda infatti Hegel, Lineamenti fondamentali di filosofia del diritto, Randbemerkung al § 180: "Rapporto romano. | Si vuol rendere la famiglia indipendente dalle circostanze esteriori [...] principio [...] la libera personalità (maggiorità)". Ossia libertà della persona giuridica. L'aspirazione alla ricchezza è generale nell'astrazione discorsiva ideale: nella pratica quotidiana è ben reale accumulo di beni a vantaggio se non dell'individuo, della famiglia.

venerdì 25 gennaio 2019

Contrasto?

El ingenioso hidalgo Don Qujiote de La Mancha XIII. En este pasaje: "Porque si va a decir verdad, no hace menos el soldado que pone en ejecución lo que su capitán le manda, que el mismo capitán que se lo ordena". Pero Michel Eyquem de Montaigne en sus Ensayos II vii escribe: "Il est bien certain, que la recompense de l'ordre ne touchoit pas au temps passé seulement la vaillance, elle regardoit plus loing. Ce n'a jamais esté le payement d'un valeureux soldat, mais d'un Capitaine fameux. La science d'obeir ne meritoit pas un loyer si honorable. On y requeroit anciennement une expertise bellique plus universelle, et qui embrassast la plus part et plus grandes parties d'un homme militaire, neque enim eaedem militares et imperatoriae artes sunt [como nosotros leyemos en Livio, Ab urbe condita libri XXV xix, 12], qui fust encores, outre cela de combien accomodable à telle dignité".

giovedì 24 gennaio 2019

E comunque...

...una democrazia deve combattere l'eccesso di potere dirigente delle elite, tendenti "per natura" a chiudersi in sé stesse, nonché l'esagerata concentrazione del denaro nelle mani di una minoranza sempre in via di restringimento numerico: questo anche perché un fenomeno del genere danneggia la stabilità finanziaria e politica dello Stato. Uno degli aspetti della globalizzazione che sarebbe accentuato fino al parossismo dalla nascita di un autentico stato mondiale a base capitalistica sarebbe probabilmente la concentrazione delle risorse in pochissime mani. "Aristotele" non usa il termine oclocrazia, ma dà alcune osservazioni sulle conseguenze del peso politico della folla nella Nicomachea. L'Impero Romano d'Oriente sviluppa il lungo processo di emersione cetuale dei provinciali che era già emerso cogli imperatori spagnoli ed africani od arabi etc. dell'impero romano unitario. Quell'uguaglianza era cominciata basandosi su di una piramide di diseguaglianze egalitarie volutamente svincolate dal luogo: cittadinanza romana, cittadinanza latina etc. Simile mescolanza trasversale, creando opposizioni locali entro nuclei di persone prima relativamente compatti, era in realtà lo strumento principe dell'orecchiato ma poco analizzato dai più "divide et impera": una cercata frammentazione a scopo egemonico, ma che saggiamente per i vantaggi in ultima analisi dei cittadini romani, garantiva una certa dinamicità dei ceti con profitto politico riguardo alla stabilità del potere, anche perché ogni gruppo non troppo ampio aveva i propri privilegi da difendere contro quelli aventi meno diritti giuridici. L'editto di Caracalla distrusse questa struttura volutamente complessa dove ciascuna minoranza aveva tutto l'interesse a controllare quella a lei inferiore, e l'ordine generava salita lungo la scala dei ceti sino al grado massimo, che era in realtà già nel II secolo a. C. nuovamente il vero cuore della crisi dello stato romano. L'editto citato, più di tre secoli dopo riformò queste contrapposizioni riducendole a due: la prima, quella liberi contro servi; la seconda, divites adversus pauperes. La mina che fece crollare col suo vuoto il muro della società romana - che per i cittadini romani era solo quella composta da quelli colla loro stessa cittadinanza ed eventualmente dai latini legali, de iure tutti liberi - fu infatti autenticamente quella tra i cittadini potentes e gli altri, i debiles, impossibilitati ad agire in modo libero. Questo pare essere il problema anche delle democrazie attuali: la differenza, se non la netta diversità, tra il libero arbitrio teorico e la quasi assente libertà, sottoposta a vincoli ulteriori oltre al rispetto dell'altro, come le cogenti necessità della domanda di mercato, quando essa è solo dei fatti dispiegati dal singolo, dell'agire senza essere condizionati da altro. Bisanzio non era uno stato laico, bensì uno stato in cui il potere "civile" controllava quello religioso limitandolo il più possibile al rito divino, ché all'ordinata (soprattutto) cristianità dello Stato pensava l'autorità mondana, cui tale compito era riservato. In modo diverso fu il tentativo di Carlo V in Occidente quando il Cesare orientale era ormai scomparso: l'Asburgo, attraverso prima la conservazione dell'unità religiosa degli stati teoricamente sottoposti al suo diritto universale superiore alla legittimità di secondo grado dei suoi feudatari territorialmente particolari, poi col tentativo di farli convivere tra loro e coll'Imperatore mediante il riconoscimento della differenza religiosa intercorrente fra essi, voleva garantire l'unità dell'organismo "politico" complessivo.

