venerdì 18 ottobre 2019

"Ciò che chiamiamo"...

...è infatti sintagma di gravità considerevole in una frase, e che andrebbe utilizzato più spesso nei casi in cui ne emettiamo una.

giovedì 17 ottobre 2019

E' pur sempre...

...nella natura umana sbagliare; tutto sta a vedere: 1) se l'errore è voluto, per quanto sembri un paradosso; 2) se sia al contrario, senza volontà; 3) quanti animali (perciò uomini, bestie, e piante: gli dei sono nelle religioni - quasi - sempre immortali) uccide e quanto l'effetto sia circoscritto spaziotemporalmente, ammettendo l’assunto di chi sostiene il nesso causa - effetto - vedasi per dire, Ad esempio....

martedì 15 ottobre 2019

Nella...

...vita eterna metafisica (dove meta- vale "oltre", cioè senza, e non "con") svanisce la sinolità dell'individuo, che è l'unico nesso di un particolare corpo con quelle caratteristiche di colore, altezza, peso etc. coi "contenuti mentali" e l'organizzazione di essi derivante dall'insieme di esperienze (viste in sequenza e contemporaneamente) di quell'unico singolo in quell'arco temporale ed in quei luoghi precisi con quei momenti, accidenti.

Sarà pur vera...

...la frase di Gandhi: "La propensione dell’uomo a ingannare sé stesso è immensamente superiore alla sua capacità d’ingannare il prossimo"; ma finché pensa al modo di praticare l'inganno sugli altri a proprio vantaggio, riesce a non pensare a quanto inganna sé stesso.

lunedì 14 ottobre 2019

Desiderio medio...

...un qualunque facciale monetario periodicamente in tasca frusciant - tintinnante e, legalmente riconosciuto, un relativamente stabile ma sostituibile umano scaldaletto.

Il problema è che...

...un'idea "relativamente" chiara di quale fosse la distinzione (dovrei rileggermi una sua operona, per dettagliare meglio) fra liber(ali)smo e liberismo ebbe Benedetto Croce; ma prima ed attorno a lui, che dichiarò come il buon filosofo sia necessariamente un pessimo politico (infatti coerentemente fece poco il politico seduto sullo scranno parlamentare, come Giuseppe Verdi od il nizzardo Garibaldi) e viceversa, ruotavano già molti liberisti che si spacciavano per liberali (Einaudi si disse liberale: rimane da vedere se non fosse una cortina fumogena per un effettivo ed esclusivo liberista). La teoria smithiana dell'egoismo, pur un poco temperata, era una teoria realmente dell'egoismo.

sabato 12 ottobre 2019

In "Di antiche tavole e nuove"...

...14, dopo il richiamo ad "omnia munda mundis", anche "per i porci tutto diventa porco" si rifà, caricando i toni, alle parole successive del versetto (Ad Titum 1, 15): "Coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum, sed inquinatae sunt eorum et mens et conscientia"; poiché inquĭno: 'sporco, macchio, contamino', e nella popolare opinione non v'è bestia più sozza del porco.

venerdì 11 ottobre 2019

"Felices...

...los ultimos porque seran primeros"; pero todos para llegar al cumbre se intentan. Dijo el tal que el Evangelio està atado [estrechissimamente] al brazo de la cruz.

mercoledì 9 ottobre 2019

Leggendo certe...

...tassonomie, sorge il dubbio se l'identificazione fra intellettualismo ed idealismo sia poi così legittimo.

martedì 8 ottobre 2019

Saper scegliere...

...persino di tra la putredine (mutante da epoca ad epoca e di persona in persona) la perla, saperla dalla putredine separare alchemisticamente e, forando essa nonché le sue suore di somigliante apparenza, infilare una collana scintillante.

lunedì 7 ottobre 2019

Ad esempio...

...un autore può essere ammesso tra i più importanti di "una" cultura nazionale - col paradosso che il più importante autore della letteratura statunitense e non solo a volte sembra William Shakespeare, che è sì uno scrittore di lingua inglese, ma anche inglese, neppure britannico -. Tuttavia, il paragone colla linguistica impedisce a chi risiede in Elide di vedere una delimitazione - ancora meno una vera circoscrizione -,fra, par exemple, la cultura francese e quella tedesca in ossequio alle rispettive tradizioni. Tornando all'inizio, questo per così dire nuovo autore, comunque inserito con tutte le cautele "igieniche" del caso per consuetudine nella cultura di uno stato, può ritrovarsi (essendo in un certo qual modo pur sempre vivo una volta trapassato) di fronte al rifiuto di quella che è la sua tesi caratteristica. John Stuart Mill ed il nesso causa - effetto nei Principles of political economy: nulla di più nettamente contrario a quanto Hume dava per dimostrato.

"Nostre" Verità e certezze.

Nostre...non siamo una monade chiusa. Nelle "nostre" convinzioni (che dunque dovrebbero imprigionarci) c'è molto delle influenze di coloro che abbiamo incontrato; c'è anche qualcosa di coloro con cui ci siamo scontrati, persino di ciò che coscientemente rifiutiamo etc.; certo è il "passato al crivello", il cartesiano "distinto", ammesso poi che si possa davvero distinguere qualcosa in modo più che netto. Ma una delle cose che gli umani sanno fare meglio è riposarsi su "concetti" semplici fino al punto di essere "definiti" da una sola parola, e metterli tutti in fila dietro lo scudo della Verità. Per ciascuno questa(e) risulta(no) evidente(i), e da ammettersi universalmente; ma, curioso: al confronto cogli incontrovertibili altrui tale evidenza non è così facilmente ammessa, tutt'altro.

sabato 5 ottobre 2019

Principles of political economy...

...pagina 26, righe 22 - 4: "The production of wealth, the extraction of the instru|ments of human subsistence and enjoyment from the mate|rials of the globe is evidently not an arbitrary thing". Se si interpreta "umano" nel senso dell'amato da molti 'universale', e si intende 'gioie' nel senso più vulgato; inoltre se si trae da "non arbitrario" la conclusione che anche il dipendente, in quanto umano, ha diritto a godere piaceri e non soltanto a sussistere, fossimo alla metà dell'Ottocento, la conclusione ultima sul salario forse non piacerebbe a John Stuart Mill.

venerdì 4 ottobre 2019

Naturale...

...è la produttività della terra originale, che difatti in determinate condizioni abbastanza ma non indefinitamente elastiche fruttifica senza essere lavorata; naturale è l'umano istinto di sopravvivenza. La fruttuosità della terra conseguente alla lavorazione umana, non appena questa è condotta da un'organizzazione "sociale", non è naturale, bensì "sociale". Tale secondaria produzione sociale coadiuva indubbiamente e camuffa indubbiamente un istinto naturale, ed è dunque solo successivamente definibile tramite lo stesso aggettivo. Anche la pratica del suicidio è "sociale", ossia conseguenza della socialità.

giovedì 3 ottobre 2019

Taluni definirebbero...

... la vita: "un tappeto mobile, per cui arriverai indubitabilmente alla fine; però lo stesso durante il percorso cozzerai dovunque, ti farai neri bubboni, e certuni scoppieranno".

mercoledì 2 ottobre 2019

Ringraziamo...

...gli abitanti della Pompei romana per la loro maleducazione, ché essa ci ha aiutato a ricostruire meglio la storia di più lingue, insieme al "colpo di fortuna" (sintagma assai probabilmente non condiviso dai morti) per cui il Vesuvio ha eruttato favorendo la conservazione di quelle testimonianze linguistiche. Bene e male: lo stesso fenomeno è visto quale maleducazione ed inciviltà dalla prospettiva del comune abitante di una città, e quale grandissimo bene per esempio da quel medesimo essere umano nella sua veste di storico della lingua.

martedì 1 ottobre 2019

Osservate...

...attentamente, a Di antiche tavole e nuove, 11: "Infatti, vi è bisogno di molti nobili e di molte loro specie, perché esista la nobiltà". La "nobiltà" nietzschiana è, come già indicato in La dottrina..., nobilitazione del singolo, qualsiasi possa essere la sua provenienza geografica o cromatismo; soprattutto, è autonobilitazione, e di sé soltanto, come sforzo individuale senza questioni di "sangue". Od almeno così intende un elideista in particolare.

lunedì 30 settembre 2019

L'osservazione...

...di Arnaldo Momigliano nel volume: Sesto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, pag. 405, è acuta ed effettualmente esatta: "Le reazioni reciproche di religione e politica non possono mai risultare in una identità di religione e politica [...] Persino in Egitto, la terra dove il re è dio, la protesta contro gli abusi di governo non fu mai assolutamente identica alla protesta contro gli dei". Tuttavia, è tendenza delle religioni quella a condizionare il reggimento dello Stato, il tentativo di trasformare il potere dello Stato in un potere dei rappresentanti del dio distinti dal sovrano legittimo. Uno dei motivi può forse essere visto nel fatto che, essendo la religione antica, più fortemente ancora della moderna, una religione cerimoniale, cioè più fortemente vincolata alla correttezza dei riti, dei gesti stessi eseguiti nelle cerimonie pubbliche, patrimonio di conoscenza sacerdotale assai più che di un re - dio che pure alle cerimonie partecipava agendovi in prima persona, esisteva comunque un certo grado di separazione fra l'offesa alla religione e l'offesa al sovrano, seppure in interpretazioni estremamente rigide la differenza avrebbe potuto scomparire: uno sviluppo del genere avrebbe però messo a rischio la posizione stessa dei sacerdoti. A Roma la questione si poneva in modo differente poiché la vera religione di Roma era Roma stessa: la massima carica sacerdotale era una magistratura statale e l'ultima religione era quella dello stato romano, del farlo espandere e sussistere. In un certo qual senso due sviluppi della storia romana hanno quasi contemporaneamente minato la base dell'impero di Roma: da una parte la divinizzazione degli imperatori - per quanto spesso visti come incarnazione dell'Urbe e del suo dominio: la Romània -; dall'altra la separazione fra lo Stato ("Cesare", disse appunto qualcuno, per ribadire quanto in precedenza) e la religione; poiché appunto la religione dello stato romano era l'impero di Roma stessa.

Yo...

...no hago obra, sino unicamente ensayos de un edificio mas grande que al comienzo siempre està.

sabato 28 settembre 2019

Se il tuo occhio...

...cade su una frase in cui si dice che un autore non è per tutti, devi sottintendere che il commentatore aggiunga: "ma per me sì".

venerdì 27 settembre 2019

"Studio...

...rapido" non v'è. Retoricamente, la relazione scritta dello studio reale, potendo essere un breve articolo od un opuscolo - libro di "poche" pagine -, viene definito studio: e può occuparsi con parole delle più varie materie oppure essere un pezzo musicale (etude) o la trascrizione discussa teoricamente di partite a scacchi. Ma l'impegno che sta con acribia a monte di ciascuna di tali impressioni è il vero studio, sia chiaro.

giovedì 26 settembre 2019

Posto poi...

...che taluni non troverebbero proprio confacente alla definizione di atto comunicativo, salutarsi e scambiare due parole, come: "Bella giornata oggi, vero?", derivante dal cosiddetto obbligo sociale di esprimere un concetto qualunque allorché, per puro caso, si incrocia qualcuno per strada.

Nulla è...

..."semplice", soprattutto; se tale ti sembra, è perché non hai frugato sino in fondo ogni pertugio, ogni anfratto, ogni piega.

mercoledì 25 settembre 2019

Salendo...

...i sentieri di montagna, più procediamo, maggiormente siamo immersi nel cielo; tuttavia, persino al di sopra del monte Olimpo su Marte c'è ancora cielo. Salendo in pallone od in aereo, quindi abbandonando la terra, ad oggi il cielo è ancora in alto rispetto a noi. Lasciando il pianeta con un razzo, c'è ancora spazio profondo (altum spatium). Dunque, il vantaggio è quello per cui c'è sempre un avanzamento del limite?

martedì 24 settembre 2019

Lo s - nodo...

...centrale del problema, tirando infine le somme della partita, è: come far aumentare i salari più dei prezzi. La difficoltà che era pòsta dalla scala mobile secondo ricerche condotte nel periodo in cui il meccanismo era utilizzato - ricerche statunitensi, non "comuniste" - era l'aumento dei prezzi causato dal prevedibile accrescimento dei salari, meglio che all'inverso.

lunedì 23 settembre 2019

L'elideismo è...

...una "dottrina" della domanda, provocata dalla più che intricatissima foresta subpolare di risposte la quale essa mira dalla sua valliva depressione dormire sulle spalle fosche di un colle apparenti tra le nebbie indurite come un volto; e pur quella che s'assomiglia ad una soluzione è assai più una rinnovata interpellazione. In ciò esso è molto socratico, come più volte candidamente ammesso; ma non dell'amato socratismo "teologico" ed essenzialmente soteriologico.

sabato 21 settembre 2019

Figura.

"Non è che il tuo velocipedone sorridente, mentre per sghembo s'inerpica sui gradi, non ingombri e non irriti".

venerdì 20 settembre 2019

Mostri.

