martedì 25 giugno 2019

Patetico.

Citazione da Ulpiano (ovvero dall'esordio): "Nam ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi". Traduzione in italiano da parte di qualcuno: "Infatti, secondo la corretta definizione di Celso, il diritto è l'arte (tecnica) del buono e del giusto". Irrefrenabile batteauismo moderno, che insiste a non capire come ars sia la traduzione latina di τέχνη. Questo è esattamente il motivo per cui l’elideismo propone di tradurre (di certo per l’antichità, ossia almeno fino al XVII secolo dell’era cristiana) arte con disciplina.

lunedì 24 giugno 2019

...e Teologia II.

...anche perché abbiamo che le teologie monoteiste indubitabilmente poi in modo saldo siano monolitiche?

sabato 22 giugno 2019

Vivi...

...il mondo per quel che è, e coltiva una mente complessa, anche se non riuscirai mai a porti esattamente sopra ciascuna piega del mondo. E' la pretesa che tutto debba essere semplice che accresce il tuo dolore, quando non si "rivela" tale qualcosa.

Il libro di un "comunista...

...scientifico" italiano ha tre prefazioni: la prima scritta dall'architetto / intellettuale "di sinistra"; la seconda dall'attore glocale amante del poppolo riamato come oggi inteso da una parte poco preparata del comunismo molle di oggi, nonostante gli studi "di alto livello", proprio sul punto; la terza da un arcivescovo non di Bari che era necessariamente immancabile: costui vicino ai diseredati come richiesto dal dettato owenista, e dunque, si potrebbe affermare, a coloro i cui genitori ancora son vivi. Va bene; ma persino un dizionario tedesco sul marxismo la cui versione cartacea sembra ferma da anni (a meno che l'acquisto dei volumi non sia stato stroncato dai fondi pressoché assenti) scrive con netti caratteri che il cattocomunismo è stato inventato in Italia. Così, il capitalismo si rifà il trucco, la chiesa ritocca coscienziosamente il maquillage, ed il comunismo diventa borghese in senso ristretto nonché amichevole colle assemblee dei fedeli.

venerdì 21 giugno 2019

L'assassinio...

...del librettista è compiuto. In cartellone. I due Foscari. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: Paolo xxx. Regista: Leo xxx. Aida. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: yyy Mazza. Regia: Franco yyy.

giovedì 20 giugno 2019

Puoi sentirti...

...interiormente solo; ma il problema condizionante è che non riesci mai ad esserlo davvero sotto il profilo fisico - sì, avete ragione: anche la solitudine che prende forma nel cervello è fisica - quando le terre emerse hanno una densità media di cinquanta abitanti e più per chilometro quadrato, inclusi deserti di sabbia e sale, nonché foreste e distese glaciali uniformi, in riduzione colle disastrose annesse ecologiche conseguenze. Ossia: l'asocialità e l' "esasperato individualismo" hanno con un grado di credibilità abbastanza alto il loro principale movente quella situazione anche oggi tanto amata per cui l'Uno è sempre con violenza sospinto nella folla anonima ed indefinita a scriteriatamente della compagnia di chiunque e della collaborazione di non importa chi godere. Lo Zarathustra nietzschiano sentì il bisogno degli altri uomini e persino di donare loro unicamente dopo anni di solitudine. I forti od i deboli, costretti alla socializzazione, la rifiutano.

mercoledì 19 giugno 2019

Perciò...

...la rivoluzione "violenta" che dovrebbe portare inizialmente ad una società in cui l'organizzazione il più orizzontale possibile della produzione avrebbe come conseguenza una distribuzione orizzontale ed uniforme del prodotto e dunque del consumo, ultimamente sfocerebbe in una società - non stato in cui tutti avrebbero: a) almeno il sufficiente per vivere; b) libertà di una "vera" associazione - cioè volontaria e liberamente arbitraria: la libertà è l'esplicazione pratica del libero arbitrio, momento "ideale" ovvero interno al soggetto - di certo non gerarchica, assai probabilmente dai membri variabili a seconda delle specifiche esigenze dell'individuo nel particolare momento. La rivoluzione in questo quadro è la via d'uscita ad un limite invalicabile della dialettica nel passaggio dal razionale al reale. Per quanto spiacevole dalla prospettiva di Norberto Bobbio, la rivoluzione marxiana è una proposta di soluzione circa quella inadeguatezza che rilevò nell'idealismo (ed egli aveva di fronte a sé l'idealismo crociano e gentiliano, piuttosto che quello di Hegel; vedeva piuttosto l'hegelismo nazista ed il marxismo staliniano, che altro, specie la dottrina marxiana).

lunedì 17 giugno 2019

Frammento...

di una bozza più ampia: "Abilità nel riassumere la trama". Il critico (letterario, sebbene che storia ci sia anco nella pittura, ad esempio, abbia espresso più d'uno in passato) visto essenzialmente come di libri biginificatore necessario. Non parliamo, in aggiunta, di quel deprimente romanticume formulato richiedendo la connessione tra "i libri e la vita" che, assunta come premessa siasi in genere la vita dell'autore, significa di nuovo costui quale sintesi e megafono d'ogni umano. Che l'autore comunichi, sì; che il "concetto" espresso in tale comunicazione sia lo stesso per tutti: no.

I miti...

...sono fatti perché l'immaginazione li a[ni]mi, volendo riscriver Camus. Le mythe de Sisyphe, chapitre 4.

sabato 15 giugno 2019

Ma la questione è...

...se si tratta del singolo che "non riesce a trovare sé stesso"; o se piuttosto "la società" non trovasse inadeguato ai propri supposti scopi, che sarebbero evidenti a chiunque e patentemente corretti, quel "sé stesso".

venerdì 14 giugno 2019

giovedì 13 giugno 2019

mercoledì 12 giugno 2019

Il prossimo, però...

...ad esser puntigliosamente pedanti e volutamente assai corrosivi, è soltanto colui (in italiano si usa il maschile quando nel pensiero si includono anche i componenti dell'altro genere; assai sessisticamente, è vero, però altri potrebbero vedere le varie modalità di espansione del dettato tese a distinguere tra uomini e donne quale un procedimento retorico: il che come sapete nella mentalità odierna è in modo congenito malvagio ) che in questo momento mi è più vicino come distanza fisica, che mi proprio al massimo grado; degli altri dunque, all'estremo, non sono tenuto ad interessarmi, neppure se tra me e loro v'è solo aria e niente più, anche se del mio prossimo sempre, chiunque sia, da buon seguitore dei precetti di talune religioni, per i 10 secondi in cui è tale, oppure - impossibile - 25 anni.

martedì 11 giugno 2019

Comunque, nella...

...furia polemica contro gli incompetenti proudhoniani Marx finisce per difettare in analisi retorica dei testi avversari. Pagina 45 righe 28 - 31 dei Grundisse in edizione italiana, 60, 35 - 8 della tedesca della MEGA, egli afferma che nel capitolo Petit histoire des banques de circulation del libro di Alfred Darimon De la réforme des banques, l'autore: "trascura la crisi inglese del 1809 fino al | 1811 e si limita ad annotare per il 1810 la nomina del Co|mitato per i metalli preziosi" (tedesco: "In dem Abschnitt 'Petite Histoire des crises de circulation' läßt Herr | Darimon die englische Crise von 1809-11 weg und beschränkt sich darauf | unter 1810 zu notiren die Ernennung des Bullioncommittees"). Ma se passiamo a consultare il testo francese, nel capitolo III, che appunto si intitola "Petit histoire des crises banques de circulation", a pagina 20, 17 leggiamo: "Pour tracer un tableau complet de l'histoire de ces banques" - e complet già potrebbe indicare due direzioni possibili, una fatta esplicita e l'altra no -, continuiamo poi a leggere nella riga 18: "il faudrait les suivre (faudrait, non faut), année pour année (che rafforza la necessità di acribia, cioè di qualcosa che diverrebbe "grande") dans leurs vicissitudes". E prosegue significativamente in esordio di periodo: "Forcé de nous restreindre, nous ne pouvons donner que les | faits principaux et les dates plus recentes. Dans la revue | rapide (notisi) que nous allons tracer (dove si riprende il verbo posto dopo "pour")". Cosa ricaviamo? Che Darimon almeno qui s'era premunito fin dall'iscrizione in testa al capitolo, e che ha ripetuto più volte nel finale della stessa prima pagina come non avrebbe scritto di tutte le crisi di circolazione, limitandosi ai "fatti principali" (ma, bisogna ammetterlo, scrivendo "le date più recenti" può anche aver insinuato certe false attese). Dunque, qui c'è un difetto d'analisi marxiana.

lunedì 10 giugno 2019

Miei cari giovini...

...esercenti attività giudiziaria, il suicidio è atto meno di quanto certuni credano a includere fra il possibile, più ancora intra l'optabile semplice, e da portare a termine senza errore arduissimo, giacché in primo luogo l'individuo tiene alla propria vita in grazia della ragione seconda, l'istinto, con forza tanto maggiore rispetto a quella che la vostra gran mente riesca a figurarsi plastice; dipoi per il fatto che l'errore il quale ti dannerebbe ad una vita di puro nutrimento o poco più s'annida sempre tra le eventualità indesiderate. Dunque, non è così evidente l'azione discussa essere scelta vigliacca della via più semplice. Ed i giovini non son tali solo d'aspetto esteriore.

Sul sapere e l'amore per esso.

Ricercare la sapienza può benissimo farsi per sé, egoisticamente per sé, senza pretendere di insegnare niente a nessuno, se non, appunto, a sé stesso. Non è la filosofia "disinteressata"? Il problema semmai viene ad essere posto in maniera diversa: se ogni discepolo rifiutasse di farsi maestro, ad un certo punto scomparirebbe la sapienza. Ma fortunatamente ci sono individui a sufficienza convinti che ciò che sanno debba essere insegnato, che debbano conoscerlo, e che obbligatoriamente abbiano a riconoscerlo quale Verità gli altri. Consideriamo poi che la massima sapienza di uno è il Nulla per l'altro, ciascuno per suoi motivi.

sabato 8 giugno 2019

Per paradosso...

...od "inconsequenzialità" (interessata), la contestazione ai vincoli posti alla circolazione dalla richiesta di legge d'un capitale sociale che emerge anche odiernamente in ambienti capitalisti, in quanto quello "castrerebbe" le potenzialità di sviluppo di quella parte concreta come "capitale in generale", non si rivolgono allo stesso modo contro la fissazione di una non scarsa parte del capitale stesso in ricchezza, specie quella "solamente consumata" dal proprietario sul lungo periodo, come case, terreni etc. Niente senescenza programmata né "obbligo di circolazione", benché il passaggio di mano crei prosperità.

venerdì 7 giugno 2019

Una frattura...

...μύθος / λόγος è possibile solo se si interpreta il primo termine come 'parola' (vera o falsa, non conta) ed il secondo come 'calcolo': operazione possibilissima, se si supera all'indietro la sinonimia moderna secondo il quale il mito è un 'racconto falso' ossia un insieme di parole, discorso - Aftonio Προγυμνάσματα I, 2 - 3 - ed il logos un 'discorso vero' (il che ricorda Celso, Discorso vero / Αληθής Λόγος e potrebbe richiamare il fatto che taluni chiamavano "vero" il sofistico 'discorso più forte', mentre "falso" quello 'più debole'), ma pur sempre un 'insieme di parole'. Autrement, scissione non è possibile avere, poiché sia mythos che logos sono appunto parola o discorso. Il paganesimo comunque fu tollerante e pluralista a determinate condizioni, infatti i cristiani che si rifiutarono di tributare il culto al genio dell'imperatore vennero perseguiti in quanto la loro non omologazione agli altri in una cerimonia formale turbava inutilmente la tranquillità. Socrate morì in base ad una condanna come empio perché rifiutava "gli dei della città"; a Protagora bruciarono i libri, Alcibiade fu costretto a fuggire da Atene. Per le testimonianze che non riguardano direttamente Socrate, scarsi sono i motivi di sospetto, perché se si parte dal presupposto che i condannati fossero colpevoli, narrare della loro condanna era fare un esempio di giustizia. Si rilegga per esempio alla luce di questo intervento su questo sito Tema principe, risalente a più di un anno fa come prima composizione (ogni intervento va' sempre visto come "aperto": dimostrazione nelle brevi vicende di questo).

giovedì 6 giugno 2019

La soluzione...

...radicale al "problema sofferenza" di ciascun essere umano è non nascere. Tra l'altro, meno esseri umani ci fossero, più alte sarebbero le probabilità che il pianeta recuperasse un proprio equilibrio.

mercoledì 5 giugno 2019

Se il fumetto...

...debba parlare di tutto, è una questione interessante. Qualcuno (Jean - Baptiste Say) scrisse che lo sbocco di un prodotto sul mercato crea la domanda, per cui affrontare determinati temi potrebbe allargare il pubblico del particolare mezzo di comunicazione fumetto. Ma ci sono tre aspetti da considerare: 1) il fumetto, come qualsiasi mezzo di comunicazione (sì, davvero tutti, entro i propri limiti espressivi e cercando di ampliarli), può affrontare qualsiasi argomento; 2) ma, concesso che volere sia potere, in primo luogo non è vero il contrario, ed in secondo potere non è dovere. Poi ci sono vari modi mediante i quali trattare un ambito, è vero, per cui non è obbligatorio inscenare il tutto direttamente. Ma...; 3) oggi ci sono le indagini di mercato, nonché il calcolo probabilistico.

martedì 4 giugno 2019

Quando avverto...