mercoledì 23 gennaio 2019

Bruxelles...

...era una delle sedi preferite per la corte da Carlo V d'Asburgo, ed anzi divenne pressoché fissa dal 1553; ma già un anziano Giangiorgio Trissino s'imbarcò in un viaggio verso la città nel [...]. Carlo V era il "sovrano universale". Talmente universale che per secoli è stato considerato il sovrano di nessuno proprio perché aveva qualcosa di tutti (certo, avendo tentato, nonostante una pare qual certa preferenza fiamminga, di non favorire in maniera smaccata "italiani", spagnoli o tedeschi, scontentò perciò tutti quelli che usavano l'argomento patrio a proprio vantaggio). Ad oggi è perciò molto più simbolica, non richiamando nostalgie cesariste immerse in un luogo che a lungo fu un non - luogo politico, la città di Strasburgo, contesa per decenni da Francia e Germania. Da questi due stati, appunto, che innaffiarono di sangue abbondante dei propri sudditi o cittadini l'acquisto armato della "villa" o veramente stadt nonché dintorni: ad oggi potremmo definirla quindi il simbolo dell'asse (senza maiuscola, almeno) franco - tedesco. Che poi, l'accordo tra Germania e Francia per la guida dell'Unione Europea è una sublimazione finanziario - crematistica del conflitto armato: la situazione per cui la Germania da decenni è superiore in termini di PNB sia assoluto che percentuale anno su anno non significa che la Francia abbia negli anni passati acceduto ad una abdicazione definitiva circa le proprie aspirazioni di guida finanziario - politica del Mercato Comune: la canonicità, la topicità dei riferimenti al ruolo guida francese per l'Europa nel discorso d'insediamento dell'ultimo President ascoltato e compreso da certuni direttamente in francese non solo nei palazzi, può ben essere il "velo" perfetto, poiché, a parte Parigi, non v'è capitale altra credibile per occupare il piatto opposto a quello occupato da Berlino sull'altro piatto della bilancia, specie dopo la fuga di Londra, la quale al solito ha preferito lavorare per l'equilibrio continentale chiamandosi fuori da qualsiasi coinvolgimento diretto. Comunque, nonostante certe tesi sulla "necessità" di sprecare risorse, due sedi del Parlamento non sono sensate, ed il maggior valore simbolico non v'è dubbio, esclusa dalla considerazione Aquisgrana per gli stessi motivi che si oppongono alla scelta di Bruxelles, è appannaggio di Strasburgo. Altrimenti, se avvertite dolorosamente la scarsa dimensione internazionale dell'aeroporto, fate come certi re (quali vi credete in parte a ragione: etimologicamente parlando, però, non elitariamente intendendo) i quali ebbero davvero una Corte itinerante, e sede del Parlamento divenga ciascuna capitale dei paesi membri per un anno a rotazione.

All'argomento...

...per cui, essendo il "capitale" lavoro oggettivato - ma una certa definizione di capitale include erroneamente che per esser tale esso sia in funzione dello scambio - sarebbe eterno, naturale, si potrebbe replicare colla precisazione che "il lavoro è perciò naturale; non così la relazione di sudditanza tra esseri razionali trasformatori: il lavoro può anche non essere comandato da qualcun altro e può inoltre non essere diretto da un altro (tendenza italica, esercitando una professione, ad essere "padrone di sé stesso"); può infine non essere alienato a vantaggio di un altro in cambio di denaro sotto qualsiasi forma, ma essere autoconsumato".

martedì 22 gennaio 2019

Egometismo (urbano) III.