1) "Monstrum" è il prodigio. 2) In quanto tale, anche il non ordinario. 3) E' divenuto consueto definire perciò "mostro" colui che compie uccisioni di esseri umani in numero particolarmente elevato od in modo _ef_ferato quand'anche i casi siano pochi. Certo ha contribuito a far pensare a qualcosa di non umano il passo virgiliano di Aen. III, 658: "monstrum horrendum, informe, ingens, cui lumen ademptum"; però, al di là dell'idea di qualcuno su Polifemo come oggetto di pietà, una cosa deve venir chiarita: la forma stessa di Polifemo è umanoide. Anzi, è proprio quest'idea della forma esteriore dell'individuo molto simile a quella di un uomo, eppure così "diversa" da quella di un uomo "civile", a fare probabilmente la fortuna della parola: perché il mostro è formalmente un uomo, lo è all'aspetto; ma non corrisponde nel comportamento alla morale più diffusa, quella che prescrive la misura e quindi l'astenersi il più possibile dall'esercizio della violenza, tanto più omicida. La disumanità di Polifemo sta nel violare le leggi umane (e divine) dell'ospitalità uccidendo i propri ospiti, imbandendosi colle loro carni il pasto (Odissea IX), più che nel suo aspetto deforme (Polifemo ha un solo occhio) o nella sua grandezza; sta inoltre: nel fatto che si tratta non di un caso unico, ma facente parte di una serie l'uccisione di Aci, per esempio, e per casi futili (amore, puro sfoggio di forza come esibizione di empietà: Polifemo afferma che i Ciclopi non rispettano le leggi degli dei, ed Ulisse accecandolo intende anche affermare che la legge divina vale). L'identificazione dunque dei dittatori, e maggiormente di quelli che si danno al massacro, col mostro, s'inquadra in questi termini. Omero, tratteggiando Polifemo in assenza, usa la parola ἀνὴρ, che vale 'uomo': dunque il "mostro" non è affatto disumanizzato all'origine; il mostro in realtà è incivile, barbaro (Aristotele nella Etica Nicomachea tratta di popolazioni non greche in cui è pratica divorare i familiari ed altro: originariamente il barbaro è colui che "parla male" la lingua (greca). La deformità potendo essere estesa fino alla perdita dell'aspetto umano, la possibilità è stata in seguito ripetutamente sfruttata: ciò non vuol dire che "mostruosità" e 'non appartenenza al genere umano' siano sinonimi; anzi.

E' pur...

...vero che taluni ritengon sasso ciò che è pane. S'anco fosse pane di segale.

giovedì 19 settembre 2019

Non è atto...

...- o serie d'atti: almeno quattro, in teoria - che devi fare; anci, quelle azioni tu dispieghi ma più specialmente esplichi perché vuoi, ed invero anche l'altra persona dovria accordare il proprio consenso; s'ha un punto in cui emerge dal fondo alla superficie della coscienza il volere. "Idealmente" è là che giunge tra uomo e belva la dilacerazione. A voi scioglier l'enigma: dirò che si potrebbe pensare derivante dal primo Ovidio conservato.

mercoledì 18 settembre 2019

Ogni esistenza...

...è un evento essenziale; altrimenti il mondo non sarebbe com'è, né sarebbe stato come fu, benché non possiamo documentare sin nelle minuzie la cronaca di tutti gli esplicarsi nel mondo influssi d'ogni virus. Purtroppo, anche ogni accadimento che incide nel singolo, il quale certo può tentare di far contrasto a ciò che lo danneggerebbe: ma anche le contromisure di costui ed i loro effetti tessono la trama del mondo (contro il fatalismo, nonostante tutto).

La diseguaglianza...

...non è un fatto sociale, in una "società" democratica; e più cresce, meno è "sociale". E' assai più naturale, intendendo "natura" in senso concreto: i diversi terreni non producono né i medesimi frutti, né le stesse quantità a parità d'estensione degli appezzamenti, per restare molto sul fisiocratico.

martedì 17 settembre 2019

L'inizio...

..."in medias res" è una possibilità narrativa; come quello "ab ovo"; Orazio aveva certo ragione ad affermare che non si può entrare nel dichiarato tema principale di un'opera quando quest'ultima è quasi giunta alla fine; ma... Ma è anche vero che non è obbligatorio fare immediatamente spazio all'azione in senso comune, né all'azione principale, né presentare il protagonista entro la fine della prima pagina. Si tratta di mantenere un equilibrio tra le parti, non di una grandezza "assoluta".

lunedì 16 settembre 2019

Non il bue...

...prova un connaturato gaudio nel tirare l'aratro; dunque che il toro l'abbia, possiamo senza dubbio escludere.

sabato 14 settembre 2019

La storia...

...della cultura ha avuto dei signori (per dirla all'italiana) autodidatti, alcuni migliori di persone dal corso di studi regolari ma affrontato col minimo sforzo, anche quando l'istruzione era più rigorosa di oggi.

Rilevare la necessità...

...del lavoro non significa rilevare la necessità che esso sia "sociale", né che il prodotto debba essere immesso tutto nello scambio. Nello scontro con Wilhelm Weitling avrebbe avuto ragione Machiavelli: "la società dei buoni"; ma nella realtà gli uomini non sono tutti buoni: e Machiavelli in pratica polemizzava con Savonarola, che nelle sue prediche dimostrava più realismo di Weitling.

venerdì 13 settembre 2019

giovedì 12 settembre 2019

Sullo "annegamento"...

...nel proprio (?) cosiddetto lavoro (La morte per acqua?): "Essi sono soldati, filosofi e contadini, però non esseri umani".

mercoledì 11 settembre 2019

Ma che...

...avverrebbe se, in un tempo futuro, la vostra adorazione dovesse crollare? La grande venerazione può non di rado convertirsi in odio grande altrettanto.

martedì 10 settembre 2019

lunedì 9 settembre 2019

sabato 7 settembre 2019

Il razzismo...

..."vero" sostiene una inferiorità connaturata e perciò insuperabile, di un popolo, fino a dare per certa l'impossibilità di qualsiasi progresso culturale di esso. Sostenere dunque che una popolazione mantenuta in un certo stato cultural - produttivo (o, marxianamente, l'opposto) non sia in condizione culturale adatta ad iniziare e condurre a termine una rivoluzione, è razzismo solo se insieme viene affermato che quella classe sia incapace di passare allo stadio successivo, di compiere il passo in avanti verso l'industrializzazione. Marx però nega che si possa progredire passo passo, mutando forma ad un'essenza immutata (Grundisse..., pag. 439, e che sia necessaria una rivoluzione cancellante il modo di produzione gerarchico nel caso da lui analizzato borghese: da tale mutamento infatti nella teoria discenderebbe anche il mutamento della società. Questa convinzione non è soltanto sua, ma si ritrova nel commento di Wakefield al capitolo III del libro I dell'Inquiry di Adam Smith nell'edizione inglese del 1835, che certo alcuni potrebbero leggere come razzista ma il cui intento non sembra quello: "An individual might, with comparatively | little exertion, furnish himself with an abundant | supply of the commodities essential to his subsist|ence; and if has no desire to obtain others, or if | that desire, however strong, could not be gratified, | it would be folly to suppose that he should be labo|rious, inventive, and enterprising"; si chiama "economia dello sforzo", concetto esplicitato in modo ampio da George Kingsley Zipf in Human Behaviour and the Principle of Least-Effort nel 1949, ma come si vede già presente in modo implicito ad autori del XIX secolo almeno; subito dopo nello stesso commento a Smith troviamo scritto che: "The Irish pea|sant, while living among peasant like himself, who | are all engaged in the very same mode of production [...] produces no more than is | required for his own family [...] He goes to London, | finds himself in the midst of a vast market, where | labour, or the produce of labour, may be rea|dily exchanged for a great variety of objects, and || immediately becomes one of the most laborious of | human beings". Cancellato il passaggio della merce sulla base del valore di scambio per "riportarlo" a passaggio in base al valore d'uso, e perciò trascorrendo dalla società verticale del rapporto obbligato entro lo Stato alla società orizzontale senza Stato in cui gli uomini si incontrano e producono volontariamente in gruppo, si avrebbe, se l'interpretazione qui proposta di Marx è giusta, una nuova umanità. Ma la società agricola è patriarcale, dunque gerarchica, sicché per superare la società borghese bisogna prima eliminare i residui dei modi di produzione e dunque delle società precedenti, per poi andare oltre il modo di produzione borghese e la società che ne deriva. Primo: la teoria degli stadi, della necessità di superare una fase per passare alla successiva non è di Marx, bensì di Bruno Hildebrand (in forma "compiuta"), per cui si veda ad esempio Die Nationalökonomie der Gegenwart und Zukunft, pag. 242, rr. 17 - 21. Hildebrand sostiene che sia necessario un progresso culturale per ottenere un progresso economico, mentre Marx ritiene la cultura una sovrastruttura (Überbau) dell'economia, cioè dell'organizzazione produttiva. Sarebbe perciò necessario strappare il contadino al suo modo di produzione antiquato che genera la sua cultura antiquata, affinché comprenda la nuova società e possa partecipare al suo sviluppo. E' difficile dunque sostenere che la dottrina di Marx sia razzista, dato che lo stesso individuo, passato da agricoltore a dipendente industriale, per la teoria muta da reazionario in progressista.

Traduzione...

...di un passo fondativo. Ossia come Marx spiega in breve la natura (ideale) della dialettica hegeliana nella sua visione all'interno della Misere de la philosophie. Leggiamo pagina 103: "Ce qui constitue le mouvement | dialectique, c'est la coexistence de deux cotés contradic|toires, leur lutte et leur fusion en une catégorie nouvelle". Letto in italiano: "Ciò che costituisce il movimento | dialettico, è la coesistenza di due lati contraddittorii, la loro lotta e la loro fusione in una nuova categoria". Descrizione perfetta della forma ideale della dialettica idealistica, o quasi: peccato che né Marx nel suo supposto rovesciamento materialistico della dialettica più compiuta, cioè quella dell'uomo di Stoccarda; né Hegel stesso, ogni volta presentino nelle loro opere una sintesi effettiva dei due lati opposti della tesi e dell'antitesi. Di certo è toccato rilevare talune volte che la sintesi non era altro che una nuova posizione della tesi. Senza contare che entrambi fermano il movimento teoricamente inarrestabile in un sistema perfetto (d'altra parte, diversamente non sarebbe un "sistema"): col che è minata fino al crollo dell'intera sovrastruttura la condizione stessa della nuova dialettica, cioè il vero "ritrovato" di quel pensiero a partire dal primo Fichte come cosiddetto perfezionatore di Kant fino alle propaggini attuali di Pareyson e Carlo Arata (per limitarsi all'Italia).

venerdì 6 settembre 2019

L'inesausta...

...fortuna, nel resiliente idealismo, della luddistica estetica "ristretta", testimonia, assunto come angolo dell'odierno, l'arte per luogo dell'animo piuttosto che dell'anima o della sua parte "superiore" ossia intelligente, la tendenza irrazionalista di una scuola che voleva presentarsi al primo vagito, oltre che essere reputata, come quella che intendeva porre tutti i veri uomini (dunque, essenzialmente, i greci) sulla riva opposta del fiume. Contestare poi La Macchina è colpire per malinteso lo strumento concreto in cambio della categoria più generale che guida la prassi, cioè la crematistica, Primo Mobile ed Uno attuale.

giovedì 5 settembre 2019

Ma, dato che...

...l'analisi è propriamente - o dovrebbe essere, in uno studioso fortissimamente applicato - lo 'scioglimento' dell'opera, entrare fin nelle sue più piccole parti per poi tornare all'intero (questo potrebbe ritenersi uno di quei casi in cui teoricamente sarebbe ammissibile che la sintesi critica dell'opera analizzata sia infine di nuovo la tesi; ma posto che il lavorio sul "testo" dell'opera dovrebbe approdare a mettere in evidenza pure aspetti di essa che o l'autore non ha esposto, che non ha spiegato coscientemente ed esplicitamente; o che non ha còlto: ne deriva che l'opera ricomposta, quand'anche fosse testualmente identica, non lo sarebbe come risultato ermeneutico); e che "critica" è il giudizio nascente dall'analisi: quest'ultima ed il giudizio non possono astenersi dal temporaneamente (per un tempo o meglio periodo anche lungo, data la molteplicità di livelli) separare la forma dal contenuto. Il problema è la riunificazione delle prima coi secondi in conclusione, compatibilmente colle risorse a disposizione.

mercoledì 4 settembre 2019

Si potrebbe sospettare che...

...il paragrafo 168 dei Grundlinien hegeliani sia una riscrittura "filosofica" di Genesi 2, 24: "Quam ob rem relinquet vir patrem suum et matrem et adhaerebit uxori suae".

martedì 3 settembre 2019

Tèssere cumulative:

ovvero come semplificare il furto di dati centralizzandoli (d'altronde, se i dati sono il nuovo capitale che genera la nuova ricchezza, la centralizzazione di essi segue la tendenza moderna alla concentrazione del capitale).

lunedì 2 settembre 2019

Magari II.