...una discussione sul "furto" di stile, ben fatto o meno, mi viene certo in mente Poliziano colla sua dotta varietas (proprio mescolanza linguistica, non errore); ma anche, forse più inattesa, la polemica tra Margherita Sarrocchi e Giambattista Marino. Deformazione "professionale".

lunedì 3 giugno 2019

Un argomentare...

...non può che essere oratorio, ché ogni periodo composto di parole usato da un essere umano per rivolgersi ad altri è orazione (oratio: "capacità di parlare, insieme di parole, esposizione orale [...] conversazione").

In Italia la patria non è morta.

L'affermazione è contraddetta dai fatti? No, perché non vuol dire che la patria è viva. Significa che non è mai nata (in Italia i residenti liberi dopo il 212 d. Cr. non furono italiani fino al 476: furono cittadini romani). Ed altrove stenta molto.

sabato 1 giugno 2019

L'errore deve...

...prima o poi avvenire persino nel rapporto con noi medesimi. Non una sola ed unica volta, siate di ciò eruditi (non affinati od assottigliati) per tempo dal meno infido fra i vostri legati od esploratori - quel dei due che più aggradite - di cui non par necessario fare il nome.

venerdì 31 maggio 2019

The Federalist XXIII.

"Diversamente sarebbe un mero trattato [contratto], dipendente dalla buonafede delle parti, e non un governo". Contratto sociale è lo stato per Rousseau, ed Hegel la prende assai male.

giovedì 30 maggio 2019

Critica del Programma di Gotha.

"I. Die Arbeit ist die Quelle allen Reichtums und aller Kultur, und da allgemein nutzbringende Arbeit nur durch die Gesellschaft möglich ist, so gehört der Gesellschaft, das heißt allen ihren Gliedern, das gesamte Arbeitsprodukt, bei allgemeiner Arbeitspflicht, nach gleichem Recht, jedem nach seinen vernunftgemäßen Bedürfnissen. In der heutigen Gesellschaft sind die Arbeitsmittel Monopol der Kapitalistenklasse; die hierdurch bedingte Abhängigkeit der Arbeiterklasse ist die Ursache des Elends und der Knechtschaft in allen Formen. Die Befreiung der Arbeit erfordert die Verwandlung der Arbeitsmittel in Gemeingut der Gesellschaft und die genossenschaftliche Regelung der Gesamtarbeit mit gemeinnütziger Verwendung und gerechter Verteilung des Arbeitsertrages. Die Befreiung der Arbeit muß das Werk der Arbeiterklasse sein, der gegenüber alle anderen Klassen nur eine reaktionäre Masse bilden. Anfang der Seite II. Von diesen Grundsätzen ausgehend, erstrebt die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands mit allen gesetzlichen Mitteln den freien Staat und die sozialistische Gesellschaft, die Zerbrechung des ehernen Lohngesetzes durch Abschaffung des Systems der Lohnarbeit, die Aufhebung der Ausbeutung in jeder Gestalt, die Beseitigung aller sozialen und politischen Ungleichheit. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, obgleich zunächst im nationalen Rahmen wirkend, ist sich des internationalen Charakters der Arbeiterbewegung bewußt und entschlossen, alle Pflichten, welche derselbe den Arbeitern auferlegt hat, zu erfüllen, um die Verbrüderung aller Menschen zur Wahrheit zu machen. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert, um die Lösung der sozialen Frage anzubahnen, die Errichtung von sozialistischen Produktivgenossenschaften mit Staatshilfe unter der demokratischen Kontrolle des arbeitenden Volkes. Die Produktivgenossenschaften sind für Industrie und Ackerbau in solchem Umfange ins Leben zu rufen, daß aus ihnen die sozialistische Organisation der Gesamtarbeit entsteht. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert als Grundlagen des Staates: Allgemeines, gleiches, direktes Wahl- und Stimmrecht mit geheimer und obligatorischer Stimmabgabe aller Staatsangehöriger vom zwanzigsten Lebensjahr an für alle Wahlen und Abstimmungen in Staat und Gemeinde. Der Wahl- oder Abstimmungstag muß ein Sonntag oder Feiertag sein. Direkte Gesetzgebung durch das Volk. Entscheidung über Krieg und Frieden durch das Volk. Allgemeine Wehrhaftigkeit. Volkswehr an Stelle der stehenden Heere. Abschaffung aller Ausnahmegesetz, namentlich der Preß-, Vereins- und Versammlungsgesetze; überhaupt aller Gesetze, welche die freie Meinungsäußerung, das freie Forschen und Denken beschränken. Rechtsprechung durch das Volk. Unentgeltliche Rechtspflege. Allgemeine und gleiche Volkserziehung durch den Staat. Allgemeine Schulpflicht. Unentgeltlicher Unterricht in allen Bildungsanstalten. Erklärung der Religion zur Privatsache. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert innerhalb der heutigen Gesellschaft: Mögliche Ausdehnung der politischen Rechte und Freiheiten im Sinne der obigen Forderungen. Eine einzige progressive Einkommensteuer für Staat und Gemeinde, anstatt aller bestehenden, insbesondere der das Volk belastenden indirekten Steuern. Unbeschränktes Koalitionsrecht. Einen den Gesellschaftsbedürfnissen entsprechenden Normalarbeitstag. Verbot der Sonntagsarbeit. Verbot der Kinderarbeit und aller die Gesundheit und Sittlichkeit schädigenden Frauenarbeit. Schutzgesetz für Leben und Gesundheit der Arbeiter. Sanitäre Kontrolle der Arbeiterwohnungen. Überwachung der Bergwerke, der Fabrik-, Werkstatt- und Hausarbeit durch von den Arbeitern gewählte Beamte. Ein wirksames Haftpflichtgesetz. Regelung der Gefängnisarbeit. Volle Selbstverwaltung für alle Arbeiter-, Hilfs- und Unterstützungskassen." 1) fin dall'inizio è un programma protestant - tedesco: "Il lavoro è la fonte di ogni diritto e di ogni cultura". Cittadinanza vincolata ad una professione. Perfettamente alienante, come voluto da Hegel (Lineamenti di filosofia del diritto, § 43). Una trappola perfetta in cui se non fai parte dell'ingranaggio come è previsto, non sei nessuno: personalità, non individuo. Così posta, anche "solo" l'umanità è un possesso, non una proprietà.

mercoledì 29 maggio 2019

Dagli appunti...

...all'edizione commentata italiana dei Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica marxiani, pagina 43 righe 5 - 7: "5 - 6: 'nessuna [forma di denaro: moneta metallica, carta moneta, denaro - lavoro...] può superare le contraddizioni inerenti | al rapporto del denaro' (pagina 58, righe 23 - 5 del testo critico tedesco): 'keine aber [...] kann die dem Verhältniß des Geldes inhärenten Widersprüche aufheben,' {commento a questo primo passaggio: "ciò significa che c'è un aspetto della vita, della cronaca e della storia (là dove la dialettica si realizza, diviene materialista) che è adialettico; che in esso appunto muta solo l'apparenza ma interiormente non vi è alcun sviluppo: il rettile non diviene uccello come dialetticamente dovrebbe. Per l'appunto:} 'sondern sie nur in einer oder der | andern Form repräsentiren'." (25 - 6) {Ossia il denaro, rappresentante del valore di scambio, è "la morte in culla" di una interpretazione evolutiva sostanziale della dialettica idealista "riformata" da Hegel - difatti sia Croce che Gentile sentirono la necessità di "riformare quanto già riformato", potremmo dire}.

martedì 28 maggio 2019

Su un paragone poco utile.

Qualcuno disse che James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, ha comparato l’utilità della moneta a quella del linguaggio: la moneta come il linguaggio sarebbe utile in quanto utilizzata da molte persone, quindi quanto maggiore il numero di individui che utilizzano il linguaggio e la moneta, tanto maggiore verrebbe ad essere la loro utilità. Direi che è persino pericoloso, soprattutto per il caso del linguaggio - che è "ovviamente" una traduzione troppo banale dell'inglese "language". Ma, per dire, non sempre in francese langage e langue sono sinonimi -. I punti sono due: a) una sola lingua permetterebbe una comunicazione accettabile fra tutti gli esseri umani ma ridurrebbe la flessibilità del cervello; b) ogni lingua va prima o poi incontro a trasformazioni che minano la solidarietà della lingua ufficiale, ed un'inevitabile crisi dello Stato porta al cedimento dell'organismo della sua lingua ufficiale. Questo già su territori limitati e non necessariamente in conseguenza di una guerra (l'ortografia e la pronuncia del tedesco e del francese, diciamo centocinquanta anni fa ossia a "perimetro costante" più o meno, non erano quelle di oggi). Dunque possiamo dire: 1) che l'utilità di una lingua, e tanto più di una moneta, è temporanea, e ciò è indicato persino da relitti idiomatici: in talune zone d'Italia un certa cifra di denaro è ancora definita "x franc", nonostante il franco francese non circoli più quale moneta di Stato da molto tempo; in paremia e comparabili, nonostante la circolazione ormai pressoché ventennale dell'euro, si dice ancora: "non ho / abbiamo etc. una lira"; 2) che una moneta unica mondiale sarebbe un danno conoscitivo, benché indubbiamente molto inferiore a quello di una lingua unica (comprendere tutti gli altri sul pianeta significherebbe capire gli insulti, chiunque te li rivolga, e questo alimenterebbe i conflitti).

lunedì 27 maggio 2019

"L'unica...

...cosa che riesce a fare è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, sembra". Saggio minimo di elaborazione, pur se non troppo complesso.

sabato 25 maggio 2019

Le parti più...

...interessanti nel simbolo dello Yin e dello Yang sono i due cerchi: quello piccolo nero entro la parte bianca (per l'appunto dei Cerchi, direbbe qualcuno ricordando Dante, Villani e le famiglie a capo delle fazioni guelfe fiorentine) e quello bianco incluso nella parte nera (i Donati, per rimanere all'immagine precedente; benché taluni fremerebbero alla portata antifrastica del nome di famiglia: l'opere "oscure" di tal gesta, se doni, taluni li riterrebbero doni per Fiorenza della distruzione).

Il fatto sembrerebbe...

...che questo secolo, come buona parte del precedente, sia in in realtà iperretorico (neobarocco, provocatoriamente accettando la ancora vulgata definizione dell'aggettivo semplice), e che dietro il continuo rifiuto della retorica nasconda a sé stesso la propria vera natura. D'altronde pare assodato che il secolo precedente a questo sia stato il periodo di più grande successo dei regimi totalitari.

giovedì 23 maggio 2019

Contro Hegel e Gans.

Solo l'uomo libero ha doveri; ma la donna ha doveri, dunque è libera. Se il maschio non si annulla nel matrimonio, ma si sintetizza colla donna e rimane libero, per la donna varrà lo stesso. Se il maschio ha doveri, li avrà anche nel matrimonio, e dunque nei confronti della donna come parte dell'astrazione matrimoniale la quale, oltre a concretizzarsi e nella proprietà e nella generazione, si è precedentemente realizzata nel documento sottoscritto dai coniugi, detto anche "contratto matrimoniale".

mercoledì 22 maggio 2019

Ma...

Ma il progresso marxiano - che è altra cosa sia dal progresso marxista / leninista etc., e da quello owenista - è quel progresso che deve portare all'autosufficienza dell'individuo, alla superfluità della (sovra)struttura sociale come rapporto di dipendenza gerarchica di un individuo da un altro. Mentre ogni tentativo "socialista" fin oggi si è appunto incarnato nell'affogamento dell'individuo entro lo stato. Certe letture di Marx furono confutate da Marx stesso in vita, e l'elideismo vi ha trovato la conferma della sua lettura di Marx. Nei Russica l'autore contesta a Bakunin l'adeguatezza di una "società" a prevalenza agricola rispetto alla rivoluzione socialista, che è esattamente quanto è stato sostenuto tempo fa in un intervento qui. Il fatto è che si confonde il socialismo di Marx con quello dei suoi successori e, confondendo la "dittatura del proletariato" nonché la collettivizzazione dei mezzi di produzione, intermedi in Marx, colla fase finale del socialismo, che è tale in Lenin e persino in Gramsci, si pensa che il fallimento del socialismo partito unico / collettivista etc., sia il fallimento del socialismo marxiano. Si devia per ciò verso un socialismo riformista, riduttore delle sperequazioni, turatiano /owenista, che ovviamente, superato il socialismo finto reale, vorrebbe essere un "obiettivo minimo" - massimalismo e minimalismo -. Ma l'Unione Sovietica e tutto il sistema che le ruotava attorno non aveva affatto raggiunto il punto finale del socialismo marxiano svelandolo per il fallimento che era. Può darsi che il socialismo marxiano sia irraggiungibile: ciò non toglie che sia il socialismo marxista - leninista etc., sia la socialdemocrazia borghese minimalista non siano stati, né siano, l'uno il socialismo "reale", l'altro il socialismo democratico accettabile. Tantomeno uno dei due è il socialismo di Karl Marx.

lunedì 20 maggio 2019

Intanto...