Le città hanno bisogno dei turisti solo dopo altro, checché ne dica un tale ritenuto intellettuale importante: i centri urbani hanno prima di tutto bisogno di abitanti. Tra questi si instaurerà un circuito di scambio; di fronte ad eventuali insufficienze si svilupperà uno scambio economico coll'esterno, che genera ulteriore valore di scambio, ossia una relazione crematistica. Il turismo non è essenziale.

lunedì 21 gennaio 2019

Uno dei problemi...

...democratici attuali è appunto che non si vive esclusivamente tramite l'accessibilità digitale, ma prima colla disponibilità economica intesa nel senso più ristretto. Ed anzi nel momento in cui c'è la prima (tesi) e comunque si riduce per concentrazione sempre più la seconda (antitesi), diviene via via maggiormente chiaro che quella è insufficiente alla sintesi della libertà, dato che il cambio di rappresentanza non produce mutamento nel modello politico - crematistico tendente ad ampliare la dipendenza di un numero crescente dei più formalmente uguali da un numero sempre più ridotto di detentori della ricchezza. Questa osservazione si può applicare alla disponibilità, ancora più a monte, dei servizi, quando siano accessibili solo attraverso l'uso del denaro: di una sua quantità minima sì, ma inevitabilmente fissata al di sopra della capacità di qualcuno.

sabato 19 gennaio 2019

Dell'originalità.

Per spiegare cosa sia l'originalità, quanto labile sia particolarmente in questa organizzazione umana esaltatrice del "senza precedenti", basta citare l'esempio del "libro di sabbia": questa espressione, letta recentemente nello scritto di un ispanista, ed utilizzata per definire un'opera di Cortazar, potrebbe alla maggioranza sembrare una brillante trovata originale. Siamo sicuri? Non è che cercando bene si finirebbe per scoprire essere la citazione del titolo, cioè di una delle parti più memorabili, di un libro scritto da Jorge Luis Borges, uno dei massimamente conosciuti autori in lingua spagnola?

venerdì 18 gennaio 2019

Quando...

...si tratta di platonismo, aristotelismo ed altri -ismi, bisogna sempre esaminare come sono questi -ismi, ossia quanto variegati al proprio interno.

giovedì 17 gennaio 2019

Di nuovo II.

Dal punto di vista teorico ossia ideale, è assolutamente indifferente per il mercato editoriale che il libro nuovo sia comprato in quantità identiche al numero ufficiale di persone capaci di leggere in uno stato, per poi essere reso disponibile in biblioteca; oppure acquistato dai singoli lettori fino a raggiungere una quantità uguale alla precedentemente accennata.

La teoria...

...del lavoratore - (e non del partito -) principe, ossia quella in cui, per contrastare la tendenza del capitalismo moderno a trasformare la proposta di una partecipazione agli utili anche attraverso una partecipazione al capitale della società in un nuovo asservimento del dipendente richiamandosi ad una responsabilità dell'operaio / padrone dimezzato trova il suo limite pratico più forte nell'animo umano: in effetti l'uomo tende a separare attività di sussistenza ed attività tese allo svago: frequenta un luogo quotidianamente perlopiù in quanto necessitato a farlo per sopravvivere. Dunque formare un uomo che lavori insieme a molti altri mentre del luogo e delle attrezzature è proprietario e ne ricaverebbe a sufficienza per vivere anche senza esercitare l'attività "produttiva" connessa...questa avrebbe dovuto essere la funzione del consiglio di fabbrica, e non quella di un'opposizione dei "produttori" ai dirigenti, che d'altronde non avrebbero dovuto esistere separatamente.

mercoledì 16 gennaio 2019

Delle emozioni.

Alcuni punti. 1) Non esiste né un solo grado, né un solo modo per esprimere una o tutte le emozioni: ve ne sono vari, e si può dire quel che si vuole, l'esternazione dei "moti dell'animo" è socialmente (culturalmente) influenzata; 2) dipende a quale scopo si esterna: se solo per liberarsi di un peso, è un conto; se a fini sociali, un altro. Nel primo caso, esiste una pletora di mezzi di costruzione dell'espressione, i più quali medi tra sé ed un altro essere umano, e spesso slegati dall'emissione articolata di fiato dalla bocca. 3) posto che il fine dell'espressione sia un altro essere umano, se è vero che il silenzio provoca danni interni ed esterni - e: a) non è detto che chi, altro dal soggetto, riceve il danno, comunichi la situazione, oppure b) che chi dovrebbe cogliere la comunicazione del danno inflitto dalla propria mancata esplicitezza, abbia gli strumenti per interpretarla - è altresì vero che l'immancabile espressione non è detto approdi a risultati socialmente positivi: talvolta la risposta che si ottiene avrebbe reso preferibile il silenzio quando non la totale inattività. Ossia anche l'espressione provoca danno, non solo a sé, ma pure agli altri. In un grado estremo di socialità, come uno in cui viene prima non infliggere danno all'altro da sé...

martedì 15 gennaio 2019

Distinguere...