Aggiungeremo che la gabbia indicata nel primo intervento viene ad essere posta in luce anche da Levinas, e dunque possiamo segnare una cronologia dell'interpretazione; da ciò, posto che per altri elementi il filosofo francese sviluppa l'idea di una longue durée terrena che chiama erroneamente "eternità", possiamo vedere anche in lui un involontario hegelista. Tale involontarietà di convergenza è data dalla impostazione certo in Levinas come in Hegel tradizionalista (pur se il riferimento di Hegel alla declinazione protestante del "tradere" fa senza dubbio di lui un parvenu), e forse, nonostante il continuamente evocato "universalismo" ebraico (basato anche qui sull'erronea convinzione che Etica e Morale si scrivano colla maiuscola, e che entrambe le parole circoscrivano ossia ingabbino un cattolico, un universale) un certo qual suprematismo di una "non - religione" la quale pare avere un troppo alto numero di elementi tipizzanti una fede, per non essere tale, radicato nel terreno del riemergere di un popolo e della sua cultura ripetuto dalle tempeste della storia (scritto colla minuscola, appunto perché secondo una tesi evidentemente esposta ad uso di un certo uditorio, un popolo preciso sarebbe se non sopra, al di fuori della storia). Nonostante nessuno (a parte "storici" revisionisti) neghi le proporzioni mai viste dell'Olocausto (la terre tapissée de cadavres sans espaces, scrisse qualcuno), rimane che la cultura indiana, almeno nel suo "nucleo" (elideisticamente impuro) induista, può vantare una resistenza temporale perlomeno equivalente, e che quella cinese, pur ripetutamente scossa da guerre intestine ed invasioni esterne, ha resistito (riducendo le dominazioni mongole, per esempio, a poco più di un velo sottile) "in sé" più di 5000 anni.

venerdì 30 agosto 2019

Iris è...

...uno "specchio" dell'essere umano poeticamente visto universaliter. Ottenuta l'immortalità del suo amato, non avendo richiesto (ed ottenuto) per lui l'eterna giovinezza lo prese in orrore e del fallo biasimò sé stessa. Dopo l'amortalità rimarrebbe però dall'uomo sempre agognata l'immortalità; e poi la ricchezza, l'invincibilità, la bellezza, l'interminabile amicizia, l'amore indefettibile, l'ammirazione universale, la conoscenza teorica di qualsiasi disciplina, saper fare ogni cosa senza errore veruno, la resurrezione degli amati... a libito, ad libidinem. Non è già l'uomo divoratore di mondi?

Dell'invasione.

Ci sono vari meccanismi e luoghi e tempi nella cosiddetta società umana in base ai quali "non puoi non coesistere" nello stesso spazio con altri; e non l'altro trascendentale, per quanto la massa circostante a colui che avrebbe bisogno di una distanza, perdendo identificabilità, tenda a spostarsi in quella direzione... Il non luogo di Augé (che, come spiegato personalmente dall'autore, è relativo e non assoluto) può anche essere un sito che il singolo fino a poco prima considerava un luogo, alienato dall'invasione altrui. "Invasione" va appunto inteso in senso relativo, poiché l'impadronimento di un luogo e, ahinoi, di un individuo da parte di un altro è un processo più rapido di quanto si creda, ed una tendenza invero piuttosto naturale.

giovedì 29 agosto 2019

"Invero...

...sarebbe meglio tal formula: 'non tutti coloro che godono di buona capacità in una disciplina aggradiscono insegnarla; non tutti coloro che per le conoscenze di cui dispongono potrebbero insegnare partecipano di una facile comunicativa'; tale correzione in quanto che il competente non è per necessaria conseguenza astretto ad esser maestro, ovverosia a dispensar ad altri quel che sa e quel che opera, né per via di quali instrumenti quel che sa mette in opera".

Il piacere...

...intellettuale può pure prendere forma di sufficienza: bastare da solo escludendo tutti gli altri.

mercoledì 28 agosto 2019

De Roberto. Un uomo sfortunato.

Infatti l'operazione genialmente icastica de I Viceré è stata sopraffatta e sommersa da: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi", con ogni rispetto per Tomasi di Lampedusa.

martedì 27 agosto 2019

Come un...

...vampiro in un film che risale a più di qualche anno fa dice al personaggio che gli sventaglia davanti al naso l'aria con una croce, che l'uso funziona solo se ci si crede; così le stelle corrusche nel notturno cielo ci guidano soltanto se conosciamo le posizioni ed inoltre i punti cardinali che indicano. Altrimenti, ci fanno unicamente compagnia mentre moriamo o di fame, ovvero di sete, freddo e paura. E' la creatura di Mary Wollenstonecraft - Shelley che, "appena nata", sa già a cosa servano i vestiti e riconosce senza istruzione (per istinto, potrebbe dire Montaigne) le frutta edibili. Comunque, in effetti, la resistenza assistita al tempo di Iliade ed Odissea per duemilaottocento anni è solo una eternità relativa che abbisogna di conferme ripetute lungo il tempo, non assoluta. Indubitabilmente v'è differenza fra corrompersi naturale degli oggetti, loro farsi macerie per trascuraggine, e deliberata (generi retorici) di - struzione; ma tutto passa, bambini miei.

lunedì 26 agosto 2019

Il problema...

...del progressismo (definirlo proprio "recente" potrebbe essere ritenuto non precisamente corretto, dato che la tendenza è riemersa da almeno quarant'anni) è sempre quello, più volte ribadito, per cui il modello "sociale" borghese / capitalistico - ma in tale modello società ed economia sono la stessa cosa: in ciò il modello analitico di Marx si avvicina od è identico a quello del suo multiforme avversario - infine risulta ineluttabile e si può solo tentare di renderlo "più umano". Perciò quel particolare individuo fece l'affermazione (non letterale) che il ceto direttivo di un'epoca fornisce il quadro referente di essa; e pure la cornice.

venerdì 23 agosto 2019

Nell'italica...

...umiliazione dei beni culturali in monumenti bar / ristorante, senza soluzione di continuità, è pur tuttavia un bene la divisione almeno ideale dal turismo, benché sia da risolvere come problema vero, fattuale.

Taluni scritti...

...ti pongono la domanda dolentissima, ch'agiti nel silenzio della riflessione: "Ma costui ha letto il testo su cui dà un parere, oppure si è limitato al riassunto di una traduzione d'un manuale fattogli da qualcun altro?" Quattro righe striminzite di concettini allineati, in cui un intero laureto rigoglioso viene falcidiato fino ad isolare nel deserto un ramo secco.

Può capitare...

...di avere la forte impressione, ad un accidentale ascolto, che gli esseri umani emettano serie di suoni per infarcire un tempo altrimenti vuoto in qualche modo, piuttosto che per esprimere un significato.

giovedì 22 agosto 2019

Si può supporre...

...che il periodico macroniano intromettersi nelle questioni di politica interna italiana, sebbene acuito ed irritato da taluni improvvidi comportamenti dalla parte opposta delle Alpi per antonomasia, sia così insistente perché la penisola è dell'Unione Europea dal peso geopolitico in modo tale coincidente collo zero al di là delle parole roboanti, che è probabilmente l'unico in cui Monsieur le President possa essere confidente di hegelianamente realizzare l'idea esposta nel discorso d'insediamento, quello in cui si proponeva di restituire alla Douce il ruolo di guida del cosiddetto continente. Potremmo forse aggiungere il Principato di Monaco, Andorra ed il Belgio. Altrove verrebbe, è ipotizzabile, più o meno con garbo alla porta accompagnato. Carlo VIII, Luigi XII, Francesco I e Napoleone Bonaparte. Brutti segni, se la storia è maestra nella vita, come qualcuno appunto sospettò ascoltando e comprendendo il discorso richiamato sopra quando còlto su una televisione francese.

mercoledì 21 agosto 2019

La prima idea d'attacco...

...è stata: "Imperfetto e...", completato (se si può dire) da: "...tutta la gamma dei tempi storici". Voleva essere la manifestazione di perplessità circa un romanzo che, usando i tempi accennati, si presentasse formalmente come su due piani: quello della vicenda narrata, irrimediabilmente già conclusa quando lo scrittore ne stende la relazione; e quella del narratore / autore (almeno, è tale il caso più frequente), egli sì immerso nello "stesso" tempo di chi legge. Difficilmente il coinvolgimento di quest'ultimo è favorito da una simile pratica. Il presente storico già di suo funziona negli squarci d'utilizzo di taluni generi; ma l'oblio del presente nel romanzo (che sia in prosa od in versi; epistolare o meno - e la lettera inserita? Servirà giustappunto a variare i tempi? -) non aiuta, quando totale, l'energia del racconto, l'efficacia della rappresentazione: il che può andar bene, se tale distanziamento tra lettore e testo è cercato.

martedì 20 agosto 2019

Il problema...

...posto dalle "famiglie" retoriche non è che siano fattivamente retoriche, ma nel loro numero: in genere quando sono tante sono anche troppe. Non che non possano essere più d'una, ma non troppo numerose comunque, pure in senso lato. Tra l'altro, essere universali a distanza è abbastanza facile, forse eccessivamente.

lunedì 19 agosto 2019

Contro Maimonide...

...etc. Il corpo è pur sempre la condizione (rialzo, base, fondamento) grazie cui (=alla quale) l'uomo può pensare. Il fatto si è che l'uomo è un sinolo.

sabato 17 agosto 2019

Se un...

...individuo nasce a Berlino, ma trascorre la maggior parte dei suoi tre primi anni coi genitori della Renania senza frequentare pressoché alcun altro, seppur meno fortemente che in altri casi, la cadenza tenderà ad emergere. Certo questo non toglie che sia tedesco. E' magari meno probabile che assuma parole o forme peculiari della regione parentale. Indizio dell'istinto all'omologazione, uno dei più efficaci stratagemmi difensivi.

Prefazione alla...

...Fenomenologia dello Spirito di Hegel, [11]: "Ebenso ist die verschiedenheit| vielmehr die Grenze der Sache, sie ist da, wo die Sache aufhört, | oder sie ist das was diese nicht ist"; au contraire, absolument au contraire.

venerdì 16 agosto 2019

Se il...

...risparmio è guadagno, come indicato da alcuni, reciprocamente il guadagno potrebbe esser visto come risparmio; ma questo secondo "risparmio" certamente è tale che più quello di taluni singoli cresce, minore risulta la capacità di risparmio (su entrambi i lati) altrui.

Piccola nota...

...testuale virgiliana. Aeneis I, 1: "Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris"; ma anche: I, 119: "Arma virum, tabulaeque et troia gaza per undas", con spostamento dell'enclisi in terza sede. Notare le chiuse di I, 1, 4, 5: ab oris; ob iram; urbem, ove viene mutata la vocale precedente la liquida sonora. Variazioni del cosiddetto "identico", qui neppure segnalate tutte.

mercoledì 14 agosto 2019

"Una società...

...(dal latino societas, derivante dal sostantivo socius cioè "compagno, amico, alleato") è un insieme di individui dotati di diversi livelli di autonomia, relazione ed organizzazione che, variamente aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni". Da definizione latina, risulta che questa è una definizione seriore e di comodo per 'organizzazione gerarchica della produzione e della convivenza'. In una "vera" società i vari membri qualcuno potrebbe sospettare debbano concretamente avere i medesimi diritti; gli alleati hanno un rapporto alla pari. Certo, nel momento in cui consideriamo che, a parte inizialmente la Lega Latina, tutti i socii di Roma furono de facto in posizione inferiore nel confronto coll'alleato, alla definizione occidentale di società può pure romanamente risultare spontaneo considerare un'organizzazione gerarchica "società", anche tenendo conto che la monorematicità della cosiddetta definizione corrisponde al più amato fra princìpi assoluti caratterizzanti l'agire umano, ossia l'economia dello sforzo.

martedì 13 agosto 2019

Ma il...

..."cliché", per traslato dal linguaggio tipografico, è già qualcosa di secondario, la riproduzione di qualcosa di precedente; l'archetipo, escluso invece l'uso specialistico della filologia, è ciò che sta all'inizio, ed il cui unico legame è coi discendenti. E' immobile, si potrebbe dire, e ciò da cui tutto ha preso le mosse. Si potrebbe quindi concludere essere impossibile passare dal cliché all'archetipo, ma solo dall'archetipo al cliché.

lunedì 12 agosto 2019

"Di dio...

...non sappiamo nulla, ma un non sapere [di quella che riteniamo essere la corretta definizione] di Dio". Il socratismo più di successo, quello che al fondo dell'ignoranza trova una sapienza metafisica utile alla religione. Se non sappiamo neppure tutto del fisico, come possiamo sapere qualcosa del metafisico? La frase precedente equivale a quella: "della chimera non sappiamo nulla, ma è un non - sapere della Chimera". Sia dell'uno che dell'altro concetto noi possiamo costruire una definizione incompleta (ogni definizione è incompleta in termini cosiddetti assoluti o generali; ogni con - cetto è incompleto, e completa dunque è la definizione solo in ambito relativo) che può funzionare da designatore rigido certamente per questo mondo, e di cui l’ammissione di non sapere per poi “tentare” comunque una definizione che si manifesta come parziale è la declinazione più scaltra.

sabato 10 agosto 2019

L'insegnamento...