...poniamo in sodo che Marcuse e Galbraith avevano visto giusto; poi traiamo le somme e diciamo che in conclusione il cittadino (ridotto a parte di "pubblico" - parola umiliata - indistinto) ancor oggi è nello stato di produttore - consumatore, e che l'acutezza dei due come degli altri non è servita a mutare il suo stato. Ancor oggi confondendosi la certezza colla stabilità, se si dice che affermare ogni cosa essere incerta, da una certa prospettiva si sta pur formulando una certezza, bisognerà dire che se la certezza dell'incertezza del tutto non è una certezza perché all'interno dell'ordine di idee che esprime una tale proposizione concludere nel modo qui sopra non è ammesso, si dirà che tutto è incerto, però tutto è stabile: come tutta l'acqua che è mossa dalla ruota del mulino mentre la sposta su di un percorso più lungo è e deve rimanere acqua.

Ci sono...

...così tante cose da fare a questo mondo: leggere, scrivere, disegnare, scolpire in vari modi, tessere tappeti od arazzi, comporre musica, dipingere, tornir vasi o pezzi industriali, costruire case, nuotare etc. Può apparire abbastanza incomprensibile il motivo per cui, escluso l'espletamento delle funzioni di base, la maggior parte degli umani si chieda reciprocamente se sta bene, parli di come è stato sorpreso dalla pioggia venti minuti prima e d'altro truciolato simile. S'intende circa le attività inizialmente descritte, che un individuo, da solo o coadiuvato da altri, potrebbe occupare la giornata benissimo ponendole in sequenza armonicamente.

sabato 18 maggio 2019

L'aspetto spesso...

..."forzato" della filosofia della natura hegeliana potrebbe dipendere dal fatto che essa è un ritrovato ed una costruzione di Schelling e della sua "scuola"? O meglio, così si dice, anche se la base di partenza cosciente di Hegel è indubbiamente quella. La dialettica della natura è un tema (incompiuto) engelsiano.

Massimo utile.

Immortalità, eterna giovinezza e primavera, capacità di creazione ex nihilo, trasferimento immediato di luogo in luogo. Qualcuno circa la filosofia hegeliana scrisse definendola antropoteismo; ma non è che lo stato perfetto del capitalismo come sembra possa esser dedotto in specie dalla tensione all'azzeramento di qualsiasi tipo di costo, risulti molto distante da quella che in fondo è solo in quel caso la qualificazione molto sintetica di una dottrina filosofica. Considerate che un'autentica realizzazione di ciò implicherebbe appunto l'esistenza di due soli esseri umani, i quali sarebbero già troppi per la forma pura del desiderio di proprietà.

venerdì 17 maggio 2019

Una volta preso atto...

...che la vita è già una quotidiana pratica di psicologia, antropologia, sociologia ed un altro paio di discipline con esperimenti su cavie umane, tali materie quasi verrebbe da dire che si possono prendere come oggetto di studio solo "per approfondimento".

giovedì 16 maggio 2019

Ora, i "fatti"...

...si esplicano ossia esteriorizzano in sensibili che debbono, per venir definiti tali, essere còlti, percepiti da senzienti, organi di senso; queste impressioni: gustate, odorate, udite e / o viste etc. (sinestesia) devono venir ridotte negli animali superiori ad impulsi elettrici che vengano trasmessi con velocità della luce attraverso i nervi al cerebro il quale rielaborali. Nell'essere umano ciò sospinge svariate reazioni riespressive (esplicare si può dire anche esprimere, pur avendo cura delle sfumature), di cui la più diretta fra tutte è la parola, frutto della complessità nella disposizione degli organi certo, ma cui "basta" finalmente la bocca col fiato; in caso d'arte (tecnica) differente dalla retorica pura, necessitano di penna, strumenti per la lavorazione di tessuti ("diversi fili..."), pennello, legno, vernici, metalli, creta etc. Ciò avviene attraverso una nuova disposizione data dall'individuo che, pur essendo sua parola, onde essere capita abbisogna di farsi lingua cioè sistema di comunicazione variamente interpersonale. Questa è la complessità per cui passa la resa - vedi esteriorizzazione, esplicazione, espressione - di un "fatto", tanto più in forma detta convenzionalmente oggi artistica; questa è la sua "immediatezza".

mercoledì 15 maggio 2019

Questi vostri...

...articoli sulla beatitudine della Ferrante causa anonimato che mantiene quale efficacissimo mezzo promozionale, oltre ad essere falsi (Elena Ferrante è appunto un nome perfettamente credibile ad un registro anagrafico: uno pseudonimo, un faulonimo direte; ma pur sempre un nome) non sono altro se non un pungolo a lei (?) diretto perché esca dal buio, e soprattutto a fine che spartisca il dolore delle interviste e presentazioni nonché di volumi firme cui sono sottoposti tutti gli artisti "normali" (il comune della cosiddetta eccezione), porgendo all'intervistatore specializzato un'altra cavia su cui esercitare il proprio "sadismo della noja", cioè quella sfilza o pallottoliere di domande su titolo, trama, idea - spesso 'filosofica' - che sta dietro l'opera e solita collanina di carabattole ordinate più o meno sempre in una fissa sequenza. "Lei" invece può darsi speri - se non la state già seviziando sotto altro nome, come qualcuno mostrò di ritenere in talune passate occasioni: ed allora il sorriso dell'anima potrebbe essere un suo modo per superiormente consolarsi nel mentre - di sfuggire almeno sotto la falda del nome mentito a tal gioco dove il corpo della pagina, della tavola, del bulino è pretesto per il trastullo con cavi e carrucole durante il quale l'autore è mutato in marionetta, persino dopo che si farà l'inventario della sua vera argenteria. Non volete, insomma, che questi scrittori siano "pen(n)e parlanti"? Ad alcuni neppure riesce di non lasciarsi andare all'esibizionismo. Ed inoltre, qui s'è già scritto: il testo fu letto (ahinoi) in pubblico, recitato senza attori - che gli attori, poi, nel testo sono i personaggi, non l'autore -, con una persona che "interpretava" a voce di volta in volta tutti i ruoli (come Ulisse tra i Feaci, avrebbe detto a lezione e lasciato all'inchiostro esprimere dei suoi scritti l'utinense) per non anni e non secoli, ma per millenni, letteralmente. Il reading? Ma mi faccia il piacere, non lo spacci per nuovo, ché non lo fecero manco per le teste di Eurialo e Niso infilzate sui pila.

martedì 14 maggio 2019

Sì, certo:

ma chi vince alla fine di Watchmen (per cui confronta Giovenale Saturae VI 347 - 48: "quis custodiet ipsos / custodes?")? Ozymandias pare, non Rorschach. Se dunque il Bene cita lodevolmente il Bello, traendo le conseguenze parallele dagli sviluppi di quest'ultimo, si potrebbe dover concludere che perderà.

lunedì 13 maggio 2019

Leggendo Omero...

Se... ...Danao vincitore, è tuo dovere / fare sacre ecatombi agli immortali / apportatori a te della tua gloria, / rendendo grazie in fronte alle rovine / onde ottenere un felice ritorno, / quando tu non lo faccia, che 'l tuo nome / quello si sia di truppa o del Laerziade, colpiratti pur l'ira della dea / come parte che sei fra quegli empi, / ignorando lo sdegno nei commenti / secoli poi vergati con dottrina. Possiamo leggere nella disputa tra Menelao ed Agamennone (Odissea libro III) una riscrittura dello scontro tra Agamennone ed Achille; ma Menelao non è in questo caso Achille, bensì quel che fu allora il fratello. Potrebbe sembrare che il re di Micene abbia appreso la lezione di quell'errore: ma no, è "soltanto" una variante del suo esser pio dell'Aulide, che non gli leva la macchia di allora, eliminata, qual conseguenza della tara di stirpe, da Clitemnestra ed Egisto. Comunque, qui Menelao è l'empio: e viene punito colle sue peregrinazioni, finché non assolverà l'obbligo. Nestore narrante ripara l'errore quasi subito, e giunge "velocemente" a Pilo. Odisseo non viene punito inizialmente perché Odisseo, ma come parte di coloro che non han fatto il necessario: giunge ad Itaca due anni dopo Menelao perché i suoi uomini, i suoi sudditi (ma egli è quasi primus inter pares) han fatto quello che han fatto, il suo prestigio, la sua scaltrezza e la sua Peithò hanno fallito, e prima ancora ed in modo più grave, giacché è stato la mente dell'accecamento di un semidio, Polifemo, aggiungendo empietà alla prima. Potremmo pensare che, trovato un nuovo persecutore per il protagonista, il primo, pur esso giusto, sia naturalmente tornato dalla sua parte, poiché chi è perseguitato ha un protettore, e chi meglio di Atena per Odisseo, a parte il tutelare di suo nonno per ragioni genealogiche, Ermes? Ma Atena...

sabato 11 maggio 2019

E' probabile che...

...in termini generali la libertà di un individuo in una società vada incontro a determinazione in questo modo: i suoi atti non conoscono limiti fintanto che essi non ledono la corporeità e gli attributi che la società riconosce ad un altro singolo. Tali attributi non sono in tutte le società gli stessi, ed in ciascuna società gli individui, anche riuniti in gruppi, lavorano per ampliare le attribuzioni ad essi riconosciute. Ossia, giuridicamente parlando - spinozianamente? - gli attributi sono modalità inseparabili dal soggetto nella particolare società. La morale è proprio, ipoteticamente, in esatto contrario rispetto a quanto ritenevano Labriola (Della libertà morale, 1873, pag. 77) ed altri, educazione: autoeducazione nella misura in cui un individuo adatta il proprio comportamento a quello di un altro cassando alcune azioni poiché quest'ultimo si rifiuta di accettarle e l'agente vuol compiacere il resistente, ottenere la sua approvazione e la sua frequentazione.

Schiller.

"Staat des schonen scheins": Ueber die astetische Erziehung des Menschen, sieben und zwanzigster Brief.

venerdì 10 maggio 2019

Ah,

Georg Wilhelm carissimo: "Ognuno ha il dovere di preoccuparsi della conservazione di sé stesso [...] di procurarsi la possibilità di rendersi utile al prossimo [...] In tal modo, ciò che altri chiamano violenza e ingiustizia, è il compimento del dovere di affermare la propria autonomia rispetto ad altri, e ciò che altri chiamano viltà è il dovere di conservare la vita e di garantirsi la possibilità di essere utili al prossimo"; non è meglio quando il pazzo morto a Torino afferma l'attaccamento alla terra, cioè all'autoconservazione e basta, senza immani foglie d'oro chiamate "possibilità di essere utili agli altri" sotto il cui manto celare (paraetimologia di ipocrita) un istinto di base? Uno strato d'oro che nasconde una cappa di piombo? Sei pure ipocritamente in tema con recentissimi eventi particolari.

giovedì 9 maggio 2019

"Essenzialmente"...

...si tratta di saper distinguere tra ciò che individualmente ti piace essendo importante e ciò che, pur senza piacere alla tua massa corporea separata dalle altre, ha comunque il suo peso: perché si potrebbe dire non esistere qualcosa indubitabilmente senza alcuna importanza.

mercoledì 8 maggio 2019

"Mettere"...

...del tutto "a tacere sé stessi", anche volendo condurre in scritto un giudizio dettagliato di opera altrui, è impossibile: tutta la tua cultura, la tua educazione, la tua vita - o la stessa trinità, che alcuni riterrebbero identità, disposta in ordine inverso - urlerebbe da dentro il proprio feroce dolore per la costrizione, e poi si infiltrerebbe comunque da qualche poro. L'onestà è non farsi sopraffare del tutto dai propri gusti individuali, tentare d'essere consciamente il più oggettivo possibile.

martedì 7 maggio 2019

Ironia tragica...

...nel suo senso iniziale e più drammaticamente pregnante è presentire il dolore futuro, dire persino come sarà, ma essendo le parole del vero che si stava esprimendo inconsapevoli mentre si formano nella gola, salgono, superano i molari e gli altri denti, forzano l'apertura delle labbra e percuotono più o meno violentemente l'aria di fronte ad esse, o l'inchiostro di cui son composte macchia la pagina. La perfezione dell'ironia tragica si trova nell'Edipo re di Sofocle, la miglior tragedia greca secondo Aristotele, che ritiene invece Euripide il miglior tragediografo nel complesso dell'opera.

lunedì 6 maggio 2019

Ma non scrivete stupidaggini.

Per fare un esempio, già Michel Eyquem de Montaigne nel secondo libro degli Essais criticò negativamente certi storici francesi suoi contemporanei per aver volontariamente taciuto circa l'amante detenuta da Francesco I Valois e sul suo peso politico; contemporaneamente perché sosteneva la narrazione fatta dai du Bellay circa le guerre sostenute dallo stesso contro Carlo V fosse niente più che un'arringa contro l'imperatore asburgico. Sostenere che la storia è di per sé una disciplina critica - usando l'aggettivo in modo appena migliore rispetto a certi studenti di scuola superiore che stanno per partecipare ad un concorso nazionale di dialettica riservato - equivale ad affermare aprioristicamente che i testi di storia sul fascismo pubblicati durante il ventennio fascista da storici fascisti fossero oggettivi su risultati e motivi del partito. Tra l'altro, ho corretto lo "scrittore" affermante la storia essere un insegnamento critico: è vero che Cicerone sostiene esser la storia docente di vita; però nel moderno può esser sospettato dietro la parola "insegnamento" proprio il fermo immagine in letterale grisaglia della cattedra e del professore. Ma se voi riducete una disciplina a pretesto esclusivo per l'erogazione di un burocratico stipendio, nel duello dialettico esponete il fianco all'affondo micidiale o quantomeno feritore del "nemico". Trovate appunto argomenti migliori, ed usate meno triangolini esaltanti per spingere la ggente ad acculturarsi frequentando il Salone del libro di Torino (il cui successo comunque valutate dal numero di biglietti staccati e di copie di libri vendute sul posto, di certo non dalla partecipazione alle presentazioni e dalle domande poste dagli astanti durante i dibattiti), oltre che polemiche giuste ma cercate a scopo risonanza contro la presenza dei fascisti nei padiglioni.

