giovedì 7 febbraio 2019

Il punto è...

...che nella maggior parte dei casi l'idea che le elite hanno di "ricambio" è quella per cui il figlio subentra nel posto che fu del padre. Essais 1595, edizione Gallimard, Biblioteque de la Pleiade, pag. 421 2 - 15 e note. 2 - 6: "Or à considerer cette | simple occasion d'aimer noz enfans, pour les avoir engen|drez, pour laquelle nous les appellons autres nous mesmes, | il semble qu'il y ait bien une autre production venant de | nous, qui ne soit pas de moindre recommendation" {‘Ora, se consideriamo, questo semplice motivo d’amare i nostri figli, per averli generati, ed in base al quale noi li chiamiamo “altri noi stessi”, sembra che ci sia piuttosto un altro impulso proveniente da noi, che non sia di minor forza}; 6 - 9: “Car ce | que nous engendrons par l’ame {Marie Le Jars de Gournay}, les enfantements de nostre | esprit, de nostre courage et suffisance, sont produit par | un plus noble partie que la corporelle, e sont plus nostre” {‘Perché quelli che noi generiamo coll’anima, le gravidanze del nostro spirito, del nostro cuore [“coraggio” è francesismo d’antica tradizione nei volgari italici per ‘cuore’], e della conoscenza, sono formati da una parte più nobile di quella corporea, e sono più nostri’. Discorso di impostazione tipicamente maschile: le donne, che portano l’autentico peso (gravidanza= ‘grave, pesante’} dei figli dagli otto ai nove mesi se tutto si svolge all’incirca regolarmente, e che li partoriscono “con dolore” - Gn. 3,16: “Mulieri quoque dixit: ‘Multiplicabo ærumnas tuas, et conceptus tuos: in dolore paries filios’ ” - sono meno comprensibilmente facili a preporre i figli “spirituali” a quelli. Un “filosofo di provincia” ha scritto che il grado minimo di dolore sarebbe “la digestione”, ma... appunto è più difficile per chi è stata “colpita” più volte nella schiena, nel ventre, nell’inguine, per chi è stata fisicamente affetta [affetto] anche tramite gli ormoni, ed assai più lieve per chi, maschio francese come italico / italiano etc., non ha allattato, per chi non si è privato lungo un tempo superiore ad un anno se non più anni di nutrimento - nonostante il meccanismo delle “voglie” - (cordone ombelicale ed appunto latte), oltre all’eventuale sonno…}; 10 - 2: “Nous sommes pere et mere ensemble en cette generation: | ceux - cy nous coustent bien plus cher et nous apportent | plus d’honneur s’ils ont quelque chose de bon {ma noi “genitori” abbiamo anche meno problemi perché, se non lo facciamo dietro compenso (che risulta sempre in un vincolo), non siamo “obbligati” al successo; da un “ottimo” padre invece molti si aspettano assai più consequenzialmente un figlio almeno discreto: il che è un argomento contro la generazione anche dal lato maschile}; 12 - 5: “Car la valeur | de nos autres enfans, est beaucoup plus leur, que nostre {per quest’ultimo brano e la sua “logica”, al contrario, vedi sopra, ed ecco perché certe madri dicevano e talvolta dicono che dalla eventuale trasandatezza etc. o dalla lode dei figli dipendeva la loro reputazione: perché gli altri si comportano in modo che dal biasimo dei figli, in età di ragione tanto più, cavano una pessima opinione anche di quei genitori che in realtà avessero fatto del proprio meglio per rendere consuetudinariamente accettabile e più la progenie; e le lodi conferite a figli anche di genitori in sé “anonimi” - ma le attese tendono ad adeguarsi ai ceti - possono ridondare almeno in parte positivamente su questi ultimi. Corollario alla parentesi precedente}; la part que nous y avons est bien legere; mais de ceux - cy, toute la beauté, toute la grace et prix est nostre {ancora nel passato, quando l’istruzione non era pubblica, responsabilità dei genitori (nell’opinione almeno, tendenzialmente del genitore, a meno di opportunismi frequenti) era anche eleggere ai figli l’insegnante, il pedagogo giusto, ed accorgersi d’averlo scelto sbagliato in tempo e saperlo sostituire con un altro adatto; pure per tale aspetto la “voce pubblica” quindi tendeva a marchiare d’infamia assai più che odiernamente i genitori naturali per mancanza di giudizio e di polso}. E' un istinto difficile da educare, e dunque una rigidità che blocca il ricambio, camuffandosi ed aiutandosi colle risorse stesse accumulate ad ottenere il proprio scopo, sicché andrebbe ampiamente verificato se i membri delle elite abbiano motivi propri per essere nella (e soprattutto per mantenere la) posizione in cui si trovano. Di certo non si può contare su di una autovalutazione "oggettiva", salvo rari casi eccezionali.

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