...che è quasi di certo il più forte dell'elideismo - ammesso che quest'ultimo abbia poi la superbia di voler insegnare qualcosa - si può formulare così: "Se ti piace sapére, studia e 'lèggi' per te, non al fine d'insegnare né per trovare un posto nel sistema del mondo (ossia, un modo per farti pagare)".

Costruire...

...un commento agli Essais di Montaigne ragionando per "temi" e non quantomeno per brani, sintagmi o persino "verba singula": un difetto piuttosto considerevole che fa poi liquidare migliaia di migliaia di caratteri scritti susseguentisi in una struttura come un insieme "identico" ad altre migliaia d'insiemi citando dunque solo una intestazione di capitolo; ma ciascuno di quegli "insiemi" sviluppa in concreto a modo suo il "tema", senza considerare che i temi bizantini non ebbero sempre gli stessi limiti anche senza perdite territoriali, indi per cui traslando...Far uso del luogo comune che nelle opere ci sono i loci communes onde facilitarsi troppo la vita.

venerdì 9 agosto 2019

Quando viene...

...composto un "testo", orientamenti taluni dell'elideismo tendono a vedere i singoli ritmi quali elementi varianti di un complesso che sono utilizzati in frequenza differente di ricorsi, dato che in genere un'opera viene eseguita non con un solo "oggetto" di sempre identica sagoma o profilo all'interno di un modello i cui confini sono in qualche misura invariabilmente mutevoli.

giovedì 8 agosto 2019

Pensare,

esprimere vocalmente, oppure estendere in caratteri disposti per righe o colonne scritte il sostantivo "eternità" (conosciuta solo nella sua forma parziale, perciò relativa) e (o) l'aggettivo che gli corrisponde nella sua classe, "eterno", è evidentemente troppo semplice.

martedì 6 agosto 2019

La ricerca...

...serve appunto a correggere tramandati. Errori che non è detto siano volontarie perversioni dei dati a favore di una parte, ché non in tutti i tempi sono accessibili tutte e le medesime fonti documentarie.

D'Hegel e Schelling.

L'espansione dell'Io ad includere ciò che, in quanto esterno, gli si oppone, non è la base dell'idealismo? La famosa e troppo famosa obiezione di Hegel a Schelling circa le vacche nere può forse essere giusta da una parte nel momento in cui l'unicità della sintesi nell'Io hegeliano s'intende includere la differenza; ma è sbagliata nella misura in cui questa differenza è comunque racchiusa in uno pure in Hegel, e dunque almeno una opposizione è del tutto rimossa.

lunedì 5 agosto 2019

Ogni libro...

..."di fantasia" (posto che pure il più realistico libro non scientifico, per così dire, è di fantasia; e si potrebbe recuperare, oltre all'opinione speroniana sulla narrazione storica, anche il "punto" elideista sulla inevitabile incompletezza della documentazione di qualsiasi opera) è basato su "eventi" reali: le tare del proprio autore ed i suoi pregi, la sua sinolità più o meno controllata; altri libri di fantasia (o seri o berchetiani; se si può poi ritenere un libro di finzione "non serio") in primissima fila: tutto sta a vedere come mimetizza per esempio la descrizione della Sala dei Giganti di Giulio Romano sfruttata nel suo "scritto", e con che funzione (potrebbe per esempio essere usata per costruire l'ambiente vero di un "mostro", ed essere strappata dalla sua natura di dipinto parietale), avendo l'accortezza di mutarne alcuni dettagli e magari coll'usare discrete catafore.

sabato 3 agosto 2019

Il tentativo...

...di risparmiare fatica è comprensibile: ma non volerne fare per nulla...s'è modificato "L'elideista vorrebbe...", per esempio, ché l'opera è sempre aperta.

Sarebbe più utile...

...impegnarsi a ricordare i tratti del Balilla storico genovese, che quelli di Masaniello, soprattutto se si è "di sinistra". Decisamente più utile salvare un oppositore all'oppressione straniera dall'essere identificato, più che coi "bimbini" in camicia nera, colla "Opera" che li imburattinava, braccio operativo di una dittatura, od anche solo con un'automobile di regime...

venerdì 2 agosto 2019

Mezzo centimetro...

...di pelle femminea o (a volte) supposta tale a fatica colla coda dell'occhio afferrata scoperta, ed ecco ripetute cascate di saliva maschiotta che, rompendo gli argini delle fauci, colpiscono violentemente il terreno e fragorosamente. Fenomenologia del XXI secolo era cristiana in paesi che si propagandano evoluti. Commettendo errore grave di valutazione, in passato per risolvere il problema si preferì censurare anche le descrizioni di caviglie scoperte, invece che cucire con saldezza labbra.

giovedì 1 agosto 2019

Come la...

...vita di un uomo viene, per pigrizia, riassunta in uno soltanto tra i miliardi di gesti che ha compiuto nella sua vita, così la carriera di un attore viene riassunta, per il comodo di un "coccodrillo" - e ricordate che il detto italiano intende il pianto del rettile come falso - in una scena (più tosto, una sola battuta: descrivere dettagliatamente la scena sarebbe troppo faticoso oggi non solo per chi scrive, ma per il tipo di lettore più frequente) di un'opera interpretata.

mercoledì 31 luglio 2019

Esplodere...

...ed affondare ogni frammento del sé di quel periodo in ciascun personaggio dell'opera cui si sta lavorando - cercando di mantenere una certa coerenza della marionetta durante il periodo lungo (si spera) dell'elaborazione, mentre la si spetra in parte ponendola a rilievo rispetto allo sfondo -: è confortante che qualcuno abbia trovato ed espresso quest'angolo visuale sulla creazione del "testo" a più voci, come un elideista. Già fu esplicitato stupore nei confronti della perplessità da taluni manifestata verso un romanzo in cui il movimento narrativo fosse rappresentato attraverso la visione e spiegazione fornita da più attori. Non è tanto per affermare la dignità di ciascuno d'essi in letteratura nel momento stesso in cui compare in scena, senza essere relegato al ruolo di espediente della favola; o per mettere alla berlina la pigrizia anche del più "armato" lettore: quanto per affermare il diritto dello scrittore a mostrare la capacità "omerica", od ariostana di reggere un grand mecanisme ed uscire dalle sclerotizzazioni dell'opinione comune la quale, per esempio, come opera scritta presuppone un romanzo; poi lo sottintende in prosa; poi lo suppone scritto nella lingua della maggioranza degli abitanti il paese (pensiamo per esempio a Le livre du Chevalier errant, che è solo uno dei casi presentabili di opposizione alla "consequenzialità naturale", quando non ci spingiamo fino alla letteratura in franco - veneto ovvero in esperanto); ed infine con due soli punti di vista: quello dell'unico protagonista (che in realtà è solo il primo agente, colui che più sta in palco), e quello dell'autore, dicente spesso la sua, indicante la morale dell'episodio appena concluso o (più spiazzante per alcuni poco ferrati) che sta per iniziare. In fondo siamo postromantici, e perciò ribelli iconoclasti, dunque ciò dovrebbe piacervi. Ah no, fu già notato come nel postromanticismo odierno la tempesta che spezza gli alberi nel mentre s'avverte il trono e l'impeto abbattente ogni barricata e muraglia, superante ogni più ampia trincera si siano l'una e l'altro spenti: e poi Pavel trovava noioso ogni dialogo "troppo" lungo (Thomas Mann, par exemple), ogni descrizione troppo ampia, anche lui mal interpretando Orazio. comunque polemos, la philia delle cose ed il loro opporsi, non furono inventati dal pur grande Balzac. Si può collegare quanto precede ad "Undici" e "Parli coraggiosamente di sé".

martedì 30 luglio 2019

In verità basta...

...non crederci, e non conferire alcuna importanza alla presenza di un altro umano per il puro sfogo; i più duraturi infatti sono quelli rifiutati.

sabato 27 luglio 2019

Creare...

...sulla pagina verbale (perché la pagina può contenere in certi casi immagini e non voci) un'urbe immaginaria è atto di una semplice disarmante complessità. Certo l'operazione deve essere voluta lungamente e perseguita con pervicace costanza. Si tratta di avere al seguito senza difetto al meno una matita, un temperino ed un blocco degli appunti ogni volta che la Dea Fortuna o la volontà di o verso qualcuno ci mette in viaggio, ed allorché percepiamo sinanco il minimo sasso interessante, darci a descriverlo quanto più diffusamente è nelle nostre possibilità sul momento (casomai, piuttosto esteso) colle parole. E' assai probabilmente sconsigliabile l'uso ossia l'esecuzione, in ordine crescente, di disegni a supporto, come pure dipinti, elio / fotografie e filmati poiché, in ultima analisi, i tratti formeranno parole, dunque sembra ottimale dall'inizio impiegare quelle. L'occhio dovrà fornire quando possibile la propria partecipazione scrutando in maniera attenta e persino con diverse luci l'oggetto al centro dello studio, e con ancora maggiore impegno l'arma per scrivere abbondare in termini nell'intento di rendere l'aspetto: questo ora nel tal abitato, ora nel tal altro. Dopo un numero non basso di tragitti in effetto tali, ossia non da viaggiatore immobile, per quanto gli itinerari all'interno della propria stanza siano già stati dimostrati di non poco stimolo; di seguito a molte visioni di luoghi eventualmente indirette solo a supporto di quelle cavate dall'insediamento corporeo; dopo aver foggiato i testi di raccordo con particolare solerzia verso i punti di affluenza di un brano nell'altro; successivamente all'inserzione dei personaggi umani e bestiali nel paesaggio narrativo colle loro interazioni ed eremitaggi; dopo aver curato un abbozzo adeguatamente vasto di struttura retorica della pagina e di sfruttamento degli ordines verborum differenti, tornato ai dizionari nella propria casa ed ai vocabolari enciclopedici delle varie lingue onde precisare e, quando caso, "spostare" e più di rado estendere i significati: allora lo scrittore potrà dare inizio alla potatura, nella sua vigna, di ciò che gli paia superfluo, e di quanto valuta troppo ravvicinatamente ripetuto. E' quel che si dice arte del togliere, la quale solo a tal punto assume, dopo l'esercizio di quella dell'aggiungere, il suo senso, e così verrà formata la città ideale, composta.

venerdì 26 luglio 2019

Qualcuno direbbe...

...per fare un esempio, che "il rettile, perché ci sia sviluppo concreto, deve necessariamente divenire uccello"; tuttavia pare che il denaro muti aspetto esteriore, rimanendo saldo (βεβαιος) nel suo vincolare crematisticamente lo scambio; e comunque anche l'uccello muore.

Consuetudo.

Enciclopedia Italiana 1931 (integro vol. XI, pgg. 219, 1 - 222, 2): "quando la legge, non più adatta alle circostanze sociali [...] la consuetudine riprende imperio, per lasciare più tardi il posto a una legge meno imperfetta". Notare il punto sulle circostanze sociali, il quale nega la sacertà del diritto (vedi nota in Lineamenti VIII sul valore di "sacro". Non pare aver molto senso, dopo aver inserito le circostanze sociali, scrivere di "legge meno imperfetta", bensì si dovrebbe tracciare: "più adatta alle circostanze sociali". La legge è sempre troppo imperfetta, giacché muta per adeguarsi quanto più riesce Etc. etc. etc.

giovedì 25 luglio 2019

L'elideista vorrebbe...

...far notare a certi professionisti che il teatro per primo, da qualche millennio, ha fuso immagini (la figura sensibile dell'attore sul palco che agisce) e parole; che quasi contemporaneamente al cinema perpetrò positivamente la "stessa" operazione il fumetto moderno; e che il cinema di animazione, dopo la creazione di quello dal vivo facendo evolvere la fotografia, ha superato il presupposto del manchevole "coccodrillo" qui precisato: esteso attraverso l'eliminazione del "realismo" - per paradosso, la pellicola che supporta le immagini del cinema d’animazione è reale, quest’ultimo è reale ossia realtà, insieme ai disegni di cui è composto: è irreale solo rispetto al fatto che il modo di rappresentazione non dava consistenza ad oggetti prima di essere creato - e dell'attore drammatico (cioè che rappresenta, dispiega azioni) in carne ed ossa, corporalmente - Körper tedesco anche 'cadavere' - dalla pellicola stessa. Dunque sotto il profilo di quella fusione citata all'inizio l'eccezionalità assoluta del cinema, se intesa, come da molti amasi fare, in modo "sostanziale", astraendo dagli accidenti, non è scomparsa dopo poco tempo, bensì inesistente. Ma d'altronde non è l'indipendenza da tutto ciò che lo ha preceduto (s'evita l'impiego di "assoluto": sull'abuso della specializzazione di questo sfortunato aggettivo, alcune considerazioni a margine di un libro: vedremo...) a giustificare l'esistenza di un modo o di un singolo.