E nuovamente...

...ossia ripresa di un tema pregresso. Di fronte ad un altro titolo che procede alla sminuente delimitazione del termine "partigiano" quale 'combattente per la libertà dal giogo nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale', coloro i quali senza alcun dubbio ammirano il nostro Secondo Risorgimento mentre contemporaneamente discendono da uno degli uomini che compì il primo colla presenza sul campo a Vittorio Veneto, devono pur indicare che invero "partigiano" vale prima di tutto 'sostenitore di una parte'. Senza purtroppo la confortante poiché sottintendibile aggiunta: 'giusta'.

sabato 4 maggio 2019

Adversus Hegel.

Cioè un uomo, un vir riconosciuto come tale, non lo è mai in funzione di altro, sistema di pensiero, di convivenza od individuo, in quanto opera consapevolmente prima di tutto per sé, persino durante l'infanzia. E' dunque esattamente il contrario della idea hegeliana che ciascuno sia soltanto Per - altro: ciò si ha unicamente quando l'individuo è impossibilitato a raggiungere il proprio scopo da solo o quando usare gli altri è una via più facile per raggiungerlo. Più la struttura gerarchica di un gruppo umano si fa complessa, più facilita il raggiungimento del fine l'utilizzo di intermediari. Ma intermediario vuol dire sottomissione.

venerdì 3 maggio 2019

Ma davvero...

...per fortuna s'era persa la memoria di Materialismo ed empiriocriticismo? Per quanto l'elideismo non ritenga certo quella di Lenin interpretazione giusta dei pensiero di Marx, benché più vicina alla correttezza della lettura staliniana, certo non gradisce per ciò una censura, se non perfino una damnatio memoriae delle opere di Lenin, addirittura "garbatissimamente" condotta avanti dalla Sinistra Storica, come tutte quelle dei testi "sgraditi" a chiunque. Grazie anche al più o meno accentuato garbo di cui si è fatto uso in operazioni similari, abbiam perso di sicuro l'italico - greco - latino Ennio, di quale però odiernamente "cetera desiderantur" - si ricorda che la principale causa di perdite come quella accennata e moltissime altre è stata la mancanza di materiali scrittorii, da costruzione etc., prima dei complotti -, seppur solo per "ragioni di storica documentazione". Poiché ancora per qualche tempo quel tipo di privazione sarà lontano, non si vede la necessità di rinunciare alle opere di Lenin, che non hanno comunque avuto un peso storico scarso.

"...la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire" .

Come battuto altrove: "Diciamocela (già ne scrissi tempo addietro): se anche ammettiamo che famiglia e fissazione in un luogo siano istinti umani lievemente più complessi che i corrispondenti bestiali, è pur vero che la regolazione giuridica della famiglia e l'impulso alla sedentarizzazione - col pendant della proprietà privata - sono "obblighi" e diritti sovraimposti dal potere per avere il controllo di un gruppo (insieme di gruppi) umano, nonché di un territorio e delle risorse che "contiene". Quanti figli e con chi un umano (non "maschio": chiunque) faccia non è cosa che debba fissare per obbligo uno Stato. Dato che in questo ambito i numeri negativi sono virtualmente impossibili, il limite minimo è 0 (Potenzialmente in una "aritmetica demografica" il limite vero è -1, una volta che l'individuo non riprodotto scompare). Gli sviluppi attuali, come l'etologia, in conclusione, dimostrano, ad esclusione di alcuni casi, che non è la monogamia il modello più diffuso in natura per la riproduzione. Limite più credibile genetico, se vogliamo cercarne necessariamente uno, è l'endogamia, il che pone il problema della mescolanza, ma al contrario rispetto a certe teorie". Detto ciò ecco un ribaltamento possibile: se la famiglia è un'isola che il diritto può solo lambire - espressione in questo caso di pessima retorica per lasciarsi una scappatoia - allora non sta al diritto regolarla poiché si sviluppa da sé; ma la realtà è che c'è una differenza tra la famiglia come "fenomeno" e la famiglia giuridica, la cui definizione è guidata in primo luogo da quanto accennato sopra, e poi nei fatti condizionata ancor oggi dalla tradizione religiosa, fenomeno di riferimento ad una serie di norme di convivenza che, come per ogni diritto scritto od orale, non può che essere arretrato rispetto agli eventi attuali.

giovedì 2 maggio 2019

Inoltre...

...chi ha detto che l'unica "filosofia" definibile come posteriore ad un'altra è quella che ne accoglie i risultati come positivi e li sviluppa per così dire ortodossamente, e non anche quella che le si oppone in modo aperto (ricordate che Fichte pensava di tirare le conclusioni necessarie dal sistema di Kant)? Oltre ai teorici puri restauratori della visione precedente, vi sono anche i ritrovatori di nuovi argomenti o prove a vantaggio della tradizione, i supposti dilucidatori delle oscurità del testo dove esso non è stato sufficientemente esplicito; ma soprattutto, i migliori avversari dell'innovatore sono coloro che assumono coscientemente parte della novità per utilizzarla nella contestazione del tutto come in maggioranza errato, e quale seconda schiera quelli che studiando il testo assimilano incoscientemente taluni elementi del sistema cui si oppongono. Tutti costoro in particolare sono comunque post-.

martedì 30 aprile 2019

Tuttavia...

...e cioè 'sempre, comunque', La guerra di Piero è una canzone contro tutte le guerre, non contro le guerre "ingiuste". Anche perché uno dei principi portanti è che nelle guerre moderne, dopo l'istituzione della leva obbligatoria, la maggior parte dei soldati è sul campo di battaglia perché costretto, e combatte - almeno finché non è temporaneamente certo di essere dalla parte del vincitore, perché allora si lascia in balia di una una delle sezioni della sua anima "non - razionale" - semplicemente per sopravvivere e, sostanzialmente, non si uccide quasi mai l'altro sulla base di un istinto di giustizia. Questo mi ricorda le annotazioni di taluno allo stupore di Michel Eyquem de Montaigne circa l'atteggiamento "meschino" e tutto terreno - ossia meschino perché terreno - di Francesco Guicciardini nei suoi giudizi sugli uomini, dove sembra che non condivida l'idea moderna del Rinascimento secondo cui quell'epoca rimise al centro l'uomo, il che significa pure che dava un valore meno iperuranico e più terreno alla nozione di virtù: ma lui nel Rinascimento viveva dentro. Magari quel tale estrarrà il blocco dagli appunti, nei quali anche avvicinava Guicciardini al suo "nemico" Machiavelli, seppur la virtù machiavelliana è differente da quella di Guicciardini.

Se nello Schopenauer...

..."maggiore", espresso nel Mondo come volontà e rappresentazione, tutto non è che una rappresentazione del soggetto, allora il principio stesso non è che una rappresentazione di quello. Considerate nel discutere però il tema, che andrebbe affrontato in un modo preciso secondo il filosofo stesso, poiché in quell'opera mostra a ripetizione di esigere la lettura della sue opere anteriori come premessa (con ciò affermando una stabilità sistematica dei testi, addirittura un hoc post hoc, che andrebbe minuziosamente verificato nella sua esattezza) necessaria alla comprensione dell'ultima - e per la stampa, fu di fatto così, vivo chi la scrisse -. Il contrario esatto dell'idea hegeliana secondo cui la filosofia non ha tradizione, dato che i rimandi interni al corpus di un autore (come, del resto, quelli esterni) si potrebbero ben chiamare tradizione.

lunedì 29 aprile 2019

Parlato...

..."O.K." è composto da quattro suoni; "bene" sempre da quattro. Qui abbiamo davvero un caso in cui lo scritto, per dir così, inganna: le due lettere scritte condizionano la scelta nel parlato insieme all'anglomania, facendo credere che dire "O.K." sia più veloce che dire "bene", a conferma. La teoria elideista non esclude l'uso delle parole straniere - posto che quando una lingua minoritaria per numero di parlanti in uno stato è comunque ufficiale, per l'elideista non è straniera -, ma preferirebbe assai la limitazione a questi tre casi qui di seguito: a) ovvero il più forte, quando la parola straniera colmi davvero un vuoto terminologico dell'idioma d'arrivo; b) quando davvero sia più breve; c) quando non ci si ricordi (orribile) la parola corrispondente della lingua natia.

"O, nella...

...visione elideista, la differenza integrativa, extraeconomica, che v'è tra i singoli".

sabato 27 aprile 2019

Come per Aristotele...

...il monismo successivo continua a pensare che Senofonte ateniese (perché abbiamo pure Senofonte efesio: Τὰ κατ' Ἄνθειαν καὶ Ἀβροκόμην Ἐφεσιακά) sia filosofo nelle opere "socratiche", ossia nei Memorabili e nell'Apologia, nel Convito; che sia invece tutt'altro nell'Anabasi, nelle Elleniche e nella Ciropedia Caso particolare l'Economico. Lo Stagirita prova molta difficoltà a farsi considerare filosofo nelle opere sugli animali, nei Problemi e persino nella Retorica, per alcuni, mentre è "ovvio" che sia filosofo nella Meta - fisica, nel De anima, nelle due etiche e tutt'al più nelle "opere" logico - dialettiche. Ma forse si tratta di un equivoco, forse Senofonte è filosofo anche quando scrive di cavalleria, di gestione della casa, di pedagogia e di come governare un impero (governando gli uomini), di storia e di una ritirata. L'atteggiamento accennato all'inizio si avvicina a quello di Montaigne quando censura Cicerone per il suo etimologizzare, suddividere, "perdersi" in preamboli descrittivi: quell'atteggiamento col quale il buon guascone opera una sovrapposizione del proprio parere circa il modo in cui si debba scrivere per trattare di filosofia, di quale debba essere l'argomento, a due autori, l'uno di millenovecento, l'altro di duemilaquattrocento anni prima. Perché si tratta di un parere; ma è vero: bisogna essere assertivi. Tuttavia, gli uomini non sono tutti identici neppure oggi per quanto si facciano grandissimi sforzi per ottenere il risultato, e Platone non scrisse con in testa Montaigne od un amministratore d'impresa odierno; così il Cicerone che annoia il francese per provocazione, od il Senofonte che scrive di Agesilao, ritenuto solo un biografo quando non uno smaccato panegirista asservito dai moderni, cui egli non si rivolgeva, potrebbe aver avuto motivo di ritenere, causa visione assai differente del tema, di scrivere filosofia, nonostante le osservazioni del buon Michel sui rilievi mossi all'arpinate da Bruto ed altri: ed i suoi lettori persino. Così i preamboli e le ambientazioni platoniche sono parte probabilmente del suo modo di fare filosofia.

venerdì 26 aprile 2019

Un altro autore...

...che un elideista legge col cartellino appeso al collo dove qualcuno ha deciso di scrivere: "dimenticato". In realtà solo per incidente nello scritto qui commentato si parla (per usare una figura retorica) dell'autore, e piuttosto si accenna in qualche riga alla sua opera "più famosa", cioè meno dimenticata, tanto più in un paese come il nostro dove la mania per le culture letterarie altrui si ferma alla citazione di due titoli. Per fortuna (?) in giro da qualche parte nel mondo ancora v'è taluno che legge - faticosamente per difficoltà d'organizzazione del tempo dovute pure ad un metodo che a volte si presenta anche a lui come allucinante - Melmoth the wanderer su due supporti differenti. E' la teoria elideista che il libro cartaceo e quello elettronico, che l'edizione critica e la prima edizione, che il tascabile ed il volume per gli studiosi non siano (ma anche non sono, data la pratica) alternative tali per cui una escluda l'altra, e che si può leggere un testo francese anche in traduzione schweiz deutsch, mentre si legge "in originale". V'è chi deve ancora finire un intervento su William Goodwin. Se Melmoth dev'essere definito in italiano tramite una parola soltanto e non sintagma, allora vi son persone che propenderebbero per 'errante', 'errabondo', 'nomade': e si sa che i nomadi sono crudeli e distruttori, o così li vedono gli stanziali fin dal tempo del popolo dalla testa nera.

Agli occhi del fondatore...