...tre nessi operativi, discipline: 1) economia (gestione del bilancio della casa); 2) crematistica (gestione del bilancio dell'impresa privata); 3) finanza (gestione del bilancio statale. Escludere la parità essenziale, istituzionale, tra impresa privata e Stato, la visione per cui l'impresa privata non è uno stato - colla minuscola - temporaneo riconosciuto dal diritto dei vari Stati in cui opera fin tanto che questi ne riconoscono la validità (cioè finché il perseguimento del suo fine particolare non danneggia eccessivamente la prosperità generale dei cittadini), bensì uno Stato, di dignità equiparabile all'entità di gestione di un territorio sottoposto ad imperio, tanto più se democratico.

Comunque, se...

...l'irregolare (secondo quali parametri?) viene "elevato" a norma, può l'elideista dirvi una menoma cosa? In quel momento l'irregolare è mutato in regola. Infatti oggi non si ha tanto l'elevamento dell'irregolare a norma generale, ma la coesistenza fra diverse norme assunte come regola da gruppi limitati. D'altra parte non ci si può stupire di un simile accadimento: da una parte è il risultato positivo della mentalità democratica; dall'altra è il portato di una società occidentale ossessionata dalla specializzazione, che è, al nòcciolo, circoscrivere l'utilizzo di determinati metodi ad operazioni o concatenamenti di operazioni particolari. Potremmo anche usare l'immagine di una molecola, le cui subparticelle sono altamente attive solo a condizione che la forza di questa attività sia limitata entro la molecola stessa, con trasmissione della forza minima o nulla all'esterno.

lunedì 14 gennaio 2019

Galiani, Della moneta...

...pagina 99, righe 16 - 19: "Niente è da sperar meno in questo mondo che una perpetua stabilità, e fermezza; perché questa ripugna intieramente agli ordini tutti e al genio istesso della natura". Successivamente, il "costante ritorno", ma non ad intervalli precisi (che si potrebbe dire "periodi").

sabato 12 gennaio 2019

Commento...

...a Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica 374, 6 - 7: "Dunque la collettivizzazione dei mezzi di produzione, nella società comunista compiuta secondo Marx, avrebbe dovuto approdare ad una produzione, perciò prodotto reale, che sarebbe stata combinazione volontaria di produzioni individuali, senza sottomissione ad un'altra volontà rispetto a quella dei produttori".

venerdì 11 gennaio 2019

Nell'adagio italico...

..."io ti ho messo al mondo ed io ti ci tolgo", lo stato democratico attuale ha giustamente escluso il diritto di un individuo a sopprimere la vita altrui contro la volontà dell'eventuale paziente; ma ha conservato persino all'estraneo, anche totale sconosciuto, quello di preservarla in opposizione alla volontà del soggetto: non per "umanità", bensì onde tutelare la capacità tributaria attuale o futura dell'individuo aspirante suicida a vantaggio dello stato stesso.

giovedì 10 gennaio 2019

Ora...