D’altra parte…

Bisogna tenere ben lontana da sé la lusinga di certi elogi. Levinas, in Il giudaismo e il femminile esalta il ruolo della donna nel testo della Parola, appunto, come correttrice e prevenitrice degli errori dei figli e consolatrice accogliente del marito. Una potenza. Ovviamente conservatrice del focolare domestico, copritrice delle salde membra maschie e lavoratrici del capo di casa etc. etc. etc. Nell’ubbidienza al Padre, al Fratello ed al Marito, ovviamente; talvolta persino al figlio, quando il padre di lui non è più su questa terra. Ed ovviamente altrettanto, muta e dolce (cioè remissiva) nell’ombra. Fosse l’estensore di questo pensiero donna, avrebbe qualche perplessità a vedere in un simile “panegirico” più che veleno coperto di miele.

martedì 23 luglio 2019

Se l'abitante...

...dell'Elide fosse monoteista, sarebbe ortodossamente senza parola su Dio, perché non si definisce l'indefinibile.

lunedì 22 luglio 2019

Si sospetta...

...che sia proprio perché tanti sono gli esseri umani su questo pianeta che un numero non piccolo di essi si sente solo. Poiché chi vorrebbe in taluni momenti star solo trova d'esser costretto ad una vicinanza indesiderata. Il che vuole presumibilmente dire che ciascun umano è solo, in qualche momento della sua vita, sebbene non paia.

sabato 20 luglio 2019

Quando una...

..."fede" muore, i popoli ben possono temporaneamente cader nel disordine; ma, od il perimetro entro cui si trovano i popoli cambia, oppure infine ne trovano un'altra. Posto che i veri popoli sono quelli i cui parte - cipanti hanno diritti.

Essere in...

...relazione con altri per l'uomo male non è; dipendere ora dall'uno ora dall'altro per ciascun bene (servizi compresi) escluso uno, è pessimo. Infatti molti italiani, i quali non vogliono dipendere da alcuno, preferiscono avere casa propria, mezzo di trasporto proprio, attività propria. Il passo successivo sarebbe non avere alcun dipendente.

venerdì 19 luglio 2019

E continuate...

...appositamente a confondere il "socialismo reale", quello che si è con ipocrisia fermato a partire dal 1929 alla proprietà statale dei mezzi di produzione e la formale "dittatura del proletariato" (persino il caratteristico cattocomunismo italico), con il pensiero economico - "sociale" marxiano quando non con Marx stesso. Tuttavia Marx non è mai "assurto" al ruolo di Capo *d'un qualunque* Stato (né avrebbe avuto senso che volesse essere tale), mentre altri sul lato opposto sono stati vivamente alla guida della propria Utopia incidente e disfacente la carne (altrui) con risultati cui la pietà per la debolezza umana è sentimento troppo alto per essere dispensato.

giovedì 18 luglio 2019

Sostenere...

...adunque la "inferiorità naturale" della donna in base a principi unicamente quantitativi persino dopo la sua teorica emancipazione (concreta in termini di legislazione) in Occidente, e comunque richiamandosi erroneamente alla penuria precedente al fenomeno sopra citato significa: non voler appositamente tener conto del fatto che in primo luogo alle donne era - in alcuni luoghi non poco popolati è tuttora - impedito avere una cultura ancor prima di poterne avere una che si occupasse degli stessi argomenti dei maschi. Ciò nonostante tra quelle poche donne sopravvissute come opera alla selezione condotta con certi parametri che non stabilivano, alcune sono state riconosciute all'altezza dei migliori anche nell'antichità, e dunque al di sopra di molti maschi. Secondo: poiché l'emancipazione in Occidente ha quarant'anni, capirà chi voglia bene, data la sua intelligenza, che se qualcuno a caso volesse usare come prova della inesistente inferiorità intellettuale femminile un principio solamente quantitativo, data la differenza cronologica a tutto vantaggio dei maschi per circa cinquemila (leggasi attentamente, e si ripeta: 5000) anni; capirà - per riprendere - appunto luminosamente che ci troviamo di fronte ad un limite non invalicabile col moltiplicarsi della "produttività", ma comunque ad un limite che si potrà superare solo col tempo di qualche ciclo di 365 giorni (366 ogni quattro anni) prima che sia il criterio quantitativo a dimostrare la non vera superiorità intellettuale della donna. Terzo: ancor oggi in Occidente non (non) si può dire che le donne abbiano le stesse opportunità dei maschi (lo preferisco ad "uomini"; e sì: ad davanti ad u-, venendo la preposizione dal corrispondente omografo latino), dato che ancora si possono avere difficoltà ad essere assunte perché si possono partorire figli. Se dunque tutti questi elementi sono contro la "tesi" maschiottista (direi piuttosto ipotesi, e pure poco solida)... Nella mia ignoranza un poco da Diogene (quindi alle volte lievemente brusca, come rimbrottò Montaigne nella Apologie de Raimond Sebond al filosofo) mi sono altrove erroneamente lasciato andare all'espressione "stupidità disarmante": me ne scuso. Con meno durezza avanzerò il dubbio che la tesi di una congenita impossibilità di superare i risultati mascolini sia poco documentata, come sarebbe poco documentata e non stupida una tesi opposta di superiorità della "femmina" (l'uso del termine "donna" da parte di uomini che esprimono una determinata opinione sulle appartenenti all'altro sesso è etimologicamente ipocrita, venendo "donna" da Domina, ossia 'signora'). Determinate ricerche, è vero, scientifiche condotte da "uomini" tempo fa pare ardissero sostenere una intelligenza "media" della donna superiore a quella del cosiddetto uomo, se per intelligenza intendiamo un solo tipo di intelligenza (ancora, certi studi recenti sostengono esista anche una intelligenza "animale", cambiando lievemente parametri: 'animale' è a rigore termine più impreciso di "bestia", "fiera" al fine di definire gli animali non umani); ciò arebbe la sua giustificazione nel fatto che le donne, oltre a dover risolvere quasi tutti i problemi che si parano davanti agli uomini, sarebbero tenute per contingenze a dissolverne anche taluni loro propri. In conclusione, poiché è assai probabile che non ci sia una superiorità "di genere" nel campo dell'intelligenza, parrebbe possiamo dire "poco accorto" sostenere all'inizio di uno scritto destinato al pubblico che la donna sia "naturalmente inferiore". Quando una tale ipotesi venisse più volte ribadita, alla crassa stupidità totalmente illecebre di taluni elideisti essa si presenterebbe, diciamo così, quale scarsissimamente persuasiva, e dunque in nulla convincente.

mercoledì 17 luglio 2019

"La vita...

...di mio padre era brutta ma bella"; però, al di là del guizzo di pessima (nella sostanza di camuffamento della propria vigliaccheria argomentativa, non nel biasimo preconcetto della disciplina) retorica, si è più che ottimamente guardato dal farsene a tutti gli effetti erede.

martedì 16 luglio 2019

L'umile pensiero...

...di un poeta professionale elideista rimarrebbe quello, dopo tanti anni, che se fosse capace di scrivere brani di "non - poesia" la cui qualità fosse comparabile al mezzo di certi pezzi di "teologia in versi" o della trattazione sulla teoria dei terremoti esposta nel Purgatorio canto XXI dal personaggio di Stazio, della propria "non - poesia" egli sarebbe più che soddisfatto, lasciandosi per quanto appena prima molti alle spalle...

lunedì 15 luglio 2019

In un pensiero...

...come quello prevalentemente umano, che ama disciogliere i nodi problematici per opposizioni di preconcetti poli negativo / positivo, per esclusioni e maggioranze binarie, se il "maschio" è fisicamente più forte, il sesso contrapposto e separato deve essere distinto rispetto a quello dall'avere in misura superiore saldo e robusto ciò che è l'altra faccia, ossia le qualità legate al cervello: dunque pertienegli come obbligo possedere, ed anzi aver proprio, il carattere ideale, dell'intelligenza. Non è colpa di colui che espone: trattasi di pena derivante dalla richiesta razionale che defluisce dalla medesimissima "logica" u(o)mana. Per fortuna il metodo di coloro che abitano l'Elide non è afflitto da sempliciottismo, ed erige il pensiero speculando in partenza sulla base di sin[g]oli che si complicano ulteriormente col procedere del tempo.

sabato 13 luglio 2019

Dai "quaderni"...

...(111) 114 e (106) 109 di annotazioni ai Grundisse marxiani, edizione italiana. {pagina 113, 12 - 4: "così come in origine il prodotto trasfor|mato [sottolineatura mia: nota] in valore di scambio, se non viene realmente scambiato, cessa di essere prodotto"}. In senso marxiano. Di certo non in senso etimologico. Si può dire dunque che è sbagliato in un senso. Ma anche in senso più latamente economico, l'oggetto prodotto non cessa di essere tale, poiché disponibile per l'autoconsumo: "regredisce" dunque a valore d'uso; la sua qualità di prodotto è tale non come oggetto di scambio, ma perché: a) sempre oggetto; b) sempre consumabile fino alla distruzione (Hegel). Tale oggetto non si deoggettifica, e non diviene "improdotto", neppure se inizialmente pensato per lo scambio, perché è sempre oggetto, ossia mi giace avanti; allo stesso modo, essendo tratto con un lavoro in una forma, è valore d'uso non - inerte}.

Fare certe...

...cose, svolgere attività "determinate"- pure l'infinito è determinato dal fatto di trovarsi oltre il concluso - senza compenso monetario, è un "operare disinteressato"? Se si definisse "interesse" unicamente quanto genera un "ritorno" (accresciuto) in moneta, cioè limitandosi ad una prospettiva crematistica, allora sì; se invece "avere interesse" in una operazione è fare "ciò che t'interessa, ti piace, ti coinvolge e puranco sommerge" nella focalizzazione, allora un eseguire in sequenza finalizzata - ma il fine può trovarsi in fondo ad una strada tortuosa somigliante ai cambiamenti del percorso di marcia del generale Garibaldi che s'allontana da Roma nel 1849 - alcune procedure può circoscrivere medesimamente un agire "interessato" abbenché non ti riempa il borsello.

venerdì 12 luglio 2019

Vi sono...

...milioni di umani, signori, intimoriti alla sola vista di un altro "simile", per la sua semplice presenza, per il fatto che sia percetto. Ed il timore non è l'ultimo stadio: taluno sarà sinanco impanicato, senza che voi abbiate fatto alcunché.

giovedì 11 luglio 2019

Una...

...mania che l'elideista non sopporta di Nietzsche (se non l'unica, tra le poche) è la tesi: "i grandi hanno rapporti solo coi grandi". E' la tipica tesi di colui che vede soltanto i "grandi" riconosciuti ai suoi - od anche soi - tempi; tra l'altro sicuramente contestandone alcuni, cambiando persino idea lui stesso circa il perimetro col passare del tempo (voir le cas Wagner ad esempio). Peccato che i "grandi" mutino nel tempo (e non farò nuovamente il nome di Ennio). Si tratta perciò della tipica tesi, probabilmente, di chi nonostante tutto ha studiato troppo (poco). Per fortuna il mio animo altero - onde citare una traduzione dell'Odissea - trae sollievo dalla constatazione che Emmanuel Levinas, nonostante la citazione polemica della elisabettiana (Nietzsche) volontà di potenza, comicamente col fratello di quella condivideva tale opinione troppo umana.

mercoledì 10 luglio 2019

Al momento...

...miei cari, la vostra sensazione di dominio della natura eccede l'effettivo; perciò anche potete fuggire: ma se siete andati temporaneamente ad abitare su di una piccola isola ai piedi di un vulcano attivo - praticamente su un vulcano, poiché un vulcano insulare è la parte superiore di un vulcano più alto, quella visibile al di sopra delle acque, si può ben dire - non potete poi pretendere che stia soltanto lì a fare da sfondo sbuffante e cromolitografico alle vostre fotografie, che nella maggior parte dei casi non sono solo piatte per un limite fisico del supporto. Dunque, anche se è comprensibile che voi, da Edith in ferie, siate corrucciati per la violazioni dei vostri sacri diritti vacanzieri, credo non possiate far altro che fuggire, dato che per qualche milione d'anni ancora la natura farà ciò che vuole, probabilmente.

martedì 9 luglio 2019

E così...