...dell'elideismo, che, pur essendo al di là del bene e del male politico in quanto ipercritico, è certo più inclinato a sinistra che a destra, non è tanto questione di insultare il fascismo perché "fu una dittatura, e ci trascinò in guerra", od il suo fondatore per lo stesso motivo, poiché è ovvio; ma essenzialmente non si può non ammettere che non seppe commisurare le forze del paese, anche come "integrazione" di quelle dell'alleato, al progetto che aveva. Ed inoltre non si accorse, né probabilmente pensò mai alla possibilità, del fatto che navigava su di un mare di petrolio, già allora accettabilmente forte "arma geopolitica" che avrebbe potuto evitare quella coi fucili facendo guadagnare comunque posizioni al paese. Posto che le armi da fuoco e l'evoluzione tecnologica dei trasporti, nonché la mancanza di materie prime nella Penisola, avevano praticamente reso impossibile per l'Italia poter anche solo sognare l'Impero Romano od un Impero qualunque. L'unità s'era veramente compiuta da 22 - se non 21 - anni nel 1940, e negli anni '80 del XIX secolo erano rimasti perlopiù avanzi poco pregiati nelle terre emerse, per mettere insieme un sistema coloniale che supportasse credibilmente lo sviluppo del paese. Certo, criticare con forza razionale le ricette specie economiche della destra è difficile ad una sinistra owenista, essenzialmente piccolo borghese e "ministeriale", che anche quando si proclamava "comunista" dopo la Seconda Guerra Mondiale ed amministrava quartieri, comuni, province e regioni in abbondanza, non si preoccupò mai di dotare una che una biblioteca fra quelle delle tante istituzioni disponibili della serie dell'edizione critica del testo tedesco delle opere di Marx ed Engels, e di promuoverne lo studio. Sarà perché l'edizione era curata in un paese "inadatto" prima, ed ora perché tanto il marxismo ha fallito e l'interesse storico - critico è ancora assente.

mercoledì 24 aprile 2019

Volete imparare...

..."l'arte del digiuno"? Diventate poveri al punto da dover spendere il meno possibile per mangiare: dimagrirete a chili l'anno fin sotto la soglia del cosiddetto "peso forma".

martedì 23 aprile 2019

Sul rifiuto capitalista dello Stato.

Sostenere che ogni spesa statale (fin quando non si fosse riusciti a creare la società orizzontale a libera associazione degli umani obiettivo di Marx etc.) sia sottrarre agli individui risorse inutilmente significa che bisognerebbe sopprimere anche quelle istituzioni che tutelano il diritto di proprietà del buon borghese proprietario capitalista, e tornare ad esporre il trasferimento dei beni all'arbitrio della forza fisica od armata; ora, chiaramente il buon borghese stesso si opporrà ad un'idea in base alla quale lui perderebbe ripetutamente la sua "legittima proprietà" (e qui aggiungo rispetto ad una pregressa versione: "si noti 'legittima' ") - certi teorici capitalisti sostengono come fatto (od anche Fato) appunto che il capitalista stesso ha un diritto forzoso al profitto su quanto deriva dall'impegno / concentrazione del capitale; ma eliminata ogni tassa, altrettanto accadrebbe alle entrate dello stato che non potrebbe mantenere i tribunali o la polizia in grado di riscuotere forzosamente i crediti del capitalista da un debitore con un fisico più possente di colui che reclama i propri diritti. Se dunque la forza statale (elogiata da Hegel nei Lineamenti, sicché lo Stato è al di sopra dell'individuo) è necessaria alla protezione dei diritti dell'appunto individuo, particolarmente del borghese proprietario, è altresì necessario nutrirla, mantenerla: e ciò si ottiene con qualche forma di tassa, cioè di organizzazione, ordinamento; o di tributo, ossia di riscosso in base alla ripartizione dei paganti e la distribuzione a ciascuna parte di una quota proporzionale del tributo, in moneta od in natura, che si tratti di cittadini o, sostitutivamente, di sottoposti; oppure colla schiavitù.

sabato 20 aprile 2019

Tesi su Feuerbach 6.

"Feuerbach dissolve l'essenza religiosa nell'essenza umana [il che ancora allo stato attuale delle conoscenze, è inevitabile, essendo l'uomo unico animale terrestre in grado di plasmare una religione]. Ma l'essenza umana non è qualcosa di astratto inerente a ciascun individuo [nel discorrere umano stesso tende ad essere l'insieme degli elementi comuni rilevati astrattamente]. E', nella sua realtà la riunione delle sue relazioni sociali". L'individuo umano è definibile tale per la sua stessa insistenza corporea singola nel flusso del Divenire.

venerdì 19 aprile 2019

E tuttavia...

...come dire? Ah sì: "Warhol era un'altra storia" è la tipica frase snob che fra vent'anni potrebbe essere oggetto di riso mentre il posto di Warhol sarebbe stato preso da un altro. Inoltre era la frase che taluni dicevano guardando i lavori di Warhol paragonandolo ad un precedente, nei tempi in cui lavorava e della sua "estetica" si discuteva ferocemente.

giovedì 18 aprile 2019

Libero arbitrio...

...moderne malvagie tecnologie e Prodico di Ceo. Naturalmente si tratta del fatto che ad oggi i "mezzi di distrazione di massa" - primi i videogiochi: e chissà perché l'immagine è presa da un date game, visto che si fanno pessime scelte anche dal vivo - uccidono l'anima dell'uomo impegnandogli il tempo in diversioni che riproducono la binarietà della programmazione elettronica. Una possibile risposta a taluni è sembrata questa: "Almeno secondo certe teorie filosofiche (-teologiche) non bisogna confondere libero arbitrio e libertà. Il libero arbitrio è interiore, e secondo taluni può rimanere non influenzato anche quando l'azione fisica che si esplica all'esterno è impedita (libertà: l'azione non impedita è già, come saprà più d'uno, importante in Aristotele). Bisognerebbe poi tenere conto che le azioni dell'individuo sono ben presto in parte condizionate da educazione ricevuta, convenzioni sociali etc. etc. Mettere in guardia da uno schema fizionale binario inoltre significa appunto aderire all'idea che la scelta umana sia effettivamente poco più di un programma a due scelte, di un circuito aperto o chiuso. L'aneddoto di Ercole al bivio ideato pare da Prodico di Ceo è efficace, e la sofistica andrebbe rivalutata sottraendola al giochino retorico del gruppo di falsi e malvagi; tuttavia, ci sono anche i trivi ed i quadrivi , e dipende anche da quanti bivi ci sono. Nella genealogia, la stessa strada può ricombinare in più modi differenti lo stesso "patri"monio".

mercoledì 17 aprile 2019

E comunque...

...la dottrina marxiana è umanesimo. Quella marxiana patentemente; quella marxista etc., chissà... Questo non vuole affatto dire che la dottrina marxiana fosse il Perfetto sia di fronte agli avversari che ai successori, è ovvio.

martedì 16 aprile 2019

#Senza parola chiave.

Se vi consola dire mentre brucia che comunque è solo una ricostruzione ottocentesca (si sa, "i restauri allora erano pessimi"), fate pure.

lunedì 15 aprile 2019

Ma il "Grande (Anatolia XXV)...

...capo" di Istanbul (giudicando dalla frequenza con cui è presente sullo stretto) voi l'applaudiste quale moderato, ai bei tempi dell'elezione.

sabato 13 aprile 2019

Ancora molti...

...conoscono la fine dei poemi classici: eppure si vendono lo stesso (e sì, gli acquisti per dovere scolastico sono esclusi dal conteggio).

venerdì 12 aprile 2019

E due.

Comunque è divertente che coloro i quali urlano: "Questi miliardari ci affamano", eleggano un miliardario convinti che li farà tornare a mangiare con regolarità.

Quando...

...essere o no, pare, rilevante non è. C'era anche una traduzione al momento in non ricordo che lingua del verso di Shakespeare che citano tutti; e forse per questo è meglio sia finito nell'oblio.

mercoledì 10 aprile 2019

Di parte.

David Ricardo, On the principles... edizione 1821, pagina 206, righe 17 - 8, e commento: "Every new tax becomes | a new charge on production and raises the natural price" {Questo non è il prezzo naturale, è il prezzo che pareggia i costi di produzione almeno: è un prezzo di produzione. D'altronde non può essere un prezzo naturale, poiché la tassa è una istituzione "sociale". Inoltre, tanto più nella teorica capitalistica rappresentata pressoché perfettamente dal buon uomo di Londra, esponente delle acrobazie per ottenere sempre lo stesso ricavo al variare delle quantità vendute e dei prezzi, il prodotto non viene mai venduto a prezzo di costo, se non in periodi di estrema difficoltà, dall'accorto capitalista; e comunque per l'analisi marxiana (che dal lato borghese è ideologicamente errata: quanto all'erroneità tecnica generale, pur considerati taluni difetti...) il capitalista accorto guadagna sulle quantità e la circolazione anche in perdita relativamente al singolo oggetto mercificato. E continuando a 19 - 22:} "A portion of the labour of the country which was | before at the disposal of the contributor of the tax, | is placed at the disposal of the State and cannot therefore be employed productively" {continua l'osservazione precedente: se poi invece il capitalista vuole mantenere ed eventualmente accrescere la percentuale di profitto - ma vedremo qui di seguito riproducendo "artigianalmente" la tabella della pagina 111, anche solo il ricavo -:} "When 180 quarters were produced on the land paying no rent, and its price was 4 l.(ivres) per quarter, it is sold for 720 ₤". "And when 170 quarters were produced on the land paying no rent and the price rose to 4 l.(ivres) 4 s.(hillings) 8 d(enarii - pennies -) is still sold for 720 ₤" ₤. "So 160 quarters at 4 l.(ivres) 10 s(hillings) produce 720" ₤. "And 150 quarters at 4 l.(ivres) 16 s.(hillings) produce the same sum of 720" ₤. {continua la nota: rispetto al costo di produzione su ogni singolo esemplare del prodotto...bisognerebbe modificare le percentuali di valore di scambio, di profitto, assegnate al capitalista ed al dipendente fino al raggiungimento almeno del 50 % ciascuno, riconoscendo la dipendenza reciproca intercorrente tra lavoro e capitale - posto che comunque quest'ultimo, esclusa la produzione spontanea della terra o casi come il furto del miele alle api da parte dell'uomo / proprietario del terreno su cui si trovasse l'alveare come un orso qualunque - non ottiene nulla da solo. Il valore di scambio che si genera infatti ad ogni passaggio di mano del bene mercificato è un valore superiore numericamente al costo di produzione, quindi matematicamente e non solo divisibile in due o più parti il più vicino possibile in termini di consistenza all'uguaglianza}. Altre osservazioni in ulteriori interventi. S'intende sempre il presupposto che un capitale maggiormente distribuito e quindi meno immobilizzato ma più circolante, poiché la maggiore e più veloce e più frequente circolazione di una massa più ampia di denaro è il presupposto di un superiore accrescimento del denaro stesso, è anche di maggior giovamento "economico" generale. Dunque l'esposizione ricardiana vuol vellicare quelli che sa essere i suoi lettori. E' assai più di quanto voglia far credere tendenziosa: in questo senso, di parte.

martedì 9 aprile 2019

Ovviamente...

...non appena "le regole di un genere" artistico vengono fissate, ricominciano le "contaminazioni", le quali però prima non si chiamavano così, perché non esisteva la griglia obbligata - appunto all'incirca - di ciascun genere.

lunedì 8 aprile 2019

Prima di tutto...

...un essere umano si riproduce se vuole; quindi se trova un altro essere umano che voglia farlo con lui. Poste queste due colonne su cui reggere il ragionamento, si può proseguire. Ossia: dal punto di vista meramente naturale sia il maschio che la femmina umana sono nati, direbbe qualcuno, col fine della perpetuazione della specie: è dunque errato sotto un certo profilo dire che il ruolo riproduttivo della donna (termine desemantizzato in italiano, ché altrimenti sarebbe ipocrita, discendendo da DOMINA, ossia "padrona, signora", sicché dovrebbe essere la donna a comandare) è sociale; è sociale - meglio culturale - come direbbe ancora oggi Wilhelm Reich, il matrimonio monogamico indissolubile, quello cui essa sarebbe "costretta", una volta che un maschio qualunque l'avesse "onorata" del suo interesse, a cedere al di lui diritto irrefutabile, posto che altri maschi - principalmente il padre, ma anche il maschio più anziano della famiglia, e talvolta persino i figli - trovino il candidato con una dotazione sufficiente di ricchezze, di sposarla, e rimanere vincolata a lui addirittura oltre la propria capacità riproduttiva ed al di là di quel punto nel tempo nel quale in casa non vi è più alcun figlio da crescere. Il miglior campione di questa assurda conseguenza in base alle premesse, per cui la donna è utile unicamente a riprodursi e tuttavia ha da rimaner serva al focolare dello sposo, è il signor Hegel, allo stato delle letture, il pastore mancato. Non sembra dunque corretto dire che naturalmente la funzione della donna non è la riproduzione; ma che - poste le premesse all'inizio di questo scritto -, se accogliamo una simile proposizione, dobbiamo anche ammettere che a rigore e dall'angolazione naturale, tale funzione esclusiva deve assegnarsi puranco al maschio colle medesime restrizioni che invece l'uomo di Stoccarda assegna alla donna, essendo il matrimonio vita natural durante pura istituzione umana, se non è più corretto dire maschile. Ed inoltre, "legando" la funzione della donna monisticamente alla procreazione ed all'allevamento, sarebbe necessario concludere che, non appena uscito di casa l'ultimo figlio, il matrimonio risulti sciolto, perché evidentemente la funzione riproduttiva in quel contesto risulta terminata per volontà altrui, e quella d'allevamento indicherebbe nel vuoto altrettanto, anche allorché la donna avesse trentasei anni. "In quel contesto" non vuol dire, ovviamente, che debba cercarne un altro per il puro fatto di poter ancora assolvere alla funzione con un "soggetto" differente.

sabato 6 aprile 2019

venerdì 5 aprile 2019

Se noi...