...nonostante la crescente considerazione della letteratura in lingua inglese (molti autori gallesi scozzesi ed irlandesi - ossia fino al 1921 statalmente britannici - nonché statunitensi hanno pur scritto in inglese, e sono gli unici i cui volumi siano grifagnamente tra gli artigli ghermibili in lingua originale in cittadine medie la cui dotazione di biblioteche si può tra l'altro descrivere come una specie di giardino dell'Eden rispetto a centri urbani "comparabili"), è più che altro la provincialità di un complesso più ampio, il quale ammette nell'uso da una parte "anglismi" a sproposito (spesso ortograficamente "quasi" crude forme latine che la grettezza scambia per invenzioni albioniche) a definire qualsiasi cosa, che innervosisce persone a caso. Con "a sproposito", s'intende in sostituzione di termini altrettanto pregnanti della propria lingua madre o di una delle lingue ufficiali nel paese anche più brevi di quelle della lingua alla moda, che invece viene utilizzata in quel luogo. Non appare per esempio comprensibile quale sia il motivo di purismo che spinge un estensore di articolo, in questo clima definito da taluni esterofilo, a scrivere eremiti sociali per definire quei giovani e meno giovani i quali per una serie di motivi - primo fra tutti il bullismo fisico e / o psicologico - si rinchiudono in casa quando non in una stanza sottraendosi al balletto delle relazioni interpersonali, quando una "sana" e pratica esterofilia aiutante la sintesi, precipua virtù gazzettistica, proporrebbe l'uso estremamente tecnico e brevificante del nipponismo "hikikomori". Chi sta bisbigliando: "non è inglese" e dunque conferma l'idea di un cosmopolitismo a senso unico, dalla veduta ristretta? S'intende scusato l'autore che usa il termine non appartenente ad una delle lingue ufficiali del paese solo perché sul momento non rammenta: ricorso alla copia; ciò sta a dire che un autore utilizzante la parola di una lingua ufficiale del paese inserita in un testo prevalentemente in un'altra lingua ufficiale non commette un crimine di lesa maestà letteraria, quando non ecceda.

mercoledì 9 gennaio 2019

Il pregiudizio...

...della socialità necessaria è appunto un pregiudizio tipico dell'uomo, dovuto all'incapacità del singolo di essere in modo totale autosufficiente.

martedì 8 gennaio 2019

Espresso in breve:

"Obiettivo del comunismo marxiano, per l'ermeneusi dell'elideista - o quantomeno di uno - è l'eliminazione del bisogno economico come movente primo delle relazioni sociali".

lunedì 7 gennaio 2019

Se seguissimo...

...Pokorny (IEW 658), dovremmo mettere in rapporto la religione colla legge, nel senso che sarebbe in varii modi una "raccolta". Lex è una raccolta di norme (tradizioni) concernenti i rapporti fra esseri razionali visibili compresi in una comunità almeno parziale di interessi nell'agibile (circa il termine, si veda per esempio certo uso che ne fa Tommaso d'Aquino nelle disputatae); religio il medesimo, ma là dove l'uomo è solo passivo. Una comunità di pazienti, dunque anche in ciò raccolti e legati, che attraverso il culto pur esso tradizionale tentano di influenzare (influenzano, secondo quanto reputato) gli atti di potenze superiori in proprio favore.

sabato 5 gennaio 2019

Tenemos...

...necesidad de determinar la condicion generica de una obra?

Ancora sul romanzo non - fiction (II).

...s'intende che il romanzo dovrebbe essere scritto integralmente nella lingua del paese d'ambientazione, salvo scene tra personaggi di provenienza statale diversa: in tal caso, od uno di essi viene finto competente nell'uso orale della lingua dell'altro, od entrambi sono rappresentati capaci di utilizzare una lingua franca comune.

venerdì 4 gennaio 2019

Inutilità...

...delle virtù teologali e la sufficienza delle cardinali: soprattutto la prima virtù teologale non è altro che un covo di mali effettivi. La seconda non ha bisogno della fede; e la terza è sempre stata esercitata su quei prossimi che ne fossero ritenuti degni. Astenersi dall'esercizio della violenza è semmai il passo fondamentale.

giovedì 3 gennaio 2019

Citazione...

...fondamentale dalla Sinistra hegeliana che altri avrebbero superato: "lo stato è il suo prodotto, non il suo signore". "Der Staat ist sein Product, nicht sein Herr". Arnold Ruge, Das liberale Bewusstsein.

mercoledì 2 gennaio 2019

Se la convinzione...

...di un "gentiluomo" è quella che essere governato da un gruppo di gentiluomini sia meglio che essere invece governato da un uomo solo, benché l'autocrazia sia male, alla fine la teorica dell'essere per altri non sfocia realmente in un mediato essere per sé? Teniamo conto che un regime aristocratico, invece che perpetuarsi per adozione, tende a scegliere la trasmissione per schiatta (Guinizzelli), e dunque l'aristocrazia tende a confondersi con l'oligarchia, a prendere nei fatti la forma sclerotizzata di quest'ultima. Anche una plutocrazia propende per una trasmissione familiare della ricchezza e dunque del potere.