...piuttosto che non dare, in mancanza di altro, la dose quotidiana del necessario "pensiero positivo che ci salverà (come, cedendo per una volta all'orrendamente pervasivo paragone calcistico, nelle dichiarazioni stupidamente ossessive rilasciate continuamente dopo un certo mese del 2004: "Questa vittoria della nazionale greca di calcio rilancerà l'ottimismo nel paese e farà crescere l'economia"; come infatti s'è visto confermato dagli anni successivi di sanguinose catastrofi veramente economiche, e non retoriche in senso negativo, perché il risultato di bilanci truccati e "terapie d'urto" non è ricaduto sui milionari greci che, intervistati a Cortina d'Ampezzo sulla situazione risposero: "Perché, c'è la crisi? Non me ne sono accorto." Altro che patria, πατρίς.)", dopo aver scovato le prove che Michelstaedter s'è suicidato perché era pazzo e lo sapeva; ecco che l'uomo franco - nichilista viene rivelato (e non si rivela, come anche Levinas pare amasse formulare circa i suoi dogmi) quale infine ravvedutosi. Come inevitabilmente ravvedutosi. Montaigne notava quel passaggio di Platone nella Apologie secondo cui di fronte ai grandi pericoli gli esseri umani riscoprono (all'indicativo) la potenza divina. Ovviamente a disposizione per salvare proprio loro. Un autentico dio personale. E quale pericolo più terribile dell'inevitabile ultimo grado? Infatti non ha molto senso dire che la parola "speranza" non viene dalla paura della morte, bensì dalla parola biblica ("nobilitata" dall'articolista col giovanneo Logos greco in lettere latine, come le dieci parole della "eterna" lingua latina che in realtà ha solo qualche migliaio di anni, quindi è come l'infinito che può essere il "vero" senza - termine oppure solo quel punto abbastanza distante perché il cervello umano debba sostituire ad un'immagine contornata potenze numeriche ed una linea) poiché la Bibbia è solo uno dei più antichi - e non "il più antico": Wissenschaft des Judentums, ma senza intenti stragisti eventuali - antidoti alla paura della morte creati dall'uomo per l'uomo, crogiuolo sopravvissuto delle esperienze circostanti destinato anch'esso ad estinguersi prima o poi come organismo concreto e "completo". Dunque cos'è questo scritto raschiato dal fondo del nulla dell'essere? La parte ultima di una strategia da lotofagi - episodio brevissimo tra l'altro nell'Odissea che serve a marcare la prima tentazione (la seconda, dopo il banchetto coi beni del sacco, transizione dallo stato di guerrieri che tornano a quello di erranti nel mare) cui Odisseo debbe sottrarre i suoi compagni. La propaganda della narcosi appunto discendente dal "pensa positivo", dato che in questa "visione" la speranza non può non avere la meglio persino sui più pessimisti, colla sua concreta ed effettivamente mondana (si potrebbe dire protestante) irresistibilità. Almeno così si muore di fame di freddo e di sete col sorriso sulle labbra senza disturbare gli eletti con immeritate richieste.

lunedì 8 luglio 2019

E'...

..."poiché posso" - tautologicamente - "posso". Tralasciando la perversione del "tu devi", soprattutto nella "bellissima" forma: "Giacché puoi, devi". Se combattete gli istinti in nome dell'essenza razionale dell'uomo, e li combattete pure avallando gli argomenti che si trovano nel De contemptu mundi; ebbene, poi dovreste elogiare chi liberamente si astiene dal far venire al mondo nel dolore proprio attuale il nato, condannandolo al dolore futuro in mezzo al lerciume ed al sangue; condannandolo ad infliggere anch'egli dolore ai propri obbligatori discendenti, condannando l'intera serie ad essere infine divorata da batteri e da vermi. Tra l'altro sostenendo di difendere la libertà, specie di scelta. Certo, se quello sceglie quanto voi volete scelga. Tutta questa vostra ossessione del Devi altrui mentre puoi scegliere, si potrebbe chiamare ipocrisia, se non fosse che è manifesta, mentre l'attore porta maschera, concreta oppure ideale. Pretendete d'una parte il principio di non contraddizione da chi non è voi; ma dall'altra di poter liberamente autocontraddirvi essendo approvati ed elogiati.

sabato 6 luglio 2019

Più dignitoso...

...morire con una certa velocità facendo quanto vuoi, piuttosto che soltanto neppur molto più lentamente prendendo calci quotidiani per uno stipendio letteralmente "da fame".

Ora, in una...

...interpretazione estremista di una religione, ogni opera celebrativa di un'altra è senza incertezza alcuna nient'altro che purissima idolatria; ma...in un mondo che dice di far perno sulla concorrenza, tu contra - pponi all'idolo un'opera glorificante il tuo dio / i tuoi dei, non di necessità più grande, più ricca e più splendente dell'altra - anzi, a voler guardare...- lasciando l'altra dov'è: poiché il vero dio / i veri dei infallibilissimamente vincerà / vinceranno, illuminati anche nella loro debolezza di uomini i miscredenti da ciò che non può non essere riconosciuto vero. Non v'è dunque bisogno d'altro, e tantomeno di violenza, poiché chi ancora non crede sarà obbligato dalla concordia della propria ragione e del proprio cuore ad abbandonare nella polvere e nelle macerie il falso culto. Addirittura, se devi distruggere l'altro, vuol dire che non credi abbastanza, perché altrimenti sapresti che basta aspettare ciò che solo può accadere; e non credere abbastanza, nell'interpretazione di cui sopra, è semplicemente non credere.

venerdì 5 luglio 2019

La vita...

...attaccata al bordo delle labbra, scrisse una volta, citando a memoria, Michel Eyquem sieur de Montaigne (non Pierre): ecco dunque che l'anima, essendo principio vitale essa, sta in bocca, vagando di qua e di là, di su particolarmente in quanto calda, e di giù, rispetto al corpo: dunque variabilmente, se vogliamo rispondere a talune domande senza giungere fin oltre i confini dell'universo.

giovedì 4 luglio 2019

Riscrittura...

...di Ascanio Grandi, Il Tancredi I 21, 7 - 22, 1: "Poi disse: 'Per le colpe de' fedeli / così già stabilisce il Re de' cieli. // Per le lor colpe appressa egli tal pene' ".

mercoledì 3 luglio 2019

Una convenzione...

..."generale", seguendo il sempre amato da molti pensiero essenzialista, non muterebbe la propria natura solo in quanto non è particolare; varierebbe soltanto la sua estensione, l'ampiezza del gruppo che l'accetta, rimanendo essenzialmente una convenzione tra uomini, senza divenire una Verità astratta.

martedì 2 luglio 2019

Però "in breve"...

...la domanda "qual'è la caratteristica che nell'ottica universalista del cosiddetto Occidente moderno rende necessario ad una persona avere la cittadinanza di uno stato?" si pone. Per avere una casa? No, perché se hai un conto bancario sufficiente, puoi averla anche da cittadino straniero. Per circolare con un mezzo privato o pubblico (cioè del popolo; e quale sia il senso etimologico di "popolo" qui è già stato accennato)? Nemmeno: paghi per ottenere la patente frequentando dei corsi appositi, e puoi circolare senza problemi; paghi il biglietto - in certi paesi, piuttosto "teoricamente" - e li usi quanto vuoi. Per poter studiare fino al massimo grado disponibile? Ma no, anche a te che non sei cittadino dello Stato in cui risiedi, raggiunta l'età di legge, è fatto obbligo di studiare fin dove la norma impone. Al fine di avere accesso alle cure sanitarie? Escluso, perché sono garantite anche a chi non è del posto. Per non pagare le tasse? Figurarsi, quello è obbligo universale. Per pagarle? E' l'ultima preoccupazione, giacché su ogni operazione di scambio si pagano, anche senza reddito. Rimane solo il fine anagrafico, statistico, il controllo della circolazione degli individui e qualcos'altro. E dunque la domanda torna: "Qual'è la vera ed inderogabile necessità che rende inesorabile per il singolo avere una cittadinanza in Occidente, se dal punto di vista teorico per godere di tutti i diritti garantiti da uno stato basta la residenza sul suo territorio?

lunedì 1 luglio 2019

Il fondo...

...degli oceani è troppo violento per la vita di un uomo. Una violenza naturalmente involontaria.

Tra l'altro II.

Se si assume "puro" quale sinonimo di 'incomposto'.

Sempre sulla differenza:

"C'è differenza tra "essere padrone" come inteso negli ultimi anni (sinonimia con 'proprietario di cose') ed "essere padrone di un altro uomo" (uomo e non viro; patronus romano e suoi rapporti legali con il liberto (in questo caso il sesso teoricamente conta). Feudalità e schiavismo "universale" del lavoro d' "industria" secondo la definizione moderna. Il contadino, se appunto liberato dal servizio dell'obbligo crematistico, è padrone solo della terra e di quanto ne ricava. L'uomo nuovo di questo autore d'un nuovo Anticlaudianus, contadino e operaio e intellettuale, è un nuovo Iuvenis.

venerdì 28 giugno 2019

Ad un certo punto.

Ad un certo punto con qualsiasi regime non ci si annoia più. Essenzialmente perché sotto il regime sono gli altri, mentre tu sei sotto terra.

giovedì 27 giugno 2019

Certo...

...le radici - letterali - della cultura europea sono più politeiste che monoteiste, e quand'anche si dovesse pensare ad una divinità unica, bisognerebbe preporre ad un dio padre una Dea madre (Gea, Cibele Κυβέλη Magna Mater), anche perché è più ovvio interpretare ogni diverso fenomeno come derivante da una diversa potenza. Solo con l'estensione del legame causa - effetto ad una catena costruita analogicamente osservando l'interazione bestiale ed umana si arriva alla conclusione che "la catena delle cause non può essere infinita ed il più deriva dall'uno, dunque deve esserci un'unica causa del Tutto", tra l'altro confutabile attraverso "l'analogia democratica". Dunque la polemica sulle "radici classiche o cristiane" dell'Europa, oltre a richiedere da parte di ciascuno la spiegazione di che intenda con "classiche" - taluni, adottando un certo vichianesimo ed una certa idea di sostenutezza del dettato, poiché collocano ad esempio Omero e Dante tra i "primitivi", manifestano anche perplessità ad includerli tra i classici -; oltre a dover essere riportata, se si vuole, a quella politeiste / monoteiste (il fortunato argomento della derivazione della cultura classica da quella ebraica è stato superato da un poco), sfumerà gli accenti polemici riconoscendo alla cultura ebraico - cristiana un ruolo imprescindibile di tronco culturale dell'eurosfera (Europa, Americhe, Australia e Nuova Zelanda in prevalenza), variamente contaminatio - ata (nel positivo senso terenziano) con quelle che fortunatamente non è riuscita a distruggere del tutto (né avrebbe potuto riuscirvi, diciamo in virtù d'impulsi naturali nella maggioranza almeno) e che, come ogni sostrato, per tutto il tempo più o meno fortemente reagiscono a ed interagiscono con la cultura che si è sovrapposta. Se dunque taluni trasformano un dato di fatto, semplificandolo, in snobismo, ciò non toglie che, rapportato ai dati disponibili, esso sia un dato di fatto, benché si debba essere avvertiti nel maneggiarlo, poiché bisogna ricordarsi che "cultura greco - romana" e "cultura politeista" non coincidono, neppure in Europa. Come già ribadito qui più volte, bisogna tener conto che, al di sopra delle sotterranee radici (ed infatti una parte non piccola dei prodotti della cultura europea sono materialmente andati perduti) una parte del "nostro" Aristotele, quello esoterico, è un Aristotele islamico. Tout se tient, anche senza accorgersene.

mercoledì 26 giugno 2019

Imparare...

...a compiere quante più operazioni possibili da sé: ciò impedirà di ritirarsi troppo frequentemente da un'impresa piuttosto che dovere chiedere aiuto a qualchedun altro.

martedì 25 giugno 2019

Patetico.

Citazione da Ulpiano (ovvero dall'esordio): "Nam ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi". Traduzione in italiano da parte di qualcuno: "Infatti, secondo la corretta definizione di Celso, il diritto è l'arte (tecnica) del buono e del giusto". Irrefrenabile batteauismo moderno, che insiste a non capire come ars sia la traduzione latina di τέχνη. Questo è esattamente il motivo per cui l’elideismo propone di tradurre (di certo per l’antichità, ossia almeno fino al XVII secolo dell’era cristiana) arte con disciplina.

lunedì 24 giugno 2019

...e Teologia II.

...anche perché abbiamo che le teologie monoteiste indubitabilmente poi in modo saldo siano monolitiche?

sabato 22 giugno 2019

Vivi...

...il mondo per quel che è, e coltiva una mente complessa, anche se non riuscirai mai a porti esattamente sopra ciascuna piega del mondo. E' la pretesa che tutto debba essere semplice che accresce il tuo dolore, quando non si "rivela" tale qualcosa.

Il libro di un "comunista...

...scientifico" italiano ha tre prefazioni: la prima scritta dall'architetto / intellettuale "di sinistra"; la seconda dall'attore glocale amante del poppolo riamato come oggi inteso da una parte poco preparata del comunismo molle di oggi, nonostante gli studi "di alto livello", proprio sul punto; la terza da un arcivescovo non di Bari che era necessariamente immancabile: costui vicino ai diseredati come richiesto dal dettato owenista, e dunque, si potrebbe affermare, a coloro i cui genitori ancora son vivi. Va bene; ma persino un dizionario tedesco sul marxismo la cui versione cartacea sembra ferma da anni (a meno che l'acquisto dei volumi non sia stato stroncato dai fondi pressoché assenti) scrive con netti caratteri che il cattocomunismo è stato inventato in Italia. Così, il capitalismo si rifà il trucco, la chiesa ritocca coscienziosamente il maquillage, ed il comunismo diventa borghese in senso ristretto nonché amichevole colle assemblee dei fedeli.

venerdì 21 giugno 2019

L'assassinio...

...del librettista è compiuto. In cartellone. I due Foscari. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: Paolo xxx. Regista: Leo xxx. Aida. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: yyy Mazza. Regia: Franco yyy.

giovedì 20 giugno 2019

Puoi sentirti...