...consideriamo la definizione più diffusamente associata al termine "automazione" e conseguentemente al suo opposto "disautomazione" oggi; quindi leggiamo le citazioni che escono su di un motore di ricerca con la chiave "Benraist", dobbiamo prendere atto che la seconda sta perdendo: continua ad aversi per risultato, in originale ed in traduzione, diecine di volte il passo di El Aleph, opera di Jorge Luis Borges, il che tradisce una iperbolica automazione del citare.

giovedì 4 aprile 2019

"L'occidentale"...

...non vive in un mondo liberal - democratico, bensì liberist - "democratico" (e Proudhon aveva una certa idea di democrazia, per esempio), di crescente laissez - faire crematistico concentrante quale guida della "politica" e di "importazione trasversale" (guerra) di operarii (colla mano o colla mente) a basso costo e muti. Anche se questo non autorizza gli importati a fare i comodi propri là dove approdano scatenando una guerra tra (un numero sempre più alto di) poveri.

mercoledì 3 aprile 2019

Scippo culturale (I)V.

E Balilla fu, prima di un certo ventennio, simbolo di libertà e di opposizione alla violenza tesa ad umiliare l'essere uomo come gli altri, specie in casa propria contro chi la occupa violentemente.

martedì 2 aprile 2019

Ed il titolo...

...originale del romanzo forse più famoso di John Ernest Steinbeck Junior è "Of mice and men": "Di topi e d'uomini". Si noti pure che The Grapes of Wrath si potrebbe tradurre non tanto "Il grappolo della furia"; ma, retoricamente, "il frutto", la "bevanda" o la "còppa". Una citazione / variazione della Bibbia dunque, ovvero Geremia 25, 15: "Take from my hand this cup filled with the wine of my wrath and make all the nations to whom I send you drink it". Vulgata: “Sume calicem vini furoris huius de manu mea et propinabis de illo cunctis gentibus, ad quas ego mittam te".

lunedì 1 aprile 2019

Per definizione...

...nell'esercito tutti sono dei sottoposti: dal soldato semplice al generale di corpo d'armata, che è sottoposto al compito della libertà - esterna certo, ma soprattutto interna - della Patria, dei suoi cittadini.

Difficile...

...non è identico a "sbagliato", sia chiaro. Anche se capisco il meccanismo: e subito dopo lo scaccio dalla mia vista a scudisciate ridendo sardonicamente.

sabato 30 marzo 2019

Forster...

...ha ragione sulla "tirannia politica" - intesa anche in senso weiliano -; tuttavia la tirannide religiosa (necessità di comportamenti determinati, rituali) discende anche alla tirannia politica. Come queste ultime opinioni, i metodi derivanti dagli studi compiuti, le professioni, tendono ad irrigidirsi in religioni ulteriori, il cui procedere canonizzato diviene la soluzione d'ogni problema.

venerdì 29 marzo 2019

L'impresa riformista...

..."riforma" la produzione o come prodotto o come processo per (qui il luddismo aveva ragione, pur se a sinistra altri hanno "costruito" meglio il discorso) sostituire gli operai colle macchine a vantaggio del profitto. Olivetti fu un "caso"...

giovedì 28 marzo 2019

E l'indicazione...

...per cui quanto deciso dagli stati dell'Unione Europea sull'ora legale nel 2021 dovrebbe non danneggiare l'efficienza dello spazio economico, in primo luogo conferma che l'idea guida è ancora quella di un MEC (in realtà, l'idea unica), come sospettato dall'elideismo, e che le dichiarazioni sull'aspirazione ad uno stato unico multiculturale etc. sono solo di facciata; e poi indurrebbero alcuni in tentazione: quella di reintrodurre le dogane, le frontiere e le monete "nazionali", nonché ventisette ore diverse.

mercoledì 27 marzo 2019

Il terrore...

...della morte fa dir cose assai di cui in quel momento specifico si è convinti, e che urgono per la situazione. Vengono fatte stupidaggini col senno di poi anche in altri momenti in cui qualcosa pare irreversibile, pur senza temere la fine della contemplazione dell'apparenza. Urgere: 'serrare dappresso, premere'.

martedì 26 marzo 2019

"Proprietà" umana elideista.

Paradossalmente, se ho diritto mio proprio ad esistere in quanto insisto, ho diritto anche a privarmi, io e soltanto io, della proprietà mia ultima, che è la vita. E' proprio perché posso togliermi quella vita che è composta delle conoscenze ed esperienze che soltanto io ho combinato in quel modo, che nessun altro può togliermela. Anche quelle che sono state scelte dai miei genitori etc. prima che potessi esercitare la mia libertà sono nella loro sistemazione diverse da quelle di tutti gli altri, poiché i soggetti che hanno interagito per comporla sono unici e la composizione della loro interazione lo è altrettanto, come il modo in cui il soggetto ricevente ha ricombinato quanto immesso, esplicitamente o meno. La stessa "imperfezione" umana garantisce la varietà.

lunedì 25 marzo 2019

Fra...

...stabilità e trasformazione. La stabilità è relativa, temporanea. E' un "lentissimo" modificarsi che appare fermo.

"Sa decidere".

Se la decisione è imposizione, bisogna vedere il fine dell'imposizione.

sabato 23 marzo 2019

In verità...

...in verità vi dico: la trama di un romanzo dovrebbe restituire al lettore una visione del mondo. Se davvero (ma proprio, sul serio, dopo un severo, lungo, ed approfondito studio del libro, risalendo per esempio a tutte le fonti ricostruite rintracciabili) il lettore giunge senza speranza alla conclusione che essa non c'è - posto che un mondo ridotto a schegge di specchio conficcate nella carne, da cui si ricavano solo frammenti di immagine irriflessi sul corpo, potrebbe essere proprio la visione di cui si è alla ricerca - allora il problema sarebbe davvero grave. Ma talvolta è il lettore che non trova la sua ordinata visione del mondo nel libro che legge. Montaigne ebbe in orrore il saltellare e svolazzare del Furioso da una vicenda all'altra come un uccelletto di ramo in ramo perché fu convinto fosse il segno di una trama debole. Fu sordo alle spiegazioni di Ariosto stesso, ed evidentemente non conobbe - o fece mostra di non conoscere - l'entrelacement francese di certe chansons de geste e di certi romanzi cicli di romanzi in prosa francesi del XII secolo ed oltre. Di nuovo bisogna anche intendersi su "visione del mondo". Intendete un'immagine coglibile tramite un onnicomprensivo coup d'oeil ed ordinata, una vera "Ansicht" cosmica? Quella potrebbe essere la vostra visione? Intendete qualcosa che vi lascia infine una speranza inoppugnabile? Non è detto che tutti sperino. Cosa intendete col sintagma "visione del mondo"? Insomma, alcuni potrebbero creder vero che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, perché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento.

Le dinamiche...

...della mirabilmente complessa società umana attuale, dissolte in acido acribico, tendono a somigliare a quelle di un branco.

giovedì 21 marzo 2019

Il problema...

...filosofico ha sempre da essere invariabilmente "morale"; e si può immaginare una sua successiva mutazione in "metafisico".

Invero...

...si può affrontare in uno scritto particolare il problema specifico - ma una specie di un genere superiore può essere genere di una serie di specie inferiori - dell'arte proprio al fine di spiegare che essa è soltanto una sovrastruttura (Überbau) della società altrettanto particolare che la esprime. Ossia, Karl Marx non era obbligato a non scrivere di "estetica".

mercoledì 20 marzo 2019

"Bisogna...

...pur vivere". A voler guardare proprio il microdettaglio, no. Solo alle proprie condizioni: è una scelta possibile.

martedì 19 marzo 2019

Finale...

...di qualcosa che verrà poi: "...insomma, il sospetto è che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, giacché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento".

lunedì 18 marzo 2019

Ciò che...

...si desidera è ritenuto di maggior valore rispetto a ciò che è già proprio.

Du contrat social...

CHAPITRE II. Des premieres Sociétés.. [...] "Les enfans, exempts de l’obéïssance qu’ils devoient au pere, le pere exempt des soins qu’il devoit aux enfans, rentrent tous également dans l’indépendance".

sabato 16 marzo 2019

E suvvia...

...non fate finta di non sapere che anche le piante sono esseri viventi: certo, non si lamentano o vi guardano con implorazione, ferocia inerme, disprezzo e / o disapprovazione mentre le tagliate o strappate dalla terra. Aristotelisticamente (non "aristotelicamente") parlando, sono animali, anche se non bestie.

venerdì 15 marzo 2019

"E gli...

...dei furono figli dell'uomo", scrisse piamente Giovan Battista Nicolini nelle sue Lezioni di mitologia ad uso degli artisti, Firenze 1855. Dipende poi come legge il lettore. Piamente poiché l'espressione "figlio dell'uomo" è evangelica (Matth. XI 19, XII 8, XIII 37 e 41, XVI 27, XVII 9 e 21, XVIII 11; Mar. VIII 38, IX 8; Luc. IX 26 e 44, 56 e 58).

giovedì 14 marzo 2019

Per Schopenauer...

...mancanza di memoria è pazzia (Il mondo come volontà e rappresentazione I § 7).

mercoledì 13 marzo 2019

E questo è il problema...

...grave e particolare del lavoro moderno che, per dirla secondo un linguaggio abbastanza accessibile attualmente benché riduttivo: "muta aspetto, ma non cambia sostanza". Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica pag. 911, righe 9 - 13: "sicché di fatto la particolarizzazione del lavoro, la scomposizione sociale di esso [...] dalla parte dell'individuo [ma in realtà degli individui: in particolare "gli altri" rispetto al punto di vista del soggetto] si presenta come se la sua propria particolarità intellettuale e naturale assumesse al tempo stesso la configurazione di una particolarità sociale". E', di nuovo, proprio questo il problema: che successivamente all'assunzione del lavoro l'individuo viene ridotto ad esso, assorbito da esso. Marx ci ha spiegato che nell'epoca preborghese si era già il proprio lavoro alla nascita; ma il meccanismo sociale oggi agisce dopo che si è scelto (relativamente) il lavoro, e trasforma il lavoratore nel lavoro che fa.

James Mill ci dice...

...seguendo Adam Smith, che se due uomini limitassero le proprie operazioni lavorative, uno a raccogliere frutti dagli alberi, l'altro ad intrappolare ed uccidere bestie, ciascuno dei due riuscirebbe ad essere più produttivo in quell'unica operazione che dedicandosi da solo ad entrambe; ma sarebbero reciprocamente dipendenti per una di queste operazioni: il che non accadrebbe compiendo entrambe le operazioni ciascuno da solo.

martedì 12 marzo 2019

Anche un solo (Ma almeno II)...

...senso fornisce una rappresentazione del mondo; e più numerosi sono i sensi disponibili al soggetto, e maggiore è la loro raffinatezza e profondità, migliore la loro coordinazione reciproca, più prossima al cosiddetto ottimo è la rappresentazione che forniscono. Il "problema" pare essere quello per cui ci sarebbe un senso prevalente sugli altri ogni volta, così in ciascuna branca di quadrupedi o bipedi, come in qualsivoglia differente esemplare di una singola specie. Ma ciò non toglie che anche il semplice tatto dispensa, per quanto circonfusa di (relativa) vaghezza, una rappresentazione, o che la fornisca l'ottavo senso congiurato cogli altri eventuali sette di un essere: certo in qualità di "elaborazione (relativamente) centralizzata e ridistribuita". L'idea dunque schopenauriana (ma non soltanto sua) che il mondo cominci alla apertura del primo occhio è sbagliata, se intesa sensu stricto.

Ma almeno...

...inizialmente, per il soggetto la rappresentazione senza eccezione è l'oggetto; anche perché, come dire: la sua posizione è tra il soggetto e l'oggetto, davanti a quest'ultimo (qui può giovare il ritorno alla Scolastica per comprendere, persino nella sua declinazione stilnovistica). La rappresentazione è Vorstellung.

lunedì 11 marzo 2019

"L'accadere...

...del tal evento è piuttosto difficile (+che facile)". Una costruzione della frase con meno sottintesi ed impliciti grammaticali etc.

La "mentalità critica...

...dell'Occidente" circa le questioni sembra spesso: "scegli una 'scuola' con la quale stare per il tema; e se possibile una cui opporti in conseguenza della scelta: anche se, caricandoti il peso dell'esame, ti sei convinto che entrambe sbagliano in qualcosa".

sabato 9 marzo 2019

Il livello...

...della forza fisica in un essere umano sembra variare significativamente secondo la quantità di interesse che lo coinvolge nel realizzare un'azione.

venerdì 8 marzo 2019

Sminuire...

...chi desideravamo (il che vorrebbe "tecnicamente" dire che qualche resto di quel desiderio fa ancora sentire i suoi effetti in un eventualmente imprecisabile anche dal soggetto angolo) o desiderammo ma non ci ricambiò è il trucco della volpe coll'uva e la traccia spuria di una autovalutazione probabilmente eccessiva.

giovedì 7 marzo 2019

Un elenco (in modo pressoché certo parziale)...