...interiormente solo; ma il problema condizionante è che non riesci mai ad esserlo davvero sotto il profilo fisico - sì, avete ragione: anche la solitudine che prende forma nel cervello è fisica - quando le terre emerse hanno una densità media di cinquanta abitanti e più per chilometro quadrato, inclusi deserti di sabbia e sale, nonché foreste e distese glaciali uniformi, in riduzione colle disastrose annesse ecologiche conseguenze. Ossia: l'asocialità e l' "esasperato individualismo" hanno con un grado di credibilità abbastanza alto il loro principale movente in quella situazione anche oggi tanto amata per cui l'Uno è sempre con violenza sospinto nella folla anonima ed indefinita a scriteriatamente della compagnia di chiunque e della collaborazione di non importa chi godere. Lo Zarathustra nietzschiano sentì il bisogno degli altri uomini e persino di donare loro unicamente dopo anni di solitudine. I forti od i deboli, costretti alla socializzazione, la rifiutano.

mercoledì 19 giugno 2019

Perciò...

...la rivoluzione "violenta" che dovrebbe portare inizialmente ad una società in cui l'organizzazione il più orizzontale possibile della produzione avrebbe come conseguenza una distribuzione orizzontale ed uniforme del prodotto e dunque del consumo, ultimamente sfocerebbe in una società - non stato in cui tutti avrebbero: a) almeno il sufficiente per vivere; b) libertà di una "vera" associazione - cioè volontaria e liberamente arbitraria: la libertà è l'esplicazione pratica del libero arbitrio, momento "ideale" ovvero interno al soggetto - di certo non gerarchica, assai probabilmente dai membri variabili a seconda delle specifiche esigenze dell'individuo nel particolare momento. La rivoluzione in questo quadro è la via d'uscita ad un limite invalicabile della dialettica nel passaggio dal razionale al reale. Per quanto spiacevole dalla prospettiva di Norberto Bobbio, la rivoluzione marxiana è una proposta di soluzione circa quella inadeguatezza che rilevò nell'idealismo (ed egli aveva di fronte a sé l'idealismo crociano e gentiliano, piuttosto che quello di Hegel; vedeva piuttosto l'hegelismo nazista ed il marxismo staliniano, che altro, specie la dottrina marxiana).

lunedì 17 giugno 2019

Frammento...

...di una bozza più ampia: "Abilità nel riassumere la trama". Il critico (letterario, sebbene che storia ci sia anco nella pittura, ad esempio, abbia espresso più d'uno in passato) visto essenzialmente come di libri biginificatore necessario. Non parliamo, in aggiunta, di quel deprimente romanticume formulato richiedendo la connessione tra "i libri e la vita" che, assunta come premessa siasi in genere la vita dell'autore, significa di nuovo costui quale sintesi e megafono d'ogni umano. Che l'autore comunichi, sì; che il "concetto" espresso in tale comunicazione sia lo stesso per tutti: no.

I miti...

...sono fatti perché l'immaginazione li a[ni]mi, volendo riscriver Camus. Le mythe de Sisyphe, chapitre 4.

sabato 15 giugno 2019

Ma la questione è...

...se si tratta del singolo che "non riesce a trovare sé stesso"; o se piuttosto "la società" non trovasse inadeguato ai propri supposti scopi, che sarebbero evidenti a chiunque e patentemente corretti, quel "sé stesso".

venerdì 14 giugno 2019

giovedì 13 giugno 2019

mercoledì 12 giugno 2019

Il prossimo, però...

...ad esser puntigliosamente pedanti e volutamente assai corrosivi, è soltanto colui (in italiano si usa il maschile quando nel pensiero si includono anche i componenti dell'altro genere; assai sessisticamente, è vero, però altri potrebbero vedere le varie modalità di espansione del dettato tese a distinguere tra uomini e donne quale un procedimento retorico: il che come sapete nella mentalità odierna è in modo congenito malvagio ) che in questo momento mi è più vicino come distanza fisica, che mi proprio al massimo grado; degli altri dunque, all'estremo, non sono tenuto ad interessarmi, neppure se tra me e loro v'è solo aria e niente più, anche se del mio prossimo sempre, chiunque sia, da buon seguitore dei precetti di talune religioni, per i 10 secondi in cui è tale, oppure - impossibile - 25 anni.

martedì 11 giugno 2019

Comunque, nella...

...furia polemica contro gli incompetenti proudhoniani Marx finisce per difettare in analisi retorica dei testi avversari. Pagina 45 righe 28 - 31 dei Grundisse in edizione italiana, 60, 35 - 8 della tedesca della MEGA, egli afferma che nel capitolo Petit histoire des banques de circulation del libro di Alfred Darimon De la réforme des banques, l'autore: "trascura la crisi inglese del 1809 fino al | 1811 e si limita ad annotare per il 1810 la nomina del Co|mitato per i metalli preziosi" (tedesco: "In dem Abschnitt 'Petite Histoire des crises de circulation' läßt Herr | Darimon die englische Crise von 1809-11 weg und beschränkt sich darauf | unter 1810 zu notiren die Ernennung des Bullioncommittees"). Ma se passiamo a consultare il testo francese, nel capitolo III, che appunto si intitola "Petit histoire des crises banques de circulation", a pagina 20, 17 leggiamo: "Pour tracer un tableau complet de l'histoire de ces banques" - e complet già potrebbe indicare due direzioni possibili, una fatta esplicita e l'altra no -, continuiamo poi a leggere nella riga 18: "il faudrait les suivre (faudrait, non faut), année pour année (che rafforza la necessità di acribia, cioè di qualcosa che diverrebbe "grande") dans leurs vicissitudes". E prosegue significativamente in esordio di periodo: "Forcé de nous restreindre, nous ne pouvons donner que les | faits principaux et les dates plus recentes. Dans la revue | rapide (notisi) que nous allons tracer (dove si riprende il verbo posto dopo "pour")". Cosa ricaviamo? Che Darimon almeno qui s'era premunito fin dall'iscrizione in testa al capitolo, e che ha ripetuto più volte nel finale della stessa prima pagina come non avrebbe scritto di tutte le crisi di circolazione, limitandosi ai "fatti principali" (ma, bisogna ammetterlo, scrivendo "le date più recenti" può anche aver insinuato certe false attese). Dunque, qui c'è un difetto d'analisi marxiana.

lunedì 10 giugno 2019

Miei cari giovini...

...esercenti attività giudiziaria, il suicidio è atto meno di quanto certuni credano a includere fra il possibile, più ancora intra l'optabile semplice, e da portare a termine senza errore arduissimo, giacché in primo luogo l'individuo tiene alla propria vita in grazia della ragione seconda, l'istinto, con forza tanto maggiore rispetto a quella che la vostra gran mente riesca a figurarsi plastice; dipoi per il fatto che l'errore il quale ti dannerebbe ad una vita di puro nutrimento o poco più s'annida sempre tra le eventualità indesiderate. Dunque, non è così evidente l'azione discussa essere scelta vigliacca della via più semplice. Ed i giovini non son tali solo d'aspetto esteriore.

Sul sapere e l'amore per esso.

Ricercare la sapienza può benissimo farsi per sé, egoisticamente per sé, senza pretendere di insegnare niente a nessuno, se non, appunto, a sé stesso. Non è la filosofia "disinteressata"? Il problema semmai viene ad essere posto in maniera diversa: se ogni discepolo rifiutasse di farsi maestro, ad un certo punto scomparirebbe la sapienza. Ma fortunatamente ci sono individui a sufficienza convinti che ciò che sanno debba essere insegnato, che debbano conoscerlo, e che obbligatoriamente abbiano a riconoscerlo quale Verità gli altri. Consideriamo poi che la massima sapienza di uno è il Nulla per l'altro, ciascuno per suoi motivi.

sabato 8 giugno 2019

Per paradosso...

...od "inconsequenzialità" (interessata), la contestazione ai vincoli posti alla circolazione dalla richiesta di legge d'un capitale sociale che emerge anche odiernamente in ambienti capitalisti, in quanto quello "castrerebbe" le potenzialità di sviluppo di quella parte concreta come "capitale in generale", non si rivolgono allo stesso modo contro la fissazione di una non scarsa parte del capitale stesso in ricchezza, specie quella "solamente consumata" dal proprietario sul lungo periodo, come case, terreni etc. Niente senescenza programmata né "obbligo di circolazione", benché il passaggio di mano crei prosperità.

venerdì 7 giugno 2019

Una frattura...

...μύθος / λόγος è possibile solo se si interpreta il primo termine come 'parola' (vera o falsa, non conta) ed il secondo come 'calcolo': operazione possibilissima, se si supera all'indietro la sinonimia moderna secondo il quale il mito è un 'racconto falso' ossia un insieme di parole, discorso - Aftonio Προγυμνάσματα I, 2 - 3 - ed il logos un 'discorso vero' (il che ricorda Celso, Discorso vero / Αληθής Λόγος e potrebbe richiamare il fatto che taluni chiamavano "vero" il sofistico 'discorso più forte', mentre "falso" quello 'più debole'), ma pur sempre un 'insieme di parole'. Autrement, scissione non è possibile avere, poiché sia mythos che logos sono appunto parola o discorso. Il paganesimo comunque fu tollerante e pluralista a determinate condizioni, infatti i cristiani che si rifiutarono di tributare il culto al genio dell'imperatore vennero perseguiti in quanto la loro non omologazione agli altri in una cerimonia formale turbava inutilmente la tranquillità. Socrate morì in base ad una condanna come empio perché rifiutava "gli dei della città"; a Protagora bruciarono i libri, Alcibiade fu costretto a fuggire da Atene. Per le testimonianze che non riguardano direttamente Socrate, scarsi sono i motivi di sospetto, perché se si parte dal presupposto che i condannati fossero colpevoli, narrare della loro condanna era fare un esempio di giustizia. Si rilegga per esempio alla luce di questo intervento su questo sito Tema principe, risalente a più di un anno fa come prima composizione (ogni intervento va' sempre visto come "aperto": dimostrazione nelle brevi vicende di questo).

giovedì 6 giugno 2019

La soluzione...

...radicale al "problema sofferenza" di ciascun essere umano è non nascere. Tra l'altro, meno esseri umani ci fossero, più alte sarebbero le probabilità che il pianeta recuperasse un proprio equilibrio.

mercoledì 5 giugno 2019

Se il fumetto...

...debba parlare di tutto, è una questione interessante. Qualcuno (Jean - Baptiste Say) scrisse che lo sbocco di un prodotto sul mercato crea la domanda, per cui affrontare determinati temi potrebbe allargare il pubblico del particolare mezzo di comunicazione fumetto. Ma ci sono tre aspetti da considerare: 1) il fumetto, come qualsiasi mezzo di comunicazione (sì, davvero tutti, entro i propri limiti espressivi e cercando di ampliarli), può affrontare qualsiasi argomento; 2) ma, concesso che volere sia potere, in primo luogo non è vero il contrario, ed in secondo potere non è dovere. Poi ci sono vari modi mediante i quali trattare un ambito, è vero, per cui non è obbligatorio inscenare il tutto direttamente. Ma...; 3) oggi ci sono le indagini di mercato, nonché il calcolo probabilistico.

martedì 4 giugno 2019

Quando avverto...

...una discussione sul "furto" di stile, ben fatto o meno, mi viene certo in mente Poliziano colla sua dotta varietas (proprio mescolanza linguistica, non errore); ma anche, forse più inattesa, la polemica tra Margherita Sarrocchi e Giambattista Marino. Deformazione "professionale".

lunedì 3 giugno 2019

Un argomentare...

...non può che essere oratorio, ché ogni periodo composto di parole usato da un essere umano per rivolgersi ad altri è orazione (oratio: "capacità di parlare, insieme di parole, esposizione orale [...] conversazione").

In Italia la patria non è morta.

L'affermazione è contraddetta dai fatti? No, perché non vuol dire che la patria è viva. Significa che non è mai nata (in Italia i residenti liberi dopo il 212 d. Cr. non furono italiani fino al 476: furono cittadini romani). Ed altrove stenta molto.

sabato 1 giugno 2019

L'errore deve...

...prima o poi avvenire persino nel rapporto con noi medesimi. Non una sola ed unica volta, siate di ciò eruditi (non affinati od assottigliati) per tempo dal meno infido fra i vostri legati od esploratori - quel dei due che più aggradite - di cui non par necessario fare il nome.

venerdì 31 maggio 2019

The Federalist XXIII.

"Diversamente sarebbe un mero trattato [contratto], dipendente dalla buonafede delle parti, e non un governo". Contratto sociale è lo stato per Rousseau, ed Hegel la prende assai male.

giovedì 30 maggio 2019

Critica del Programma di Gotha.

"I. Die Arbeit ist die Quelle allen Reichtums und aller Kultur, und da allgemein nutzbringende Arbeit nur durch die Gesellschaft möglich ist, so gehört der Gesellschaft, das heißt allen ihren Gliedern, das gesamte Arbeitsprodukt, bei allgemeiner Arbeitspflicht, nach gleichem Recht, jedem nach seinen vernunftgemäßen Bedürfnissen. In der heutigen Gesellschaft sind die Arbeitsmittel Monopol der Kapitalistenklasse; die hierdurch bedingte Abhängigkeit der Arbeiterklasse ist die Ursache des Elends und der Knechtschaft in allen Formen. Die Befreiung der Arbeit erfordert die Verwandlung der Arbeitsmittel in Gemeingut der Gesellschaft und die genossenschaftliche Regelung der Gesamtarbeit mit gemeinnütziger Verwendung und gerechter Verteilung des Arbeitsertrages. Die Befreiung der Arbeit muß das Werk der Arbeiterklasse sein, der gegenüber alle anderen Klassen nur eine reaktionäre Masse bilden. Anfang der Seite II. Von diesen Grundsätzen ausgehend, erstrebt die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands mit allen gesetzlichen Mitteln den freien Staat und die sozialistische Gesellschaft, die Zerbrechung des ehernen Lohngesetzes durch Abschaffung des Systems der Lohnarbeit, die Aufhebung der Ausbeutung in jeder Gestalt, die Beseitigung aller sozialen und politischen Ungleichheit. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, obgleich zunächst im nationalen Rahmen wirkend, ist sich des internationalen Charakters der Arbeiterbewegung bewußt und entschlossen, alle Pflichten, welche derselbe den Arbeitern auferlegt hat, zu erfüllen, um die Verbrüderung aller Menschen zur Wahrheit zu machen. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert, um die Lösung der sozialen Frage anzubahnen, die Errichtung von sozialistischen Produktivgenossenschaften mit Staatshilfe unter der demokratischen Kontrolle des arbeitenden Volkes. Die Produktivgenossenschaften sind für Industrie und Ackerbau in solchem Umfange ins Leben zu rufen, daß aus ihnen die sozialistische Organisation der Gesamtarbeit entsteht. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert als Grundlagen des Staates: Allgemeines, gleiches, direktes Wahl- und Stimmrecht mit geheimer und obligatorischer Stimmabgabe aller Staatsangehöriger vom zwanzigsten Lebensjahr an für alle Wahlen und Abstimmungen in Staat und Gemeinde. Der Wahl- oder Abstimmungstag muß ein Sonntag oder Feiertag sein. Direkte Gesetzgebung durch das Volk. Entscheidung über Krieg und Frieden durch das Volk. Allgemeine Wehrhaftigkeit. Volkswehr an Stelle der stehenden Heere. Abschaffung aller Ausnahmegesetz, namentlich der Preß-, Vereins- und Versammlungsgesetze; überhaupt aller Gesetze, welche die freie Meinungsäußerung, das freie Forschen und Denken beschränken. Rechtsprechung durch das Volk. Unentgeltliche Rechtspflege. Allgemeine und gleiche Volkserziehung durch den Staat. Allgemeine Schulpflicht. Unentgeltlicher Unterricht in allen Bildungsanstalten. Erklärung der Religion zur Privatsache. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert innerhalb der heutigen Gesellschaft: Mögliche Ausdehnung der politischen Rechte und Freiheiten im Sinne der obigen Forderungen. Eine einzige progressive Einkommensteuer für Staat und Gemeinde, anstatt aller bestehenden, insbesondere der das Volk belastenden indirekten Steuern. Unbeschränktes Koalitionsrecht. Einen den Gesellschaftsbedürfnissen entsprechenden Normalarbeitstag. Verbot der Sonntagsarbeit. Verbot der Kinderarbeit und aller die Gesundheit und Sittlichkeit schädigenden Frauenarbeit. Schutzgesetz für Leben und Gesundheit der Arbeiter. Sanitäre Kontrolle der Arbeiterwohnungen. Überwachung der Bergwerke, der Fabrik-, Werkstatt- und Hausarbeit durch von den Arbeitern gewählte Beamte. Ein wirksames Haftpflichtgesetz. Regelung der Gefängnisarbeit. Volle Selbstverwaltung für alle Arbeiter-, Hilfs- und Unterstützungskassen." 1) fin dall'inizio è un programma protestant - tedesco: "Il lavoro è la fonte di ogni diritto e di ogni cultura". Cittadinanza vincolata ad una professione. Perfettamente alienante, come voluto da Hegel (Lineamenti di filosofia del diritto, § 43). Una trappola perfetta in cui se non fai parte dell'ingranaggio come è previsto, non sei nessuno: personalità, non individuo. Così posta, anche "solo" l'umanità è un possesso, non una proprietà.

mercoledì 29 maggio 2019

Dagli appunti...

...all'edizione commentata italiana dei Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica marxiani, pagina 43 righe 5 - 7: "5 - 6: 'nessuna [forma di denaro: moneta metallica, carta moneta, denaro - lavoro...] può superare le contraddizioni inerenti | al rapporto del denaro' (pagina 58, righe 23 - 5 del testo critico tedesco): 'keine aber [...] kann die dem Verhältniß des Geldes inhärenten Widersprüche aufheben,' {commento a questo primo passaggio: "ciò significa che c'è un aspetto della vita, della cronaca e della storia (là dove la dialettica si realizza, diviene materialista) che è adialettico; che in esso appunto muta solo l'apparenza ma interiormente non vi è alcun sviluppo: il rettile non diviene uccello come dialetticamente dovrebbe. Per l'appunto:} 'sondern sie nur in einer oder der | andern Form repräsentiren'." (25 - 6) {Ossia il denaro, rappresentante del valore di scambio, è "la morte in culla" di una interpretazione evolutiva sostanziale della dialettica idealista "riformata" da Hegel - difatti sia Croce che Gentile sentirono la necessità di "riformare quanto già riformato", potremmo dire}.

martedì 28 maggio 2019

Su un paragone poco utile.

Qualcuno disse che James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, ha comparato l’utilità della moneta a quella del linguaggio: la moneta come il linguaggio sarebbe utile in quanto utilizzata da molte persone, quindi quanto maggiore il numero di individui che utilizzano il linguaggio e la moneta, tanto maggiore verrebbe ad essere la loro utilità. Direi che è persino pericoloso, soprattutto per il caso del linguaggio - che è "ovviamente" una traduzione troppo banale dell'inglese "language". Ma, per dire, non sempre in francese langage e langue sono sinonimi -. I punti sono due: a) una sola lingua permetterebbe una comunicazione accettabile fra tutti gli esseri umani ma ridurrebbe la flessibilità del cervello; b) ogni lingua va prima o poi incontro a trasformazioni che minano la solidarietà della lingua ufficiale, ed un'inevitabile crisi dello Stato porta al cedimento dell'organismo della sua lingua ufficiale. Questo già su territori limitati e non necessariamente in conseguenza di una guerra (l'ortografia e la pronuncia del tedesco e del francese, diciamo centocinquanta anni fa ossia a "perimetro costante" più o meno, non erano quelle di oggi). Dunque possiamo dire: 1) che l'utilità di una lingua, e tanto più di una moneta, è temporanea, e ciò è indicato persino da relitti idiomatici: in talune zone d'Italia un certa cifra di denaro è ancora definita "x franc", nonostante il franco francese non circoli più quale moneta di Stato da molto tempo; in paremia e comparabili, nonostante la circolazione ormai pressoché ventennale dell'euro, si dice ancora: "non ho / abbiamo etc. una lira"; 2) che una moneta unica mondiale sarebbe un danno conoscitivo, benché indubbiamente molto inferiore a quello di una lingua unica (comprendere tutti gli altri sul pianeta significherebbe capire gli insulti, chiunque te li rivolga, e questo alimenterebbe i conflitti).

lunedì 27 maggio 2019

"L'unica...

...cosa che riesce a fare è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, sembra". Saggio minimo di elaborazione, pur se non troppo complesso.

sabato 25 maggio 2019

Le parti più...

...interessanti nel simbolo dello Yin e dello Yang sono i due cerchi: quello piccolo nero entro la parte bianca (per l'appunto dei Cerchi, direbbe qualcuno ricordando Dante, Villani e le famiglie a capo delle fazioni guelfe fiorentine) e quello bianco incluso nella parte nera (i Donati, per rimanere all'immagine precedente; benché taluni fremerebbero alla portata antifrastica del nome di famiglia: l'opere "oscure" di tal gesta, se doni, taluni li riterrebbero doni per Fiorenza della distruzione).

Il fatto sembrerebbe...

...che questo secolo, come buona parte del precedente, sia in in realtà iperretorico (neobarocco, provocatoriamente accettando la ancora vulgata definizione dell'aggettivo semplice), e che dietro il continuo rifiuto della retorica nasconda a sé stesso la propria vera natura. D'altronde pare assodato che il secolo precedente a questo sia stato il periodo di più grande successo dei regimi totalitari.

giovedì 23 maggio 2019

Contro Hegel e Gans.

Solo l'uomo libero ha doveri; ma la donna ha doveri, dunque è libera. Se il maschio non si annulla nel matrimonio, ma si sintetizza colla donna e rimane libero, per la donna varrà lo stesso. Se il maschio ha doveri, li avrà anche nel matrimonio, e dunque nei confronti della donna come parte dell'astrazione matrimoniale la quale, oltre a concretizzarsi e nella proprietà e nella generazione, si è precedentemente realizzata nel documento sottoscritto dai coniugi, detto anche "contratto matrimoniale".

mercoledì 22 maggio 2019

Ma...

Ma il progresso marxiano - che è altra cosa sia dal progresso marxista / leninista etc., e da quello owenista - è quel progresso che deve portare all'autosufficienza dell'individuo, alla superfluità della (sovra)struttura sociale come rapporto di dipendenza gerarchica di un individuo da un altro. Mentre ogni tentativo "socialista" fin oggi si è appunto incarnato nell'affogamento dell'individuo entro lo stato. Certe letture di Marx furono confutate da Marx stesso in vita, e l'elideismo vi ha trovato la conferma della sua lettura di Marx. Nei Russica l'autore contesta a Bakunin l'adeguatezza di una "società" a prevalenza agricola rispetto alla rivoluzione socialista, che è esattamente quanto è stato sostenuto tempo fa in un intervento qui. Il fatto è che si confonde il socialismo di Marx con quello dei suoi successori e, confondendo la "dittatura del proletariato" nonché la collettivizzazione dei mezzi di produzione, intermedi in Marx, colla fase finale del socialismo, che è tale in Lenin e persino in Gramsci, si pensa che il fallimento del socialismo partito unico / collettivista etc., sia il fallimento del socialismo marxiano. Si devia per ciò verso un socialismo riformista, riduttore delle sperequazioni, turatiano /owenista, che ovviamente, superato il socialismo finto reale, vorrebbe essere un "obiettivo minimo" - massimalismo e minimalismo -. Ma l'Unione Sovietica e tutto il sistema che le ruotava attorno non aveva affatto raggiunto il punto finale del socialismo marxiano svelandolo per il fallimento che era. Può darsi che il socialismo marxiano sia irraggiungibile: ciò non toglie che sia il socialismo marxista - leninista etc., sia la socialdemocrazia borghese minimalista non siano stati, né siano, l'uno il socialismo "reale", l'altro il socialismo democratico accettabile. Tantomeno uno dei due è il socialismo di Karl Marx.

lunedì 20 maggio 2019

Intanto...

...poniamo in sodo che Marcuse e Galbraith avevano visto giusto; poi traiamo le somme e diciamo che in conclusione il cittadino (ridotto a parte di "pubblico" - parola umiliata - indistinto) ancor oggi è nello stato di produttore - consumatore, e che l'acutezza dei due come degli altri non è servita a mutare il suo stato. Ancor oggi confondendosi la certezza colla stabilità, se si dice che affermare ogni cosa essere incerta, da una certa prospettiva si sta pur formulando una certezza, bisognerà dire che se la certezza dell'incertezza del tutto non è una certezza perché all'interno dell'ordine di idee che esprime una tale proposizione concludere nel modo qui sopra non è ammesso, si dirà che tutto è incerto, però tutto è stabile: come tutta l'acqua che è mossa dalla ruota del mulino mentre la sposta su di un percorso più lungo è e deve rimanere acqua.

Ci sono...

...così tante cose da fare a questo mondo: leggere, scrivere, disegnare, scolpire in vari modi, tessere tappeti od arazzi, comporre musica, dipingere, tornir vasi o pezzi industriali, costruire case, nuotare etc. Può apparire abbastanza incomprensibile il motivo per cui, escluso l'espletamento delle funzioni di base, la maggior parte degli umani si chieda reciprocamente se sta bene, parli di come è stato sorpreso dalla pioggia venti minuti prima e d'altro truciolato simile. S'intende circa le attività inizialmente descritte, che un individuo, da solo o coadiuvato da altri, potrebbe occupare la giornata benissimo ponendole in sequenza armonicamente.

sabato 18 maggio 2019

L'aspetto spesso...

..."forzato" della filosofia della natura hegeliana potrebbe dipendere dal fatto che essa è un ritrovato ed una costruzione di Schelling e della sua "scuola"? O meglio, così si dice, anche se la base di partenza cosciente di Hegel è indubbiamente quella. La dialettica della natura è un tema (incompiuto) engelsiano.