...delle discipline che taluni potrebbero considerare necessarie per cominciare ad affrontare una discussione dettagliata del tema: "se l'uomo sia un 'animale politico' " come assiomaticamente posto da Marx contro Rousseau, Defoe, in parte almeno De Brosses e forse Hegel nella misura in cui quest'ultimo considera la proprietà pubblica una rinuncia utile e temporanea al mantenimento della proprietà privata, comunque internamente al soggetto - riflessivamente, idealmente - tenuta per privata, in modo prossimo ad una posizione espressa da Vico nella Scienza Nuova: etologia, geografia generale ed umana, biogeografia, etnologia, antropologia, sociologia, psicologia, storia diritto e filologia.

mercoledì 6 marzo 2019

Idea conservatrice...

...o "reazionaria" di società nella Teoria del potere politico e religioso di De Bonald, pag. V: "L'uomo non esiste che per la società". Hegel identifica la società collo Stato, mentre Marx sembra convinto che sia possibile una società senza Stato.

martedì 5 marzo 2019

Comunque, chiariamo che...

...senza "erudizione", cioè competenze più che minime, sia metodologiche generali, sia linguistiche, paleografiche, storiche etc., non si può fare filologia: dunque ogni filologia, ogni scavo filologico, deve essere sorretto da erudizione; altrimenti non si dovrebbe persino cominciare. E sotto il profilo pratico ogni conoscenza ad un certo punto dei propri studi acquisita non permane a disposizione per l'eternità in un pacifico cassetto, ma bisogna fare ogni sforzo, via esercizio il più possibile costante, per mantenerla. Questo al "mero" scopo di edizione e commento. Per la critica "estetica" sembrerebbe augurabile, addirittura necessaria una certa, financo ampia, apertura mentale, il tentativo di comprendere il sistema di idee dell'autore e vedere poi quanto il risultato termini ad essere "internamente" coerente a quello, piuttosto che con quello del critico moderno, pure se quest'ultimo, quando dovrà infine dare un proprio giudizio "oggettivo", non riuscirà mai ad evitare l'infiltrazione delle proprie idee nel giudizio stesso. A spiegarsi il successo ed il fallimento di un'opera nella sua epoca e nelle successive risulterà più utile studiare i critici passati che hanno affrontato l'opera, il genere o l'arte in generale ricostruendone certo faticosamente le idee - si tratta di pagine a migliaia - per poi confrontare le proprie conclusioni col resto della letteratura secondaria - sempre e soltanto l'opera originale è primaria -. Si tenga conto che, nonostante quanto scritto sopra e nonostante l'impostazione elideistica spinga ad un ampliamento costante di quanto l'individuo conosce, il filologo comunque non è una enciclopedia che, a domanda, restituisce invariabilmente risposta breve e definitiva su di un argomento.

lunedì 4 marzo 2019

Estratto dai (secondi) appunti...

...a Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica, pagina 9, righe 4 - 6: "A prescindere dalla grosso|lana e violenta separazione di produzione e distribuzione, | dal loro rapporto reale". La parentesi graffa racchiude le considerazioni sul testo: {che, come in fondo intuisce e scrive anche Marx, teoricamente certo, ma per una qual parte anche praticamente sono in rapporto circolare; e questa circolarità potrebbe essere con opportuni accorgimenti ulteriormente potenziata, mentre si portasse avanti uno svincolamento della produzione da ciò che non è rigenerabile, più che "rinnovabile" [DELG 664 νέος: 'giovanile (giovane), inatteso, straordinario']. Il processo è parzialmente in corso, ma appunto l'equivoco "sinonimico" per cui 'rinnovabile' sarebbe identico a 'rigenerabile', nonché un'ancóra strisciante idea che la Terra possa superare comunque il potere distruttivo dell'umanità, non lo fa procedere quanto dovrebbe.}

sabato 2 marzo 2019

Ci sono, sembrerebbe...

...due tipi di benessere umano (o forse tre: ma quello egometistico...): 1) il proprio, che come direbbe qualcuno è la soddisfazione sfrenata d'ogni proprio desiderio; 2) il benessere socialmente approvato. Ci sono altrettanto ipoteticamente d'altra parte due tipi di mal - essere (se si esclude il nulla: vedi un romanzo del 1979): a) l'eccesso di qualcosa (troppi dolci alzano la glicemia fino ad originare gravi malattie; dormire pressoché zero non provoca solo danni alla efficienza lavorativa etc.), che è un mal - essere naturale; b) il disapprovato moralmente, ossia "socialmente", cioè un atto che pur deprecato da taluni degli altri esseri umani, non danneggia di necessità l'individuo che lo compie né talvolta in modo evidente un altro, ma turba le consuetudini. Spesso, quando "vogliamo il nostro male" nella definizione di qualcuno, si tratta dell'ultimo tipo; il che indebolisce un poco la tesi secondo cui non operiamo sempre per il nostro bene (quello che riteniamo tale). E difatti se i cirenaici ed Epicuro ponevano come fondamentale il piacere, "Aristotele" faceva di quest'ultimo un fattore comunque di base per lo scopo ultimo dell'uomo, ossia la felicità: egli conchiude per l'eccellenza di un piacere di relazione moralmente greco. Il cosiddetto "Occidente" ha poi pensato variamente, attraverso la "mondializzazione" culturale romano - pagana e successivamente romano - cristiana che ha assorbito il modello,che la morale nobiliare "greca" di Aristotele fosse universale (cosa la quale possiamo dire "vera" per l'orbis romano, con tutta una serie di "piccole" eccezioni), e noi viviamo ancora in tal sogno, benché certuni potrebbero valutare che né questo, né colui che lo sogna, sia particolarmente bello. Inoltre: si può certo star bene raggiungendo piaceri facili da ottenere, o quel che serve onde mantenere il bene ampiamente considerato primo per l'uomo, ossia l'autoconservazione, al minimo. Ma potrebbe esservi chi pensi che in tal guisa non si progredisce, non ci si sviluppa, non se ne esce rafforzati.

venerdì 1 marzo 2019

La resistenza...

...all'uccisione, al saccheggio, all'incendio (di proprietà private o di interesse per un individuo: Rousseau, Du contrat social), è certo individuale o familiare - e dipende a che famiglia ci si riferisce -; la resistenza sociale (ossia che collega fra loro singoli reciprocamente estranei) non si può dare per naturale, checché ne scriva Bastiat nelle Armonie economiche: "se manifesterait de fait, meme en l'absence de tout code". Nel momento in cui Bastiat scrive: " '...les faits qui sont trop pres de nous'. Tel sont les phenomenes sociaux au milieu desquels nous vivons et nous nous mouvons. L'habitude nous a tellement familiarises avec ces phenomenes, que nous n'y faisons plus attention" (pag. 16 edizione 1851), il punto è che questo non farvi più attenzione, ossia questa abitudine - che, come scrisse "Aristotele", si trasforma in una 'seconda natura' -, è appunto pure ciò che ci fa credere che certi comportamenti sociali siano anche individualmente naturali, che "si manifesteranno di fatto, anche in assenza di una legge scritta". Certo accadrà, e pure un numero non indifferente di volte; ma una 'seconda natura' supposta in base ad una alta frequenza di certi eventi, non corrisponde necessariamente alla natura prima, ma a ciò che si ha per istintivo in un contesto sociale - dove "istinto" e "sociale" sono quasi in contraddizione -.

giovedì 28 febbraio 2019

In certo poliziesco...

...almeno un buono alla fine è salvato ed almeno un cattivo punito: che lo si faccia con parole scritte, con immagini disegnate separate da linee sulla pagina, con figure sempre disegnate ma in movimento su uno schermo, con immagini su questo di persone vive che agiscono. Ma il poliziesco sarebbe fiction secondo la posizione maggioritaria per la cosiddetta teoria della stessa; questa si fonda sulla salienza, ossia sul "fatto" che la fiction è un altro mondo: che ogni opera d'arte o che vuole esser tale è finzione, un M1 (2, 3, 4, 5 etc.) il quale si distingue da M0 per l'irriducibile incompletezza del primo. In quel genere di poliziesco vincono consolatoriamente i buoni, e l'attore esce sul palco a fine rappresentazione per appunto annunciare: "Son tutti buoni, i salvati". Neoplatonismo in salsa analitica, e dunque l'arte rimane "terza". "Se [...] fussino tutti buoni", scrisse il Segretario. Per Robortello quella tragedia rischierebbe, causa finale, di sembrar commedia, e dunque Giraldi dovrebbe studiarsi di trovare modo per applicare ad essa la sua teoria del tragico onde salvarla dalla sua (eventuale) "bella colpa". Difatti l'arte può usare il brutto in maniera bella, e descrivere così in qualche modo il misto d'amaro (il più) e di dolce (decisamente il meno, per dirla con Gonzales Correas che imitava e Trissino ed Ariosto, onde far due esempi) ch'è il mondo senza copiarlo totalmente, ed anzi facendo possibile l'impossibile. Raymond Burr secondo un aneddoto spiegò ad una spettatrice di Perry Mason come nel telefilm si vedessero solamente le cause che l'avvocato vinceva.

mercoledì 27 febbraio 2019

L'elideismo...

...del discorso sovra l'importanza del lavoro disprezza l'ipocrisia; ipocrisia, poiché per il 99,96% delle persone che vi dedicano tanta ampiezza, l'unica e sola vera importanza del lavoro è il reddito che ne ricavano; neppure il guadagno, ma il reddito: benché un minimo di margine tra questo accreditato e quanto ne viene successivamente speso...

martedì 26 febbraio 2019

Se dunque...

...solo dopo la Prima Guerra Mondiale l'Europa si avviò verso il totalitarismo, dovremo rivalutare lo zar; ma soprattutto gli Imperi Centrali e la Sublime Porta, il che ci spiega le "buone" ragioni di certo attuale neoottomanesimo, che da questa prospettiva bisognerà considerare visto di buon occhio da certe evolute cancellerie. Taluni avrebbero trovato meglio scrivere: "altri totalitarismi", senza dare certe cose per sottintese.

lunedì 25 febbraio 2019

Se un movi -

mento giunge ad autodefinirsi "controcultura", non assegna per ciò stesso il ruolo di cultura "vera" alla parte opposta rischiando di privarsi da sé stessa della dignità comunitariamente ìnsita nel nome cui è contro-? Meglio "cultura differente"?

La civiltà complessiva umana...

...non è come la vita dell'uomo stesso, poiché la prima può tornare indietro, che l'andamento sia considerato un miglioramento o meno, mentre l'uomo singolo può solo invecchiare e morire.

sabato 23 febbraio 2019

Nella sopravvalutata...

...teoria della finzione, di mondi (cosmi, perciò) a lungo discorresi, e di libri non concreti, quelli dall'opera d'arte composti. Da quest'ultimo punto di vista, non unicamente romanzi (in prosa, dato che ormai non si considerano più quelli in metro) e composizioni versificate includono tutt'altro che l'insieme completo degli elementi del cosiddetto "reale", ma anche ogni rimanente descrizione possibile della - diciamo così - "realtà effettuale". Ciononostante, quel che si rischia d'obliare nell'indicazione di ciascuna opera quale mondo chiuso (che poi non porta ad esortare ad un'analisi che cerchi gli elementi individuanti del risultato, ma quelli unificanti, si potrebbe dire paradossalmente, di questo insieme comunque poroso, soprattutto quando l'atto della "lettura" è la premessa di una nuova forma) è che tutti questi libri, ciascuno di questi mondi è tuttavia parte del mondo plurale in qualità di oggetto attivo e corruttibile - e forse, attivo perché corruttibile -: quest'ultimo aspetto almeno elideisticamente significa che una certa attività residua è esercitata ancor oggi pure dai "libri" (o, come dite voi, mondi) perduti.

venerdì 22 febbraio 2019

Ritenere...

...preconcettualmente che per scrivere un Otello ci si debba basare sull'Othello di Skakespeare è una emerita stupidaggine, tanto più in Italia, dove Giovanbattista Giraldi detto il Cinzio scrisse gli Hecatommithi. Certo che si può usare Shakespeare come base; ma non utilizzarlo non significa che sicuramente si sono sfruttati testi a quello successivi: non è obbligatorio. Studiate, una buona volta.

giovedì 21 febbraio 2019

La, però...

..."buona" curiosità intellettuale per alcuni somiglia ad un'opera "carina": è più o meno un insulto.

mercoledì 20 febbraio 2019

Visto da "fuori"...

...il punto da mettere a tema è proprio quello delle "libertà naturali" (o degli arbitrii, se non si veda la libertà come assoluta), squilibrati tra uomo e donna. In effetti non è del tutto comprensibile razionalmente, se non "sminuendo" la riflessione sulla dignità umana ad un livello di bassissimo fenomenismo, perché l'uomo sarebbe della donna nei rapporti "più libero". E' solo enfatizzando con mala retorica la produzione di latte da parte della seconda, ed invece la mancanza di un corrispondente fenomeno nel donno (dunque non nei figli, che siano futuri liberi o meno) che si conclude erroneamente per la necessità del legame familiare per la donna, ossia che essa debba essere sposata necessariamente con un uomo - alcuni direbbero: "meglio: vir" -, e per tutta la vita. Sul tema della maggior libertà dell'uomo nel matrimonio, e che questo debba essere vita natural durante qui s'è gia scritto criticando negativamente quanto espresso da Georg Wilhelm Friedrich Hegel in Lineamenti di filosofia del diritto. Aggiungi di seguito in spregio che quanto sopra testimonia piuttosto per una necessità del vincolo fondato fisicamente, naturalmente (avverbi "sinonimi") tra madre e figli e - soprattutto - all'inverso. La relazione tra due adulti è naturale ma non necessaria, e ciò da entrambi i lati; ancor meno è necessario per natura il matrimonio, istituzione giuridica; e quand'anche due esseri decidessero di stipulare il contratto, non sono in esso inclusi più doveri per la donna e meno per l'uomo, dato il rapporto totalmente reciproco: s'intende per la sua durata - attenzione - temporanea, fino certo alla possibilità che esso giunga fino al termine della vita di uno dei due.

martedì 19 febbraio 2019

Per più precisione...

...l'uomo singolo è libero, ma non è nato per un suo atto libero (è d'altronde questa, pare, la definizione di libertà), bensì per quello di altri: certo, questo non toglie la sua individualità, che è il fondamento dell'essere libero in quanto Unico distinto dagli altri. Ciò in senso naturale. Peccato che noi viviamo condizionati dal senso sociale - o meglio, organizzativo -, che è esattamente il fatto il quale, pur favorendo la sopravvivenza di ciascuno, lo pone "in catene".

lunedì 18 febbraio 2019

L'entusiasmo di certa...

..."Spagna", ed il biasimo rivolto da taluna parte dell'Italia all'attuale governo, per l'entrata del paese iberico nel "patto di Aquisgrana", città che solo alcuni giorni fa si auspicò qui non venisse usata simbolicamente dai due "paesi - guida" dell'Unione Europea, dato il nesso illiberale - ossia cesarista - della sua storia passata. Ciò che entrambi gli atteggiamenti fanno mostra di non comprendere ma che dovrebbe essere compreso, è che la Spagna in un accordo del genere sarebbe solo "al séguito".

Il futuro...

...maneggiabile in effetto è tale perché non è più futuro, ma presente (certo, nella sua assoluta puntualità vanente in modo immediato).

sabato 16 febbraio 2019

Sulla "esportazione della democrazia"...

...un testo di Sir James Steuart, ossia An inquiry Into the Principles of Political Oeconomy: Being an essay on the science of domestic policy in free nations etc., pag. 10, righe 13 - 6: "Freedom itself, imposed upon a | people groaning under the greatest slavery, will not | make them happy, unless it is made to undergo certain | modification, relative to their established habits". Cui tuttavia una certa misura di modifica bisogna pur che arrivino. Il più grosso rischio è che il liberatore s'installi troppo a lungo nel paese liberato sfruttandone eccessivamente le risorse e reagendo illiberalmente alle istanze di recupero della giurisdizione "usque ad caelum et ad inferos" dello stato "liberato", con tutte le conseguenze, che alcuni potrebbero ritenere legittime (fino ad applicare la sostanza reale del principio di autodeterminazione dei popoli, ossia degli stati?).

venerdì 15 febbraio 2019

Da un testo risorgimentale di metà XIX secolo.

"Imperciocché la prima [questione], quella dei sali, andava congiunta con [meglio sarebbe stato a] quella della strada ferrata tra Genova e Costanza; ed era vitale per l'alto commercio, i produtti del quale scendono per la maggior parte nelle borse dell'aristocrazia. E la seconda, quella dei vini, interessava pure al sommo grado i proprietarj".

giovedì 14 febbraio 2019

D'un dubbio.

Non bisognerà almeno in senso metodologico distinguere tra "desiderio naturale" od istinto e "desiderio sociale", "forma sociale del desiderio naturale"?

mercoledì 13 febbraio 2019

Ipocrisia generalmente inconscia.

In presa diretta: "Tutti abbiamo i nostri difetti: chi più, chi meno". Aggiunta che sarebbe utile a fini esplicativi: "Ma io meno".

martedì 12 febbraio 2019

Ottenere...

...dal proprio paese per le opere compiute un titolo nobiliare è emancipazione, o solo passaggio ad un ceto differente, trapassare - con tutte le risonanze del termine - ad un altro inquadramento, soprattutto nella tarda era volgare?

lunedì 11 febbraio 2019

Una domanda...

...che può sembrare banale: "Dove finiscono i 'piccoli stati' ed iniziano i medi e grandi (e come si trancia il nodo di Gordio che è il limite per il passaggio da quelli "medii" a quelli "grandi"?).

L'indipendenza personale...

...nella società (post-) industriale capitalistica; ossia discussione di Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica, pag. 76, 1 - 6: "L'indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale {Perciò meglio: "l'emancipazione burocratica dell'individuo dai tutori legali per passare alla dipendenza - mediata - materiale dal 'padrone'} è | la seconda grande forma in cui si realizza per la prima volta | un sistema del ricambio sociale generale {mutamento di professione durante la "vita lavorativa" etc.; secondariamente nell'idea capitalistica, "ascensore sociale"} dei rapporti universali, dei bisogni universali {o di una porzione abbastanza ampia di "clientela"; e vedi la relazione dei clientes coi propri patroni a Roma, specie delle liberte; tornando al precedente "ascensore sociale", un modo per riuscire a prenderlo è riuscire a creare un bisogno} e delle capacità universali (capacità in greco "dunamis"; posta in atto origina una "dinastia")}. La libera individualità {Più o meno al modo descritto da Linguet; l'elideista non sa quanto si possa ciò definire "libertà". Dunque libera o piuttosto diversamente vincolata? Prima la nascita ti assegnava la professione; ora il "mercato". Ad oggi, in una teorica flessibilità ed una reale richiesta di specializzazione, ossia di autosegregazione delle capacità ad esercitare "efficientemente" un processo, nella maggioranza dei casi essere ritenuti ormai inadeguati ad una funzione ti priva di una qualsiasi altra possibilità. Stanno tornando rigidità. Il punto è che la "divisione del lavoro" non condiziona soltanto idealmente. La divisione è specializzazione, e se quella "peculiare" di un individuo è ritenuta non più "spendibile", l'individuo stesso è valutato totalmente inutile}.

sabato 9 febbraio 2019

L'ignoto...

...comincia al risveglio, ossia ben prima di quando pensasse un personaggio di romanzo che lo poneva, sotto altro nome, oltre la porta di casa; perché sono numerose al punto da non poter essere forse contate le piccole azioni da svolgere prima di superare la soglia, il cui èsito non è assicurato. Aggiungi quell'altro spazio (-tempo) non percepito coscientemente e detto volgarmente "sonno" (Della Casa Rime LIV, 1 - 4:"O sonno,o de la queta, umida, ombrosa / notte placido figlio; o de' mortali / egri conforto, oblio dolce de' mali / sì gravi ond'è la vita aspra e noiosa"; 'fratello della morte', per cui vedi Iliade XVI, 682: "Ὕπνῳ καὶ Θανάτῳ διδυμάοσιν". Conta che l'ipnosi "tecnica" non è "vero" sonno, quanto privazione della vista e del moto volontario: sonno artificiale, provocato.

venerdì 8 febbraio 2019

"Nel romanzo...

...si viaggia, non si rimane intrappolati nei confini rassicuranti”. Detto di un volume singolo appena impresso: ma poi, a mille chilometri da casa, il lettore incontra “per caso” un proprio compatriota - come l’intende inclusivamente l’elideista; meglio, un concittadino, che è programmaticamente la stessa cosa -, abbenché ribelle. E poi si torna davvero a casa. Un depistaggio, un trucco, dunque; aggravato dal piombare nel conosciuto proprio in tempo per trovarsi nel cuore di un evento simbolo della Storia Patria. A tale coincidenza appositamente turbante si aggiungono quelle fra le età di coppie (dualità base di ordinamento anche attraverso l'opposizione) di personaggi talmente precise da sembrare (?), come scrisse qualcuno tempo fa in un testo non pubblicato, "iperclassicismo", cioè una ricerca sovrabbondante di corrispondenze equilibratrici, magari a distanze esatte, magari con un punto medio (la follia di Orlando all'esatta metà del Furioso può essere considerata un cedimento ariostesco all'iperclassicismo, "salvato" da tutto il resto) a ribadire. Tutto ciò, per la concezione oggi maggioritaria almeno, non è un pregio, bensì un crimine, a meno che non venga svelato come una voluta provocazione, magari facendo formulare la teoria da un personaggio, secondario ma non inserito unicamente allo scopo, in scena.

giovedì 7 febbraio 2019

Il punto è...

...che nella maggior parte dei casi l'idea che le elite hanno di "ricambio" è quella per cui il figlio subentra nel posto che fu del padre. Essais 1595, edizione Gallimard, Biblioteque de la Pleiade, pag. 421 2 - 15 e note. 2 - 6: "Or à considerer cette | simple occasion d'aimer noz enfans, pour les avoir engen|drez, pour laquelle nous les appellons autres nous mesmes, | il semble qu'il y ait bien une autre production venant de | nous, qui ne soit pas de moindre recommendation" {‘Ora, se consideriamo, questo semplice motivo d’amare i nostri figli, per averli generati, ed in base al quale noi li chiamiamo “altri noi stessi”, sembra che ci sia piuttosto un altro impulso proveniente da noi, che non sia di minor forza}; 6 - 9: “Car ce | que nous engendrons par l’ame {Marie Le Jars de Gournay}, les enfantements de nostre | esprit, de nostre courage et suffisance, sont produit par | un plus noble partie que la corporelle, e sont plus nostre” {‘Perché quelli che noi generiamo coll’anima, le gravidanze del nostro spirito, del nostro cuore [“coraggio” è francesismo d’antica tradizione nei volgari italici per ‘cuore’], e della conoscenza, sono formati da una parte più nobile di quella corporea, e sono più nostri’. Discorso di impostazione tipicamente maschile: le donne, che portano l’autentico peso (gravidanza= ‘grave, pesante’} dei figli carnali dagli otto ai nove mesi se tutto si svolge all’incirca regolarmente, e che li partoriscono “con dolore” - Gn. 3,16: “Mulieri quoque dixit: ‘Multiplicabo ærumnas tuas, et conceptus tuos: in dolore paries filios’ ” - sono meno comprensibilmente facili a preporre i figli “spirituali” a quelli. Un “filosofo di provincia” ha scritto che il grado minimo di dolore sarebbe “la digestione”, ma... appunto è più difficile per chi è stata “colpita” più volte nella schiena, nel ventre, nell’inguine, per chi è stata fisicamente affetta [affetto] anche tramite gli ormoni, ed assai più lieve per chi, maschio francese come italico / italiano etc., non ha allattato, per chi non si è privato lungo un tempo superiore ad un anno se non più anni di nutrimento - nonostante il meccanismo delle “voglie” - (cordone ombelicale ed appunto latte), oltre all’eventuale sonno…}; 10 - 2: “Nous sommes pere et mere ensemble en cette generation: | ceux - cy nous coustent bien plus cher et nous apportent | plus d’honneur s’ils ont quelque chose de bon {ma noi “genitori” abbiamo anche meno problemi perché, se non lo facciamo dietro compenso (che risulta sempre in un vincolo), non siamo “obbligati” al successo; da un “ottimo” padre invece molti si aspettano assai più consequenzialmente un figlio almeno discreto: il che è un argomento contro la generazione anche dal lato maschile}; 12 - 5: “Car la valeur | de nos autres enfans, est beaucoup plus leur, que nostre {per quest’ultimo brano e la sua “logica”, al contrario, vedi sopra, ed ecco perché certe madri dicevano e talvolta dicono che dalla eventuale trasandatezza etc. o dalla lode dei figli dipendeva la loro reputazione: perché gli altri si comportano in modo che dal biasimo dei figli, in età di ragione tanto più, cavano una pessima opinione anche di quei genitori che in realtà avessero fatto del proprio meglio per rendere consuetudinariamente accettabile e più la progenie; e le lodi conferite a figli anche di genitori in sé “anonimi” - ma le attese tendono ad adeguarsi ai ceti - possono ridondare almeno in parte positivamente su questi ultimi. Corollario alla parentesi precedente}; la part que nous y avons est bien legere; mais de ceux - cy, toute la beauté, toute la grace et prix est nostre {ancora nel passato, quando l’istruzione non era pubblica, responsabilità dei genitori (nell’opinione almeno, tendenzialmente del genitore, a meno di opportunismi frequenti) era anche eleggere ai figli l’insegnante, il pedagogo giusto, ed accorgersi d’averlo scelto sbagliato in tempo e saperlo sostituire con un altro adatto; pure per tale aspetto la “voce pubblica” quindi tendeva a marchiare d’infamia assai più che odiernamente i genitori naturali per mancanza di giudizio e di polso}. E' un istinto difficile da educare, e dunque una rigidità che blocca il ricambio, camuffandosi ed aiutandosi colle risorse stesse accumulate ad ottenere il proprio scopo, sicché andrebbe ampiamente verificato se i membri delle elite abbiano motivi propri per essere nella (e soprattutto per mantenere la) posizione in cui si trovano. Di certo non si può contare su di una autovalutazione "oggettiva", salvo rari casi eccezionali.